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Commenti al Vangelo

Il cieco che vedeva prima di vedere

Pubblicato 2018/10/16
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

La miracolosa guarigione del cieco Bartimèo ci insegna quanto la fonte della vera felicità si trova nel vedere con gli occhi della fede.

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Vangelo

In quel tempo, 46mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47 Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” 49Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!” 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io riabbia la vista!” 52E Gesù gli disse: “Và, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada (Mc 10, 46-52).  

João.jpgI – Fine della schiavitù del peccato, con l’offerta del Sacerdote Eterno

Nella prima lettura di questa 30a Domenica del Tempo Ordinario (Ger 31, 7-9), Geremia, di solito un profeta di calamità, si manifesta come un profeta della risurrezione, della gloria e del trionfo, annunciando al popolo eletto la sospensione della cattività a Babilonia. Tuttavia, sebbene preveda eventi futuri, non riesce a interpretare il significato più profondo di ciò che dice.

Predicendo il ritorno degli ebrei che erano in esilio alla vita in libertà, traccia senza saperlo una pre-figurazione della grande liberazione portata più tardi da Nostro Signore Gesù Cristo. Redenta l’umanità dalle grinfie di Satana e del peccato, si conclude l’impero del male che dominava sulla terra durante l’Antico Testamento. Per questo motivo il profeta afferma: “Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: Il Signore ha salvato il suo popolo, un resto di Israele”. Ecco li riconduco dal paese del settentrione e li raduno all’estremità della terra; fra di essi sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente; ritorneranno qui in gran folla’ (Ger 31, 7-8). Il popolo del Signore a cui si riferisce Geremia non è limitato agli ebrei esiliati a Babilonia, il “paese del Nord”, ma abbraccia tutta l’umanità che sperava nella salvezza.

Allo stesso modo, nei termini “ciechi e zoppi” c’è un chiaro contenuto simbolico. Ciechi sono quelli che hanno un’anima chiusa per il soprannaturale, una cecità peggiore di quella della vista, e gli storpi sono quelli a cui manca la volontà di praticare la virtù e vivono fuori dallo stato di grazia. A questi il Signore promette: “Essi erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni” (Ger 31, 9), proprio come capitò quando Nostro Signore venne sulla terra, poiché Egli solo ci caricò tutti sulle spalle, lasciando dietro di noi le nostre miserie.

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Panoramica dell’attuale Gerico
Infatti, come insegna San Paolo nella seconda lettura (Eb 5, 1-6), il Divino Salvatore divenne nostro intercessore, Sacerdote Eterno, intermediario tra Dio e gli uomini. Per questo sacro ufficio, non fu preso dalla razza di Aronne, la stirpe sacerdotale dell’Antico Testamento, ma dalla discendenza di Davide, mostrando che il suo sacerdozio non viene dal sangue ma dal Padre, che Gli dice: “Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato” (Eb 5, 5). Al fine di rappresentarci davanti a Dio, partecipa a tutte le miserie della natura umana, eccezione fatta per il peccato; come Seconda Persona della Santissima Trinità, tuttavia, le sue parole sono legge e possiede il pieno potere di perdonare le nostre trasgressioni. Sacerdote per eccellenza, rimane eternamente alla destra del Padre, pregando affinché possiamo convertirci e chiediamo perdono, quando meriteremmo di essere castigati per averLo abbandonato.

Le due letture, quindi, ci portano a considerare quanto Dio vuole con amore infinito la nostra salvezza, come vedremo nell’episodio pieno di vita e insegnamenti profondi narrato nel Vangelo di questa domenica, che ora passiamo ad analizzare.

