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Commenti al Vangelo

La giusta misura del fervore eucaristico

Pubblicato 2015/06/22
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Considerare la grandezza della generosità divina manifestata nell'Eucaristia aiuta a misurare quale debba essere il nostro ardore per questo ineguagliabile Sacramento.

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Francisco Lecaros
Ultima Cena, del Maestro di Sigena.jpg
Ultima Cena, del Maestro di Sigena - Museo Nazionale d'Arte della Catalogna, Barcellona

Vangelo

12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: "Dove vuoi che andiamo a preparare perché Tu possa mangiare la Pasqua?" 13 Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: "Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. 14 Là dove entrerà, dite al padrone di casa: 'Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui Io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?' 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi".

16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. 22 E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: "Prendete, questo è il mio Corpo". 23 Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse loro: "Questo è il mio Sangue dell'Alleanza, che è versato per molti. 25 In verità vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel Regno di Dio". 26 Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il Monte degli Ulivi (Mc 14, 12-16.22-26).

Considerare la grandezza della generosità divina manifestata nell'Eucaristia aiuta a misurare quale debba essere il nostro ardore per questo ineguagliabile Sacramento.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I – L'Uomo-Dio Si dà in alimento agli uomini

La luce della fede è imprescindibile per contemplare, seppure per pochi istanti, l'elevatezza e la bellezza del mistero dell'Incarnazione del Verbo, poiché l'intendimento umano, abbandonato alla sua sola capacità, non ci riesce. Se non ci fosse l'ausilio della grazia, mai sarebbe possibile ammettere che Dio ha voluto manifestarSi al mondo in questa forma, promuovendo l'unione della natura divina con quella umana nella Seconda Persona della Santissima Trinità. Gesù è veramente Uomo, con intelligenza, volontà e sensibilità – oltre ad aver assunto un corpo sofferente, la cui origine è stata miracolosa, ma che si è sviluppato in modo normale, secondo le leggi della natura – e, allo stesso tempo, Egli è pienamente Dio. Dio disteso in una mangiatoia; Dio che discute nel Tempio con i dottori della Legge; Dio che vive con i suoi genitori a Nazareth; Dio che abbraccia la vita pubblica; Dio che è crocifisso... Quanti atti di adorazione e gratitudine dovremmo fare ogni volta che consideriamo questo mistero, e con quanto fervore converrebbe chiedere a Nostro Signore l'aumento della nostra fede in Lui!

Ora, se tale è la nostra ammirazione di fronte alla grandezza del Verbo che "Si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1, 14), non meno ardente deve essere il nostro atteggiamento davanti alla Sacra Eucaristia, il mistero che riassume tutte le meraviglie realizzate da Dio per la nostra salvezza.1 Come ben osserva padre Monsabré, "l'Incarnazione è il capolavoro di Dio. Ma questo stesso capolavoro, personale e vivo, Gesù Cristo, Figlio di Dio Incarnato, non Si accontenta di proclamare, alla maniera dei capolavori umani, la gloria del sublime Artista che l'ha creato. Sovranamente intelligente, buono e potente, Egli ha voluto produrre un'opera di capitale importanza tra tutte quelle che suo Padre celeste Gli ha fatto fare. Questa opera è l'Eucaristia".2

Così, nell'Incarnazione, il Figlio eterno di Dio Si vela nella carne; nell'Eucaristia, Gesù nasconde non solo la sua Persona Divina, ma la sua umanità, sotto le specie del pane e del vino. Nell'Incarnazione, Egli ha cominciato a vivere e ad agire come noi, dall'interno della santità increata, sostanziale e infinita di Dio. Nell'Eucaristia, Egli vuole, con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità, abitare dentro di noi. Nell'Incarnazione, la comunicazione e l'unione sono state solamente con una natura singolare, l'umanità santissima di Cristo; nell'Eucaristia, Gesù Si unisce a chiunque Lo riceva, come Egli stesso ha detto: "Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in Me e Io in lui" (Gv 6, 56). Tale unione tra Dio e l'uomo è la più intima che si possa immaginare, inferiore soltanto all'unione ipostatica. È qualcosa di così grandioso che causa meraviglia!

