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Storie per bambini

Ali d’Angelo

Pubblicato 2018/07/19
Autore : Don Thiago de Oliveira Geraldo, EP

Qualcosa d’irresistibile spingeva la piccola Giulia verso quella mano così pulita e pura. Toccandola con le sue zampette anteriori, provò così tanto benessere che decise di arrampicarsi.

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Era notte. Giulia era in una galleria buia, dove non filtrava la luce:

— Di più non si può! – sussurrava lei.

— Qui nessuno può parlare! È ora di dormire. Domani avremo un giorno pieno di lavori. Dormite!– gridò il capitano.

Inutile dire che la bambina si zittì subito e si addormentò.

La mattina dopo le urla si sentirono di nuovo:

— Alzatevi, fannullone, è ora di lavorare! Formate quattro file dietro di me. In marcia!

Attraversarono le interminabili gallerie, finché il sole non brillò, quasi accecando tutte.

Proseguiva la marcia e Giulia avvistò l’alta montagna che l’aveva sempre incantata. Pensava: “Quando la saliremo? Non è possibile che passiamo la vita in queste gallerie, nelle tenebre, in mezzo alla terra”…

Accorgendosi che non marciava al passo con tutte le altre, il capitano urlò:

— Giulia, Quante volte dovrò dirti di essere uguale alle altre? Non dovresti essere nata formica, ma un uccello …

Sì, Giulia era una formica! E dopo un lungo viaggio s’imbatterono in un favoloso gelsomino. La sua abbondanza di fronde e fiori, belli e profumati, avrebbe fornito loro un eccellente approvvigionamento.

Mentre alcune erano incaricate di tagliare e distribuire il materiale da portar via, altre aspettavano con ansia. Le prime della fila erano le più robuste del battaglione: orgogliose, trasportavano con facilità i bastoncini più pesanti.

Per Giulia, però, essendo troppo fragile, diedero un pezzetto di petalo di gelsomino e così andò via portando il suo minuscolo alimento, cadendo più volte perché sentiva il vento molto forte. Alla fine entrò esausta nel formicaio e depositò il frutto del suo lavoro.

Il capitano annunciò che quello era il primo percorso, perché la meta era: 1.548 viaggi! Giulia sospirò profondamente e pensò: “Nemmeno una formica merita una vita come questa”…

Il capitano aveva appena finito di pronunciare l’arrogante ordine, quando arrivarono cinque formicone trasportando un coleottero enorme e uno di loro raccontò:

— Eravamo quindici formiche e abbiamo affrontato questo scarafaggio. La lotta è stata ardua! Dieci dei nostri sono caduti in combattimento, ma abbiamo vinto!

Gli eroi furono applauditi da tutto il formicaio, perché a cena avrebbero organizzato un banchetto! Solo Giulia pensava: “Che schifo! Non mangerò scarafaggi. Preferisco il mio petalo di gelsomino”…

1.jpgE così correvano le giornate.

Un giorno, Giulia avvistò in cima a un albero un insetto differente. Aveva la postura eretta, mani giunte e uno sguardo contemplativo. Impressionata, chiese a una compagna chi fosse, al che questa rispose:

— Questa è la mantide religiosa.

La piccola ebbe un grande desiderio di essere anch’essa così… Il capitano, tuttavia, sentendo il tenore della conversazione, urlò:

— Siete state fatte per vivere nella terra, nelle gallerie e nell’oscurità. E non certo per apprezzare le cose belle. Questo non è per noi. Avete capito? Ora lavorate, pigrone!

I giorni passavano e Giulia non ce la faceva più! Sentiva che era stata creata per l’alto! Non voleva vivere nelle tenebre… Prese, allora, la decisione più importante della sua breve vita:

— Fuggirò e scalerò quella montagna per ammirare il panorama.

Approfittando dell’oscurità della notte e del sonno profondo di tutti, Giulia fuggì dalla vigilanza delle guardie e corse. Quando pensava di essere al sicuro, con terrore i suoi occhietti videro il capitano, accompagnato da due formiconi.