II – Cecità fisica in un’anima luminosa

Nostro Signore saliva in direzione di Gerusalemme, avendo già dichiarato che lì sarebbe stato arrestato, giudicato dal Sinedrio e condannato alla morte di Croce, ma sarebbe risorto il terzo giorno. Nonostante questo annuncio, realizzato chiaramente per tre volte, gli Apostoli non assimilarono le sue parole divine, perché un problema di fede lo impediva: essi credevano molto più nella visione umana delle cose che nelle indicazioni del Maestro. Con gli occhi sviati dalle realtà della fede, si erano posti nella situazione politica e nella prospettiva di recuperare la supremazia degli ebrei su questo piano terreno, come mostra bene il Vangelo della domenica precedente, nel quale San Giacomo e San Giovanni esprimevano la loro preoccupazione per la posizione che avrebbero occupato in un eventuale governo temporale di Gesù (cfr. Mc 10, 35-45).

Il Salvatore non riusciva a convincerli perché, nell’immagine che si formavano a Suo riguardo, la parte umana soffocava quella divina. Incerti per l’avvicinarsi della Passione, rimasero in attesa della Domenica delle Palme, desiderando un evento politico-sociale che avrebbe anticipato il colpo di stato per prendere il potere come re di Israele.

In queste circostanze, un uomo cieco apparve loro sulla strada. Questo è un fatto simbolico, poiché nulla di ciò che accadde intorno a Nostro Signore presenta solo un significato. Al contrario, tale è la sua molteplicità che, in Cielo, passeremo l’eternità intera approfondendo il significato degli episodi narrati nel Vangelo, mentre allo stesso tempo contempleremo aspetti inediti in Dio in ogni momento perché, nella visione beatifica, di Lui si conosce tutto, ma non totalmente.

La cecità fisica è terribile, e tra i suoi aspetti più pregnanti c’è la costante dipendenza dagli altri, poiché il cieco è privo della luce necessaria per guidarsi da solo. Qualcosa di simile si può sperimentare trovandosi al buio, di notte, su una strada sterrata con l’impianto elettrico dell’automobile in panne. Ora il cieco vive permanentemente in questa situazione: l’oscurità lo accompagna ovunque e non sa con certezza cosa lo circonda!

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Delle rovine della città antica
Nel caso del Vangelo, tuttavia, il povero uomo aveva un grande vantaggio sui fortunati che accompagnavano Nostro Signore. Nell’oscurità della sua vista e lontano dalla vita sociale, egli si manteneva completamente estraneo alle trame del gioco politico che tanto attirava l’attenzione degli altri. In questo modo, in vari punti la sua anima era pronta a un incontro con il Divino Maestro.

Un cieco noto da tutta l’eternità

In quel tempo, 46mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo,che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare.

Nostro Signore partì da Gerico accompagnato da una enorme quantità di gente, il che indica che il suo passaggio per questa città aveva prodotto un forte movimento di opinione pubblica. Gli Evangelisti sono molto succinti e la loro scrittura non dà margine all’esagerazione. L’uso dell’espressione “molta folla” mostra che Gesù attirava molte persone dietro di Sé, le quali, evidentemente, adattavano le loro reazioni in funzione Sua. 

Non molto lontano dalla porta di Gerico, si trovava sul ciglio della strada un cieco, probabilmente di nascita, il cui nome era Bartimèo, cioè figlio di Timèo. Chi era Timèo? San Marco potrebbe averlo saputo. Il suo discendente, tuttavia, che non era mai stato con Nostro Signore e nemmeno era stato visto da Lui con gli occhi umani, era conosciuto dall’Uomo-Dio da tutta l’eternità, e il suo nome passò alla Storia.

A causa della numerosa turba avida della presenza di Nostro Signore, il cieco capì subito che c’era un movimento insolito. A quell’epoca, la tragica situazione di non vedere portava come conseguenza l’impossibilità di lavorare, quindi, di procurarsi i mezzi di sussistenza. Il sistema più comune era quello di suscitare la compassione degli altri al fine di ricevere l’elemosina per vivere. Sebbene i mendicanti fossero generalmente trattati con disprezzo, Bartimèo pensò di approfittare del gran numero di persone per raggranellare con più facilità del denaro.

