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Commenti al Vangelo

La gioia degli umili

Pubblicato 2014/07/16
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

La chiave di lettura della Liturgia della 14a Domenica del Tempo Ordinario ci è suggerita subito all'apertura della Celebrazione, dalla Preghiera del Giorno: "O Dio, che con l'umiliazione di tuo Figlio hai rialzato il mondo decaduto...

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Predicazione di Gesù - Carmelo della
Madonna del Carmine e San
Giuseppe, Nuova York

"Vangelo"

"In quel tempo Gesù disse: 25 'Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.

27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero'" (Mt 11, 25-30).

Come godere della pace e della gioia su questa Terra, per quanto è possibile, e possederle pienamente nell'eternità? Entriamo nella scuola di Gesù!

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EPMons. João Scognamiglio Clá Dias.jpg

I – Gesù è stato umile per darci la sua gioia

La chiave di lettura della Liturgia della 14a Domenica del Tempo Ordinario ci è suggerita subito all'apertura della Celebrazione, dalla Preghiera del Giorno: "O Dio, che con l'umiliazione di tuo Figlio hai rialzato il mondo decaduto, riempi i tuoi figli e figlie di santa gioia, e da' a quelli che hai liberato dalla schiavitù del peccato il piacere delle gioie eterne".1

A partire dall'uscita di Adamo ed Eva dal Paradiso, l'umanità è andata precipitando negli abissi del peccato. Vediamo, nei suoi primordi, Caino uccidere suo fratello Abele (cfr. Gn 4, 8) e, più tardi, gli uomini corrompersi sulla Terra, al punto che Dio si è pentito di averli creati (cfr. Gn 6, 5-7.11-12). In seguito, pieni di arroganza, hanno tentato di sfidare l'Onnipotente con le loro azioni (cfr. Gn 11, 4) e, infine, sono caduti nell'idolatria vergognosa, adorando divinità di metallo, pietra e legno (cfr. Dt 28, 36; Dn 5, 4; Rm 1, 21-25; Gal 4, 8).

Ma Dio, provando compassione per tanta miseria, scende dal Cielo e assume la nostra carne per relazionarSi con noi. Nostro Signore Gesù Cristo, Unigenito del Padre, Si umilia e assume su di Sé le nostre iniquità, al fine di redimerci e farci Suoi consorti nella felicità eterna, la stessa che Egli gode presso il Padre e lo Spirito Santo. Egli desidera, però, che tale felicità – la cui pienezza ci sarà soltanto nella beatitudine eterna – già cominci a realizzarsi ora, come chiede la menzionata Preghiera del Giorno. Come raggiungerla già a questo mondo, per quanto è possibile?

Un Re che Si umilia e Si fa povero

L'insieme delle letture di oggi ci offre una pista, costituendo un punto fermo per il Vangelo. Nella prima (Zc 9, 9-10), tratta dalla profezia di Zaccaria, leggiamo: "Così dice il Signore: Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme. Ecco, a te viene il tuo re" (9, 9a). Si tratta, infatti, di un Re, venuto a stabilire un impero autentico, ma impalpabile, perché è, soprattutto, interiore: il regno della grazia, della partecipazione alla vita divina, il quale si diffonde per mezzo della Chiesa visibile, fondata da Lui, e ci prepara alla gloria perenne nel Regno sempiterno."Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina" (Zc 9, 9b). Contrariamente ai sovrani dell'Antichità, detentori di immensi poteri e ricchezze, questo Monarca appare povero. Con acume profetico Zaccaria prevede l'episodio della Domenica delle Palme, in cui il Re dei re, Creatore e Redentore dell'universo, il Figlio di Dio unito alla natura umana, sarebbe entrato a Gerusalemme montato su una giumenta, acclamato dalla moltitudine. Egli, che merita infinite lodi, si mostra tuttavia accondiscendente con questa piccola dimostrazione di simpatia, perché – data la concezione orgogliosa di un Messia temporale, che avrebbe risolto tutti i problemi politici e finanziari della nazione – se Egli avesse accettato omaggi pieni di grandezza e pompa avrebbe fatto loro del male, confermandoli in quella distorta credenza.

Non era giunta l'ora di rivestirSi di forza e splendore, come sarà nella sua seconda venuta quando scenderà dal Cielo per giudicare i vivi e i morti, ma il momento di fare un invito al cambiamento di vita, attraverso l'esempio del distacco dalle cose materiali.

