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Storie per bambini

Si deve giudicare dalle apparenze?

Pubblicato 2015/01/16
Autore : Suor Ariane Heringer Tavares, EP

Un'elemosina, per amor di Dio! Un'elemosina... – Vi ho già detto che non ho nulla!

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Nel cuore della notte, Lucrezio ha scalato il muro, essendo visto dalla guardia che ha cominciato a gridare: "Al ladro! Al ladro!"

Suor Ariane Heringer Tavares, EP

Un'elemosina, per amor di Dio! Un'elemosina...

– Vi ho già detto che non ho nulla!Storia per bambini.jpg

– Fuori di qui, pigro, e non venirmi a tormentare di nuovo! Rimproveri e umiliazioni come queste facevano parte della quotidianità di Lucrezio, un povero gobbo che da molti anni vagava per quella pittoresca città tra le colline.

Nessuno sapeva con certezza la sua origine: alcuni dicevano che, quando era ancora molto piccolo, era stato abbandonato dai genitori, perché non erano in grado di mantenerlo o, chissà, perché era nato con una tale deformazione irreversibile … Semplici ipotesi, perché nemmeno lui sapeva da dove veniva.

Un sacco di volte era andato in cerca di qualche lavoro, per poter guadagnare quanto bastava per la sua sussistenza, ma, a causa del suo corpo deforme, otteneva sempre la stessa risposta:

– No!!!...

Egli non aveva nemmeno dove abitare! Viveva senza meta, ora rifugiandosi in caverne, ora in casa di qualche anima caritatevole, cosa che succedeva molto raramente! Si potrebbe dire che Lucrezio era un monumento d'infelicità. Tutti lo respingevano, non riusciva ad avere niente di quello che desiderava e con moltissima difficoltà otteneva il pane quotidiano.

Tuttavia, questo poveruomo aveva un'anima d'oro, rassegnata alla volontà di Dio e molto devota alla sua Madre Santissima. Mentre camminava per le strade con un sacco molto logoro, nel quale metteva quello che gli donavano, era solito pregare la Madonna chiedendo che benedisse la sua giornata. Aveva tanto entusiasmo per la Vergine delle vergini che era facile vederlo improvvisare canti in Sua lode.

Un giorno decise di dirigersi in una parte della città che non era solito frequentare, perché nella zona in cui mendicava quotidianamente tutte le porte gli si erano chiuse.

Che fosse questo un atteggiamento saggio? Se dove già lo conoscevano gli negavano l'aiuto, si può immaginare come sarebbe stato trattato in un luogo dove non lo avevano mai visto! Ma non c'era altro mezzo: o si esponeva al rischio, o sarebbe morto di fame ... si mise il sacco in spalla e cominciò la sua lenta camminata.

Salendo qui, scendendo là, Lucrezio percorse vie sconosciute. Poco a poco capì che il panorama che si apriva davanti ai suoi occhi era molto differente: le case erano più grandi e più belle, le finestre ornate di fiori, le vie pavimentate con pietre. Disse, allora, tra sé e sé:

– In case grandi come queste ci dev'essere molto spazio... La notte sta arrivando e non sono riuscito ad avere nemmeno un pezzo di pane. Vergine Santissima, soccorrimi! Che ci sia qui qualcuno che mi ospita?

Decise di tentare la sorte bussando alla porta della casa più vicina. Dopo qualche istante di silenzio, si udì la voce soave di una signora. Era Margherita, una ricca vedova che viveva lì col suo unico figlio Leopoldo, che era in viaggio.

– Chi è? – chiese.

– Un'elemosina, per carità, o almeno qualcosa da mangiare ...

– Aspetta un attimo.

La porta si aprì e la signora Margherita uscì a dargli del pane. Vedendo il suo volto stanco e sofferente, e oltretutto quell'enorme gobba, si riempì di compassione.

– Entri. Credo sia meglio che passi la notte qui. A quest'ora le strade sono molto pericolose.