Un incontro da molto atteso

47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”

Come spesso accade a chi perde la vista, Bartimèo aveva acuito i suoi altri sensi, specialmente l’udito, e senza dubbio aveva già sentito parlare di Nostro Signore, dei suoi incredibili insegnamenti e dei prodigi da Lui operati. Entusiasta di questo nuovo Profeta, cresceva nella fede ogni volta che gli arrivava qualche dato su di Lui, proprio come accade ai muscoli di un neonato, che diventano più forti man mano si alimenta. Consapevole che l’unica soluzione al suo caso era un miracolo, il desiderio di incontrare quell’Uomo diventava sempre più forte…

La moltitudine avanzava più o meno silenziosamente, perché sicuramente Nostro Signore conversava lungo la strada e nessuno voleva perdere le Sue sante parole. Bartimèo poté allora sentire che era Gesù che passava. Questo fu sufficiente perché lui cominciasse ad urlare. Se la cecità gli impediva di sapere dove si trovava esattamente il Maestro, la sua presenza era testimoniata da una folla più intensa, che rendeva consapevole il cieco della sua vicinanza. Forse riusciva a distinguere tra la folla una voce maestosa, grave e piena di inflessioni, che gli indicava che si trattava di Colui che aveva atteso con tanta fede.

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Guarigione del cieco Bartimèo - Biblioteca del Monastero
di Yuso, San Millán de la Cogolla (Spagna)
Senza vedere, riconosce il Messia

48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”

 È interessante notare che Bartimèo era stato avvertito dell’arrivo di Nostro Signore come “il Nazareno”, titolo un po’ dispregiativo a causa della piccolezza e dell’irrilevanza della cittadina di Nazareth, poco considerata anche tra i galilei (cfr. Gv 1, 45-46). Tuttavia, egli applica al Divino Redentore l’appellativo di “Figlio di Davide”, proprio del Messia, segno che già credeva nella missione di Gesù. Inoltre, per lui la prospettiva che Israele stesse al di sopra degli altri popoli e che il Messia fosse un grande duce temporale non significava nulla, poiché, isolato come viveva, non entrava in queste divagazioni puramente terrene riguardo all’Atteso delle Nazioni. Questo atto di fede libero da considerazioni umane dava, pertanto, maggior valore alla sua richiesta.

Paradossalmente, siccome gli Apostoli possedevano una visione messianica distorta, come si è menzionato sopra, non volevano che quell’elogio venisse da qualcuno considerato come un povero diavolo, senza proiezione alcuna nella società israelita, un uomo disprezzato! Se fosse stata una persona di influenza religiosa o sociale presso il popolo, allora sì, avrebbero giudicato ideale…

Per questa ragione Nostro Signore reprimeva sempre coloro che Lo acclamavano come Messia. La concezione completamente errata degli ebrei dava a questa figura un’impronta politica, con la quale non voleva essere confuso. D’altra parte, così Egli evitava anche di suscitare l’odio dei Farisei prima del tempo determinato dal Padre.

Questa volta, però, siccome saliva per l’ultima volta a Gerusalemme per essere ucciso, non aveva più la necessità di una tale prudenza e Gesù lasciò che Bartimèo si manifestasse. Le sue prime urla devono aver causato una certa perplessità tra la folla e fatto sì che gli passassero il messaggio di stare zitto. Con poco riguardo verso l’istinto di socialità, egli “urlava ancora di più”, poiché era sopraffatto dal desiderio della guarigione e, pieno di fede e ardore di anima, credeva che Nostro Signore potesse esaudirlo.

Un atto di consegna formale a Gesù

49Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!” 50Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

 Contrariamente alle aspettative, Nostro Signore mandò a chiamare il cieco che lo proclamava Figlio di Davide. Nello stesso momento deve essersi formato un corridoio, e mentre la folla guardava con curiosità, si creò una suspense. Gli accompagnatori, rendendosi conto che dovevano conformarsi ai desideri del Maestro, lo avvisarono affinché si avvicinasse. Forse alcuni pensavano che il Redentore avrebbe rimproverato il povero cieco…

