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Commenti al Vangelo

Non si deve dar tempo al tempo, ma all’eternità

Pubblicato 2015/01/12
Autore : Gaudium Press

La comunicazione di Dio con l'uomo – in particolare negli episodi più salienti narrati nella Sacra Scrittura – è il punto centrale a partire dal quale si svolge la Storia.

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Gesù chiama San Pietro e Sant?Andrea2.jpg
La chiamata degli Apostoli, di Domenico Ghirlandaio - Cappella Sistina, Città del Vaticano

Vangelo

14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea proclamando il vangelo di Dio e diceva: 15 "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo!" 16 Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17 Gesù disse loro: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini". 18 E subito, lasciarono le reti e lo seguirono. 19 Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. 20 E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui (Mc 1, 14-20).

La chiamata alla conversione e l'annuncio del Regno ci collocano nella prospettiva di un "tempo abbreviato" che deve esser vissuto in funzione dell'eternità.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.jpgMons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I – Vivere nel tempo sotto la prospettiva dell'eternità

La comunicazione di Dio con l'uomo – in particolare negli episodi più salienti narrati nella Sacra Scrittura – è il punto centrale a partire dal quale si svolge la Storia. Come sarebbe desiderabile assistere a tutte le meraviglie dell'azione divina nel corso dei secoli, dal grande belvedere dell'eternità, che abbandoneremmo solo nel breve periodo tra la nostra nascita e l'istante della morte! Tuttavia, dato che viviamo dentro il tempo, questo non è possibile. Ma facciamo anche noi parte della Storia, e tutto quello che è venuto prima di noi, così come il presente e il futuro, ha un'intima relazione con noi. Come, allora, associarci ai passi di Dio in tutte le epoche?

La Liturgia permette di rivivere la Storia della salvezza

Ecco la meraviglia della Liturgia! Infatti, essa ci fa partecipare non solo agli avvenimenti celebrati, ma anche alle stesse grazie concesse a ognuno di loro, come afferma Papa Pio XII nell'Enciclica Mediator Dei: "L'anno liturgico, che la pietà della Chiesa alimenta e accompagna, non è una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato, o una semplice e nuda rievocazione di realtà d'altri tempi. Esso è, piuttosto, Cristo stesso, che vive sempre nella sua Chiesa e che prosegue il cammino di immensa misericordia da Lui iniziato con pietoso consiglio in questa vita mortale, quando passò beneficando (cfr. At 10, 38) allo scopo di mettere le anime umane al contatto dei suoi misteri, e farle vivere per essi; misteri che sono perennemente presenti ed operanti, non in modo incerto e nebuloso".1

Da un mese e mezzo si è aperto il nuovo Ciclo Liturgico con il periodo dell'Avvento, che rivive nel corso di quattro settimane – dedicate alla penitenza e alla richiesta di perdono per le nostre colpe – l'attesa da parte dell'umanità dell'arrivo del Messia. Ci vincoliamo, così, ai millenni che sono seguiti all'uscita di Adamo ed Eva dal Paradiso fino alla nascita del Redentore. Esultando di gioia per la certezza che un cambiamento si sarebbe verificato e le cose avrebbero assunto un'altra prospettiva, accogliamo Gesù la notte di Natale, Gli facciamo visita con i pastori e i Re Magi, fuggiamo con Lui in Egitto, e Lo incontriamo nel Tempio, separato dalla Madonna e da San Giuseppe. Più tardi assistiamo al suo Battesimo, la cui commemorazione conclude le feste e introduce il Tempo Ordinario, in cui contempleremo nel corso dei mesi l'inizio della vita pubblica di Nostro Signore, i miracoli da Lui realizzati, l'indignazione dei farisei nel percepire la diffusione di una dottrina nuova dotata di potenza (cfr. Mc 1, 27), diversa da tutto quanto insegnavano, come pure l'insicurezza e l'invidia che li porta a voler uccidere il Figlio di Dio.

Tempo Ordinario significa tempo di lotta, di sforzo nel compimento del dovere, di abnegazione, di impegno a estirpare le nostre vanità, misure fondamentali per la formazione del carattere. Non è per caso che in questa 3a Domenica udiamo il Divino Maestro dichiarare: "Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino".

Che tempo è questo? Qual è il tempo che stiamo vivendo? Avanzano senza interruzione le lancette dell'orologio, si succedono i secondi, i minuti scorrono. La nostra vita è regolata dall'attesa degli istanti successivi e del domani... Che messaggio ci porta questa Liturgia parlando della creatura tempo, mentre ci invita a entrare nel Regno di Dio?

