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Commenti al Vangelo

Una sordità peggiore della sordità

Pubblicato 2015/09/16
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Il miracolo della guarigione del sordomuto ci mette in guardia contro la pericolosa prospettiva di una sordità molto peggiore di quella fisica: la chiusura delle nostre anime alla voce di Dio.

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"Vangelo"

Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32 Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33 Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”. 35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36 E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano. 37 e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti! (Mc 7, 31-37).

 Francisco Lecaros   
Gesù guarisce il sordomuto.jpg
Gesù guarisce il sordomuto nella regione
della Decapoli - Biblioteca del Monastero
di Yuso, San Millán de la
Cogolla (Spagna)

Il miracolo della guarigione del sordomuto ci mette in guardia contro la pericolosa prospettiva di una sordità molto peggiore di quella fisica: la chiusura delle nostre anime alla voce di Dio.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I – La prospettiva cristiana nell’Antico Testamento

Le meraviglie apprese da un bambino nelle lezioni di catechismo del giorno d’oggi non sono state nemmeno sognate nell’Antico Testamento dai più grandi patriarchi, re o profeti. Infatti, senza la rivelazione fatta da Nostro Signore Gesù Cristo, essi non avrebbero potuto mai concepire, per esempio, l’esistenza della Santissima Trinità – mistero irraggiungibile dall’intelligenza umana e conoscibile solo a partire dalla testimonianza di Dio stesso. Lo stesso si dica della profusione di grazie portata in abbondanza da Nostro Signore, dal momento della sua Incarnazione, e che si sarebbe sparsa per tutto il genere umano, al punto da rendere possibile condurre una vita simile a quella del Paradiso Terrestre, sebbene, è chiaro, senza i benefici fisici né gli altrettanti doni perduti col peccato dei nostri progenitori.

Non è eccessivo, pertanto, affermare che questi grandi uomini siano stati ciechi verso quello che un bambino dei nostri giorni vede, sordi per quello che lui intende, e persino paralitici, perché non riuscivano a realizzare le opere di cui siamo capaci dopo la Redenzione operata dal Divino Agnello. Ciechi, sordi e paralitici di Dio...

Una salvezza soprattutto spirituale

Ora, tali carenze impedivano loro anche di penetrare nella più profonda realtà espressa nelle profezie e in altri testi sacri, redatti sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Infatti, leggendo le Scritture, possiamo considerare ogni affermazione e descrizione nel loro senso letterale, o analizzarle da un punto di vista spirituale.

Nel passo del Libro di Isaia, presentato questa domenica come prima lettura (35, 4-7a), il profeta trasmette la voce di Dio che annuncia vendetta e ricompensa: “Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi’” (35, 4). Evidentemente, Isaia sta parlando, soprattutto in senso spirituale, riguardo agli effetti della venuta del Messia: una tale infusione di grazie, una Redenzione così sovrabbondante che vendicherebbe il peccato e tutta la furia di Satana contro l’umanità, di modo che il coraggio di praticare il bene diventerebbe fortissimo e scomparirebbero i timori. Questa salvezza non consiste nel liberarsi da un attacco militare, da una situazione di pagamento di imposte, o da qualcosa di simile, come molti ebrei speravano, ma nell’evitare l’inferno o un’eternità nel Limbo, dove sarebbero andati coloro che fossero morti nella giustizia, se non ci fosse stata la Redenzione.

Gesù: medico dei corpi, ma in modo speciale delle anime

Usando immagini un po’ drammatiche, Isaia continua: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto” (35, 5-6). Ugualmente, questa profezia non si limita al suo significato concreto, poiché Nostro Signore cominciò a guarire tutte le infermità trovate lungo il percorso, creando un legame completo tra la malattia corporale e quella morale. Egli diceva: “Va’, la tua fede ti ha salvato” (Mc 10, 52); “Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio” (Gv 5, 14); o “Va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 11).

