La porta d’ingresso del Salvatore: Maria e la sua verginità

Pubblicato 2014/12/17
Autore: Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

È proprio dell'uomo, concepito nel peccato, patire stanchezza; il lato animale della nostra natura facilmente si affatica.

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Annunciazione, di Spinello Aretino - Basilica di San Domenico, Arezzo

Vangelo

"Al sesto mese, 26 l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

28 Entrando da lei, disse: 'Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te!'

29 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

30 L'angelo le disse: 'Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine'.

34 Allora Maria disse all'angelo: 'Come avverrà questo, poiché non conosco uomo'.

35 Le rispose l'angelo: 'Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile, 37 nulla è impossibile a Dio'.

38 Allora Maria disse: 'Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola'. E l'angelo si allontanò da lei" (Lc 1, 26-38).

Col suo straordinario amore per la verginità, Maria Santissima ha meritato di essere la Madre di Dio, mostrando per i secoli a venire quanto questa virtù sia feconda e conferisca forza e coraggio, al punto da plasmare eroi.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I – Ogni movimento tende al riposo

È proprio dell'uomo, concepito nel peccato, patire stanchezza; il lato animale della nostra natura facilmente si affatica. Dopo le nostre attività quotidiane, sia di lavoro o di studi, giunta la sera abbiamo un bisogno vitale di riposo, tanto più se ci siamo svegliati presto. Lo stesso Nostro Signore Gesù Cristo, esente dal peccato originale e da qualsiasi altra macchia, ha voluto assumere certi difetti della natura umana 1 e Si stancava, come nell'episodio in cui si addormenta nella barca (cfr. Mt 8, 23?27) o quando è seduto vicino al pozzo di Giacobbe (cfr. Gv 4, 6).

La fatica – questa realtà quotidiana – ci fa venire in mente la considerazione di San Tommaso d'Aquino,2 fatta con tanta precisione e saggezza, secondo cui ogni movimento tende al riposo.

Quante volte osserviamo i giovani che si agitano con velocità ed energia, da una parte all'altra! Ma crescendo e maturando essi acquistano il desiderio della quiete e della tranquillità. Lo spirito umano cerca la pace, nell'intenso trambusto cui è sottoposto nel corso della vita. Così, tutti noi aspiriamo alla stabilità e alla quiete e, per questo, ci piace possedere una proprietà e in essa costruire una casa, nella quale poter abitare senza alcuna afflizione.

Frequentemente gli uomini hanno anche la preoccupazione di far perdurare la loro memoria, lasciando in questo mondo qualcosa di concreto che attraversi i tempi e si mantenga attraverso le generazioni. In questo senso, tra i popoli dell'Antichità si distinguono gli egizi: come la Provvidenza ha dato la teologia e la Religione vera ai giudei, la filosofia ai greci e il diritto ai romani, a loro il Signore aveva concesso la scienza. La maggior prova delle conoscenze eccellenti che essi coltivavano e dell'impegno a prolungare la loro fama nel futuro sono le piramidi, le quali, potendo datare fino al 2500 a.C., sorprendono ancora ai nostri giorni, continuando a essere un mistero il loro metodo di costruzione.

Nostro Signore non ha eretto edifici

Nostro Signore, al contrario, non ha eretto edificio alcuno, non aveva neppure una casa, come ha dichiarato: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (Lc 9, 58). Tuttavia, Egli ha segnato la Storia e l'ha divisa in due parti!

Egli è l'Uomo-Dio, nel quale c'è il criterio assoluto, il paradigma di tutto, anche di come perpetuare un'opera. Che cosa ha fatto Lui? Ci ha lasciato le sue parole – più tardi annotate da altri –, è vero, ma soprattutto ha reclutato discepoli, ha formato Apostoli e li ha trasformati in uomini uniti a Dio. Il monumento da Lui costruito non è materiale, ma è fatto per rimanere e attraversare i secoli, perché è fondato sulla sua Alleanza: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa" (Mt 16, 18).