La predicazione di Giona

Nella prima lettura (Gio 3, 1?5.10) Dio incarica il profeta Giona, per la seconda volta, di predicare a Ninive, missione che, come leggiamo nei capitoli precedenti, egli accetta controvoglia. Convinto che i suoi abitanti non si sarebbero convertiti, può darsi che egli abbia pensato che gli ammonimenti almeno sarebbero serviti come elemento per condannarli, e per questo parte con impeto di distruzione, tanto più che i niniviti erano annoverati tra gli avversari dei giudei. Siccome era una città dedita ai vizi e aveva concetti religiosi deviati, predire il suo castigo finiva per essere un diletto per Giona. Grande era l'estensione di Ninive, al punto che erano necessari tre giorni per percorrerla tutta, ma il profeta non ha risparmiato sforzi per proclamare: "Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta" (Gio 3, 4).

Ora, il re e il popolo presero sul serio le sue parole: "credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo" (Gio 3, 5). Perché agirono così? Perché il Signore ha mostrato il loro cammino, e la sua verità li ha orientati e condotti, come recita il Salmo Responsoriale (Sal 25, 4a.5a) della Liturgia di oggi. In questo modo essi hanno acquisito una nozione chiara della direzione che dovevano seguire, e hanno corrisposto alla grazia, attirandosi la benevolenza del Cielo: "Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece" (Gio 3, 10).

In questa domenica la Chiesa desidera che, sull'esempio dei niniviti, anche noi ascoltiamo la voce di Gesù che ci esorta: "Convertitevi e credete nel Vangelo!".

II – Il solenne annuncio del Regno: "Convertitevi!"

14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15 "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo!"

Francisco Lecaros
San Giovanni Battista davanti a Erode.jpg
San Giovanni Battista davanti a Erode - Cattedrale di
San Maurizio, Mirepoix (Francia)

Il Divino Maestro esercitava il suo ministero in modo discreto, in concomitanza con gli ultimi mesi della predicazione del Precursore. Secondo il racconto dell'Evangelista San Giovanni – oggetto della considerazione della Liturgia della scorsa domenica (cfr. Gv 1, 35?42) –, in quel periodo Cristo incontrò coloro che in seguito avrebbero costituito il numero dei Dodici, essendo da Lui chiamati in maniera definitiva, come riferisce San Marco nei prossimi versetti.

La notizia della prigionia di San Giovanni Battista costituì il segnale atteso da Gesù che era giunta l'ora determinata dal Padre per dare inizio alla sua vita pubblica, aprire le cateratte della grazia e accentuare il tono della sua voce, predisponendo le anime al suo apostolato. "Una volta consegnato Giovanni" – commenta San Girolamo – "subito Egli stesso inizia a predicare. Con la Legge in declino nasce, di conseguenza, il Vangelo".2 A partire da questo momento nessun'altra preoccupazione Lo ferma, se non quella di compiere la missione redentrice che Gli era stata affidata e mostrare la via della salvezza. Qual è questa via?

In virtù dell'unione ipostatica, Nostro Signore Gesù Cristo è Dio e Uomo vero; c'è in lui una giunzione misteriosa tra le due nature, nella Persona del Verbo, che la nostra intelligenza non avrebbe mai compreso senza un dono divino: la fede, sulla Terra, e la visione beatifica, nell'eternità. Come Uomo, Egli dirà di Se stesso: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14, 6). Così, la richiesta di Davide, ripetuta nel Salmo Responsoriale – "Mostrami, o Signore, la tua via, la tua verità mi orienti e mi conduca!" –, diventa in Lui pienamente realizzata. Formulando questo desiderio mancava al re-profeta l'idea esatta, come abbiamo oggi, di qual era questa Via. A noi che La conosciamo, è, dunque, indispensabile una conversione.

La chiamata alla conversione e la prospettiva dell'eternità

Convertirsi significa cambiare vita, prendere una direzione differente da quella che si seguiva, proprio come fecero i niniviti davanti alla predicazione di Giona. Convertirsi significa uscire da una situazione materialista, naturalista e umana, per assumere una postura angelica, soprannaturale e divina; dimenticare i problemi banali per fissarsi in una prospettiva nuova, non più quella del tempo, ma quella dell'eternità, cioè, quella del Regno di Dio. A chi di noi è stato rivelato il momento della morte? Nemmeno uno molto giovane sa se durerà per lunghi anni...

