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Storie per bambini

Discreta ed efficace protezione

Pubblicato 2016/03/09
Autore : Suor Letícia Gonçalves de Sousa, EP

Sentendosi ferito, Gabriele credette di essere giunto alla fine. La sua vita gli scorse in un istante davanti agli occhi. Quello che più lo affliggeva era di aver mostrato tanto disprezzo per San Giuseppe...

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Sentendosi ferito, Gabriele credette di essere giunto alla fine. La sua vita gli scorse in un istante davanti agli occhi. Quello che più lo affliggeva era di aver mostrato tanto disprezzo per San Giuseppe...

Suor Letícia Gonçalves de Sousa, EP

La Prima Guerra Mondiale sorprese il mondo per la sua violenza, in virtù delle macchine che lo sviluppo tecnologico dell’epoca era riuscito a elaborare. Tra esse si distinguevano gli aerei, seminatori di morte, i cui terribili attacchi inondavano di soldati gravemente feriti il pronto soccorso dell’ospedale da campo.

Discreta ed efficace protezione.jpg
Abbiamo trascorso la mattinata molto animatamente
facendo andare il trenino di qua e di là

Dopo uno dei bombardamenti, vi era giunto in modo misterioso un ragazzo. Nessuno sapeva chi lo avesse portato e lui non smetteva di balbettare:

– Dio la benedica! Dio la benedica! E, per favore, perdoni la mia ingratitudine...

Confuso, il medico di turno, Dr. Teobaldo, gli chiese:

– Ragazzo, come sei arrivato qui? Tu sei l’unico del decimo battaglione che è sopravvissuto all’attacco aereo! Nessuno dei tuoi compagni è riuscito a fuggire dalla pioggia di bombe nemiche.

Si fece un momento di silenzio. Il giovane militare cominciò a piangere e, singhiozzando, narrò la sua storia...

* * *

Quando ancora ero bambino, un giorno feci visita a un amico, di una famiglia molto benestante. Ho avuto una grande gioia nel vedere che aveva un meraviglioso trenino giocattolo. Abbiamo trascorso la mattina intera molto animatamente, facendolo andare di qua e di là. Abbiamo giocato, giocato, giocato!

La signora Giuseppina, la madre di quest’amico, ci contemplava compiaciuta. Più tardi, vedendo che la mia gioia era contagiosa, decise di darmi un regalo:

– Gabrielino, quando tu giochi con mio figlio, lui è così contento che non so come ringraziarti. Cosa desideri che io ti dia come ricordo?

Gridai subito:

– Io voglio un trenino così!

Quella signora aveva molto rispetto per mia madre e mi spiegò:

– Sicuramente lo avrai. Proprio ieri sono andata nel negozio di giocattoli e ce n’è ancora uno disponibile. Tuttavia, è necessario che prima tu chieda autorizzazione a tua madre.

Non voglio darti nulla senza che lei acconsenta. Non posso descrivere l’euforia con cui tornai a casa. Tra salti, urla e grida, l’abbracciai, dicendo:

– Mamma, avrò in regalo uno straordinario trenino!...

Lei, molto spaventata, mi ha chiesto il motivo dell’insolito entusiasmo. Allora le raccontai tutta la vicenda, in frasi sconnesse, e con impazienza le chiesi di parlare il più presto possibile con la signora Giuseppina. Lei, però, restava in silenzio e, davanti alla mia insistenza, mi consigliò:

– Figlio mio, credo che la miglior scelta sarebbe una statua di San Giuseppe, per assumerlo come tuo patrono e protettore. La signora Giuseppina ne possiede alcune bellissime a casa sua e sono sicura che, se glielo chiedi, lei ne sceglierà una delle più belle e preziose.

Deluso, ribattei:

– Ma, mamma, io voglio un trenino uguale a quello del mio amico!

Invano lei tentò di farmi cambiare idea... Indignato, andai un’altra volta a casa del mio compagno:

– Signora Giuseppina, mia madre vorrebbe avere una statua di San Giuseppe. Però... io, no!!! Preferisco un trenino!!...

