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Storie per bambini

Lacrime che hanno scosso Gesù

Pubblicato 2018/11/05
Autore : Suor Gabriela Victoria Silva Tejada, EP

Monica si affidava interamente al Sacro Cuore di Gesù, Gli esponeva tutti i suoi problemi, e Lui la esaudiva sempre con estrema sollecitudine. Una delle sue richieste, tuttavia, sembrava non essere ascoltata: la conversione di suo padre…

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Secoli dopo che Santa Monica aveva versato copiose lacrime per la conversione del grande Sant’Agostino, un’altra Monica innaffiava il suolo di un villaggio vicino a Milano. Soltanto che questa volta non si trattava di una madre che piangeva per il figlio perduto, ma piuttosto di una figlia afflitta, premurosa e vigile, che temeva per la salvezza eterna di suo padre!

Questa buona bambina era la figlia maggiore della famiglia, e, negli ultimi anni, si occupava praticamente da sola dei suoi cinque fratelli. Sua madre era morta improvvisamente poco dopo la nascita del suo figlio più piccolo, e suo padre, il Sig. Arturo, aveva contratto ormai da tre anni una grave malattia, che lo vedeva costretto a letto.

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Monica pregava giorno e notte ai
piedi del Divino Redentore

Sin dalla tenera età, Monica confidava pienamente nel Sacro Cuore di Gesù, Gli esponeva tutti i suoi problemi e sempre sperava da Lui le migliori soluzioni. In possesso di una bella statua che le era stata donata da sua madre poco prima di morire, la giovane donna pregava giorno e notte ai piedi del Divino Redentore, che, nella sua infinita bontà, la esaudiva con estrema sollecitudine. Una delle sue richieste, tuttavia, non sembrava essere ascoltata: la conversione del padre…

Quando lui si ammalò, Monica dovette esercitare anche le funzioni di infermiera, seguendolo ore e ore al capezzale. Con il passare dei giorni, la malattia diventava più grave e la sua morte si avvicinava. E la figlia si trovava di fronte alla terribile situazione che lui non era preparato per presentarsi degnamente davanti al Giudice Divino!

Dai suoi atteggiamenti e commenti, lei vedeva che la rivolta si era impossessata del cuore del signor Arturo per la perdita di sua moglie e perché si sentiva invalido ancora nel pieno delle forze della sua maturità. Si avvicinava alla morte senza alcun sentimento religioso, e questo la faceva piangere senza consolazione tutte le notti, supplicando il Buonissimo Gesù affinché convertisse, con urgenza, il suo povero papà.

Inoltre, faceva il massimo sforzo affinché lui non si accorgesse della sua afflizione, altrimenti la malattia sarebbe peggiorata e, di conseguenza, il momento di rendere conto al Giusto Signore sarebbe arrivato più velocemente del desiderato, abbreviando il tempo a disposizione per ottenere il miracolo che tanto desiderava.

Tuttavia, col passare del tempo, l’ostinato infermo, vedendo gli occhi un po’ gonfi della sua premurosa figlia, e avvertito dal figlio minore che sua sorella era molto preoccupata per lui, chiese:

— Vedo che hai pianto molto spesso. Qual è la ragione di questo pianto? Di cosa sei preoccupata, figlia mia?

— Papà, quello che mi fa versare così tante lacrime è il pensiero che dobbiamo separarci e non ci vedremo mai più!

— Ah! Bisogna avere pazienza – obiettò, ottimista, il Sig. Arturo –, la separazione non sarà definitiva, perché nell’altro mondo torneremo a vederci.

Vedendo l’occasione che il Sacro Cuore di Gesù le dava per tentare di toccare il cuore del padre, Monica non esitò a rispondere con serietà e profonda tristezza:

— Oh, no! Non ci vedremo mai più!

Sorpreso per la convinta risposta della giovane, egli replicò:

— Sì, figlia, ci vedremo senz’altro, sì! Perché no? 

— No, papà mio! Perché se muori nello stato in cui ti trovi, nell’inimicizia con Dio, di sicuro andrai all’inferno. E io voglio andare in Cielo! E non ti voglio vedere all’inferno, ma in Cielo.

Sentendo queste parole, così piene di dolore e di affetto da parte della figlia, Arturo capì che non avrebbe potuto continuare ad essere impenitente. Si rese conto di avere una concezione superficiale della vita e che nel corso degli anni, specialmente dopo la morte di sua moglie e per la sua infermità, si era allontanato da Dio, vivendo in rivolta e come se Lui non esistesse, perché gli aveva chiesto una dolorosa sofferenza. Si era dimenticato che a quelli che il Signore ama di più invia pesanti croci affinché partecipino al sacrificio redentore di suo Figlio Unigenito in cima al Calvario.

Certamente la sua virtuosa moglie, che era così religiosa in questa vita e di cui tanto sentiva la mancanza, doveva stare, dall’eternità, supplicando per lui. Ora chi piangeva era lui! Con l’anima contrita e pentita, disse a Monica:

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Ora chi piangeva era il Sig. Arturo; certamente
sua moglie doveva essere in preghiera per lui dall’eternità
— Mia cara figlioletta, ti chiedo di chiamare Don Alberico. Tuo padre ora vede quanto lontano è da Dio e dalla sua grazia! La vita è troppo seria e so che presto dovrò consegnare la mia anima a Lui. Voglio confessarmi, perché sono molto pentito, e spero che, grazie alla sua divina misericordia, perdoni la mia recalcitranza e il mio peccato.

Arturo corrispondeva alla grazia conquistata dalle innocenti lacrime di sua figlia!

— E, per favore, chiedigli che mi porti anche il Viatico e l’Unzione degli Infermi. So che non me lo merito, ma la Chiesa è Madre, specialmente di un figlio prodigo…

Premurosa, Monica chiese a Marcello, suo fratello, di andare fino alla parrocchia a chiamare Don Alberico, avvisandolo che suo padre stava chiedendo i Sacramenti e non si poteva lasciar passare il momento in cui la grazia agiva con tanta intensità su di lui…

Quando arrivò il sacerdote, Arturo si confessò pentito, si comunicò e ricevette con grande devozione l’Unzione degli Infermi. Commosso dalla bontà di Don Alberico e dalla prontezza con cui lo aveva esaudito, gli disse:

— Mio buon padre, la ringrazio molto per la sua carità! Se lei, che è un ministro di Dio, è così buono e misericordioso, quanto lo sarà Dio?

Don Alberico lo esortò ad avere grande fiducia e promise di pregare per le sue intenzioni sull’altare.

Dopo solo una settimana, le condizioni peggiorarono, e morì serenamente, abbandonandosi tra le braccia di Colui che non può non provare compassione dei miserabili e che trova la sua più grande gioia nell’accogliere un peccatore sinceramente pentito. Il Sacro Cuore, commosso dalle lacrime di sua figlia, non si era dimenticato di lui e lo riceveva nell’eternità con amore indicibile. (Rivista Araldi del Vangelo, Novembre/2018, n. 186, p. 46-47) 

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