Quando riceviamo il Battesimo, passiamo dalla condizione di pure creature umane a quella di figli di Dio. Nell'istante in cui le acque battesimali sono cadute sulle nostre teste, tutti i peccati che potessimo aver commesso, se siamo stati battezzati da adulti, sono stati perdonati – inclusi i crimini peggiori – e la nostra anima è stata rivestita di una bianca tunica. È in questo stato che dobbiamo mantenerla durante tutta quanta la vita; e se capiterà che un pezzo di questa veste dell'innocenza rimanga impigliato in una staccionata o essa sia macchiata dal fango, basta un esame di coscienza coronato da una richiesta di perdono e l'assoluzione sacramentale perché sia restaurata. L'importante è conservarla sempre bianca, perché a qualunque ora – persino oggi stesso! – possiamo essere chiamati a render conto e, senza questa prerogativa, non saremo accettati nel Regno di Dio. Ecco quello che la Liturgia ricorda con le parole: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino".

Così sorge, nella 3a Domenica del Tempo Ordinario, questa creatura di Dio: il tempo. E dato che ai suoi occhi il tempo non esiste, perché tutto è presente, come figli di Dio noi siamo invitati a vivere in funzione dell'eternità.

III – Un esempio di cambiamento di vita

Bell'esempio di conversione ci è offerto ancora dal Vangelo, nel quale Nostro Signore convocherà quattro pescatori – Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni – per cambiare vita, lavoro e situazione.

La psicologia del pescatore

16 Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.

È curioso osservare che la scelta sia ricaduta su pescatori. Gesù avrebbe potuto designare sacerdoti, sinedriti, membri delle scuole rabbiniche – le università dell'epoca – o qualsiasi altra persona di maggior proiezione e influenza sociali. Ma ha voluto pescatori...

Analizziamo le caratteristiche del pescatore. Per avere successo egli ha bisogno di avere talento, un certo tatto, un "sesto senso", proprio della sua professione. Al risveglio al mattino, dal vento, dall'atmosfera, dall'aria di mare e dal tipo di onde, sa se il mare è pescoso e favorevole o se aleggia una minaccia di tempesta, potendo egli stesso correre rischi; quali i punti dove gettare la rete, e quelli che devono essere evitati. Egli sa che specie di pesce corrisponde a ogni stagione dell'anno, quando è arrivata la stagione della deposizione delle uova e il periodo in cui i pesci salgono, e distingue anche i costumi dei più svariati banchi di pesce. Tutta questa conoscenza finisce per costituire una sua seconda natura.

Egli si dedica alla pesca per la propria sussistenza e non per puro dilettantismo. Più ancora, tocca al pescatore metter su un'impresa, essendogli richiesto di adeguare le arti della pesca al rapporto con la gente del luogo e, pertanto, non solo di intendersene di pesca, ma di corrispondere ai desideri dei consumatori della città. Per questo la sua vita si svolge tra l'attività della pesca e gli interessi umani, cosa che gli offre, oltre alla percezione delle acque, un affinato senso psicologico. Se è un ottimo pescatore, ma un cattivo negoziante, o il contrario, il suo mestiere si tradurrà in un disastro. Ora, è tra i pescatori che Cristo elegge i suoi. Perché?

La grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona

17 Gesù disse loro: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini".

Gli Apostoli avrebbero dovuto, da quel momento in poi, pescare anime, non con l'intento di ottenere lucro, ma per consegnarle a Dio. Egli, che "non sopprime la natura ma la perfeziona", 3 avrebbe versato le sue grazie sulle qualità umane dei discepoli al fine di trarne profitto, come evidenzia Fillion: "Le funzioni che affiderà loro, dopo averli preparati gradualmente, certamente non saranno prive di somiglianza con il compito per il quale fino ad allora si erano esercitati. [...] in esso avevano appreso la pazienza e il tenace lavoro".4 Il soprannaturale avrebbe elevato e perfezionato le attitudini e i doni dei pescatori, fornendo loro straordinarie possibilità nel compimento della loro vocazione. Non era, dunque, il caso che il Divino Maestro andasse in cerca di altri se, in quel tempo, i pescatori erano annoverati tra coloro che possedevano maggiore senso psicologico, maggior contatto con la natura e una stupenda visione naturale dell'opera della creazione. Gesù preferì questi perché erano ideali in tutto e per tutto per dare inizio alla formazione del Collegio Apostolico e della Chiesa.