Si manifestò allora una bella scena. Quando fu chiamato, Bartimèo non ci pensò due volte: si tolse il manto e, con un balzo, si diresse fino a Gesù. Se l’intento pratico di questo gesto fosse quello di muoversi più velocemente, la verità è che racchiude un alto simbolismo. Cosa doveva essere il mantello di un cieco elemosiniere? Tuttavia, questa era la sua unica ricchezza… non possedeva nient’altro. Ed egli lasciò questo poco, perché avrebbe potuto disturbarlo. Voleva comparire davanti a Nostro Signore con umiltà e senza legami. Più ancora: quando un uomo indossa un manto, è adatto a essere servito, e non a servire. Così, togliendo questo dono, esprimeva il suo desiderio di dedicarsi interamente a Colui che aveva dinanzi a sé.

Il manto, pertanto, significava l’uomo vecchio, l’attaccamento ai propri interessi ed egoismi, mentre il balzo mostrava la disposizione a lasciare tutto da parte e a correre presso al Signore. È a Lui che dobbiamo avvicinarci, senza aspettare che venga da noi.

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Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita - Chiesa dello Spirito Santo in Sassia, Roma
Vedere con gli occhi per chi già vedeva con il cuore

51Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io riabbia la vista!”

 Già vicino a Nostro Signore, Bartimèo deve essersi inginocchiato e, con le mani giunte, gridò ancora una volta: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me”. Allora il Salvatore lo interrogò sul suo desiderio, sebbene lo conoscesse dall’eternità. In quel momento, altri forse Gli avrebbero chiesto: “Signore, prenditi cura del potere e risolvi i problemi della nazione. Realizza il tuo piano come Messia”… quando, in realtà, desideravano realizzare i propri piani.

In un modo molto differente, il cieco non Lo chiamò più Figlio di Davide ma Maestro, indicando che era lì per obbedire alla sua autorità come discepolo, e Lo implorò con coraggio: “Che io veda! – Ut videam!” Queste parole permettono di pensare che egli fosse cieco dalla nascita, perché non disse: “Che io torni a vedere”.

52E Gesù gli disse: “Và, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada

La risposta di Nostro Signore prima di concedere la vista a Bartimèo porta una lezione importante. Dio dispone di un potere infinito per esaudirci, ma di solito Egli pone una condizione: credere. Ed è per questo che dice: “La tua fede ti ha salvato”.

Bellissima è stata la reazione del fervente cieco. Una volta guarito, non abbandonò Nostro Signore per cercare i suoi parenti o per godere dei panorami che tutti commentavano che erano molto belli. Non è nemmeno andato a casa di un amico o alla ricerca di un lavoro per mantenersi. Niente di tutto ciò lo preoccupava! Rimase con Gesù. Questo dimostra che nel profondo dell’anima il suo desiderio non era solo quello di vedere, ma di vedere Nostro Signore. La sua vista carnale gli diede una chiara nozione di ciò che aveva già contemplato con il suo cuore. Prima di vedere con gli occhi, si era già entusiasmato per il Maestro e fissato in Lui. Ora che la visione esteriore accompagnava il suo intimo e poteva muoversi da solo, Bartimèo rinunciò a tutto. Non è nemmeno detto se sia tornato per prendere il mantello. Nostro Signore riprese il viaggio e lui “prese a seguirlo per la strada”.

Questo è ciò che dobbiamo fare quando riceviamo il miracolo della grazia dentro di noi: lasciare tutto e seguire il Buon Gesù sulla sua strada.

III – Ciechi, imitiamo l’esempio di Bartimèo

Nel considerare il prodigio operato su Bartimèo non è difficile comprendere quanto la cecità spirituale sia peggiore della cecità fisica. Tra l’essere ferventi ciechi, com’era lui, o possedere una vista stupenda ma poca fede, dobbiamo preferire la prima situazione, perché chi ha fede, anche se non vede nulla in questa terra con gli occhi della carne, godrà della visione perfetta in Cielo.