A Dio appartengono tutte le ricchezze

Non pensiamo, tuttavia, secondo una certa mentalità sbagliata, che le nostre manifestazioni riguardo Dio e il suo culto debbano essere contraddistinte dalla nota della povertà e dell'umiliazione, che le chiese debbano essere spogliate di qualsiasi ornamento, fatte di fango, come una capanna, e i tabernacoli per il Santissimo Sacramento debbano essere fatti di argilla, più miseri di un nido di passero.

Al contrario, noi abbiamo l'obbligo di dare a Dio quello che Gli appartiene, secondo il mandato di Nostro Signore: "a Dio quello che è di Dio" (Mt 22, 21). Che cosa spetta, allora, a Dio? Che cosa Gli dobbiamo restituire? Tutto l'oro della Terra, tutte le ricchezze, poiché Egli ha detto: "L'argento è mio e mio è l'oro" (Ag 2, 8).

La chiesa è la casa di Dio e, pertanto, essa è di tutti, tanto del ricco quanto del povero, tanto dell'asiatico quanto dell'occidentale, appartiene tanto a quelli di una razza quanto a quelli di un'altra. Essa è anche il lusso del povero, eretta per dar gioia a coloro che non si attaccano ai beni di questo mondo, agli autentici poveri, cioè, a quelli di spirito (cfr. Mt 5, 3).

Entrata di Gesù a Gerusalemme.jpg
Entrata di Gesù a Gerusalemme, di Lippo
Memmi - Collegiata di Santa Maria
Assunta, San Giminiano

Per tali motivi la Liturgia deve essere maestosa e le chiese ricche come lo è il Cielo Empireo che Dio ha preparato per noi, per il quale non esistono termini di paragone né linguaggio umano capace di esprimere quello che in esso esiste. San Paolo, che fu rapito al terzo Cielo (cfr. II Cor 12, 2), San Giovanni Bosco,2 che fu nell'anticamera del Cielo, e tanti altri, non trovarono parole per descrivere le meraviglie lì contemplate.

La pace della buona coscienza

Continua la profezia: Egli "annuncerà la pace alle nazioni" (Zc 9, 10). Sì, questo Re è giusto e ricompenserà ognuno in base alle sue opere, ma il suo principale intento è quello di salvare e di concedere la pace. Qual è questa pace? Sarà forse la pace dei trattati che i dirigenti dei Paesi firmano, riuniti intorno a un tavolo? No! Egli porta la pace vera, quella della buona coscienza di chi pratica la virtù e volge le spalle al peccato. Noi, però, di indole terribilmente fragile e incline al male, come potremmo ottenere tale pace? Per mezzo di Lui che, essendo la Bontà stessa e la Misericordia, ci abbraccia con tenerezza e pazienza malgrado le nostre miserie, che ci protegge e rigenera, comunicandoci le forze per salire alle vette della perfezione.

È questo l'aspetto che il Salmo Responsoriale cerca di evidenziare, quando dice: "Paziente e misericordioso è il Signore, lento all'ira e ricco di grazia. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. [...] Fedele è il Signore in tutte le sue parole e buono in tutte le sue opere." (Sal 145, 8-9.13cd-14).

La prospettiva finale ci dà pace e santa gioia

Nella seconda lettura (Rm 8, 9.11-13), San Paolo – come apostolo della Resurrezione – espone la caratteristica essenziale di questa pace, ponendoci di fronte alla prospettiva della nostra resurrezione, apice della felicità cui siamo invitati: "Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Rm 8, 9.11).

Se viviamo nella speranza della resurrezione finale ed evitiamo il peccato per non morire eternamente, conquisteremo la pace e la santa gioia, già in questa valle di lacrime. Abbandoniamoci dunque alla misericordia, pietà, amore, pazienza, compassione e tenerezza del Signore, fiduciosi che nell'ultimo giorno, se saremo morti nella grazia di Dio, le nostre anime scenderanno dal Cielo allo squillo della tromba (cfr. Mt 24, 30-31) per unirsi ai corpi, che assumeranno lo stato glorioso.

Tuttavia, la chiave svelata dalle letture si coglie solo avendo ben chiaro l'insegnamento di Nostro Signore espresso nel Vangelo.

II – La vera essenza dell'umiltà

"In quel tempo Gesù disse: 25 'Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te'".