Avvicinatosi, egli disse:

— Giulia… che ci fai qui? Così presto? Ho quasi l’impresssione che stessi scappando… Sai, ti ho osservato negli ultimi tempi. Non ti adatti alla vita del formicaio, non vuoi essere uguale agli altri… Vuoi essere differente dalle altre formiche! Tutte vivono perfettamente nelle gallerie buie e tu vuoi vivere in cima alla montagna…

Lei guardava impaurita il capitano, che continuò:

— Giulia, noi non sopportiamo le montagne, né la bellezza della creazione. Noi amiamo le tenebre, capisci? È per questo che ti odiamo. Tu non puoi più vivere tra noi!

Giulia vedeva la morte avvicinarsi, quando cominciò un intenso terremoto! Le formiche non potevano più restare in equilibrio sulle loro stesse zampe. Il capitano e i due formiconi cominciarono a gridare:

— Loro stanno arrivando!!…

Spaventata, Giulia chiese:

— Loro chi?

E i tre risposero all’unisono:

— I bambini! 

Non appena ebbero pronunciato queste parole, videro un bambino che arrivava correndo. Fu tutto molto rapido… Non ci fu il tempo per nascondersi e un passo fatale cadde sul formicaio! Giulia pensò che i suoi giorni fossero finiti… Una grande nuvola di polvere si alzò tutt’intorno e un profondo silenzio calò sul luogo.

Quando il polverone si abbassò, Giulia vide che l’aveva scampata per poco. Tale non fu la sorte dei tre formiconi: uno perse completamente i movimenti, eccetto quello dell’antenna sinistra, che ancora si muoveva; un altro riusciva appena a muovere le due zampe anteriori; e il capitano era con lo sguardo vitreo, poiché il colpo gli aveva separato la testa dal corpo, ponendo fine alla sua vita e alle sue cattive intenzioni.

Lei, allora, avvistò un altro Bambino, che veniva con passo calmo e sereno. Vedendo la formichina, si fermò e si accovacciò, tendendole la mano per farla salire. Le formiche sopravvissute cominciarono a gridare:

— Corri, Giulia, perché i bambini schiacciano sempre le formiche!

Tuttavia, lei non voleva tornare nel mondo delle tenebre. Preferiva morire nelle mani di un così attraente Bambino che tornare alle gallerie sotterranee!

Qualcosa d’irresistibile la spingeva verso quella mano così pulita e pura. Toccandola con le sue zampette anteriori, sentiva tanto benessere che salì senza dubitare. Il Bambino si alzò e Giulia, per la prima volta nella sua vita, raggiunse un’altezza da cui poteva ammirare un bellissimo panorama. Ciò che la impressionava di più, tuttavia, erano gli occhi che la fissavano: che buoni e sublimi! E il Bambino era Gesù, che di lei ebbe compassione, e per rassicurarla le sorrideva…

Una Signora, più bella del sole e delle montagne, gli Si avvicinò da dietro e posò la mano sulla sua spalla. Per compiacerLa, Gesù Le mostrò la formichina che aveva raccolto nel giardino, facendo sorridere anche Lei.

Il Suo sorriso era come una richiesta: Gesù soffiò sulla piccola formica, che scivolò dalla sua mano divina e rimase per un momento sospesa nell’aria. Quando pensava che sarebbe caduta a terra, Giulia si rese conto che stava volando! Aveva guadagnato le ali, perché era stata trasformata in un colibrì! Fece diversi giri attorno a Gesù e Maria, s’inchinò in una profonda riverenza e volò in cima alla montagna come aveva sempre sognato.

Così siamo noi… ci sentiamo deboli e piccoli come “formiche”. Siamo in perenne lotta contro la nostra stessa fragilità e contro coloro che trovano normale vivere nei tenebrosi tunnel del male e del peccato. Tuttavia, Dio ci ha creati per contemplare grandi panorami. Dobbiamo cercare lo sguardo misericordioso di Maria Santissima, abbandonarci nelle mani di Gesù e ricevere il sorriso del suo perdono. Egli allora ci soffierà la grazia e non solo ci darà ali di piccoli colibrì, ma ali di Angeli, con le quali potremo volare fino in Cielo! (Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2018, n. 182, p. 46- 47)  

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