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Storie per bambini

La ricompensa dell’anacoreta

Pubblicato 2015/11/09
Autore : Suor Antonella Ochipinti González, EP

Com’era possibile, si chiedeva l’eremita, che chi ha abbandonato il mondo per dedicarsi alla penitenza e alla preghiera meritasse lo stesso premio di chi ha sempre vissuto nel lusso della corte...

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Com’era possibile, si chiedeva l’eremita, che chi ha abbandonato il mondo per dedicarsi alla penitenza e alla preghiera meritasse lo stesso premio di chi ha sempre vissuto nel lusso della corte...

Suor Antonella Ochipinti González, EP

Ametà del mese di marzo, la primavera annunciava il suo arrivo, rivestendo di colori la bella natura dell’Europa Centrale. Iniziava anche la stagione dei tornei e i più laboriosi cavalieri già si preparavano per le competizioni.

Tra la gente non si parlava d’altro:

– Quali saranno i partecipanti di

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Quando si stavano approssimando i giochi
finali, Carlo ricevette una terribile notizia

quest’anno?

– Chi sarà il vincitore?

– Penso che, questa volta, anche il principe prenderà parte alle contese!

Cominciarono i tornei! Ogni giorno i cavalieri davano un nuovo spettacolo di forza e destrezza. Due di loro, in particolare, erano il centro di tutte le attenzioni: il giovane conte Carlo, compagno d’armi del principe, di soli 17 anni, e un ricco nobile, anch’egli giovane, erede del ducato di Bretagna. Prima di quella stagione essi non si erano mai incontrati. Bastarono pochi giorni, però, per guardarsi l’un l’altro con alterigia, rivaleggiando tra loro in vanità, invidia e desiderio di onori.

Quando si stavano approssimando i giochi finali, in cui si sarebbero affrontati i vincitori di molte lotte, Carlo ricevette una terribile notizia: il principe, che partecipava anche lui ai giochi, era morto improvvisamente, in conseguenza di una caduta da cavallo avvenuta in uno degli scontri.

– Com’è passeggera questa vita! – sospirò Carlo – Potrei esser morto io al posto suo! Tutto finisce quando meno ci si aspetta: i tesori, gli abiti, gli onori e persino il corpo, di cui tanto andiamo orgogliosi e cui dedichiamo tante cure! Alla fine, restano solo le nostre opere, siano esse buone o cattive...

Riflessioni serie e profonde come queste si agitavano nella sua mente. Era Dio che gliele suscitava, avvalendoSi del triste evento per inviargli grazie di conversione... Continuò a partecipare alle competizioni, ma era evidente che i suoi pensieri erano da tutt’altra parte. Alla vigilia dell’ultimo combattimento, nel quale si sarebbe conosciuto il vincitore finale, Carlo decise di ritirarsi per dare un nuovo indirizzo alla sua esistenza: sarebbe stato anacoreta!

– Cosa gli è accaduto?

– si chiedevano tutti, stupefatti.

La Provvidenza lo aveva invitato a fare penitenza per i suoi peccati e a rinunciare ai piaceri futili del mondo, scambiandoli con una vita di raccoglimento e preghiera, simile a quella degli antichi eremiti del deserto.

Visse solitario nel bosco per settant’anni, alimentandosi solo di frutti e sementi. Rispondendo alle sue ferventi preghiere, un giorno, quando era ormai anziano e prossimo ad abbandonare questa vita terrena, Gesù gli apparve e lui Gli chiese:

– Quale sarà la mia ricompensa in Cielo?

Nostro Signore fissò l’anacoreta con lo sguardo e lo trasportò misticamente in un ricchissimo palazzo, dove un nobiluomo, seduto su un piccolo trono e anziano come lui, contemplava il firmamento attraverso una grande finestra, pensoso.

– La tua ricompensa sarà uguale a quella di questo nobile – gli disse Gesù. In un primo momento Carlo pensò di non aver capito bene la risposta. Quell’uomo era il ricco erede bretone che, settanta anni prima, aveva gareggiato in fama con lui durante i tornei di primavera! Com’era possibile che la ricompensa di chi viveva attorniato dal lusso e dal prestigio fosse uguale a quella di chi aveva abbandonato famiglia, fortuna e palazzo, per passare il resto della vita dedicandosi alla penitenza e alla preghiera?

Perplesso, osò chiedere di nuovo:

– Allora, Signore, a che cosa sono serviti tanti anni di privazioni e sofferenza?

– Carlo – gli rispose Gesù – non lasciarti ingannare dalle apparenze. Quando ti sei ritirato dai tornei, anche quest’uomo è caduto in sé e si è pentito della sua superbia, ma non ha sentito, come te, la vocazione di ritirarsi nel deserto. Ha fatto una buona Confessione generale e ha cominciato, a partire da allora, a condurre una vita virtuosa e distaccata. Buona parte delle sue ricchezze sono state usate in opere di carità, nella costruzione di cappelle o per aiutare sacerdoti bisognosi. Non ha mai smesso di pregare e di frequentare con fervore i Sacramenti, e così ha dato molta gloria al Padre mio che è nei Cieli.

– È giusto che egli sia premiato – disse l’eremita. Tuttavia, la ricompensa non dovrebbe essere maggiore per chi ha abbandonato tutto per causa tua?

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È giusto che egli sia premiato. Tuttavia, la ricompensa
non dovrebbe essere maggiore per chi ha
abbandonato tutto per causa tua?

Non è dal valore dei beni rinunciati che si misura l’attaccamento. Una dama, per esempio, può usare molti gioielli con totale distacco, senza macchiare minimamente la sua anima, e un anacoreta può vivere tremendamente preoccupato per la sua umile brocca di argilla...

Carlo, sbalordito, sgranò gli occhi! Infatti, quante volte aveva interrotto la preghiera per vedere se la sua brocca era ben sicura, senza che ci fosse il rischio che cadesse per terra! Con quanta cura la puliva perché fosse sempre lustra e libera da ogni minimo segno di muffa... Arrivava a svegliarsi di notte, preoccupato, per la possibilità che un animale la rovesciasse e lui restasse senza l’acqua fresca che tanto piacere gli procurava nella sua vita ascetica...

– Non hai capito, Carlo – continuò Gesù – ma il demonio è riuscito a utilizzare la tua brocca per allontanarti dal cammino della perfezione. E, per questo, il tuo merito non è maggiore di quello di chi ha saputo usare i beni terreni con saggezza.

Due grosse lacrime rotolarono sul volto solcato di rughe del povero asceta.

– Ti sono valse, tuttavia, le abbondanti preghiere che hai fatto a mia Madre. Per merito Suo salverai la tua anima.

Carlo sentì come se dense squame gli cadessero dagli occhi. Pentito, cadde in ginocchio e ricorse, ancora una volta, al materno ausilio della Madonna. Gli doleva il fatto di aver permesso che nel suo cuore si originasse l’attaccamento per quell’oggetto, che avrebbe dovuto rivolgersi tutto alle cose del cielo, e chiedeva a Lei, in qualità di buonissima Madre, di trovare un qualche modo di sopperire all’amore che aveva negato al suo Divino Figlio...

Del tutto grato per questa perfetta contrizione, Gesù perdonò interamente le colpe dell’anacoreta e gli aumentò ancor più i meriti, attendendo alle suppliche di sua Madre Santissima che aveva interceduto per lui. Così, chiudendo gli occhi a questa vita, il vecchio Carlo, finalmente staccato da questo mondo, entrò giubilante nella gloria dei Cieli!

(Rivista Araldi del Vangelo, Novembre/2015, n. 151, p. 48 - 49)

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