Al giorno d'oggi c'è chi, incaricato della missione di predicare, afferma che il Divino Redentore è venuto esclusivamente per i miserabili e poveri, dando una interpretazione sociale – per non dire socialista – a diversi passi del Vangelo, e in concreto a questo brano così profondo e magnifico, in particolar modo relativamente al termine piccoli.

I piccoli nel concetto di Gesù

Piccoli, nel linguaggio del Divino Maestro, sono coloro che dubitano delle proprie forze, sapendo che con la loro semplice energia e impegno non potranno mai penetrare nel piano soprannaturale della grazia. La nostra filiazione divina non procede dai nostri meriti, affinché nessuno si insuperbisca (cfr. Ef 2, 8-9), ma si opera attraverso il Battesimo, col quale ci è infusa una partecipazione creata nella vita increata di Dio: la grazia santificante. Più tardi questa relazione con Dio si intensifica per mezzo degli altri Sacramenti e con gli esercizi di pietà, dai quali assorbiamo coraggio e vigore per praticare stabilmente la virtù. Ecco l'essenza del Regno di Dio che Nostro Signore è venuto ad annunciare. Pertanto, è necessario tenere sempre presente nello spirito quanto tutto questo ci viene da una rivelazione fatta dal Padre, come sostiene San Giacomo: "ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce" (1, 17).

Gustavo Krlaj
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Basilica di Notre-Dame, Montreal (Canada)

Già era così nel Paradiso Terrestre, dove l'uomo, creato in grazia, sebbene nello stato di prova, e ornato con una panoplia di doni naturali, preternaturali e soprannaturali, doveva riconoscere questa distanza infinita esistente tra lui e il suo Artefice, confessandosi mera creatura e restituendo a Dio quello che Gli è dovuto. L'umiltà dell'essere umano consisteva nel considerare questa verità e, per tale convinzione, Adamo ed Eva erano piccoli. Piccoli, sì, e allo stesso tempo grandi, poiché la loro anima era tabernacolo della Santissima Trinità, dono insuperabile, il cui massimo sviluppo sarebbe sbocciato nella gloria della visione beatifica. Dio non avrebbe potuto concedere di più!

Maria Santissima: grande e piccola davanti a Dio

Ora, se i nostri progenitori sono usciti dalle mani di Dio in grazia, noi, loro discendenti, siamo stati tutti concepiti in peccato, a eccezione di una che non ha mai commesso una mancanza né è stata toccata dalla macchia originale: nostra Madre, Maria Santissima, scelta dal Padre per generare suo Figlio unico nel tempo. Anche Lei era piccola, come ha manifestato nella visita a sua cugina Santa Elisabetta, dicendo: "Magnificat anima mea Dominum, [...] quia respexit humilitatem ancillæ suæ – L'anima mia magnifica il Signore, [...] perché ha guardato l'umiltà della sua serva" (Lc 1, 46.48). Ecco il modo di essere piccoli: testimoniare che tutto quello che di buono c'è in noi viene da Dio.

La Madonna è l'umile per eccellenza, e non c'è stato chi attestasse così eccellentemente la sua piccolezza quanto Lei. Ma, in forma analoga, non c'è stato mai chi avesse una nozione così lucida della grandezza posta da Dio in Sé, come Lei. Per questo ha aggiunto: "quia fecit mihi magna, qui potens est – Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente" (Lc 1, 49). Infatti, Le sono stati concessi favori incomparabili, al punto che, in Lei, Dio ha come esaurito la sua capacità di dare. "'Basta dire questo, per la tua gloria: hai avuto per Figlio Gesù'. Si può immaginare gloria più eccelsa? È, infatti, una dignità così mirabile che Dio stesso, malgrado la sua onnipotenza, non avrebbe potuto crearne una di più sublime. Affinché potesse esserci una madre più grande e più perfetta di Maria, sarebbe stato necessario un figlio più grande e più perfetto di Gesù".3

Sergio Hollmann  
Giovanni Francesco da Rimini.jpg
Visitazione, di Giovanni Francesco da
Rimini - Museo del Louvre, Parigi

Secondo l'insegnamento di Gesù, la condizione perché il Padre Si riveli è questa constatazione della nostra indegnità, a imitazione di Maria, poiché chi non procede così, finisce per incontrare un Dio che gli nasconde "queste cose". Come comprendere questo modo di agire del Padre?

