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Storie per bambini

La lezione della formichina

Pubblicato 2014/09/08
Autore : Suor Letícia Gonçalves Sousa, EP

Era la festa della nascita della Santissima Vergine. La natura, quella mattina, era particolarmente radiosa. Nel Monastero di Santa Maria, i religiosi si preparavano alla grande commemorazione

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la_lezione_della_formichina_2.jpgPreso da un nuovo entusiasmo, Mauro tornò alle sue attività quotidiane, convinto che la grazia non può ispirare desideri irrealizzabili!

Suor Letícia Gonçalves Sousa, EP

Era la festa della nascita della Santissima Vergine. La natura, quella mattina, era particolarmente radiosa. Nel Monastero di Santa Maria, i religiosi si preparavano alla grande commemorazione. Alcuni sistemavano i fiori, altri pulivano la cappella, altri ancora erano impegnati a preparare le funzioni liturgiche, con molto spirito di preghiera e raccoglimento. Tutto sembrava contribuire a una bella cerimonia. Tuttavia, c'era qualcuno che "aiutava" in modo singolare...

Tr r a a á - p á - p á - pum!!! Crash!!!... Il vecchio padre Egidio che, a occhi chiusi, era molto compenetrato nella sua preghiera, si alzò spaventato e, pensando fosse l'attacco di qualche bandito, esclamò: – Santissima Vergine Maria, aiuto!

Cos'era successo?

Subito scoprì che si trattava di un altro danno prodotto dal novizio Mauro, che aveva il gran desiderio di esser santo, viveva pregando, si offriva prontamente per qualsiasi servizio, ma... era un pasticcione! Padre Reginaldo, il priore, aiutato dagli altri, aveva appena finito la pulizia della cappella, che riluceva come non mai: i colori delle vetrate risplendevano con maggior nitidezza e il marmo dell'altare non aveva mai brillato in quel modo. Aveva allora chiesto al novizio che facesse la carità di portare l'ultimo vaso di fiori nel presbiterio. Ma, salendo i gradini, Mauro inciampò e cadde. E – peggio di tutto! – oltre che a rompere il vaso, si afferrò alla composizione floreale fatta per la nicchia della statua della Madonna, distruggendola completamente. In dieci secondi era riuscito a demolire un lavoro di ore!

Fu impossibile nascondere il disappunto dei monaci: avrebbero dovuto rifare tutto di nuovo, dopo aver già impiegato tutta la mattinata! Il contrattempo, tuttavia, non gli fece minimamente perdere la pace interiore. Alcuni istanti dopo, ripresero a lavorare sodo, senza dare nessuna manifestazione di indignazione contro il novizio, al quale chiesero, delicatamente, la carità di non "aiutarli" più...

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Tutto sembrava contribuire a una bella cerimonia. Tuttavia, c’era qualcuno
che “aiutava” in modo singolare...

All'ora della cerimonia, Mauro non era contento come gli altri religiosi, ma imbronciato e deluso. Col passar dei giorni, l'abbattimento non diminuì, mentre il suo fervore sì. Era convinto che il fatto di essere così maldestro gli rendesse impossibile raggiungere la tanto desiderata santità. Preghiere, penitenze e sacrifici gli sembravano inutili per migliorare, dato che, in apparenza, a nulla servivano.

Così, presto affondò in una terribile disperazione e amarezza. Pregare non lo attirava più... Durante l'ufficio, era molte volte vinto dal sonno... A poco a poco i suoi esercizi di pietà diventarono meno frequenti, fino a quando non li fece più. Quel novizio, prima sempre disposto ad aiutare gli altri, cercava di sfuggire ai suoi stessi compiti, e viveva per i corridoi borbottando ... Scoraggiato, arrivò a pensare di lasciare il monastero.

Un pomeriggio, immerso in tali pensieri, chiese al priore l'autorizzazione di passeggiare nel bosco. Nel concedergli il permesso, padre Reginaldo gli raccomandò di approfittare di quell'occasione di solitudine per pregare molto la Madonna.

Attraversò il portone del monastero e cominciò a vagare senza meta in mezzo ai grandi alberi, riflettendo sulla sua attuale situazione. A un certo punto, si ricordò del consiglio del priore e decise di pregare il Rosario – cosa che da tanto tempo non faceva... –, chiedendo alla Madre del Cielo soccorso per i suoi problemi. La sua anima, tuttavia, era talmente debole e malinconica che, alla prima decina, lasciò cadere la corona.

Quando si chinò per raccoglierla, percepì qualcosa muoversi vicino ai suoi piedi... Si fermò, per scoprire di cosa si trattasse. Vide, allora, una formichina che trasportava una foglia molto più grande di lei. Il peso faceva sì che pendesse ora da una parte, ora dall'altra. Nonostante tale disparità, lei continuava perseverante a trasportare il suo enorme carico. E ogni volta che faceva un passo falso, la formichina ricominciava... Caricava la foglia con forza e continuava il cammino, poiché il suo istinto le diceva quanto importante fosse quel fardello rispetto al terribile inverno che presto sarebbe arrivato.

Mauro seguì il lungo percorso dell'insetto fino a che entrò nel formicaio, meditando sulla scena che si era depositata nel fondo della sua anima... Quando se ne rese conto, già era l'imbrunire e si approssimava l'ora che era stata determinata per il ritorno.

Sulla via del ritorno, si mise a esaminare la sua condizione spirituale: si era lasciato trasportare dallo sconforto e aveva abbandonato la costanza nella preghiera. Ma, ricevendo la lezione di non desistere mai, data da quella formichina, con fermezza prese questa decisione:

– Sarò santo, costi quel che costi! Abbraccerò la mia vocazione con tutte le forze, anche se le tentazioni si abbatteranno su di me. Continuerò nella ricerca del bene fino a che, un giorno, con la misericordia della Madonna, Lei mi otterrà la grazia di essere un monaco che pratica le virtù in grado eroico!

E ricominciò a recitare il Rosario, ora con incomparabile fervore.

Da allora, Mauro fu preso da un entusiasmo maggiore di quando era entrato nella vita monacale, e tornò alle sue attività quotidiane convinto che la grazia non può ispirare desideri irrealizzabili! Aveva imparato che, nonostante la sua piccolezza, poteva aspirare alla santità, poiché quello che Dio vuole è la fiducia nella sua misericordia e la perseveranza nella preghiera. E, sebbene Egli voglia anche lo sforzo, la santità sarà sempre data come un dono, che è necessario chiedere...

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“Sarò santo, costi quel che costi! Abbraccerò la mia vocazione con tutte le forze”

Riprese la vita nel monastero e, anche se ogni tanto rompeva un piatto o una tazza, non era più così maldestro... E quando questo succedeva, non perdeva mai né coraggio né gioia! S'inginocchiava, diceva una breve orazione e offriva quanto accaduto alla Madonna, come frutto naturale della sua debolezza. E un po' alla volta vinse questa sua difficoltà, con l'aiuto della grazia e l'appoggio fraterno dei suoi fratelli d'abito, camminando a grandi passi nella via della sua tanto anelata santificazione.

(Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2014, n. 136, p. 45 - 47)

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