Il Vangelo di oggi, che porta alla nostra considerazione il racconto dell'istituzione di questo Sacramento, "tra tutti il più importante e quello che conclude gli altri",3 invita a meditare sulla sua inesauribile ricchezza e a crescere nella sua devozione. Lo stesso Salvatore anelava a questo momento, come ha manifestato ai discepoli, all'inizio dell'Ultima Cena: "Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione" (Lc 22, 15).

II – Il mistero della Fede per eccellenza

Il Divino Maestro si trovava sulla via di Gerusalemme quando, per la terza volta, annunciò ai discepoli la sua Passione (cfr. Mt 20, 17- 19; Mc 10, 32?34; Lc 18, 31?34). Più tardi, già dopo la Domenica delle Palme, Egli rivelò loro la data esatta di questo evento: "Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e che il Figlio dell'Uomo sarà consegnato per essere crocifisso" (Mt 26, 2).

Nel frattempo, i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo, riuniti nella casa di Caifa, cospiravano contro Gesù e deliberavano sui metodi per catturarLo con astuzia e ucciderLo. Ma siccome temevano di provocare un tumulto nella moltitudine, decisero di agire soltanto dopo il termine della festa (cfr. Mt 26, 4?5). Fu allora che Giuda Iscariota andò da loro, offrendogli il suo perfido contributo per il crimine. Gli promisero trenta monete d'argento, e "da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo" (Mt 26, 16).

Foto: Francisco Lecaros
Tradimento di Giuda e Ultima Cena.jpg
Tradimento di Giuda e Ultima Cena, di Giovanni Canavesio – Affreschi
della cappella di Notre-Dame-des-Fontaines, La Brigue (Francia)

La Cena che inaugurò la vera Pasqua

12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: "Dove vuoi che andiamo a preparare perché Tu possa mangiare la Pasqua?"

Le commemorazioni della Pasqua, principale festività giudaica, si estendevano per una settimana, essendo il primo giorno riservato alla cena solenne in cui si mangiava l'agnello pasquale, seguendo le indicazioni date da Dio agli israeliti all'epoca dell'esodo dall'Egitto (cfr. Es 12, 1?14). Siccome il pane fermentato era proibito durante questo periodo, si consumavano pani senza lievito, e per questo la solennità era designata anche come festa degli Azzimi.

Ora, il Signore Gesù è il vero Agnello Pasquale, l'"agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo" (I Pt 1, 19?20). Pertanto, la cerimonia che gli Apostoli si impegnavano a preparare sarebbe stata l'inizio della realizzazione di quanto la Pasqua israelita prefigurava, poiché nella Santa Cena di quella notte Egli avrebbe consacrato "il principio del suo sacrificio, ossia, della sua Passione, consegnandoSi ai suoi discepoli nei misteri del suo Corpo e Sangue".4

Un soave invito a Giuda

13a Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: "Andate in città..."

Essendo Giuda Iscariota il responsabile per la logistica del Collegio Apostolico, spettava a lui prendere i provvedimenti per la celebrazione. Tuttavia, il racconto di un altro Evangelista indica che furono Pietro e Giovanni i discepoli che Nostro Signore incaricò per questo lavoro (cfr. Lc 22, 8). Con divina delicatezza e bontà, il Maestro lasciava trasparire a Giuda che aveva conoscenza del crimine da lui tramato con i sinedriti. Se ci fosse stato nel traditore un briciolo di amore verso Dio e di buon senso, il procedere di Gesù gli avrebbe pungolato la coscienza, portandolo a rendersi conto dell'immensa gravità di quel peccato e a desistere dal suo intento. Invece, nulla di questo è accaduto, poiché il suo cuore era completamente indurito nel male.

Possiamo fare qui un'applicazione alla nostra vita spirituale. A volte, persone con cui conviviamo – sia un superiore, un collega o anche un inferiore – ci danno a intendere che percepiscono in noi un difetto mal combattuto o ci mettono in guardia per una situazione brutta nella quale ci troviamo. Di fronte a questi inviti, terremo chiusa la nostra anima, imitando la perversità di Giuda?

