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Storie per bambini

Fra Ave Maria

Pubblicato 2016/06/02
Autore : Redazione

Una malattia non molto grave gli costò la vita e fu sepolto nel cimitero del convento. Il giorno dopo, prima dell’alba, quando alcuni monaci si trovavano a pregare sulla sua tomba...

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Fra Ave Maria3.jpgUna malattia non molto grave gli costò la vita e fu sepolto nel cimitero del convento. Il giorno dopo, prima dell’alba, quando alcuni monaci si trovavano a pregare sulla sua tomba...

Diana Compasso de Araújo

Iraggi di Sole si posavano con prodigalità sull’abitato, facendo sì che le sue rustiche casette sembrassero fatte d’oro. Le acque del fiume correvano lievi, cullate dal canto degli uccellini. Gli alberi e i giardini pieni dei più variegati fiori dipingevano e profumavano la bellezza del panorama.

All’improvviso, questa sinfonia della natura fu interrotta dal vagito di un bambino: nasceva un nuovo membro nella pia e benvoluta famiglia di contadini che viveva ai margini di quel villaggio. Un vero miracolo si verificava: in venticinque anni di matrimonio, questo era il primo figlio che la Provvidenza concedeva alla coppia. I vicini più prossimi si riunivano nella minuscola casetta, felici per il lieto evento. Non ci volle molto a che si cominciasse a dire le proprie opinioni circa il futuro del bambino...

– Credo che sarà un grande uomo, forse il miglior contadino della regione! – disse la padrona della sartoria che viveva a fianco.

– Veramente, qualcosa in questo piccino mi dice che lui realizzerà cose importanti... – sentenziò il panettiere, il cui negozio si trovava di fronte. Il padre, interrompendo il brusio, disse in modo solenne:

– Non so quale sarà l’avvenire del bambino, ma il presente è di per sé un dono di Dio! La Madonna ha esaudito le nostre preghiere e, per questo, “Ave Maria” saranno le prime parole che imparerà e il suo nome sarà Gabriele in onore dell’Angelo che le ha pronunciate nell’Annunciazione.

Dopo alcuni mesi, però, una peste colpì la regione e di quella famiglia restarono solo la madre e il figlio. I due, con molta fatica, riuscivano a tirare avanti.

Passò il tempo e il bambino cresceva in buona salute, nonostante le difficoltà. La madre, zelante, si prendeva cura di lui con affetto e si adoperava per insegnargli a parlare. Ricordandosi del desiderio del suo compianto marito, si adoperò affinché, prima di qualsiasi altra parola, egli pronunciasse il sublime saluto: “Ave Maria”. Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi materni, questa era l’unica frase che usciva dalla sua bocca...

La croce sembrava essere una compagna inseparabile del piccolo Gabriele: quando compì dieci anni, sua madre si ammalò gravemente e in pochi giorni morì lasciandolo orfano. Sopravvivendo con l’aiuto degli abitanti del posto, dai quali era molto stimato, il giovinetto, anche se molto disponibile e gentile, continuava a non riuscire a dire altro che “Ave Maria”, ed era capace di leggere e di scrivere molto poco.

– Buongiorno! – lo salutavano.

– Ave Maria! – rispondeva Gabriele.

Fra Ave Maria.jpg
“Credo che sarà un grande uomo, forse il miglior contadino della regione!”

– Come va, ragazzo? – gli chiedevano.

– Ave Maria! – rispondeva sempre.

Alcuni ritenevano fosse malato, il che non impediva al “bambino Ave Maria” – come fu chiamato – di vivere felice...

Quando fu un po’ più cresciuto, per una ispirazione della Santissima Vergine, andò a bussare alla porta di un monastero nelle vicinanze.

– Come ti chiami? – chiese il frate portinaio.

– Ave Maria! – rispose con gioia.

– Di dove sei?

– Ave Maria! – era la sola cosa che riusciva a dire. Sconcertato per un così strano interlocutore, il religioso andò in cerca dell’abate, perché non sapeva come procedere.

Questi, allora, fece entrare il giovane e si mise a interrogarlo. Invariabilmente, l’unica risposta che si udiva era “Ave Maria”. Il saggio superiore scorse in questo un disegno della Provvidenza, e permise all’insolito personaggio di abitare nel convento.

Fin da subito non era difficile percepire la generosità con cui il nuovo arrivato serviva i religiosi e l’umiltà con cui realizzava ogni suo atto. Così, pieni di zelo, tutti nella comunità tentavano di aiutarlo, sforzandosi di insegnargli qualche nuova parola. Tuttavia, niente era efficace. Trascorsero gli anni e lui si fece un uomo, senza, comunque, dire nient’altro che quella bella invocazione.

Un giorno, fra Lorenzo volle farlo progredire linguisticamente tentando di avanzare nella via che aveva intrapreso:

– Vediamo: se sei capace di pronunciare Ave Maria, allora dì ora “Piena di grazia”! Con sua grande sorpresa, Gabriele ripeté:

Fra Ave Maria2.jpg
All'ora dell'Angelus, i frati che pregavano
presso la tomba di Fra Ave Maria,
ebbero una sorpresa...

– Piena di grazia!

Fra Lorenzo, contentissimo, corse a raccontare al maestro dei novizi la prodezza pedagogica e il progresso del servizievole “Ave Maria”. Il frate lo mandò a chiamare per verificare l’evento, e chiese che gli dicesse quello che aveva imparato. Tuttavia, egli riuscì a pronunciare soltanto “Ave Maria”... poiché del resto si era dimenticato!

– Non c’è stato alcun miglioramento!

– conclusero i religiosi. In quel periodo egli indossava l’abito di frate laico ed era conosciuto in tutta la regione, come Fra Ave Maria. La cappella era il suo luogo preferito. Quando non era impegnato nelle faccende quotidiane, passava ore davanti al tabernacolo o in ginocchio ai piedi della bella statua di Maria Ausiliatrice, in raccoglimento e con un sorriso sulle labbra.

Fra Ave Maria passò la vita intera nel monastero e realizzò con totale abnegazione e generosità i compiti più semplici: spazzava il pavimento, sbucciava le patate o lavava i piatti in cucina, con la massima diligenza. E, contrariamente a quanto era stato profetizzato alla sua nascita, sembrava essere l’uomo meno importante del mondo...

Ormai vecchio, una malattia non molto grave gli costò la vita ed egli fu seppellito nel cimitero del convento. Quell’anima misteriosa lasciò un tale vuoto nella comunità che, il giorno seguente, prima dell’alba, alcuni frati si trovavano a pregare presso la sua tomba.

E quale non fu la loro sorpresa quando, all’ora dell’Angelus, spuntò dal terreno un ramo verde, sulla cui cima sbocciò un bianchissimo giglio. Sui suoi petali si poteva leggere il saluto angelico, scritto in lettere dorate: “Ave Maria”!

L’abate, commosso, dichiarò ai religiosi lì riuniti:

– Quanto insondabili e meravigliosi sono i disegni di Dio! Quest’uomo, che tutti consideravamo incapace e sprovvisto di doni, era oggetto di un amore specialissimo della Madonna. Infatti, quando lasciamo che le nostre misere azioni siano colte e presentate al Signore dalle mani immacolate di Maria, Ella le riveste con un manto d’oro e le fa risplendere agli occhi dell’Altissimo... Impariamo da fra Ave Maria, che ha fatto della sua vita un vero inno di lode alla Santissima Vergine!

(Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2016, n. 157, p. 44 - 45)

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