Israele cerca la stabilità dopo lunghi e conturbati secoli

Questo anelito umano per una situazione sicura e stabile è esattamente quello che trapela nella prima lettura (II Sm 7, 1-5.8b-12.14a.16) di questa 4a Domenica d'Avvento. Nel corso della loro conturbata storia, gli ebrei hanno sempre sofferto una tremenda instabilità: già nei loro primordi, a causa di una grande fame in tutta la terra, il patriarca Giacobbe scese con la famiglia in Egitto, dove suo figlio Giuseppe era amministratore (cfr. Gen 47, 1?6), e lì i suoi discendenti si sono moltiplicati. Tuttavia, quando ascese al trono un faraone "che non aveva conosciuto Giuseppe" (Es 1, 8), impose loro la più dura servitù (cfr. Es 1, 13), poiché temeva che i figli di Israele, forti e numerosi, si unissero ai nemici dell'Egitto, comprendendo nel contempo che essi costituivano una preziosa manodopera per il suo regno (cfr. Es 1, 10; 14, 5). Oppressi e ridotti alla schiavitù, vissero in terre egizie più di quattro secoli,3 finché, a un certo punto, sorse Mosè, che per ordine divino li fece uscire dall'Egitto e attraversare il Mar Rosso a piedi asciutti, mentre le truppe del Faraone furono inghiottite dalle acque. A partire da quel momento gli israeliti cominciarono a vagare nel deserto errando per quarant'anni, senza trovare la loro meta, perché si erano ribellati al Signore (cfr. Nm 14, 32?35). Chi segue la narrazione sacra utilizzando una mappa verifica, con afflizione, il percorso che essi hanno fatto...

Francisco Lecaros
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Gli israeliti escono dall’Egitto, di Benedetto Calliari - Museo di Belle Arti, Caen (Francia)

Giunti finalmente alla Terra Promessa, numerose furono le difficoltà e incertezze che dovettero affrontare, finché fu suscitato Davide, il secondo re di Israele. Davide sentiva il disegno di Dio su di sé e si sapeva premiato per la sua generosità infinita. Come il Signore gli aveva fatto dire, smise di fare il pastore per essere capo del popolo eletto, come risulta nella prima lettura di oggi (cfr. II Sam 7, 8b). Anche lui era in cerca della tranquillità e, con l'aiuto divino, riuscì a sbarazzarsi di tutti i nemici che lo circondavano e a stabilirsi nella sua casa. Ma essendo un uomo giusto, che manteneva la sua attenzione rivolta alle cose del cielo, voleva per Dio più che per sé e, per questo, disse al profeta Natan: "Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l'arca di Dio sta sotto una tenda!" (II Sam 7, 2).

Infatti, non c'era una costruzione solida per accogliere l'Arca dell'Alleanza, e Davide aveva un forte desiderio di edificare un Tempio – e non più una tenda, come quella che fino ad allora era servita per ospitarla –, al fine di manifestare a Dio la sua gratitudine, ossia, restituire tutto quello che da Lui aveva ricevuto, dando stabilità a quella figura di Dio che, dai tempi di Mosè, seguiva costantemente il popolo.

L'Arca era così sacra che solo i sacerdoti potevano toccarla. Chiunque altro ponesse la mano su di lei, sarebbe morto in quello stesso istante. Fu ciò che accadde quando Davide fece portare l'Arca da Baalé di Giuda alla sua città: i buoi che spingevano il carro dove si trovava, scivolarono e l'Arca stava per cadere al suolo. Un uomo di nome Uzzà, per evitarlo, la sostenne in aria, ma cadde immediatamente morto, colpito dalla collera di Dio (cfr. II Sam 6, 1?7). L'Arca era un segno dell'Alleanza di Dio con Israele, un pegno che il Signore avrebbe compiuto tutte le promesse; essa simbolizzava, insomma, la presenza di Dio tra gli uomini.

Una promessa che superava la generosità di Davide

Davanti alla proposta di Davide, Natan gli diede il consiglio di agire secondo il suo cuore (cfr. II Sam 7, 3); ma, quella notte, il Signore comunicò con il profeta, rivelando che Davide non avrebbe portato a termine il suo intento. Essendo Dio il padrone assoluto di tutto, può costruirSi da solo un tempio per la sua gloria, senza necessità alcuna del concorso delle creature. Tuttavia, vedendo il buon desiderio di Davide, gli avrebbe dato molto di più che un tempio o un palazzo; Egli avrebbe fatto una casa molto speciale per Davide, confermando la sua regalità e promettendogli una discendenza: "Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" (II Sam 7, 12.14a.16).