Pieno di gioia, ma stupefatto per una così generosa accoglienza, Lucrezio raccontò alla signora un po' della sua storia ed entrò in casa, dove gli fu servita una cena deliziosa e preparata una camera per dormire.

Il mattino dopo, ringraziò calorosamente per l'accoglienza e, salutando, se ne stava per andare a continuare la sua vita di elemosina.

– Dove vai? – chiese la signora Margherita.

E non ottenne risposta...

– Che ne dici di lavorare qui? Credo che in giardino ci sarebbe molto da fare.

Lucrezio non riusciva a credere a quello che stava udendo e accettò la proposta. Era una risposta alle sue preghiere! Tuttavia, cosa avrebbe detto Leopoldo quando, al ritorno, avesse trovato in casa sua un povero gobbo? Entro due settimane era previsto il suo ritorno...

Purtroppo Leopoldo non possedeva il cuore generoso e cristiano di sua madre. Era molto attaccato al denaro e quando vide il nuovo giardiniere si riempì d'ira, insistendo con la madre affinché fosse mandato via.

Lucrezio, avendo capito quello che stava succedendo, decise di abbandonare la casa in segreto per non essere la causa di brighe o tristezza per la buona signora. Nel cuore della notte, mentre tutti dormivano, prese il suo vecchio sacco, pieno dei doni che aveva ricevuto dalla signora Margherita, e scalò il muro in silenzio.

In quel momento passava per la via una guardia. Vedendo quella strana figura sopra il muro, cominciò a urlare:

– Al ladro! Al ladro!

   Edith Petitclerc 
Storia per bambini2.jpg
Tuttavia, il tempo passava e il
reo non moriva...

Tutto il vicinato accorse per vedere di cosa si trattava. Acciuffarono il poveretto, che faceva di tutto per sostenere la sua innocenza, ma inutilmente. Nonostante la difesa della signora Margherita, Leopoldo testimoniò contro di lui, inventando accuse assurde che, però, furono ritenute vere. Portato nel tribunale della città fu condannato all'impiccagione, come un vile malfattore. Lucrezio non poteva fare nulla. Si raccomandò soltanto alla Madonna, fiducioso che Lei stessa avrebbe risolto il suo caso...

Infine, arrivò il giorno fissato per l'esecuzione. Mentre camminava in direzione del patibolo, Lucrezio pregava:

– Vergine Santissima, vieni in mio aiuto! Maria Santissima, soccorrimi!

I carnefici lo sospesero al laccio e rimasero in attesa della sua morte. Molti di quelli che assistevano si rallegrarono, poiché finalmente quel gobbo così sgradevole non sarebbe più tornato a tormentarli. Tuttavia, il tempo passava e il reo non moriva... Al contrario, diventava sempre più rosso e sorridente!

– Egli sta tornando vivo! – esclamò il sindaco della città.

E ordinò che lo lasciassero lì appeso altri due giorni. Scaduto il tempo e vedendo che Lucrezio era realmente vivo, il sindaco lo fece sciogliere, poiché quello era un miracolo che provava la sua innocenza! Stupito, interrogò il gobbo su quanto era accaduto:

– Ora, siccome ho sempre avuto molta devozione per la Madonna, mi sono raccomandato a Lei affinché mi aiutasse nell'ultima ora. Nell'istante dell'esecuzione, è venuta una bellissima Dama a sostenermi per aria, impedendo che la corda m'impiccasse, e lì è rimasta fino a poco fa... Sentivo così tanta gioia che sarebbe stato meglio che non mi aveste tolto dal patibolo!

È chiaro che, grazie a questo incredibile miracolo, Lucrezio fu assolto. E gli abitanti del luogo impararono a non giudicare più dalle apparenze... Qualche tempo dopo, egli entrò come frate laico in un monastero, nel quale, anni più tardi, morì in odore di santità.

(Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2015, n. 141, p. 46 - 47)

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