Il Divino Maestro ha voluto evitare turbamenti durante la Cena

13b "...e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. 14 Là dove entrerà, dite al padrone di casa: 'Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui Io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?' 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi".

Il luogo scelto dal Redentore, come scenario dell'atto di somma importanza che si sarebbe realizzato, era un'ampia sala decorata con distinzione ed eleganza (cfr. Lc 22, 12). Bei tappeti, tessuti, tendaggi e raffinata mobilia componevano gradevolmente l'ambiente. Secondo il costume del tempo, nei banchetti i tavoli erano disposti a forma di "U" e i commensali non mangiavano seduti come oggi, ma semidistesi su divani distribuiti sul lato esterno del tavolo. Il lato interno rimaneva libero per permettere il servizio. Il posto d'onore – che all'occasione avrebbe dovuto esser occupato da Nostro Signore – si trovava al centro.

Giuda, avido di informazioni sulle circostanze e sul luogo della cena – poiché riteneva che fosse questo il momento opportuno per consegnare Nostro Signore –, certamente ascoltava attentamente queste indicazioni. Ma Gesù desiderava celebrare la Pasqua senza nessuna interruzione; "non voleva esser turbato dai suoi nemici prima che giungesse 'la sua ora' e, soprattutto, prima della donazione e dell'amoroso lascito della Sacra Eucaristia che voleva donare alla sua Chiesa".5 Per questo istruì i due Apostoli in modo da rendere impossibile al traditore di scoprire con anticipo dove sarebbe stata la cena, dimostrandogli ancora, indirettamente e in maniera maestosa, che era a conoscenza di tutto. Di fronte a questa nuova lezione, Giuda ancora una volta recalcitra e la sua cattiveria aumenta d'intensità.

La freddezza degli Apostoli

16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

San Pietro e San Giovanni eseguirono con tutta prontezza la missione che il Maestro aveva loro affidato. Oltre che a procurare l'agnello senza difetto, di un anno – che si immolava nel Tempio, dopo mezzogiorno, con un rito appropriato alla Pasqua –, prepararono anche gli altri alimenti prescritti dalla Legge, come i pani azzimi e le erbe amare, che rappresentavano le sofferenze del popolo ebreo durante la prigionia in Egitto.6

Sergio Hollmann
Comunione degli Apostoli.jpg
Comunione degli Apostoli – Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, Santander (Spagna)

Analizziamo, in questo passo, un altro aspetto dell'atteggiamento dei due Apostoli. Trovando tutto come Gesù "aveva detto loro", entrambi poterono verificare quanto le sue parole fossero dense di significato e saggezza. C'era da aspettarsi che, impressionati da tale constatazione – certamente accompagnata da grazie speciali –, essi volessero sapere da Nostro Signore la ragione esatta della scelta di quel luogo e il simbolismo di quello che sarebbe lì avvenuto. Niente nel Vangelo, tuttavia, indica questa iniziativa da parte degli Apostoli, perché non erano abituati a riflettere sulla trascendenza di quello che il Divino Maestro diceva loro, come pure dei suoi esempi, atteggiamenti e gesti. Quanto differente era la postura della Madonna che, dotata di scienza infusa, custodiva tutte queste cose nel suo cuore (cfr. Lc 2, 51)!

E noi? Quante opportunità ci sono offerte per approfondire le nostre conoscenze sulla dottrina cattolica, penetrare in qualche aspetto della Fede o in un punto della morale, e non manifestiamo interesse! Non sarà questa una colpa? Chiediamo oggi perdono a Gesù, per intercessione di sua Madre Santissima, per le nostre negligenze a questo riguardo.