Sérgio Hollmann
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Il re Davide – Cattedrale di Colonia (Germania)

A Davide, che voleva elevare un edificio materiale, Dio mostrava come la perennità di un'opera proviene dall'Alleanza fatta con Lui. Senza di essa, qualunque azione, anche se realizzata con intelligenza, perspicacia e astuzia umana, non attraversa i secoli. È necessario, però, non abbandonare mai e in nessun modo questa Alleanza, perché essa è considerata dalla Provvidenza con affetto e santa gelosia, come leggiamo nel Salmo Responsoriale del giorno: "Gli conserverò sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà fedele" (Sal 89, 29). Talmente forte era la relazione esistente tra Dio e Davide, che Lui, conoscendo tutto come presente, contemplava in Davide – come già aveva visto da tutta l'eternità – lo stesso Salvatore, nato dalla sua stirpe dopo innumerevoli generazioni.

È proprio in questa particolare casa e in questo discendente promessi a Davide che si centra il Vangelo dell'ultima Domenica d'Avvento, in una Liturgia ricca di immagini preparatorie per il Natale che si avvicina.

II – Maria, Casa di Dio e frutto dell'Alleanza

La casa eretta da Dio per la tranquillità di Davide è una Vergine, appartenente al suo lignaggio, chiamata Maria. Essa è la Casa di Dio per eccellenza, Colei che porta la vera stabilità e la pienezza della pace. Lei è il premio dell'Alleanza che il Signore ha firmato con Davide, suo frutto più straordinario. Dopo di Lei verrà Colui la cui personalità non è umana, ma divina, Colui che è allo stesso tempo creatura e Creatore, il Signore Gesù, Figlio di Maria Santissima.

Il frammento di San Luca che analizzeremo a seguire è conosciutissimo.4 Ma il Vangelo, le cui frasi succinte – oh meraviglia! – sempre presentano aspetti nuovi, assomiglia a un caleidoscopio che, sebbene abbia poche pietruzze al suo interno, girato numerose volte non forma mai una figura identica alle precedenti.

Un Dio Incarnato chiedeva un orizzonte all'altezza

"Al sesto mese, 26 l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria".

Nazaret era una cittadina minuscola, situata in una piccola depressione, in mezzo alle soavi montagne della Galilea. Le sue case, costruite non a fondo valle, ma arroccate sulle rocce, sui pendii del Monte Neby-Sain, davano al paesaggio un tocco grazioso e incantevole. Questo monte, il più alto di tutti quelli che circondano la città, ha la peculiarità di possedere una vista meravigliosa. "È sicuramente" – commenta Fillion – "uno dei più belli ed emozionanti [panorami] che si possano godere in Palestina. [...] Da tutti i lati, vaste estensioni terrestri, aeree e marittime, disputano la nostra attrazione; da tutte le valli, montagne, città o villaggi, il mare e la sua immensità. [...] Che spettacolo! Quante volte Nostro Signore, durante la sua adolescenza e giovinezza, non avrà pregato su questo altare sublime e avrà rivolto il suo sguardo verso il mare"!5

Vediamo in questo particolare come la Provvidenza, scegliendo un villaggio senza importanza, abbia voluto sottolineare la povertà e il silenzio nel quale Dio Incarnato – Colui che è l'Umiltà in essenza – ha preferito vivere per un lungo periodo, distante dalla vista umana. Per realizzare tale disegno, Egli avrebbe potuto optare per una regione bassa e profonda; ma ha preferito abitare in un luogo elevato, con un panorama ampio, perché la sua natura divina esigeva che la natura umana assunta avesse un orizzonte più in linea con la Sua altezza, quella di Dio!

Maria ha avuto la maggior pienezza di grazia possibile

28 "Entrando da lei, disse: 'Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te!'"

L'espressione "entrando da lei" è segno che Maria era ritirata dentro casa sua, e di certo pregava. Che cosa ha detto l'Angelo? "Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te!". È presumibile che la frase non sia stata esattamente questa, ma sia stata molto più estesa; tuttavia, soffermiamo la nostra attenzione sulle parole "piena di grazia".