Francisco Lecaros
Nostro Signore Gesù Cristo.jpg
Nostro Signore Gesù Cristo guarisce i malati, di
Giovanni di Borgogna - Museo di Belle Arti,
Salamanca (Spagna)

Tutte queste guarigioni hanno anche un carattere simbolico e in esse il più grande miracolo non è tanto quello fisico ma quello spirituale. Se tutta l’umanità, formando una fila intorno alla Terra, avesse le braccia tagliate e un Angelo andasse a ricollocare le braccia di ognuno, non sarebbe un miracolo così grande quanto quello che si opera quando si riceve l’assoluzione di un peccato mortale, perché nel confessionale non si tratta di restituire un membro al corpo, ma di far sì che la vita divina, espulsa col peccato, rianimi quell’anima.

Sulla base di queste considerazioni, il Vangelo della 23a Domenica del Tempo Ordinario ci pone in una prospettiva bellissima e molto appropriata al nostro giovamento spirituale.

II – La guarigione del sordomuto

31 Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32 Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

Quando si verificò questo fatto, Nostro Signore era in terre pagane, nelle quali, in principio, avrebbe potuto avere più tranquillità che in Israele, dove era invariabilmente seguito da moltitudini. Tuttavia, a questo punto della sua vita pubblica, si era diffusa la sua fama di taumaturgo e, ovunque, era ricercato da molti bisognosi. Per questa ragione, alcuni uomini portarono da Gesù un sordomuto.

L’uso del verbo “portarono” rende chiaro che il malato non era giunto da solo fino al Divino Maestro, implorando aiuto. Furono i suoi compagni che chiesero a Nostro Signore di imporgli le mani, gesto che era, dall’Antico Testamento, utilizzato per impetrare la guarigione di un malato. Sebbene fosse raro, i sacerdoti avevano ancora il potere di guarire ai tempi di Gesù. Egli, tuttavia, non seguirà il mero costume degli ebrei, ma assumerà altri atteggiamenti.

Un modo attento di infondere fiducia

33a Lo prese in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi...

Siccome quelli che chiesero per il sordomuto sentivano e parlavano, cioè, avevano fede, Nostro Signore li avrebbe soddisfatti. Tuttavia, desiderava non solo porre rimedio alla sordità, ma anche infondere la fede nell’anima del malato.

Gesù avrebbe potuto guarire a distanza, come fece con il servo del centurione romano, quando questi Gli disse: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito” (Mt 8, 8). Ed Egli rispose: “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! [...] Va’, avvenga per te come hai creduto” (Mt 8, 10.13). In quell’istante, il servo si alzò dal letto. Così, anche con il sordomuto sarebbe bastata una parola di Gesù; tuttavia, siccome non sentiva, Egli volle che l’uomo sentisse fisicamente chi lo stava guarendo. Per questo, Nostro Signore toccò con le dita le orecchie del malato, affinché fosse chiaro che la forza proveniva unicamente da Lui. Infatti, se questi o quei Santi furono taumaturghi straordinari, oltrepassando le leggi della natura, fu in virtù di una partecipazione al potere divino, che solo Nostro Signore Gesù Cristo possiede in pienezza, essendo Dio.1

Monte delle Beatitudini.jpg
L’Arco di Trionfo, a Tiro; il Castello del Mare, a Sidone; il Mar della Galilea
visto dal Monte delle Beatitudini

33b ...con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”. 35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

Nostro Signore toccò con la propria saliva... È un modo, a prima vista, prosaico tra creature concepite nel peccato originale. Senza dubbio, con Gesù non accade la stessa cosa, perché tutto in Lui è santità. Si tratta della saliva della bocca di Dio... Per ciò si può misurare la dimensione del privilegio nell’esserci qualcosa che passi da Lui a questo poveretto, a manifestare la provenienza della guarigione.

