Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Commenti al Vangelo »
Commenti al Vangelo

Il premio concesso a quelli che più amano

Pubblicato 2014/05/12
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

L'origine della Solennità della Pasqua risale all'Antico Testamento, quando gli israeliti uscirono dalla schiavitù dell'Egitto dopo quattro secoli di cattività

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

Vangelo

1 "Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. 2 Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3 Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4 Per lo spavento che ebbero di lui le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5 L'angelo disse alle donne: ‘Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6 Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite e guardate il luogo dove era stato deposto. 7 Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risorto dai morti, e ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto'. 8 Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. 9 Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: ‘Salute a voi!'. Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: ‘Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno'" (Mt 28, 1-10).

La mattina di domenica le donne accorsero al sepolcro per prestare gli ultimi omaggi al Corpo del Signore. E lo stesso Gesù, desiderando ricompensarle, andò loro incontro annunciando le gioie della Pasqua.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EPMons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I - La prima Pasqua

L'origine della Solennità della Pasqua risale all'Antico Testamento, quando gli israeliti uscirono dalla schiavitù dell'Egitto dopo quattro secoli di cattività. Dopo aver inflitto diversi castighi agli egizi con l'intento di persuaderli a lasciar partire il suo popolo, siccome il Faraone non si commuoveva, Dio decise che un Angelo sterminatore mietesse la vita di tutti i primogeniti del Paese, degli uomini e persino degli animali. Tuttavia, non permise che i discendenti di Abramo fossero colpiti. Stabilì che gli stipiti e le architravi delle porte delle case fossero segnati con il sangue dell'agnello consumato nella cena di quella notte, affinché fossero risparmiati (cfr. Es 12, 12-13). L'esecuzione fu così terribile, che non solo le autorità consentirono alla partenza dei figli di Israele, ma anche la popolazione lo supplicò, riconoscendo che c'era un fattore sovrumano in questi avvenimenti. Gli ebrei si misero in marcia, senza indugio, verso il Mar Rosso, il quale si aprì miracolosamente, permettendone l'attraversamento a piedi asciutti (cfr. Es 14, 21-22).

Questo episodio di grande importanza nella Storia della salvezza fu chiamato Pasqua, che vuol dire passaggio, cioè, il Signore passò avanti e non ferì gli ebrei, rendendo loro possibile l'accesso alla anelata libertà sociale e politica. Per perpetuare il ricordo di quest'avvenimento, Egli ordinò la sua commemorazione annuale, come è descritto nel Libro dell'Esodo: "Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d'Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione. [...] Ricòrdati di questo giorno, nel quale siete usciti dall'Egitto, dalla dimora di schiavitù, perché con la potenza del suo braccio il Signore vi ha fatto uscire di là" (12, 42; 13, 3).

Sérgio Miyazaki  
view_007.jpg
Veglia Pasquale nella Basilica della
Madonna del Rosario, Caieiras
(Brasile) 7/4/2012

Fu questa l'occasione scelta da Nostro Signore per risorgere, mutando il significato della Pasqua antica in un altro infinitamente più elevato. Se il popolo eletto passò dalla schiavitù alla libertà nella Pasqua, noi, con la Morte e la gloriosa Resurrezione di Gesù, passiamo dalla morte fisica alla vita eterna, e dalla morte del peccato alla resurrezione, con la grazia. Per questo San Girolamo commenta: "Mi sembra che questo giorno sia il più radioso di tutti, perché in questo il Sole brilla per il mondo con più fulgore, e anche gli astri e tutti gli elementi gioiscono, e coloro che durante la Passione del Signore avevano spento la loro luce e si erano eclissati, non volendo contemplare il loro Creatore crocifisso, tornano a compiere la missione di seguire il loro Signore, che ora Si mostra vittorioso e risorge - se così si può dire - dagli inferi, con tutto il suo splendore".1

"La madre di tutte le veglie"

La Chiesa, volendo rivestire tale commemorazione della debita solennità, la celebra per cinquanta giorni, considerandoli come uno solo. Iniziano con la celebrazione della Veglia Pasquale, designata da Sant'Agostino come "madre di tutte le sante veglie",2 e si prolungano come manifestazione della gioia di tutti i cristiani fino alla Domenica di Pentecoste. La cerimonia liturgica di questa Veglia comincia all'esterno del tempio, dopo il calar della sera, con la benedizione del fuoco, con un rito che ha la sua origine nei primi secoli della Chiesa. Questo fuoco nuovo accende il cero pasquale, simbolo dello stesso Gesù Cristo che squarcia le tenebre della Legge Antica e della schiavitù al peccato, per portare alle anime la salvezza. Già all'interno del recinto sacro, la fiamma del cero si estende alle candele di tutti i fedeli lì riuniti come rappresentazione della Chiesa intera con le sue luci accese, in segno di vigilanza, in attesa del Signore.