Gustavo Kralj
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L’attuale città di Nazareth vista dal Monte del Precipizio

Tenendo conto di quanto nell'economia della grazia tutto succeda in maniera molto differente che nell'economia degli uomini, dobbiamo considerare che Maria Santissima ricevette, dal suo concepimento, il massimo della grazia che a una creatura umana è dato avere. E che eccellenza era questa! Se sommassimo tutta la grazia degli Angeli e dei Beati che sono esistiti ed esisteranno fino alla fine del mondo, già nel suo grado finito, non raggiungerebbe la sovrabbondanza iniziale della Madonna. Inoltre, è necessario ricordare che, a partire dal momento della sua creazione, Ella possedeva la scienza infusa, come pure tutta la pietà, tutte le virtù e tutti i doni dello Spirito Santo, di modo che il suo primo atto di volontà è stato di amore a Dio. A mano a mano che Lei progrediva, anche questa carità cresceva: ad ogni secondo che passava il suo amore era perfettissimo, completo, e Lei giungeva alla massima somiglianza possibile con Dio; e nel secondo seguente Lei avanzava ancora, avendo sempre in Sé la pienezza della grazia che avrebbe potuto contenere in quell'istante.

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Annunciazione, di pittore fiammingo del XV
secolo - Museo di Belle Arti, Digione (Francia)

Perché e come terminò, allora, la Santissima Vergine il corso di questa vita, una volta che, concepita senza peccato originale, Ella non soffrì malattia alcuna e, di conseguenza, non ebbe nessuna causa mortis? La Madonna fu spinta ad abbandonare la Terra perché era tale la quantità di grazia versata nella sua anima, che si direbbe che Ella avesse esaurito tutta la capacità di ricevere... In Lei non ci stava più grazia.

Il profondo significato di un breve saluto

29 "A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo".

Dalla narrazione dell'Evangelista si vede che Maria non si stupì per la presenza dell'angelico visitatore, tanto più che Lei Si trovava in stato di preghiera. Per tale motivo, vari autori6 concordano nell'affermare che Maria aveva familiarità con questi esseri celesti e per nulla Si alterò; soltanto Si turbò alle sue parole. Essendo l'Angelo un ambasciatore di Dio, comprendeva che il saluto era il Signore che lo faceva trasmettere. Può darsi che avesse persino già visto Gabriele, poiché questi non si presentò, come avvenne nell'apparizione a Zaccaria (cfr. Lc 1, 19).

In virtù della sua predestinazione come Madre del Creatore, è evidente che corrisponde anche alla Madonna il titolo di Madre di tutta la creazione e, in quanto tale, Lei era relazionata con l'ordine dell'universo e con il corso della Storia, per cui Lei conosceva la Scrittura perfettissimamente e aveva una chiara nozione degli avvenimenti e delle profezie, dalla caduta degli angeli nel Cielo e l'espulsione di Adamo ed Eva dal Paradiso. Ella sapeva dell'imminenza dell'avvento del Messia promesso.

È molto probabile che Lei stesse meditando sul Messia, come sostiene San Giovanni Eudes: "Il Verbo Increato e Incarnato è il Figlio e il frutto del Cuore di Maria, prima di essere il frutto del suo seno. [...] Questo Verbo adorabile vuole che la sua Santa Madre Lo produca per una generazione spirituale, prima di produrLo per una generazione corporale; [...] affinché la sua generazione temporale abbia maggior relazione e conformità con la sua generazione eterna; e affinché la sua Beata Madre possegga maggior somiglianza col suo Padre Divino; e affinché il Cuore della Madre sia una immagine viva e un'eco santissima del Cuore del Padre". 7 Così, Maria Si estasiava a elaborare la figura di Nostro Signore, al punto da immaginare come sarebbero stati i suoi gesti, il portamento, la mentalità, la voce, come Egli avrebbe fatto il bene; Lei ignorava soltanto chi sarebbe stata sua Madre e La cercava all'orizzonte, cercando di idealizzare anche le caratteristiche di Lei.

Ora, il turbamento di Maria mostra come il suo spirito fosse profondo e come Lei abbia pensato non solo al senso immediato di quello che Le era stato detto, ma al significato delle parole e a tutte le loro conseguenze, sia rispetto a Lei che al panorama storico. Con la sua insuperabile scienza teologica, subito avrà fatto una correlazione tra il saluto angelico e la maternità divina, indagando come Se avesse davanti quello che deduceva...

A ogni costo, mantenere la verginità!

