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Eucaristia

Eucaristia: l’enorme prova dell’amore di Cristo

Pubblicato 2014/09/11
Autore : Redazione

Facciamo allusione alle steppe di Gerusalemme da più di duemila anni. Mettiamoci al posto di uno di quegli uomini privilegiati che hanno avuto l'opportunità di ascoltare qualcosa su Nostro Signor Gesù Cristo...

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Nostro Signore Gesù Cristo che guariva, esorcizzava o resuscitato quando vedeva davanti a sé cuori ricettivi al divino dono della Fede. Con tutta la gloria che manifestò sul Thabor, con tutta la sublimità della sua agonia sul Golgota, Egli viene a noi oggi ed è realmente presente, nascosto nell'Eucaristia.

Situazione difficile

Facciamo allusione alle steppe di Gerusalemme da più di duemila anni. Mettiamoci al posto di uno di quegli uomini privilegiati che hanno avuto l'opportunità di ascoltare qualcosa su Nostro Signor Gesù Cristo: Maestro prodigioso nei miracoli, camminava per le strade della Galilea e della Giudea, gueucaristia.jpgariva i lebbrosi, risuscitava i morti, insegnava una dottrina ricca di pace e amore del prossimo. Se uno di noi fosse in cerca di Lui ed entrasse nella città di Gerusalemme, proprio in quello storico Giovedì Santo la sera ... se cercasse un ostello e dormisse sperando che il giorno dopo incontrasse personalmente Gesù, parlasse con Lui, baciasse le sue mani e fissasse il suo sguardo!

Se inaspettatamente fosse svegliato all'alba con sommosse, fughe e agitazioni, e se andando per la strada, vedesse questo Divin Uomo sanguinante, portando un'immensa croce ed essendo insultato dai soldati, dai torturatori e dal popolo ... se per caso assistisse alla sua Crocifissione e alla sua Morte, e desolato tornasse all'ostello pensando a Lui e ricordando tutto quello che aveva visto ... Trascorso qualche tempo, quando fosse già lontano dalla Città Santa, sentisse una voce confortante che dicesse: "Guarda, quel Gesù di Nazareth è risorto! E quaranta giorni dopo salì al Cielo prodigiosamente". Quale potrebbe essere il nostro atteggiamento davanti a una situazione del genere?

Non siamo stati abbandonati

Un distinto leader cattolico brasiliano ha detto che se avesse assistito alla morte di Nostro Signore e poi sapesse della sua Risurrezione e Ascensione, anche se non sapesse dell'esistenza della Santa Eucaristia, comincerebbe a cercare Gesù Cristo sulla terra, perché non riuscirebbe a convincersi che una così augusta presenza avesse lasciato la compagnia degli uomini... Un Dio fatto carne, mai potrebbe abbandonarci. Quindi, chiedeva, implorava e supplicava, perché quella convivenza sociale non finisse, cioè, perché rimanesse in qualche modo nel mondo!

In tutti i sacrari della terra in cui c'è l'Ostia consacrata, sia in magnifiche cattedrali o nelle piccole chiese, in tutti i momenti, Nostro Signor Gesù Cristo è realmente presente con tutta la gloria del Tabor e con tutta la sublimità del Golgota. Lo stesso Signor che guariva, esorcizzava o resuscitava quando c'erano cuori ricettivi al dono divino della fede che concedeva.

Cosa faremmo se il Figlio di Dio non fosse rimasto nelle sacre specie? Se sentissimo solo le relazioni come freddi ricordi storici: "Per più di duemila anni, ci fu un tempo benedetto in cui Dio abitava tra gli uomini, in vera anima e corpo, ma dopo essere stato morto e risorto, ascese al Cielo e oggi non è più tornato? Quando ci sarà? Non lo sappiamo..." Tuttavia, Egli è rimasto con noi "tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20); la Chiesa, "attraverso la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Signore, gode di questa presenza con un'intensità unica". (1)