D'altra parte, qual era lo stato d'animo degli altri Apostoli? Nel passo del Vangelo selezionato per questa Solennità si omettono alcuni versetti intermedi, i quali narrano l'inizio della Cena e il momento in cui il Salvatore rivelò ai Dodici che uno di loro Lo avrebbe tradito. La domanda che allora Gli fecero, uno dopo l'altro – "Sono forse io?" (Mc 14, 19) –, può essere interpretata come un sintomo dello stato di freddezza nel quale si trovavano. Le parole di Gesù toccarono profondamente la loro anima, e ognuno, conscio della propria mancanza di fervore, si pose il problema: "Non sarà un messaggio per me?". È anche un indizio di questa situazione spirituale il fatto che non diffidassero di Giuda. Convivevano con lui, sapevano che "era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro" (Gv 12, 6), ma non sospettarono che fosse capace di un'infamia maggiore.

In tale atmosfera di freddezza generale e, peggio ancora, con il tradimento annidato nel cuore di uno degli Apostoli, Nostro Signore Gesù Cristo istituirà il Sacramento dell'Amore.

La parola di Gesù è creatrice

22 E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: "Prendete, questo è il mio Corpo". 23 Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse loro: "Questo è il mio Sangue dell'Alleanza, che è versato per molti. 25 In verità vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel Regno di Dio".

Le parole di questi versetti – che sono ripetute quasi senza variazioni dagli altri sinottici e da San Paolo (cfr. Mt 26, 26?29; Lc 22, 17?20; I Cor 11, 23?25) – costituiscono il fondamento della nostra fede nell'Eucaristia.

Stephen Nami
Adorazione eucaristica nella Basilica.jpg
Adorazione eucaristica nella Basilica
della Madonna del Rosario,
Caieiras (Brasile)

Tutto quello che è rivelato da Dio è mistero della Fede, ma l'Eucaristia lo è per eccellenza. Quando il sacerdote proferisce la formula della Consacrazione, dobbiamo credere che il pane e il vino che vediamo, proviamo, annusiamo e persino tocchiamo con la lingua, e la cui apparenza non è cambiata in nulla, sono diventati Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. I sensi ci ingannano – e non solo in questioni di fede! –, poiché essi percepiscono soltanto gli accidenti e non captano la sostanza. Ma, grazie alla fede che illumina l'intelligenza, sappiamo che lì c'è Gesù Sacramentato.

Qual è la ragione che ci porta ad accettare questa verità? L'affermazione di Nostro Signore: "Questo è il mio Corpo... Questo è il mio Sangue...". Perché la sua parola è divina; dunque, è creatrice, è legge, è "viva, efficace" (Eb 4, 12), produce quello che significa e "dura per sempre" (Is 40, 8). Al cieco che Gli ha supplicato la guarigione, Gli è bastato rispondere "Và, la tua fede ti ha salvato" (Mc 10, 52), e l'uomo recuperò la vista in quell'istante. E quando Lui ordinò al morto di quattro giorni, "Lazzaro, vieni fuori!" (Gv 11, 43), costui ritornò alla vita ipso facto. Allo stesso modo, se Lui, "Figlio onnipotente di Dio, capace delle più grandi e più incomprensibili meraviglie, mi dice, mostrandomi il pane, 'Questo è il mio Corpo', sono obbligato a prendere le sue parole alla lettera".7

Il Dottore Angelico indica vari motivi per spiegare la convenienza che si nasconda alla nostra sensibilità la sostanza del Corpo e Sangue di Cristo. Tra gli altri, così lo ha stabilito la Provvidenza Divina perché se vedessimo Nostro Signore chiaramente nell'Ostia, non avremmo il coraggio di comunicarci.8 Egli è stato molto buono con noi, coprendoSi con il velo delle Sacre Specie.

La gioia di Dio nel darSi

26 Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il Monte degli Ulivi.

Bellissimo è questo versetto finale, tanto per l'episodio che narra quanto per il suo profondo simbolismo. Prima di partire per il Monte degli Ulivi, dove sarebbe iniziato il dramma della Passione, Gesù cantò insieme agli Apostoli un bell'inno di azione di grazie intitolato Hallel, proprio della liturgia ebraica per la celebrazione della Pasqua. Come sarà stata magnifica la voce di Nostro Signore che intonava questo canto, con il quale manifestava la sua gioia per aver istituito l'Eucaristia e per il fatto che la Madonna e Lui stesso si erano comunicati!