30 "L'angelo le disse: 'Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine'.34 Allora Maria disse all'angelo: 'Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?'"

Per calmare l'inquietudine di Maria, l'Angelo annunciò quello che sarebbe successo, come pure i tratti distintivi del regno del Messia, i quali, senza dubbio, coincidevano con le meditazioni fatte da Lei. Probabilmente anche la descrizione dell'Angelo sarà stata insufficiente, poiché a lui forse non saranno stati rivelati certi particolari che Lei aveva già contemplato. Ma, in mezzo a quell'inattesa comunicazione, sorgeva per la Madonna una difficoltà: mai aveva pensato che potesse esser Lei la Madre del Messia! Un unico timore la lasciava troublée, perplessa. Infatti, dal primo istante della sua concezione immacolata, tra la molteplicità delle grazie che Le erano state date, splendeva lo straordinario amore per lo stato di verginità e un richiamo altissimo alla perfetta pratica della castità. Fin dai primi tempi della sua esistenza, godendo dell'uso della ragione, Lei aveva fatto voto di verginità e, quando era entrata nel Tempio, ancora bambina, già Si era consegnata a Dio come Vergine.Virgen Anunciacion Museo Cluny-Paris.jpg

Il testo evangelico è molto delicato nel sottolineare che la Madonna non aveva posto obiezione alcuna al piano di Dio, e aveva soltanto formulato una domanda. In verità, se avesse manifestato un altro timore o avesse sollevato dubbi su un qualche punto, non sarebbe stata degna di essere la Madre di Dio. Lei voleva, questo sì, un chiarimento su come si sarebbe realizzato questo ineffabile mistero. Atteggiamento molto differente, per esempio, da quello di Zaccaria, quando interroga sopra la nascita di San Giovanni Battista: "Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni" (Lc 1, 18). Egli, per il fatto di non aver dato credito alle parole dell'Angelo (cfr. Lc 1, 20), rimase muto fino al giorno della circoncisione del Precursore.

La Santissima Vergine era promessa in sposa a Giuseppe, come si legge nel versetto 27, ossia, le nozze avrebbero dovuto essere in preparazione. E sebbene i commentatori discutano a proposito di questa particolarità, non abbiamo dubbi nell'affermare che San Giuseppe non solo era stato informato con precisione del disegno di Maria, ma che lei concordava pienamente con lui, avendo i due già conversato su questo ed essendo giunti alla conclusione che Dio li preparava per questo: entrambi avrebbero conservato la verginità per il resto della vita, fino alla morte. L' "Io non conosco uomo" esprime questo; al contrario, Lei non avrebbe interrogato l'Angelo e sarebbe stata indotta all'illusione che dall'unione coniugale con Giuseppe sarebbe nato il Messia.

Caso veramente inedito, poiché, in quei tempi, tanto per l'uomo quanto per la donna – con rarissime eccezioni, come Sant'Elia –, la verginità non era una opzione ragionevole. Se l'assenza di figli nel matrimonio era interpretata come una mancanza di benedizioni da parte di Dio, molto più lo era il non sposarsi. Tuttavia, la Madonna veniva a inaugurare una via nuova e trovò uno sposo ideale, nell'essere ascoltata la sua preghiera: lui avrebbe protetto la verginità di Lei e Lei avrebbe protetto la verginità di lui.

Da un lato, Maria non voleva negare il suo consenso al messaggio divino trasmesso per voce dell'Arcangelo; dall'altro, desiderava mantenere a ogni costo la verginità, temendo di offendere Dio o, almeno, non meritare questo privilegio, non tanto per ciò che questo in sé importava per Lei, ma per la gloria che dava a Dio. Da qui la sua perplessità...

La verginità, una virtù amata da Dio

35 "Le rispose l'angelo: 'Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36 Ed ecco Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, anch'essa ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile, 37 nulla è impossibile a Dio'".

Certi autori dicono che la Madonna non abbia neppure immaginato, in quell'occasione, che "lo Spirito" era la Terza Persona della Santissima Trinità, perché la Rivelazione di questo mistero non era stata ancora fatta. Tuttavia, chi sta scrivendo non è di questa tesi, poiché crede che Maria già sapesse dell'esistenza di tre Persone in Dio e, quando l'Angelo menzionò lo Spirito, Lei intese chiaramente il suo vero significato. Solo la prima parte della risposta – contenuta nel versetto 35 – bastava a Maria Santissima perché, più di nessun altro, Lei credeva nel potere assoluto dell'Altissimo; nonostante non fosse necessaria per la sua fede, l'ambasciatore celeste Le diede una prova: sua cugina Elisabetta aveva concepito nella vecchiaia.