Questa realtà può diventare più chiara se, in questo edificante episodio evangelico, immaginiamo un altro personaggio che San Marco non ha descritto. Lui avrebbe posseduto non solo una grande vista, ma anche ogni tipo di ricchezze. Tuttavia, quando Nostro Signore avesse esaudito Bartimèo, si sarebbe irritato per questa deferenza, e peggio, presenziando il miracolo, subito avrebbe pensato che si trattasse di una farsa. Per un simile atteggiamento, le parole “Va, la tua fede ti ha salvato!” sarebbero suonate alle sue orecchie come: “Va, la tua rivolta ti ha demolito!” E, poco dopo, egli sarebbe rimasto cieco! Sì, in questa ipotetica scena, chi vedeva e godeva di molti beni sarebbe diventato cieco, e chi era cieco avrebbe cominciato a vedere. Questo sarebbe avvenuto in funzione della fede, perché, per raggiungere il punto in cui erano arrivati, entrambi avrebbero percorso un lungo processo, forse di anni, di decadenza o di coltivazione di questa virtù.

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San Tommaso d’Aquino scrive sotto l’ispirazione dello Spirito Santo
- Monastero dell’Annunciazione,
Alba de Tormes (Spagna)
Tale considerazione ci porta a una domanda: saremo noi nel processo di Bartimèo o in quello del personaggio immaginario? Se la nostra visione delle cose non tiene in conto l’eternità, non è altro che oscurità.

Spiega San Tommaso1 che, essendo Dio sommamente visibile, noi non Lo vediamo per una insufficienza dei nostri sensi, incapaci di raggiungere l’altissima, perfetta ed essenziale Sua natura. Siamo di fronte al Creatore come pipistrelli in relazione al sole, che non hanno la vista per vederlo ma solo le antenne. Agiscono in modo simile alla nostra fede. Sebbene ciechi di Dio in questa vita, attraverso la fede Lo conosciamo a tentoni. Quando andremo in Cielo, essa sboccerà in visione e Lo contempleremo nella Sua stessa luce.

Fin tanto che questo non accade, dobbiamo procedere come Bartimèo. Egli non vedeva Nostro Signore con gli occhi carnali, ma dava valore a ciò che sapeva di lui al punto da costituire una visione del Messia più esatta di quella di molti dei suoi discepoli. Allo stesso modo, chi in questa vita ama la luce piena che è Dio, ha un ardore enorme di poterLo contemplare nell’altra, e, per questo, è costantemente preoccupato di camminare verso questa visione. Tiene le orecchie attente per sapere dove il Figlio di Davide sta per passare e Gli chiede con insistenza la grazia di vederLo faccia a faccia.

Come Bartimèo, fin tanto che non saremo in Cielo, oltre che ciechi siamo anche mendicanti, in tutto dipendenti dalle “elemosine” che riceviamo! Infatti, che cosa conquistiamo col nostro sforzo? Non siamo nemmeno capaci di dire una preghiera con merito soprannaturale se non è per i meriti di nostro Signore Gesù Cristo.

Dio prende l’iniziativa di incontrarSi con i ciechi

Eterno Sacerdote che intercede per noi in ogni momento, come scrive San Paolo nella sua epistola, Nostro Signore prende l’iniziativa di passare per la nostra strada. Da parte nostra, cosa è necessario? Semplicemente scrollarsi di dosso la propria indolenza e avere la reazione d’animo di Bartimèo: saltare, andare da Lui e chiederGli con fiducia di aiutarci. Gesù è disposto a schiudere i nostri occhi e santificarci.

In questo modo, il grande ostacolo alla nostra completa trasformazione siamo noi stessi. Lui, al contrario, sta costantemente chiedendo a ciascuno di noi: “Cosa vuoi che io ti faccia?” Basta che diciamo: “Signore, voglio esser santo” e per il resto Lui provvederà. Questa è la nostra vocazione, questo è il nostro destino; non lo disprezziamo! “Signore, che io veda! Che io Ti veda non solo su questa terra con gli occhi della fede, ma soprattutto in Cielo, dove passerò l’eternità cantando le tue glorie e rendendo grazie per tutto quello che da Te ho ricevuto”. (Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2018, n. 185, p. 08-15)

1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Summa contra gentiles. L.III, c.45, n.5.

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