I saggi secondo il mondo

"Saggi", nel concetto corrente, sono coloro che hanno acquisito esperienza nel corso della vita; e "intenditori" quelli che si sono dedicati a studi approfonditi. Tuttavia, riferendoSi a loro, il Signore Gesù non condanna la saggezza in sé – e né sarebbe da aspettarsi che lo facesse, visto che Lui è la Saggezza Eterna e Incarnata –, quanto coloro che si appoggiano alla loro cultura umana per raggiungere il piano soprannaturale.

Ci sono quelli che studiano senza tregua, arrivando a ritenersi colossi illuminati solo perché ostentano le loro conoscenze con maggior rapidità dello schermo di un computer, e finiscono per allontanarsi da Dio nell'appropriarsi della scienza che non gli appartiene! Questo orgoglio dell'intelligenza è dei peggiori. Ora, dice il Qoelet: "Vanità delle vanità! Tutto è vanità" (1, 2). Quanto più uno sa, più percepirà quanto poco sa, poiché la saggezza secondo il mondo è insignificante. Ecco il vuoto di coloro che si vantano della loro erudizione.

Padri ed esegeti4 sono d'accordo nell'affermare che in questo passo del Vangelo Gesù allude chiaramente ai farisei, ai legisti e ai membri del Sinedrio in generale, i quali esaminavano la Legge nelle sue minuzie ed erano ritenuti dei dotti. Commenta, per esempio, San Giovanni Crisostomo: "Non parla il Signore della vera saggezza, che merita ogni lode, tranne di quella che essi immaginavano di possedere per la loro abilità personale. [...] Se scribi e farisei, che si reputavano saggi, avevano perduto quella grazia, lo dovevano al proprio orgoglio".5 L'atteggiamento dei superbi causa ripulsa a Dio che, di conseguenza, li castiga, nascondendo loro le meraviglie soprannaturali, mentre le svela ai piccoli.

La Buona Novella ai piccoli

Per tale ragione il Divino Maestro non scelse quelli che erano nel Tempio, formati nelle diverse scuole di fama, e rivelò la Buona Novella che Egli portava a pescatori, a un esattore di imposte, a gente semplice, in apparenza senza importanza... Non immaginiamo, però, che i pescatori fossero in quell'epoca una classe secondaria. La pesca era una professione di un certo livello, lungi dall'essere valutata come disprezzabile nella società, ma quelli che la esercitavano non ricevevano un'accurata istruzione.6

Su questo aspetto particolare, merita di essere sottolineata l'opinione di padre Bessières: "Ignoranti? Sì, essi lo sono agli occhi dei dottori che regnano a Gerusalemme. Reclutati in questo 'popolo maledetto che ignora la legge', essi sono incapaci di analizzare un vecchio testo per trarre conclusioni tanto inutili quanto irragionevoli; né professori, né casisti, né filologi. [...] Gli Apostoli erano 'illetterati'? No. [...] I Dodici appartengono a questa classe media la cui istruzione, in quel tempo, non aveva nulla da invidiarci. [...] Poveri? Sì, nello stesso senso in cui lo erano e lo sono nove decimi dei mortali, che vivono del loro lavoro quotidiano, in economia e sobrietà. Ci sono due gruppi tra i Dodici. Uno è quello dei pescatori del Lago: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, Tommaso e Natanaele; essi formano, a quanto pare, una piccola società di pesca, come esistono nelle nostre coste, mettendo in comune il loro lavoro, con i loro frutti e rischi. Essi possiedono le loro case, le loro barche, le loro reti, e impiegano 'mercenari'. Più ancora del primo gruppo, quelli del secondo: Matteo, l'esattore di imposte, Filippo, Giuda Taddeo, Giuda, appartengono alla classe media e hanno ricevuto la loro cultura. Cultura sviluppata a contatto col mondo romano, al quale i loro negozi e dopo il loro apostolato li mescolano".7

Sergio Hollmann
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Cristo con i Dodici Apostoli – Portico della Basilica di Montserrat (Spagna)

A questa istruzione media dei primi discepoli si somma il fatto che alcuni di loro erano stati preparati da San Giovanni Battista e altri, forse per fede e devozione, si dedicavano all'apprendimento della dottrina.

Gesù, Mediatore necessario dei piccoli

27 "Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare".