Già questo sarebbe sufficiente. Tuttavia, è curioso notare che è stato solo dopo che Gesù ha detto “Effatà! – Apriti!” che si aprirono le orecchie e si sciolse la lingua dell’uomo. In questo modo, il Maestro faceva capire al sordo che Lui stava chiedendo quella forza dal cielo. Diventano chiare, in quest’atto, le due nature in Nostro Signore: quella umana e quella divina. Egli, come Uomo, mette le dita nelle orecchie del sordo, sospira, geme e parla; come Dio, è Lui che guarisce.

Il dovere di non parlare mai di sé

36 E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano. 37 e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

  Bandwagonman at English Wikipedia (CC by-sa 3.0)
Formiche mentre trasportano foglie.jpg
Formiche mentre trasportano foglie

Gesù sapeva perfettamente, da tutta l’eternità, che essi non avrebbero obbedito a questa raccomandazione. Allora, qual è stata la ragione di averla data? L’Uomo-Dio avrebbe potuto dire qualcosa di inutile? Nulla di quanto ha fatto Nostro Signore è stato invano. Egli ha ammonito di non commentare, per servire da esempio ad perpetuum – specialmente per tutti gli orgogliosi – che quando uno realizza un’opera di Dio, con l’aiuto della grazia, non deve richiamare l’attenzione su di sé e mettersi al centro degli avvenimenti, ma mettere in risalto il Signore. Inoltre, ci insegna a non chiedere mai agli altri che facciano propaganda a nostro riguardo.

Le persone, al contrario, a dispetto della raccomandazione del Salvatore, divulgavano l’azione di Dio perché erano prese da contentezza e da grande ammirazione per il fenomeno cui avevano assistito.

III – La sordità spirituale, malattia terribile

Tornando alle nostre considerazioni iniziali, su che cosa dobbiamo focalizzare la nostra attenzione, per quanto riguarda il Vangelo di questa domenica? Dobbiamo analizzarlo in senso letterale? È evidente, poiché questo miracolo ci offre un fondamento per la nostra fede. Sì, Nostro Signore ha concesso l’udito a quell’uomo e la facilità nell’uso della sua lingua, con l’intento di dimostrare che Lui è Dio e di prepararci al Regno che verrà. Ciò nonostante, non è l’unico punto di vista per interpretare l’accaduto. C’è da vedere anche, in questo episodio, un significato spirituale che deve guidare il nostro comportamento.

Il Divino Maestro ha voluto rendere chiaro, per i secoli futuri, che Lui è venuto a portare il rimedio per la sordità e il mutismo spirituale caratteristici dell’Antico Testamento. Tuttavia, non possiamo dimenticarci che queste malattie spirituali si sono aggravate nel mondo moderno.

Dio parla con noi in ogni momento

Dio entra in contatto con noi in continuazione, poiché non abbandona mai una sua creatura e ha un vero impegno nel rivolgerSi a lei nei modi più diversi. Da un lato, attraverso la creazione: tutto quello che esiste ci parla di Dio. Persino esseri in apparenza insignificanti, come una formichina che fa un enorme sforzo per portare una foglia, ci attestano l’esistenza di Dio che ha tratto dal nulla le creature e le sostiene in ogni istante.

D’altra parte, Nostro Signore è salito al Cielo, ma ci ha lasciato una Chiesa visibile mediante la quale ci trasmette la sua Parola. Con la dottrina pontificia, con sermoni magnifici, con la considerazione della Provvidenza Divina che percorre le pagine delle Sacre Scritture, o con l’ambiente di certe chiese bellissime, dove è impossibile che non si stabilisca un legame tra la persona e Dio... Insomma, quanti Santi, quanti scritti, quante arti, quante altre meraviglie non possiede la Santa Chiesa per far arrivare a noi la voce di Dio!

