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Storie per bambini

Da dove viene tanta forza?

Pubblicato 2014/11/06
Autore : Suor Patrícia Victoria Jorge Villegas, EP

Tremenda era la guerra! Tutti i giorni amare notizie arrivavano dal fronte, provocando copiose lacrime in molti, per la perdita dei loro familiari e amici.

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La madre condusse i rudi militari fino alla fine di un lungo corridoio. Si fermò davanti a una grande porta a vetri e, aprendola, li invitò a entrare...

Suor Patrícia Victoria Jorge Villegas, EP

Tremenda era la guerra! Tutti i giorni amare notizie arrivavano dal fronte, provocando copiose lacrime in molti, per la perdita dei loro familiari e amici. Carovane di feriti arrivavano nelle città ancora non raggiunte dal fragore dei combattimenti, e anche lo stesso esercito seminava il terrore, irrompendo improvvisamente nelle case in cerca di spie nemiche.

Da dove viene tanta forza.jpg
Allora la superiora andò incontro al plotone,
capeggiato da un comandante di
pessimo aspetto

In mezzo a tanto terribili eventi, soltanto un'istituzione manteneva la calma in quella cittadina: l'ospedale delle Suore della Carità. A esso accorrevano molti feriti nei campi di battaglia o malati che, colpiti da malattie contagiose e non trovando chi si prendesse cura di loro, ricorrevano all'aiuto delle generose suore. Esse li accoglievano e prodigavano loro tutte le cure possibili. Oltre a offrire medicine per il corpo, insegnavano loro le verità della Fede e, quando necessario, li preparavano a una buona morte. Dio ricompensava il coraggio di queste infermiere religiose, non permettendo che molestia alcuna le contaminasse.

Un giorno si udì suonare con insistenza il campanello dell'ospedale, seguito da violenti colpi alla porta. Subito dopo la suora portinaia correva dappertutto in cerca della madre superiora. Sembrava essere molto afflitta! Cosa stava succedendo? Una grande suspense si creò tra le altre religiose...

– Madre, c'è un plotone di militari all'entrata, che esige di fare un'ispezione! Ogni volta bussano con più forza e temo che la nostra vecchia porta non resista a così tanti colpi.

– Li lasci entrare! Vado io stessa ad accoglierli.

– No, madre! Possono farle del male. È meglio che chiamiamo il prefetto o che chiediamo aiuto al suocero della nostra vicina, che è colonnello...

– Figlia mia, siamo vergini consacrate a Cristo e non abbiamo nulla da temere. Se Lui si è consegnato per noi fino all'ultimo respiro, che male può farci un pugno di soldati inferociti?

Allora la superiora, insieme con la suora portinaia, andò incontro al plotone, capeggiato da un comandante di pessimo aspetto. Li ricevette nella sala delle visite, ma essi non erano interessati a conversare... Volevano percorrere, una a una, tutte le sale dell'edificio, poiché avevano ricevuto denunce certe che numerose spie nemiche erano nascoste nell'edificio.

Gentile e sollecita, la suora li condusse nella grande infermeria, dove molti malati giacevano con i visi sfigurati da piaghe e ulcere. Impressionati ed esprimendo con le loro espressioni, la ripugnanza che sentivano, i militari passarono rapidamente nella stanza accanto. In questo luogo, però, si trovavano coloro le cui malattie erano in uno stadio già molto avanzato. Un odore insopportabile impregnava l'ambiente, e i rudi soldati coprirono il viso con i loro fazzoletti.

Tuttavia, mentre essi cercavano di fuggire da quel luogo così maleodorante, una giovane suora rimaneva tranquilla a lato di un letto, pulendo con cura le ferite di un povero infelice, incoraggiandolo e senza dimostrare la minima ripulsa.

Dopo aver percorso tutte le camere – a passi affrettati, poiché lo spettacolo di tanti mali li lasciava inorriditi! –, il comandante si rivolse alla madre superiora, chiedendole:

– Da quanto tempo lavora qui? – Ah, signore, sono ormai passati quarant'anni.

– Quarant'anni?! – esclamarono con lui gli altri soldati, all'unisono. – Che coraggio! – disse il capitano.

Dopo alcuni secondi di rispettoso silenzio, egli continuò dicendo:

– Quando abbiamo visitato l'infermeria, ho visto una giovane religiosa che serenamente curava un malato, pulendo le sue piaghe, e mi sono chiesto: da dove le viene tanta forza?

La superiora gli rispose:

– Venite, ora vi mostro...

Li condusse fino alla fine di un lungo corridoio e si fermò davanti a una grande porta a vetri, che filtrava la tenue luminosità del recinto che custodiva. Aprendola, la suora li invitò a entrare. Subito dopo, fece una solenne genuflessione, s'inginocchiò un istante in adorazione di Gesù presente nel tabernacolo e, alzandosi, disse a voce bassa e piena di venerazione:

Edith Petitclerc   
Da dove viene tanta forza2.jpg
Quei soldati duri e grossolani, che da tanto tempo non
pensavano più alla Religione, caddero in ginocchio

– Ecco, signori, il segreto della nostra forza!

Indicando il tabernacolo, continuò:

– Essa viene dalla Sacra Eucaristia che riceviamo quotidianamente! E posso garantirvi: il giorno in cui il Santissimo Sacramento cesserà di essere presente qui, nessuno avrà più il coraggio di rimanere in questa casa!...

Quei soldati duri e grossolani, che da tanto tempo non pensavano più alla Religione, caddero in ginocchio come trafitti dagli imponderabili della cappella. Avvolti dai colori delle vetrate che filtravano soavemente la luce delle finestre, a loro sembrava di sentire la presenza fisica di Gesù Sacramentato che li invitava, con la sua grazia, alla conversione.

Riflettendo sull'amore con cui le suore trattavano quelli che erano colpiti dalle più ripugnanti malattie, compresero che soltanto Colui che disse "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15, 12), avrebbe potuto renderle capaci di un così arduo compito, eseguito nella più perfetta carità. E quanto erano loro lontani da quello stesso Gesù che ora li chiamava!...

Con gli occhi umidi per l'emozione, il capitano disse alla superiora:

– Stia in pace, madre, e perdoni la nostra indelicatezza. Non la disturberemo mai più con ispezioni come questa. Ma ci permetta, per carità, di venire qui e di affidarci a Gesù Sacramentato, quando saremo chiamati al fronte di battaglia.

Una settimana dopo, lo stesso plotone visitava devotamente la cappella dell'ospedale e partiva per il suo destino. La sua fede si propagò per tutto l'esercito e tutti cominciarono a pregare con impegno, affinché Dio garantisse loro la vittoria. E non tardarono a essere esauditi: fin dalle prime mosse del supremo combattimento, i nemici fuggirono, lasciando il terreno libero. La pace era definitivamente ristabilita nel paese e i soldati, in segno di gratitudine, andarono a recitare il Te Deum nella Cattedrale, riconoscendo che la forza non viene mai dall'uomo o dal potere delle armi. Quali che siano le circostanze, il nostro soccorso viene sempre dal Signore, "che ha fatto cielo e terra" (Sal 121, 2).

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