Francisco Lecaros
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Gesù chiama San Pietro e Sant’Andrea - Cattedrale di San Giuliano, Le Mans (Francia)

In questo episodio riconosciamo una prova della saggezza di Dio e della sua bontà previdente: in due barchette minuscole, solcando un piccolo lago con quattro pescatori, stava la culla della Religione che avrebbe trasformato la faccia della Terra. Sì, "con la rete della santa predicazione trassero gli uomini dal mare profondo dell'infedeltà, conducendoli alla luce della Fede. Questa pesca è molto ammirevole, perché i pesci quando sono pescati muoiono lentamente, mentre gli uomini catturati dalla parola della predicazione sono vivificati",5 afferma San Remigio. Chi avrebbe avuto il coraggio di dire ai greci, ai romani o perfino ai barbari dell'epoca, che questi poveri lavoratori avrebbero trionfato sulle civiltà considerate grandiose e sulle loro rovine avrebbero costruito un impero di gran lunga superiore, la Civiltà Cristiana, con tutte le ricchezze e meraviglie stupende che essa avrebbe prodotto nel corso dei secoli? Sant'Agostino spiega la ragione più elevata di questo modo di procedere: "Se Dio avesse scelto un uomo saggio, forse questa elezione sarebbe stata attribuita alla sua sapienza. Il Signore Gesù, che voleva rompere il collo dei superbi, non cerca il pescatore con l'oratore, ma conquista l'imperatore col pescatore".6

Questo modo che Gesù ha di agire rivela una caratteristica delle vocazioni suscitate da Dio: hanno un aspetto generico – la Sua gloria, cui la totalità delle persone è destinata – e un altro specifico. Ognuno è chiamato a una determinata missione, che nessuno svolgerà così bene quanto lui stesso. Ed è dotato di qualità umane ordinate al compimento di quell'obiettivo, per il quale è stato appositamente designato da Dio.

L'immagine usata – "pescatori di uomini" –, tuttavia, è complessa, poiché gettare la rete in mare per pescare è cosa molto diversa che lanciarla in una piazza per conquistare anime. Essere pescatore di uomini non rende denaro, invece di pesci sì, soprattutto nella società giudaica di allora, dipendente in grande misura dalla pesca e dalla pastorizia. Conoscitori del linguaggio analogico e parabolico di Gesù, i quattro intesero perfettamente il significato più profondo di quello che gli si stava dicendo.

Lunga preparazione per un reincontro definitivo

18 E subito, lasciarono le reti e lo seguirono. 19 Andando un poco oltre, vide Giacomo figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. 20 E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni, e andarono dietro a lui.

Essendo l'Evangelista sintetico per eccellenza, San Marco non racconta i primi contatti di Nostro Signore con Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, che precedettero la scena narrata in questi versetti. Incontro di intensa emozione, incontro le cui conseguenze avrebbero avuto una portata straordinaria, una ripercussione incalcolabile. Sebbene sembri fortuito, in realtà fu disposto da tutta l'eternità dal braccio onnipotente di Dio. È evidente che Gesù non passò dicendo soltanto "SeguiMi!", poiché ci fu un processo psicologico che via via preparò per questa consegna quei discepoli che Lui stesso aveva già collocato alla scuola di San Giovanni Battista. Si tratta, infatti, degli stessi che accompagnarono Gesù quando Egli passò sulle rive del Giordano, dove il Precursore stava battezzando, come è stato contemplato nella 2a Domenica del Tempo Ordinario. Essi credevano che Gesù fosse il Messia promesso, ma non erano divenuti suoi discepoli in maniera incondizionata e definitiva, come mette in evidenza padre Augustin Berthe: "Dopo aver seguito per qualche tempo questo nuovo Maestro, i quattro pescatori erano tornati alle loro reti in attesa delle grandi cose che doveva operare il Liberatore per salvare Israele".7

Quante conversazioni Egli non avrà mantenuto con i quattro – proprio come nel giorno in cui si conobbero –, mostrando come la professione di pescatori fosse interessante; tuttavia, invece di accontentarsi di questa, avevano bisogno di salire, perché era più importante attrarre le anime a Dio, al fine di rinnovare la faccia della Terra. Una volta maturi, Cristo li incrocia e, mediante un semplice cenno, li spinge ad abbandonare tutto per servirLo e stabilirsi nell'apostolato, unendosi a Lui per sempre. A somiglianza di quanto abbiamo visto nella prima lettura, essi sono stati assistiti da un'autentica grazia di conversione.