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Sopra e nella pagina precedente:
Annunciazione Museo Cluny, Parigi

Dio conosceva l'insigne amore alla virtù della castità, soprattutto alla verginità, che Egli stesso aveva infuso nella Santissima Vergine creandoLa. Per questo doveva non solo mandare l'Arcangelo San Gabriele a trasmettere un messaggio – "Sarai Madre" –, ma anche orientare l'Angelo su quello che sarebbe accaduto, affinché risolvesse il problema che sarebbe sorto nel fondo della Sua anima, in modo da non impaurirLa.

Vediamo quanto l'apprezzamento della verginità sia messo in evidenza, non solo nella persona della Vergine Maria, ma nelle altre due persone coinvolte nell'Annunciazione: San Gabriele e Dio stesso! Egli, l'Onnipotente, incarnandoSi, ha voluto preservare in tutti i modi la verginità di sua Madre Santissima, dimostrando che se Egli ha creato l'uomo e la donna allo scopo del matrimonio, Egli ama molto di più la verginità, in sé, che il matrimonio.

Vergine, Madre e schiava...

38 "Allora Maria disse: 'Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola'. E l'angelo si allontanò da lei".

Udendo la spiegazione dell'Angelo, Maria fece un atto di intera sottomissione alla volontà di Dio. Noi recitiamo queste parole tutti i giorni nell'Angelus, ma forse senza penetrare nel loro senso più profondo. A quei tempi la schiavitù era la condizione più deplorevole possibile per una creatura umana, il più completo obbrobrio, poiché, secondo il Diritto Romano – sotto il quale Maria Si trovava –, lo schiavo era considerato res, cioè, cosa, non avendo diritto a nulla. Ciò nonostante, Lei Si dice schiava del Signore con piena coscienza, collocandoSi nelle mani di Dio che, con tutta liberalità, aspettava da Lei la risposta.

Così, senza rompere in nulla il suo voto, la Madonna concepisce un Figlio. Il Figlio di Dio diventa Suo Figlio, come canta Sant'Ildefonso con ispirate parole: "Solamente Lei è Vergine e Madre del Dio-Uomo, un solo Cristo. Generando un unico Figlio nell'una e nell'altra natura, in modo tale che uno stesso sia Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo, e non sia distinto il Figlio dell'Uomo dal Figlio di Dio".8

Questo Divino Figlio ha come porta d'ingresso nel mondo la verginità di Maria Santissima, perché Lei è rimasta Vergine prima, durante e dopo il parto. Com'è bella la virtù della castità, com'è meraviglioso lo stato di verginità! Qui diventa evidente quanto erronea sia l'idea che la verginità non produce; essa è, al contrario, fertile. Numerosi fatti nella Storia mostrano quanto la verginità conferisca forza e coraggio, al punto da plasmare eroi. "Non esiste nulla di più sublime" – esclama San Bernardo – "che una verginità feconda e una fecondità verginale: sono due astri che si arricchiscono mutuamente coi loro raggi. Grande cosa è esser vergine; ma esser Vergine e Madre oltrepassa tutte le misure".9

La Madonna, Vergine, passa a essere Madre della Seconda Persona della Santissima Trinità e, di conseguenza, Madre di tutti gli Angeli e tutti gli uomini che, nel corso dei secoli, abbracciano la via della santità. Questi saranno chiamati figli di Maria!

III – E il Tempio Si fece carne!

Al momento dell'accettazione, quando Maria pronuncia il suo "Fiat!", si conclude in forma meravigliosa e sovrabbondante, come non si poteva immaginare, la promessa di Dio a Davide, basata su una Alleanza indissolubile, e la regalità diventa eterna. Il Padre concede all'umanità il Tempio per eccellenza! È così che Dio tratta quelli che sono suoi veri amici, figli e servi; che premia quelli che, avendo nozione chiara della loro dipendenza in relazione a Lui, Gli consegnano tutto quello che hanno: sempre concede loro molto più di quello che essi gli hanno offerto!