Dicendo queste parole, Nostro Signore dichiara che Lui è il Pontefice massimo, il Mediatore necessario, il Signore della Rivelazione inedita, che solo Lui può trasmettere. È in Lui, pertanto, fonte e punto di riferimento, che dobbiamo dissetare per conoscere lo splendore del rapporto con Dio, adorandoLo, con umiltà, nella preferenza del Padre per Lui rispetto al resto del genere umano, e nella liberalità nell'averGli dato tutto. La gioia che emana dalla Liturgia di questa domenica si concentra in un nome: Gesù Cristo.

Sergio Hollmann 
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Crocifissione – Cattedrale di
Notre-Dame, Parigi

Comunque, il Salvatore è generoso e prodigo nell'elargire i suoi doni, fino all'estremo di consegnare la propria Madre come Mediatrice presso di noi. Gli fa piacere che la nostra relazione con Lui e con il Padre si effettui attraverso Maria, e Si manifesta ancor più generoso e accessibile alle nostre suppliche, quando queste Gli sono da Lei presentate.

Cristo invita tutti...

28a "Venite a me, voi tutti..."

Bellissima frase, di una ricchezza piena, perché pronunciata da un Essere Supremo e Assoluto, in una effusiva dimostrazione di tenerezza verso di noi! È un invito universale. Avendo visto l'avversione che l'orgoglio produce in Dio, si direbbe che subito saremmo schiacciati da una sua parola. Ma no... Il Signore stesso, che detesta i presuntuosi e che apparentemente chiamerebbe soltanto gli umili, non fa nessuna preferenza di persone e a tutti desidera portar gioia e speranza. "Venite a Me tutti". Solo Lui può dire questo, poiché, se fosse una mera creatura con i suoi limiti non riuscirebbe a ricevere tutti, anche se aiutato dalla grazia. Quante volte, presi dall'aumento delle attività, diventa impossibile ascoltare tutti coloro che si avvicinano a noi! Cristo, invece, nella sua divinità, è l'unico capace di accogliere tutti quelli che esistono, sono esistiti ed esisteranno, e persino quelli che avrebbero potuto esistere e non sono esistiti. Chiunque sia, basterà che si avvicini a Lui e chieda, lasciandoGli intera libertà di azione, perché Lui risponda, esaudisca, faccia traboccare.

Si stancava Nostro Signore?

28b "...che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò".

A questo punto il Signore Gesù fa una dichiarazione piena di affetto a coloro che sono stanchi. Si stancava Lui?

Volgiamo i nostri occhi a Gesù nella barca di Pietro. Scomoda barca di un pescatore di quei tempi, sprovvista dei confort e delle meraviglie della tecnica che oggigiorno hanno i transatlantici, e con una scossa da provocare nausea ai più sensibili. In un pomeriggio di mare increspato, Nostro Signore è addormentato a poppa della dura imbarcazione, in mezzo alla tempesta, reclinato su un cuscino (cfr. Mc 4, 35-38). Gli Apostoli, spaventati dal vento e dalle onde, certamente desideravano che quei sobbalzi svegliassero il Maestro, per salvarsi dall'imminente pericolo. Egli, invece, dormiva di un sonno così profondo che niente poteva interrompere...

Ci troviamo di fronte a una realtà incomprensibile: Nostro Signore Gesù Cristo, Uomo perfettissimo e senza macchia, era stanco... La dottrina cattolica ci insegna che, incarnando- Si, il Verbo ha voluto assumere un corpo sofferente, soggetto a certe carenze fisiche derivanti dal peccato, come la fame, il sonno, la fatica, la morte.8 Ma la stanchezza sperimentata da Lui era puramente fisica e Gli bastava dormire un po' per sentirSi riposato. La Sua Anima era nella gloria della visione beatifica e, mentre Lui chiudeva gli occhi del Corpo, non Si spegneva la sua contemplazione divina, poiché continuava a vedere Dio faccia a faccia, senza interruzione.

La fatica dell'anima

Anche noi, quando ci affatichiamo, abbiamo bisogno di alimentarci bene e di riposare per recuperare le energie del corpo. La nostra anima, però, non si trova nella beatitudine e, concepita nel peccato originale, con frequenza risente di una terribile fatica che nessun sonno può vincere. Ed è questo tedio interiore che menziona Nostro Signore. Egli parla a coloro che sono curvi sotto il peso della lotta contro le sollecitazioni verso il male, contro le proprie miserie e inclinazioni, che è necessario reprimere e, per questo, hanno per così dire le spalle che sanguinano da tanto sforzo e combattimento nella vita spirituale. Senza una fede robusta e incrollabile non è facile condurre la barca della vocazione, perché i sobbalzi e le instabilità sono tremendi, e subito siamo assaltati dalla tentazione che hanno avuto gli Apostoli in mezzo alla tempesta: la mancanza di fiducia.

