Una conversazione tra pianeti…

Pubblicato 2019/06/19
Autore: Suor Giovana Wolf Gonçalves Fazzio, EP

Sentendo una luce calda e forte bagnargli il viso, Marcolino si svegliò di soprassalto. Il possente sole mattutino inondava la stanza, ma non c’era traccia di pianeti o comete… Tutta quella conversazione non era stata che un sogno!

Inginocchiato ai piedi del letto, Marcolino recitava le preghiere della sera. Era ancora sopraffatto dalla discussione cui aveva assistito tra i suoi compagni di classe mentre attendevano l’arrivo dell’insegnante. Vantandosi delle proprie qualità, ognuno si intestardiva a proclamarle, e se l’insegnante avesse impiegato un po’ più tempo per iniziare la lezione, il dissidio sarebbe potuto diventare molto più violento…

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“Per favore, aiutami! Passeremo il resto del
corso a discutere su chi è il migliore?”
Dopo aver recitato con fervore il “Santo Angelo del Signore, mio zelante custode…”, il bambino aggiunse con insistenza: “Per favore, mio buon protettore, aiutami! Passeremo il resto del corso a discutere su chi è il migliore? Tutti noi abbiamo le nostre capacità e virtù, ma non possono essere motivo per litigare. Ci deve essere un modo per armonizzarle!”

Marcolino fece il segno della Croce e andò a letto. Aveva appena preso sonno, quando uno strano rumore lo svegliò. Non era il rumore familiare del treno che passava sui binari vicino a casa sua, né le solite chiacchiere degli operai della fabbrica vicina durante il cambio del turno. Erano voci, sì, ma… venivano dall’alto, proprio dall’alto!

Il ragazzo scostò un po’ le tende e, appoggiandosi al parapetto, si rese conto che si trattava di una discussione tra i pianeti!

— Guardate i miei anelli! – proclamava, pieno di orgoglio, l’imponente Saturno. – Tutti gli uomini della Terra hanno già desiderato mettersi in viaggio per loro. Guardate quanti colori! Sono l’unico pianeta che li possiede così splendidi e sontuosi… Ditemi, modestia a parte, non sono io il più affascinante?

— No, no, no! Lo dici solo perché non ti sei mai fermato a guardare il mio incomparabile tono rosso. Sai una cosa? Gli scienziati affermano che ho l’acqua, proprio come la terra! – rispose Marte, un po’ affannato.

Subito si udì una forte risata provenire da lontano. Con una certa difficoltà, scoprirono che era Plutone, che, sebbene piccolo in dimensioni, non lo era in arroganza..

— Sciocchi! Sono il più piccolo e il più lontano di tutti. Alcuni non mi considerano nemmeno un pianeta… Ma sono la porta di entrata e di uscita per un mondo meraviglioso che voi non conoscete. Siete a una distanza enorme dalle galassie, nebulose e altri astri che io vedo da vicino!

— Sì, ma sei molto freddo! – tagliò corto Venere – Io non ho questo problema. La mia temperatura arriva a oltre 460 °C, e agli abitanti della Terra piaccio così tanto che mi hanno soprannominata Stella dell’Alba!

— Tutto bene, tutto bene… So che tu sei il più caldo, ma io sono il più grande! – disse l’enorme Giove. Il mio volume è mille e trecento volte quello della Terra. Senza contare che la mia rotazione dura soltanto nove ore e cinquantaquattro minuti, cioè, sono anche il più veloce!

— Che valore hanno velocità e dimensioni vicino alla mia estasiante bellezza? Guardatemi e vedrete il blu più aggraziato di tutto il nostro sistema, superiore anche a quello della Terra! E siccome mi ci vogliono 164 anni terrestri per percorrere la mia orbita intorno al Sole, mi avanza tempo per conversare con stelle e asteroidi, tra i quali sono diventato molto conosciuto – disse Nettuno lentamente.

Tuttavia, fu subito interrotto dall’impaziente Mercurio:

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“Ho attraversato il sistema solare quasi
per intero prima di arrivare vicino a te…”
— Riconoscete, per favore, che se il Sole è davvero il centro di tutti i pianeti, il suo migliore amico sono io! Essendo più vicino a lui, sono anche il più famoso! Sembra che i suoi raggi siano stati creati per illuminarmi.…

Improvvisamente si fece un profondo silenzio. In un angolo del firmamento, tra Venere e Marte, risuonava una voce cristallina. Era la Terra che, estasiata nel vedere passare una bella cometa, esclamava con candore:

— O astro pieno di incanto, qual è il tuo nome? Da dove vieni? Non avevo mai notato la tua presenza da queste parti! Che felicità il poterti contemplare!

— O bella Terra, la gioia è tutta mia! Da quanto tempo ho sentito storie e ancora storie su di te, nobile pianeta, anche se non ho avuto l’opportunità di conoscerti personalmente. Il mio nome e la mia origine poco importano, ma puoi chiamarmi Ammirazione. Dio mi ha creato agile per percorrere l’universo contemplando la grandezza delle sue opere; brillante, per ricordarmi sempre della sua gloria; piccolo, per non dimenticarmi mai della mia propria insufficienza.

— Oh, che meraviglia! E cosa dici del nostro amato sistema solare?

— L’ho percorso quasi interamente prima di arrivare vicino a te. È molto bello e ben ordinato! In esso si vede quanto sia perfetto il nostro Creatore: se questi astri fossero da soli, non sarebbero così belli come lo sono in questo insieme! Tutti hanno una peculiarità, insuperabile e non ripetibile dagli altri!

Sentendo questo, gli altri corpi celesti, sconcertati, smisero di discutere. Si resero conto di quanto fossero vuote le considerazioni piene di orgoglio che facevano poco prima. In realtà, ognuno di loro si distingueva dagli altri in un qualche punto, ma queste qualità ed eccellenze avevano un vero valore solo in quanto parte di un tutto.

Fu allora che si voltarono verso la folgorante stella che li manteneva uniti e dava senso alla loro esistenza. Tutti salutarono il Sole, attorno al quale giravano. Era lui l’unico indispensabile in quel sistema!

Marcolino si voltò anche lui verso l’astro re. Una luce calda e forte gli bagnò il viso, facendolo svegliare di soprassalto. Erano le sei e mezza del mattino! Il possente sole mattutino inondava la stanza, ma non c’era traccia di pianeti o comete… Quella conversazione non era stata altro che un sogno!

Mentre si preparava, gli venivano in mente i dettagli di ciò che era accaduto e pensava: “Come è stato facile porre fine alla discussione di questi orgogliosi! È bastato che apparisse uno chiamato Ammirazione perché tutti si voltassero verso il centro. E, alla vista dell’astro re, le differenze si sono trasformate in armonia”.

Felice e saltellante, Marcolino corse in cucina, dove sua madre lo stava già aspettando con il caffè appena fatto. Voleva raccontarle il sogno che aveva avuto e, appena arrivato a scuola, svelare ai suoi compagni la chiave per porre fine alle discussioni come quella del giorno prima: ammirare, in funzione di Dio, le qualità uniche che Egli ha messo in ognuno di noi.

Chissà se una conversazione immaginaria tra pianeti lo avrebbe aiutato a farsi capire… (Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2019, n. 193, p. 46-47)