Il re Davide riteneva di dare il massimo a Dio dedicandoGli un tempio; ma il Signore voleva che egli Gli offrisse il suo lignaggio, perché Lui stesso, Dio, gli aveva già preparato una discendenza specialissima. E affidandola al Signore, Davide meritò di essere un antenato del Salvatore, cioè, di Dio stesso.

Sergio Hollmann
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Annunciazione, del Beato Angelico – Museo del Prado, Madrid

Maria Santissima aspirava a esser schiava della Madre del Messia; Dio, però, mandò un Angelo a invitarLa a una schiavitù molto più grande... la schiavitù a Lui! La Madonna comprese al primo istante, ricevendo l'annuncio dell'Angelo, che quel Figlio, sebbene fosse di Lei, avrebbe dovuto essere totalmente restituito a Dio, perché Lui era il Figlio di Dio e, essendo anche Lei di Dio, il Figlio apparteneva molto più a Lui che a Lei... E, pertanto, Lei doveva condurLo, in tutto, in pieno accordo con la volontà del Padre rispetto al destino di questo Figlio... Le fu rivelato anche che Lui avrebbe subito la terribile morte in Croce. E Maria a tutto acconsentì per amore di Dio, sapendo che Lui voleva, in questa maniera, redimere il genere umano!

La stabilità è nella santità

Così dobbiamo essere noi, che siamo venuti da Dio e a Lui dobbiamo tornare. Se cerchiamo la stabilità, è soprattutto perché siamo creati per servire, lodare e riverire Dio, e mediante questo salvare la nostra anima, al fine di vivere con Lui e contemplarLo faccia a faccia per tutta l'eternità.

Nella Liturgia di oggi Dio ci chiama alla santità e vuole da noi un fiat, come quello della Madonna, una consegna radicale, piena di fuoco ed entusiasmo: "Avvenga di me quello che hai detto!". Solo nella corrispondenza alla grazia e nella fedeltà alla fede, ossia, essendo santi, otterremo la stabilità e ognuno di noi sarà "tempio di Dio" (I Cor 3, 16), sempre bello e in ordine, come Nostro Signore Gesù Cristo Uomo è sovranamente il Tempio di Dio.

1 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. III, q.5, a.3; q.14, a.1.
2 Cfr. Idem, I, q.79, a.8.
3 La durata della permanenza degli israeliti in Egitto è molto discussa tra gli esegeti senza, tuttavia, che siano giunti a una conclusione definitiva. Qui l'Autore si limita strettamente ai dati del Pentateuco (cfr. Gn 15, 13; Es 12, 40- 41), evitando di entrare nei dettagli della questione.
4 Per altri commenti riguardanti questo stesso Vangelo, vedere: CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Maria sarebbe capace di ristabilire l'ordine nell'universo? In: Araldi del Vangelo. N.107 (Mar., 2012); p.10-17; Commenti ai Vangeli delle Solennità dell'Annunciazione del Signore e dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, entrambi nel Volume VII della collezione L'inedito sui Vangeli.

5 FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. Infancia y Bautismo. Madrid: Rialp, 2000, vol.I, p.206-207.
6 Cfr. SAN BONAVENTURA. Meditaciones de la vida de Cristo. Buenos Aires: Santa Catalina, 1945, p.10; JOURDAIN, Zéphyr- Clément. Somme des grandeurs de Marie. 2.ed. Paris: Hippolyte Walzer, 1900, tomo II, p.267-268; LE MULIER, Henry. Vie de la Très Sainte Vierge. Paris: Pilon, 1854, tomo II, p.251.
7 SAN GIOVANNI EUDES, apud ALONSO, CMF, Joaquín María. El Corazón de María en San Juan Eudes. Historia y Doctrina. Madrid: Co. Cul., 1958, vol.I, p.151- 152.
8 SANT'ILDEFONSO DE TOLEDO. De virginitate Sanctæ Mariæ. Lect.VI. Toledo: Arzobispado de Toledo; Instituto Teológico San Ildefonso de Toledo, 2012, p.209.
9 SAN BERNARDO. Sermones Litúrgicos. Domingo dentro de la Octava de la Asunción, n.9. In: Obras Completas. 2.ed. Madrid: BAC, 2006, vol.IV, p.407.