A volte sono fatti ed eventi concreti che rivelano la presenza dell’Altissimo. Per esempio, uno sbaglia e riceve una punizione! È Dio che manifesta quanto ama quella creatura. Perché? Perché si dice nella Scrittura: “il Signore corregge chi ama”, (Pr 3, 12). Per uno può essere una dura prova che si risolve in un beneficio; un altro è perseguitato per la sua virtù, ma, a un certo momento, trionfa, perché il bene non manca mai di prevalere. O allora, la morte repentina di un conoscente ci fa ricordare che siamo, sempre, a un passo dall’eternità...

Comunque, non è solo con i mezzi esterni – in sé quanto preziosi! – che Dio comunica con noi. Egli ci parla anche nel nostro intimo, in diverse circostanze, con grazie attuali in quantità, attraverso discreti soffi e mozioni intime. Inoltre, per quanto incallito possa essere un peccatore, Dio non smette mai di pungolare la sua coscienza, affinché si renda conto dei suoi errori.

Si deve stare attenti e rispondere prontamente

Ora, la vita spirituale consiste nella reciprocità verso questa costante voce di Dio che ci chiama ad maiora: è necessario non solo ascoltarla, ma anche corrispondere ad essa. Perché se è mancanza di educazione non ricambiare il saluto di uno che incrociamo, soprattutto è impensabile questo atteggiamento verso Dio. Dobbiamo avere l’atteggiamento di Samuele quando ascolta l’appello del Signore: si è alzato immediatamente, e ha detto: Præsto sum – Eccomi! (cfr. I Sm 3, 5).

Foto: Pedro Fábio
La morte del giusto e la morte del peccatore.jpg
Chiesa di Nostro Signore del Bonfim.jpg
La morte del giusto e la morte del peccatore - Chiesa di Nostro
Signore del Bonfim, Salvador (Brasile)

Perché succede, allora, che diventiamo sordi, se Dio parla con tanta verve e attraverso così tanti mezzi? La causa principale di questo male è che apriamo il cuore a voci strane, incuranti di Dio e che non conducono a Lui. L’impurità, l’avidità di denaro, il piacere della vita e le concessioni fatte al peccato rendono coriaceo l’orecchio spirituale, e sporca e intorpidita l’anima. Abbruttito dal fragore dei suoi sensi, l’uomo perde la capacità di ascoltare lo Spirito Santo e diventa interamente refrattario alla voce di Dio. Questa non significa più nulla per lui, non lo impressiona né gli tocca il fondo dell’anima. Il sordo spirituale è talmente incapace di comprendere le questioni della Fede, quanto un cane è incapace in relazione ai ragionamenti dell’intelligenza umana. Nostro Signore stesso Si lamenta varie volte – lo verifichiamo nei Vangeli– riguardo al popolo che ascolta, e non intende. Per questo, Egli intimava a quelli che assistevano alla sua predicazione: “Chi ha orecchi per intendere intenda!” (Mc 4, 9).

Il pericolo di cadere nella sordità parziale

Tuttavia, esiste anche la sordità parziale. Ascoltando certi temi spirituali vibriamo e persino ci emozioniamo... ma, in parte. Ecco che il linguaggio usato dal mondo, con tutte le sue attrattive, ci seduce e, a volte, al posto di combattere tali sollecitazioni, le accettiamo. Allora, le orecchie piene di questi rumori non percepiscono più quella voce divina austera, ma molto soave e dilettevole, purché sappiamo apprezzarla. Infatti, com’è possibile ascoltare la voce di Dio mentre abbiamo l’attenzione rivolta al trambusto della televisione, della radio, del cinema, di internet e di tante altre cose? Come mantenersi in una prospettiva che faccia crescere la nostra fede, se i nostri atti sono completamente sprovvisti di qualsiasi significato soprannaturale, visto che viviamo in pratica come atei? Come avere il pensiero catturato dalla grandezza e bellezza di Dio quando abbiamo la nostra mente tutta presa da ciò che è immorale? Due obbiettivi opposti non possono trovarsi nella stessa azione dell’uomo: è Dio o Satana, è il Cielo o l’inferno.