I motivi del Redentore

Quando siamo davanti a Lui o riceviamo la Comunione, godiamo in modo ineffabile la Sua santa presenza. Ma ciò non era sufficiente all'infinito amore di Cristo, che non accettò di solo perpetuare la sua convivenza con noi, perché nella celebrazione della Santa Messa, il Signore ci dà la stessa grazia che avremmo potuto ricevere se fossimo personalmente al Calvario, accanto alla Croce. Nell'ostia, "Gesù Cristo si offre alla nostra adorazione e al nutrimento della nostra anima; durante la Messa, Egli si dona a noi come nostra vittima". [2] Così, ci sono tre ragioni principali per cui il Nostro Divino Redentore volle istituire il Santissimo Sacramento dell'altare: 1º) per perpetuare la Sua Presenza Reale tra di noi; 2º) per abitare dentro di noi per mezzo della Santa Comunione; 3°) per rinnovare il suo Santo Sacrificio.eucaristia2.jpg

Dalla prima Santa Messa celebrata il Giovedì Santo, fino all'ultima che sia finita, da qualsiasi parte della Terra, un secondo fa, mentre si compie il sublime miracolo della transustanziazione, con cui Cristo è realmente presente, un altro straordinario mistero diventa palese: "Ogni volta che sull'altare si celebra il sacrificio della Croce, in cui ‘Cristo, nostra Pasqua, fu immolato" (1 Cor 5, 7), si compie anche l'opera della nostra Redenzione".[3] Sì, si rinnovano veramente, anche se senza spargimento di sangue, la Passione e la Morte di Nostro Signore. Durante l'Ultima Cena, la propria "Istituzione dell'Eucaristia anticipa sacramentalmente gli eventi che avrebbero luogo poco dopo". [4]

Le stesse parole della Consacrazione l'attestano: Infatti, il celebrante "non dice solo: ‘Questo è il calice del mio Sangue', ma aggiunge: ‘versato per voi e per molti in remissione dei peccati'. Ora, essendo stato immancabilmente compiute le prime parole, devono esserci anche le ultime".[5] Così, nel miracolo eucaristico si opera un'effusione spirituale del Preziosissimo Sangue sulle anime dei fedeli", questa aspersione spirituale è infinitamente più efficace che materiale". [6]

Quale risposta daremo all'amore divino?

I carnefici che hanno torturato nostro Redentore sicuramente videro i loro corpi tinti dal Sangue divino, e tuttavia non sembrano esser stati beneficiati da esso. Solo il soldato che gli trafisse il fianco, secondo un'antica tradizione, fu guarito dal difetto di uno degli occhi quando la preziosa linfa toccò la sua palpebra, e grazie a questo miracolo passò a seguire quell'Uomo Divino, che anche quando era ferito, faceva del bene.

Senza dubbio, il potere irrigato dal Sangue Divino sarebbe un enorme privilegio per coloro che ricevessero quel dono con vera Fede, ma forse rimanesse sulla superficie del nostro corpo, senza produrre nessun effetto all'interno. Nel Santo Sacrificio della Messa, tuttavia, "l'aspersione spirituale di quel Sangue adorabile, purifica, santifica e adorna le nostre anime", [7] ci raggiunge profondo rammarico per confessare le cattive condotte, aumenta la Grazia Santificante di quelli che già la possiedono e riempie di meriti e forze i fedeli cristiani, per affrontare tutti gli ostacoli che cercano di allontanarli dalla via della salvezza. Quanto amore dobbiamo, dunque, "a Colui che ci ama, che ci ha liberati dai nostri peccati nel suo Sangue". (Ap 1, 5)!

Testo: Sebastián Correa Velásquez

Note:

[1] João Paulo II. Carta Encíclica Ecclesia de Eucharistia. n. 1.

[2] Cochem, Martin von. Explicação da Santa Missa. 2 ed. Bahia: São Francisco, 1914, p. 66. (I brani citati da questi autore sono stati adattati alla grammatica del portoghese contemporaneo).

[3] Conc. Vaticano II. Constituição dogmática Lumen gentium. n. 3.

[4] João Paulo II. Carta Encíclica Ecclesia de Eucharistia, n. 3.

[5] Cochem, Martin von. Op. Cit., p. 138.

[6] Id. ibid., p. 143.

[7] Loc. Cit.

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