Senza dire altro, tornai a divertirmi col giocattolo e trascorsi il pomeriggio intero con questo, insieme al mio amico. Al momento di andarmene, la signora Giuseppina mi consegnò un pacchetto enorme e mi raccomandò:

– Porta San Giuseppe con attenzione e manda i miei saluti alla tua devota mamma.

Amareggiato, presi commiato da lei e da suo figlio, e me ne andai via. Giunto a casa, la mamma mi aspettava, come al solito. Le misi il pacchetto in mano, senza far cerimonie, e le dissi:

– Ecco qui il tuo Giuseppe!

– Figliolo, apriamo il pacco e preghiamo insieme il padre adottivo del Bambino Dio.

– Se vuoi, prega tu! – le risposi, risentito. Per me fu difficile persino guardare la statua. Non potevo far pace con San Giuseppe, poiché a causa sua era rimasto senza il tanto agognato trenino. Questa situazione perdurò fino ad oltre la mia adolescenza.

Sono cresciuto con questa avversione e, raggiunta l’età, sono stato chiamato a servire nell’esercito. Pieno di grandi ideali, iniziavo la carriera militare. Con lo scoppio della guerra, però, tutto è diventato più difficile. Numerosi soldati furono inviati al fronte, e fra loro c’ero io.

Salutai i miei genitori, che piangevano copiosamente. Mia madre, ormai anziana, mi ha portato davanti a San Giuseppe, promettendo che avrebbe pregato per me lì tutti i giorni e avrebbe tenuto sempre un giglio fresco vicino alla statua, come segno della sua fiducia e devozione all’insigne protettore.

Sono partito pieno di orgoglio. Invece, le cose erano ben differenti da quello che immaginavo... Ad ogni battaglia mi sentivo lì lì per lasciare questo mondo. I miei compagni cadevano, uno dopo l’altro, feriti a morte. E, oggi, in mezzo al bombardamento, ho udito uno scoppio fragoroso:

– Brruumm!!!

Un intenso dolore mi ha preso il petto e ho pensato di essere arrivato alla fine. Tutta la mia vita è scorsa in un istante davanti ai miei occhi. E quello che più mi affliggeva era aver mostrato tanto disprezzo per San Giuseppe, nel corso degli anni...

Pentito, gli ho chiesto perdono e sono svenuto. Poco tempo dopo ho cominciato a svegliarmi e, ancora semiincosciente, ho sentito un gradevole profumo di giglio e ho ascoltato una voce ferma che mi diceva:

– Gabriele, in fretta, usciamo di qui! Ho aperto gli occhi e ho visto un uomo robusto che, con un gesto cordiale, mi tendeva la mano. L’ho presa senza opporre resistenza e insieme siamo arrivati, non so come, fino alla porta dell’ospedale. Ormai un po’ più sveglio, gli ho chiesto:

– Come sai il mio nome? Perché hai rischiato in questo modo per me? Come ti chiami?

– Mi chiamo Giuseppe e sono il tuo patrono! – mi ha risposto – Ti conosco fin da piccolo e, anche se tu non mi volevi bene, mi è impossibile non rispondere alle suppliche perseveranti di tua madre.

Detto questo, è sparito.

* * *

Facendo un sospiro profondo, il soldato ferito ha così continuato:

Illustrazioni: Edith Petitclerc
Discreta ed efficace protezione 2.jpg
“Ancora semiincosciente, sentii un gradevole profumo di giglio e ascoltò una voce”

– Gli infermieri, allora, mi hanno trovato, e ora sono qui. Il Dr. Teobaldo, ha visto in questo un segnale del Cielo. Da molto sentivo un forte desiderio di diventare sacerdote, ma lottavo contro questa idea. La vita militare mi sembrava più gradevole e prestigiosa. Ora, desidero con tutta la mia anima di abbracciare la via sacerdotale.

Gabriele recuperò presto dalle sue ferite. Terminata la guerra, fu ordinato e si convertì in un fervente propagatore della devozione a San Giuseppe. Lo menzionava sempre nei suoi sermoni e non perdeva occasione per ricordare quanto discretamente ed efficacemente il Santo Patriarca protegga tutti quelli che a lui ricorrono, come proteggeva, in Terra, la Sacra Famiglia di Nazareth.

(Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2016, n. 154, p. 46 - 47)

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