Immaginiamo la sorpresa del reincontro, seguita da molta gioia, e la sollecitudine di questi uomini semplici e rudi, ma dal cuore ardente verso il Divino Maestro. Senza dubbio ognuno di loro Gli offrì, in quel momento, una vera felicità, poiché l'istinto di socievolezza di Gesù-Uomo – sublime, perfetto, elevatissimo, totalmente assunto dalla divinità – Lo portò a commuover? Si incontrando coloro che sarebbero stati i suoi Apostoli, i suoi figli. Che "santa invidia" dobbiamo avere nei loro confronti!

Al momento, questi eletti non erano in grado di valutare il significato di ciò che era accaduto, né capivano che stavano segnando la Storia. Però, se essi avessero vissuto tale episodio dopo aver ricevuto le tante grazie che sarebbero state versate loro più avanti, e godendo, di conseguenza, di un'altissima comprensione della Persona di Nostro Signore, quale non sarebbe stata la loro adesione entusiastica e la loro venerazione per il Redentore!

Consegna senza riserve

In quell'epoca i pescatori costituivano uno strato sociale che, lungi dall'essere quello inferiore del popolo, corrispondeva alla classe media dei nostri giorni. Zebedeo, padre di Giacomo e Giovanni, possedeva un'impresa – in società con Simone e Andrea (cfr. Lc 5, 10) – e già aveva riunito una certa rendita, cosa che si desume dal fatto che aveva impiegati che lo aiutavano. Di conseguenza, rinunciare a questa posizione, lasciando il padre e le reti, era una scelta difficile; seguire Gesù non era intraprendere una carriera con successo garantito; al contrario, era lanciarsi nel buio, abbracciare un'incognita, perché avrebbero iniziato a vivere di elemosina, spostandosi incessantemente. Nessuno sapeva che futuro li aspettasse, tanto più che Nostro Signore avrebbe detto di Sé: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (Mt 8, 20).

Ora, la docilità e il distacco provengono dalla carità. Gli Apostoli hanno fatto un atto di amore al Maestro, a partire dal quale ormai non appartengono più a se stessi, ma a Lui: sono Suoi schiavi, non hanno altra destinazione che Lui! Dove vanno? Lo ignorano! Neppure chiedono o ci pensano! Atteggiamento perfetto, poiché Nostro Signore predicava: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi!". Un letterato, un dottore della Legge, un fariseo o scriba avrebbe pensato: "Ah, che fiducia ingenua!". Invece, dobbiamo dire: Estatico abbandono! Che saggezza quella di questi quattro! Che felicità l'aver detto sì alla grazia, alla vocazione, con questo slancio!

In questo Vangelo, come anche nella prima lettura della profezia di Giona, vediamo che "la Parola di Dio è viva, efficace" (Eb 4, 12). Essa trasforma, converte e santifica! Più ancora, questa Parola è salvifica, poiché penetra e produce meraviglie, purché sappiamo corrispondere ad essa e siamo flessibili. Tuttavia, se le frapponiamo ostacoli non daremo frutto – a meno che Dio, per una misericordia speciale, ci "faccia cadere da cavallo" come a San Paolo (cfr. At 9, 4) –, poiché Lui vuole la nostra collaborazione.

Quali sono le nostre "reti"?

Per i discepoli la conversione ha significato abbandonare le reti. Quali saranno le nostre "reti"? Quando il Figlio di Dio ci chiama, quando ci tocca con una grazia in fondo all'anima, come rispondiamo a questo appello? In tutte le circostanze della vita Lui ci sta invitando ad maiora. Qual è la nostra reazione?