Francisco Lecaros
Gesù dorme nella barca.jpg
Gesù dorme nella barca – Certosa di Pesio

Gesù è disposto ad alleviare la nostra battaglia e ci offre sollievo, portando Egli stesso sulle sue spalle i fardelli di tutti, e questo lo promette non solo in quanto Uomo – la voce e le labbra sono umane –, ma in quanto Seconda Persona della Santissima Trinità, una volta che la rivelazione fatta nella precedente frase riguarda la sua divinità. E la sua parola è esatta perché Egli è la Verità e compie tutto quello che la sua bocca proferisce.

Una scuola di umiltà

29 "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero".

Invitandoci a imparare da Lui, Gesù Cristo ha voluto dire, secondo i costumi e usi linguistici dell'epoca: "Entra nella mia scuola".9 Egli sta fondando una nuova via di umiltà e mansuetudine, e ci attira a seguire i suoi passi.

L'orgoglioso, tuttavia, non riesce a esser mansueto, perché ospita nel suo cuore un dinamismo che lo porta a replicare, a optare per la violenza, per la rivolta e per la vendetta. L'orgoglio e la ribellione si oppongono proprio alla mansuetudine e all'umiltà, e sono, questo sì, la maggior fonte delle agitazioni, delle depressioni, delle euforie intemperanti e, pertanto, della perdita dell'equilibrio e dell'oggettività. Non dimentichiamoci che, come indica il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, il processo rivoluzionario che da cinque secoli mira a distruggere la Civiltà Cristiana ha una molla propulsiva nell'orgoglio.10

Mario Shinoda
Plinio Corrêa de Oliveira.jpg
Plinio Corrêa de Oliveira all’inizio
degli anni ‘90

Questo vizio, così radicato nella nostra natura decaduta, si basa su due istinti di per sé legittimi: il primo è la stima di sé, e il secondo, l'appetito della stima degli altri. Impulsi che provengono, a loro volta, dal sentimento della propria dignità. Ognuno deve stimarsi in modo equanime in modo da esser portatore dei doni concessi dalla Provvidenza, ma anche deve saperli valorizzare per amore a Dio, ammettendo la gratuità con la quale gli sono stati dati, senza merito alcuno da parte sua. L'errore consiste, dunque, nell'amarsi in eccesso e cercare, sempre in eccesso, l'apprezzamento degli altri. Ecco l'essenza dell'orgoglio. Ora, è impossibile sradicare entrambe le tendenze dell'anima. Come, allora, voler bene a se stessi in giusta misura, conformemente alla retta ragione, e, lecitamente, cercare la considerazione altrui?

Archetipo sublime è Nostro Signore Gesù Cristo! In Lui si armonizzavano l'elevato senso dell'onore, il perfetto amore a Se stesso e il desiderio ordinato dell'affetto degli uomini, con completa mansuetudine nell'accettare le umiliazioni della Passione, per compiere docilmente la volontà del Padre. Anche i Santi, nel corso della Storia, sono modelli che la Chiesa ci propone. Tutti loro hanno adottato la scuola di Gesù e hanno appreso da Lui, riconoscendo le virtù che la Provvidenza aveva loro affidato – perché l'umiltà non mira ad annichilire la personalità, né a disprezzare le qualità –, senza mai attaccarsi a queste ricchezze, né utilizzarle come uno strumento per eguagliarsi a Dio. Sempre restitutori, hanno fatto rendere cento volte il talento che avevano ricevuto.

"La prima delle virtù" – diceva San Giovanni Maria Vianney – "è l'umiltà, la seconda, l'umiltà, la terza, l'umiltà. Oh! Bella virtù! I Santi si ritenevano nulla, ma Dio li stimava e concedeva loro tutto quello che chiedevano. [...] Tutto quello che abbiamo appartiene a Dio. È Dio che ce lo ha dato; di nostro, non abbiamo che il peccato!".11

III – Entriamo in questa scuola!