Questo passo – che, di per sé, ci porterebbe a vaste considerazioni – evidenzia l'infinito desiderio di darSi che c'è in seno alla Santissima Trinità. Dio, immutabile ed eterno, non necessitava della creazione. Questo è stato un supremo atto di liberalità, di consegna e di generosità, il cui apice è l'Eucaristia, poiché creare per comunicare la sua felicità agli esseri intelligenti e porSi sempre a loro disposizione, è già molto; ma creare affinché, a un certo punto, il Verbo Si incarni e, essendo Dio, Si offra agli uomini come alimento, è inimmaginabile! Neppure gli Angeli potrebbero meditare qualcosa di così audace!

Il dovere della reciprocità

Vediamo in questa audacia quanto Dio ami ognuno di noi. Egli ha promosso l'ordine dell'universo in funzione dell'Eucaristia, perché vuole unirci a Lui in una forma straordinaria e diventare nostro schiavo. Sì, infatti, quando il sacerdote pronuncia la formula della Consacrazione, Lui obbedisce alla sua voce, opera la transustanziazione e si rinnova in forma incruenta il Sacrificio del Calvario. L'Eucaristia è, pertanto, simbolo della schiavitù di Dio a noi, ma, soprattutto, della nostra schiavitù a Lui, poiché se Egli così Si consegna a noi, è necessario che anche noi ci consegniamo a Lui senza riserve!

È a questa intera fiducia e reciprocità riguardo a Gesù Eucaristico che la Solennità del Corpus Domini ci invita. Allontaniamo dal nostro orizzonte l'egoismo, il pragmatismo, gli interessi personali e contempliamo, pieni di gioia ed entusiasmo, questa donazione di Dio a noi e, inoltre, la possibilità che Egli ci concede di restituirGli con un amore simile, mantenute le debite proporzioni tra Creatore e creatura. Tale deve essere il nostro impegno!

III – L'Eucaristia, Maria e noi

Espressione ineguagliabile della benignità del Signore Gesù nell'Eucaristia è il fatto di poterLo adorare esposto nell'ostensorio. Se il Sole trae vantaggi per la nostra salute fisica, molto maggiore è il beneficio che il Creatore del Sole prodiga alla nostra salute spirituale quando stiamo davanti a Gesù-Ostia!

La nostra coscienza davanti all'Eucaristia

Tuttavia, siccome non sempre le nostre disposizioni corrispondono a quello che Lui si aspetta da noi, è opportuno soffermarci per un esame di coscienza. Nella mia quotidianità, com'è la mia devozione all'Eucaristia? Ho l'abitudine di centrare in essa la mia attenzione, attività e preoccupazioni? Passando davanti al Santissimo Sacramento, in una chiesa, cerco di adorar- Lo con fervore? O mi lascio condurre dalla routine? Mi comunico nella Santa Messa, persuaso che Nostro Signore Gesù Cristo esce dal ciborio contento di unirSi a me e, penetrando nel mio essere, mi santifica l'anima e il corpo? Dopo la Comunione, la mia azione di grazie ha l'adeguata solidità e fervore? Io Lo ringrazio per avermi fatto suo tabernacolo, stabilendo con me un rapporto che mai avrà con un sacrario materiale, per quanto prezioso questo sia, e per essere entrato in consonanza con me, purificando le mie intenzioni, avendomi dato forze soprannaturali e irrobustendo in me le virtù e i doni dello Spirito Santo?

Devo ricordarmi che tra quelli che hanno ricevuto l'Eucaristia nella Santa Cena, c'era il traditore di Gesù...9 Sarà che, come lui, qualche volta ho avuto la disgrazia di comunicarmi sacrilegamente, avendo, cioè, commesso una colpa grave che mi aveva spogliato della grazia di Dio? Supplicherò Nostro Signore, con energia, che questo non mi venga mai a succedere!