Ricardo Castelo Branco
San Paolo Apostolo.jpg
San Paolo Apostolo - Basilica di San
Paolo Fuori le Mura, Roma

Le nostre cerchie sociali, determinate relazioni di amicizia, le faccende quotidiane, a volte, ci allontanano dal vero obbiettivo, suggerendoci un sogno naturalista e mondano che non considera l'eternità. Capricci, manie, visioni errate, egoismi, cattive inclinazioni devono essere combattuti e respinti immediatamente, perché "il Regno di Dio è vicino". L'esempio che ci dà il Vangelo ci spinge ad ascendere a un piano diverso. In che consiste? A partire dal momento in cui siamo stati elevati al piano della grazia dal Battesimo, non possiamo più obbedire ai dettami del mondo, né avere come motore delle nostre azioni interessi personali, vanità e orgoglio. Dobbiamo vivere di Sacramenti, di preghiera, di tutto quello che ci aiuta a compiere la nostra vocazione individuale e abbandonare la "rete" che ci lega alle cose terrene, perché la nostra esistenza è diventata altra! Siamo "angelizzati"!

IV – Il messaggio paolino: "Il tempo si è fatto breve"

Nella seconda lettura (I Cor 7, 29?31) dice San Paolo: "Il tempo ormai si è fatto breve" (I Cor 7, 29). I bambini hanno l'impressione che il tempo impieghi molto a passare; un mese, è interminabile. Invece, mano a mano che avanziamo in età, un anno pare un battito di ciglia... I giorni scivolano via rapidamente, e per chi ha esperienza della vita diventano sempre più corti, consumandosi in un accelerato conteggio regressivo. Infatti, quando si parte da questo mondo il tempo è nulla! E per quanto si venga a scoprire una pillola capace di prolungare la longevità umana fino a 120 o 240 anni, che cosa sarebbe in confronto con l'eternità?

Per questo prosegue l'Apostolo: vivano "coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo" (I Cor 7, 30?31). La sua intenzione, in questi versetti, è mostrare che, avendone motivo, è bene versare lacrime, essere allegri, acquistare beni, usare le cose del mondo che, in se stesse, sono lecite; tuttavia, non depositiamo in tutto ciò la nostra speranza, né lasciamoci sedurre al punto da dimenticarci di Dio. Giunta l'ora della morte il corpo riposerà nella tomba e l'anima si troverà davanti a Lui per essere giudicata. Allora, a cosa varrà il tempo? Sappiamo che "l'immagine di questo mondo passa". Che vantaggio avrà chi è caduto in peccato? In fondo, ecco il messaggio paolino: "Tutto ciò che è legittimo fare può esser fatto, ma che nessuno ponga in questo il suo cuore. Al contrario, faccia come se non esistesse e tenga gli occhi puntati sull'eternità".

Lasciamo tutto per abbracciare la santità

È necessario meditare sul giorno del Giudizio, quando tutti i nostri pensieri verranno a galla. Se corrispondiamo all'invito della Liturgia di questa domenica, fissando il proposito di unirci di più al Salvatore ed essere un esempio di bene, di verità e di virtù per il prossimo, questa buona disposizione peserà sulla sentenza di ognuno di noi.

Certi della bontà del Maestro, chiediamo? Gli di darci forza per superare le difficoltà, poiché la via del Cielo non è facile. Convinciamoci che a ogni passo dobbiamo cercare di essere più perfetti e conformare le nostre anime a quella di Lui, per il principio inerrante per cui o progrediamo o diventiamo freddi. Nella vita spirituale non siamo mai stagnanti: chi non avanza, retrocede!

Chiediamo, dunque, a San Paolo, San Pietro, Sant'Andrea, San Giacomo e San Giovanni che ci ottengano da Nostro Signore Gesù Cristo la grazia che essi hanno ricevuto: lasciare tutto per abbracciare la via della santità, sia essa in famiglia o in una vocazione religiosa, con coraggio e pieni di fiducia!

1 PIO XII. Mediator Dei, n.150. 2 SAN GIROLAMO. Comentario a Mateo. L.I (1,1- 10,42), cap.4, n.3. In: Obras Completas. Comentario a Mateo y otros escritos. Madrid: BAC, 2002, vol.II, p.43. 3 SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. I, q.1, a.8, ad 2. 4 FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. Vida pública. Madrid: Rialp, 2000, vol.II, p.22-23. 5 SAN REMIGIO, apud SAN TOMMASO D'AQUINO. Catena Aurea. In Marcum, cap.I, v.16-20. 6 SANT'AGOSTINO. In Ioannis Evangelium. Tractatus VII, n.17. In: Obras. Madrid: BAC, 1955, vol.XIII, p.239. 7 BERTHE, CSsR, Augustin. Jesus Cristo, sua vida, sua Paixão, seu triunfo. Einsiedeln: Benziger, 1925, p.114.

(Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2015, n. 140, p. 08 - 15)

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