Bisogna, dunque, stare attenti a non costituire come nostri falsi dèi la tecnica, la salute, il denaro, gli studi o le capacità personali. Nessuna idolatria né orgoglio! Chi stabilisce divinità per sé, dimenticandosi del Dio unico, diventa cieco di Dio. Questo male è peggio della perdita della vista, poiché chi ne soffre finisce per non intendere le verità che il Padre rivela soltanto ai piccoli. A che giova a uno partecipare a una corsa, essendosi preparato a raggiungere la massima velocità, se, quando l'arbitro suona il fischio di partenza, avanza con tutta rapidità fuori pista e nella direzione sbagliata? Così accade allo sventurato che si presenta al Supremo Giudice – piuttosto andasse a mani vuote! – con le mani sozze di orgoglio e idolatria.

Plínio Veas 
Sacro Cuore di Gesù.jpg
Sacro Cuore di Gesù - Chiesa della
Concezione, Sabará (Brasile)

Il ragazzo ricco, per esempio, fu un apparente piccolo, che finì per gettarsi nel precipizio dell'idolatria. Meno erudito degli Apostoli, poiché non faceva parte dei seguaci di Gesù, doveva, pertanto, mostrarsi più piccolo di loro. Invece, il suo straordinario apprezzamento per i beni che possedeva lo portò a non dar ascolto alla promessa del Signore: "Avrai un tesoro in Cielo" (Mt 19, 21). Fu invitato e rifiutò perché non volle esser piccolo...

Al contrario, chi si consegna per intero ed entra nel discepolato di Cristo, abbracciando il suo giogo, sente subito quanto questo è soave e leggero. Le leggi che Egli stipula offrono l'anelato riposo, perfezionano l'intelligenza, fortificano la volontà, temperano e raffinano la sensibilità. Esse ci danno, soprattutto, l'opportunità di ottenere la felicità alla quale siamo chiamati: la santità!

Siamo umili come il Signore Gesù è l'Umiltà, mansueti come Egli è la Mansuetudine, cercando in tutte le cose di esser santi come Lui è la Santità. Nella pratica di queste virtù, sull'esempio del Divino Maestro, troveremo la pace e la santa gioia per le nostre anime.

1 14a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. Preghiera del Giorno. In: MESSALE ROMANO. Trad. Portoghese della 2a. edizione per il Brasile realizzata e pubblicata dalla CNBB con aggiunte approvate dalla Sede Apostolica. 9.ed. São Paulo: Paulus, 2004, p.358.
2 Cfr. SAN GIOVANNI BOSCO. Vestibolo del Cielo. In: Biografía y escritos. Madrid: BAC, 1955, p.654-663.
3 ROSCHINI, OSM, Gabriel. La Madre de Dios según la fe y la teología. 2.ed. Madrid: Apostolado de la Prensa, 1958, vol.I, p.349.
4 Cfr. SAN GIROLAMO. Commento a Matteo. L.II (11,2-16,12), c.11, n.30. In: Obras Completas. Comentario a Mateo y otros escritos. Madrid: BAC, 2002, v.II, p.139; TUYA, OP, Manuel de. Biblia Comentada. Evangelios. Madrid: BAC, 1964, vol.V, p.272.
5 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Omelia XXXVIII, n.1. In: Obras. Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (1-45). 2.ed. Madrid: BAC, 2007, vol.I, p.755-756.
6 Cfr. WILLAM, Franz Michel. A vida de Jesus no país e no povo de Israel. Petrópolis: Vozes, 1939, p.146.
7 BESSIÈRES, SJ, Albert. Jésus formateur de chefs. Paris: Spes, 1936, p.70-71; 73.
8 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. III, q.14, a.1, ad 2; a.4.
9 TUYA, op. cit., p.276.
10 Cfr. CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Revolução e Contra-Revolução. 5.ed. São Paulo: Retornarei, 2002, p.14.
11 FOURREY, René (Org.). Ce que prêchait le Curé d'Ars. Dijon: L'échelle de Jacob, 2009, p.267- 268.

Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2014, n. 135, p. 08 - 17

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Preghiamo con fiducia. Se chiediamo qualcosa di sconveniente o che pregiudica la nostra salvezza, Dio si prenderà cura di indirizzare le nostre aspirazioni e ci esaudirà in forma sovrabbondante e magnifica....Leggi tutto

La virtù della scaltrezza

Fine pomeriggio nelle vicinanze di Alessandria, Egitto, intorno all'anno 360. Indifferenti agli splendori del tramonto, i rematori si estenuavano per aumentare la velocità dell'imbarcazione che risaliva il Nilo, conducendo un uomo di venerabile aspetto......Leggi tutto

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