Questo ci porta a concludere che il mondo, in generale, è molto più sordo di quanto, in principio, immagineremmo. Chi oggigiorno parla di Dio? Chi Lo mantiene al centro delle proprie preoccupazioni? Quanti pregano seriamente?

Ora, se non c’è preghiera, non c’è conversazione con Dio; se non c’è conversazione con Dio, c’è solo sordità.

È superfluo dire che tale infermità porta come conseguenza il mutismo, al quale ben possiamo dare come significato soprannaturale la dimenticanza di glorificare Dio. Il sordo non ha Dio sulle labbra e non eleva la sua considerazione al Creatore; la sua conversazione è grossolana, orientata verso cose da nulla e... con facilità gli piace parlare di se stesso. È muto perché, entrando in dialogo col demonio, ha reso la sua lingua incapace di discorrere sulle verità della Fede.

Il rimedio: approssimarsi a Lui

A questo punto ci chiediamo: “Qual è il rimedio per tutto questo?”. Lo troviamo nel Vangelo di questa domenica: il sordomuto è presentato a Gesù, poiché solo il potere di Dio deve sanare chi arriva allo stato di sordità e di mutismo spirituale. Pertanto, non si tratta di fuggire da Lui, ma di cercarLo. Lui, Nostro Signore lo ha preso in disparte. Particolare simbolico, perché in mezzo al tumulto del mondo, alle attrazioni della sensibilità e alle illusioni del demonio, è impossibile per un sordo rendersi conto della propria situazione spirituale. Per tale motivo, occorre toglierlo dalle occupazioni moralmente pericolose, separarlo dalle cattive relazioni, portarlo a staccarsi da tutto quello che lo allontana da Dio. Ossia, la prima condizione per la guarigione è unirsi a Dio e allontanarsi dal mondo.

Per perseverare nella decadenza morale della società dei nostri giorni, è indispensabile non abbandonare la mano tesa da Cristo e chiedere che il dito divino, simbolo del Suo potere, sia posto nelle nostre orecchie. Inoltre, chiediamo una infusione della sapienza di Nostro Signore, rappresentata dalla sua saliva, poiché, senza di essa, a nulla varrebbe recuperare l’udito e la parola.

Gustavo Kralj
Adorazione Eucaristica perpetua nella Basilica della Madonna del Rosario.jpg
Adorazione Eucaristica perpetua nella Basilica della Madonna del Rosario, Caieiras (Brasile)

Gesù ci tocca, attraverso i Sacramenti. Se Egli ha guarito con la saliva, immaginiamo quale non sarà l’effetto dell’Eucaristia – che è Lui in sostanza –, se la prendiamo con fede e apertura dell’anima!

Recuperata la voce, parliamo di Lui a tutti!

Infine, non dimentichiamoci che Lui, “guardando verso il Cielo, emise un sospiro”. È la manifestazione del suo desiderio che i nostri occhi siano posti continuamente in cielo. Solo così – al Suo ordine, “Effatà!” – le orecchie si aprono e la lingua si scioglie per cominciare a parlare senza difficoltà! Come quelli che assistettero al portentoso miracolo del Vangelo, noi dobbiamo uscire a diffondere le sue meraviglie per porre il mondo intero a conoscenza della misericordia usata verso di noi, come miglior modo di riparare alle colpe commesse ed essere grati a Colui che ci ha guariti. Principalmente, facciamo in modo di non custodire mai in fondo all’anima legami con la fonte delle nostre cattiverie e con le occasioni che ci portano a peccare.

Che Maria Santissima ci ottenga la grazia di non cadere mai nel difetto terribile di tacere intorno alle cose della Fede e, anche quando dovremo trattare di questioni secondarie attinenti i nostri obblighi, facciamolo sempre col desiderio di tornare presto a orizzonti più sublimi.

1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.7, a.7, ad 1; q.13, a.2, ad 3.

(Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2015, n. 149, p. 08 - 15)

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