Con il suo Sacro Cuore traboccante di affetto, ma anche di giustizia, Gesù richiede a ognuno di noi al giorno d'oggi: "Che cosa hai fatto di questo beneficio straordinario, il più grande tesoro che ti ho lasciato?". E dalle sue labbra sentirò la recriminazione per le volte in cui L'ho ricevuto con freddezza, o in fretta, preso da distrazioni volontarie, o in mezzo a una colposa insensibilità, o ancora macchiato dal peccato, nel caso sia incorso in questa disgrazia...

Il più eccelso tabernacolo

È possibile che, arrivando a questo punto della lettura, sentiamo la coscienza accusarci. Rivolgiamoci allora alla Madonna, nel cui chiostro verginale – il più perfetto dei tabernacoli – il Bambino Gesù visse per nove mesi.

Francisco Lecaros
Ultima Cena ? Chiesa di San Giovanni Battista, Quejana.jpg
Ultima Cena – Chiesa di San Giovanni Battista, Quejana (Spagna)

Non è difficile immaginare l'impostazione di spirito da Lei avuta durante questo periodo di gestazione. Per quanto fosse occupata nelle sue faccende quotidiane o conversasse con altre persone, tutto il suo essere si concentrava nel Divino Ospite che Lei portava in Sé. Ecco il vero raccoglimento! Tutti i pensieri, sentimenti ed emozioni di Lei convergevano su Nostro Signore Gesù Cristo e, fortemente appassionata per Lui, Lo adorava come Dio e Lo amava come Figlio suo. È Lei l'unica Madre che ha potuto amare suo Figlio con totale intensità, senza il minimo timore di amarLo più di Dio... perché era lo stesso Dio! Sprofondata nella sua umiltà e nella completa dimenticanza di Se stessa, Si considerava come "Colei che non è", e adorava continuamente "Colui che è", nel suo seno purissimo. Magnifico spettacolo di modestia e sublimità inconcepibili! Un cuore materno fatto di magnanimità, dal quale salgono e scendono movimenti grandiosi, simili alle onde del mare o al suono di melodie celestiali... Ora si eleva in un rapimento per l'Infinito, ora si china pieno di tenerezza sul piccolo Infante.

Anch'io, quando mi comunico, accolgo dentro di me il Verbo Incarnato con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità, e Lui vi permane, come in un trono, per un certo tempo. Con gli occhi fissi sull'esempio mariano di compenetrazione, elevazione e gratitudine a Dio, mi batterò il petto implorando perdono a Gesù per tutte le mie Comunioni gelide e, rivolgendomi alla Santissima Vergine, Le chiederò: "O Maria, Tu, che confondi il tuo pensiero con quello di Nostro Signore; Tu, che accordi la tua vita con la sua; cosa pensi, o Madre, della mia indifferenza verso Colui che, essendo mio Creatore e Redentore, Tu mi hai dato per Fratello? O Madre mia, Tu che tanto ami Gesù, fa' che io Lo ami! Tu, che tutto puoi presso Nostro Signore, ottienimi che Egli Si impossessi del mio cuore. AmarLo è tutto! AdorarLo è tutto! Se io Lo amo come devo, secondo il tuo esempio, l'Eucaristia sarà il centro della mia esistenza, il luogo sacro della mia felicità, la fonte della mia generosità. O Madre mia, sia questa la tua opera nella mia anima!".

1 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO. De Sacramento Eucharistiæ. C.I.
2 MONSABRÉ, OP, Jacques-Marie- Louis. Le Mystère Eucharistique. In: Exposition du Dogme Catholique. Grâce de Jésus-Christ. II - Eucharistie. Carême 1884. 9.ed. Paris: Lethielleux, 1905, vol.XII, p.5.
3 SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. III, q.65, a.3.
4 SAN BEDA. In Marci Evangelium Expositio. L.IV, c.14: ML 92, 270.
5 FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. Pasión, Muerte y Resurrección. Madrid: Rialp, 2000, vol.III, p.100.
6 Cfr. Idem, p.102.
7 MONSABRÉ, op. cit., p.21.
8 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. III, q.75, a.5.
9 Cfr. Idem, q.81, a.2.

(Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2015, n. 145, p.  8 - 15)

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