La scena dell'assemblea immersa nelle tenebre ci porta a rivivere per alcuni istanti la lunga attesa dell'umanità fino all'avvento del Signore Gesù. In questi secoli c'è stata un'atroce sofferenza, suppliche, e molte lacrime sono state versate. Si sarebbero esse trasformate in gioia? Le promesse divine indicavano di sì. Questa sarebbe venuta non per lo sforzo o per un merito acquisito, ma con il perdono. Non era possibile che il mondo fosse redento senza un grandioso atto di misericordia, indispensabile per purificare il genere umano dalla colpa originale e dai peccati attuali. La sequenza di letture proposta per la Solennità di oggi indica le vie per le quali Dio ha condotto il suo popolo, con l'intento di educarlo, fino a operare la Redenzione. A mano a mano che ci addentreremo in queste considerazioni, potremo verificare la sapienza con cui la Provvidenza formò nella virtù i suoi eletti, partendo sempre dal principio - e questo è il buon cammino teologico - che dice: se Egli ha fatto così, è stato il meglio.

Una sintesi della Storia della salvezza

La prima lettura (Gen 1, 1-2, 2) si sintetizza in due punti, essendo il primo la progressività con cui Dio crea tutte le cose per modellare, da ultimo, l'uomo. Questo modo gerarchico dell'operare divino mette in luce che la creatura fatta a sua immagine e somiglianza è superiore alle altre creature visibili, il che aiuta l'uomo a non cadere nell'idolatria. Successivamente, il riposo riservato al settimo giorno ricorda che si deve lavorare applicando lo sforzo sulla natura, per darle una luce ancora maggiore di quando è uscita dalle mani del Creatore, ma senza dimenticarsi che tutto deve esser fatto per amore a Dio. Tuttavia, è necessario aver presente che la bellezza descritta in questo passo della Genesi è infima comparata allo splendore della Pasqua di Nostro Signore, come chiede la preghiera corrispondente a questa lettura: "da' a quelli che sono stati riscattati da tuo Figlio la grazia di comprendere che il sacrificio di Cristo, nostra Pasqua, nella pienezza dei tempi, oltrepassa in grandezza la creazione del mondo realizzata al principio".3

A seguire, nella seconda lettura (Gen 22, 1-18), vediamo l'intera disponibilità di Abramo a offrire suo figlio Isacco in sacrificio, obbedendo alla determinazione divina. Il figlio era già morto nel cuore del patriarca quando l'Angelo gli trattiene il braccio, prima di sferrare il colpo. Isacco, che era condannato, in qualche modo resuscita, composizione questa evocativa della Morte e Resurrezione del Signore Gesù.

La terza lettura (Es 14, 15-15, 1) evidenzia quanto la vittoria dei buoni dipenda dall'intervento di Dio, soprattutto perché si tratta di un popolo scelto e protetto da Lui, come in questo caso in cui i giudei sono difesi dall'ira del Faraone con un prodigio mirabile, prefigurazione di un altro ancora più grande. Infatti se ci impressioniamo per l'imponenza di Mosè che solleva il suo vincastro per aprire le acque del Mar Rosso, abbiamo in questo qualcosa di meno altisonante del miracolo realizzato nella pila battesimale. La quarta lettura (Is 54, 5-14), in contropartita, presenta gli israeliti in cattività, in castigo per la loro infedeltà. In modo analogo, l'umanità prima della Redenzione viveva in un meritato esilio per la colpa originale, ma Dio, come ci trasmette la quinta lettura (Is 55, 1-11), promette di inviare un fiume di grazie dopo la Resurrezione. Quello che Lui si aspetta da noi è solo la richiesta di perdono e delle anime interamente aperte ad accogliere i suoi doni.

Già nella sesta lettura, il profeta Baruc (3, 9-15.32-4, 4) fa un elogio alla sapienza - identificandola con la pratica dei Comandamenti - e mostra come vivere in intera conformità con essa sia uno dei più grandi doni ricevuti in questa vita. Questo ci suggerisce un contrasto con i giorni attuali, in cui gli uomini cercano avidamente il piacere e ignorano che la vera gioia si trova nel possesso della sapienza.

Wolfgang Sauber
Il sacrificio di Isacco
Il sacrificio di Isacco – Parrocchia di
San Pietro e San Paolo,
Andelsbuch (Austria

Infine, Ezechiele (36, 16-17a.18-28) annuncia l'iniziativa divina di lavare il popolo dalle sue iniquità, concedendo una grazia sovrabbondante per esaltare la santità del suo stesso nome. In questa misericordiosa attitudine di Dio, a dispetto dei nostri meriti nulli, è profetizzata la fondazione di una nuova era storica nata dai frutti della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Dopo aver accompagnato i principali episodi della storia del popolo eletto, simbolo della peregrinazione del genere umano per i sentieri del peccato fino all'Incarnazione, siamo preparati a contemplare il fatto centrale di tutti i tempi, del quale tutto quanto è stato riferito precedentemente è un preannuncio, e che avrebbe concluso questo periodo di tenebre, rendendo effettive le promesse fatte ai patriarchi e profeti, e aprendo per sempre agli uomini le porte dell'eternità, chiuse dalla trasgressione commessa dai nostri progenitori.

II - Il solenne annuncio della Resurrezione

1 "Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba".

Mosse dall'amore, Maria Maddalena e l'altra Maria si dirigevano al sepolcro per concludere la preparazione funebre del Corpo sacro e adorabile di Nostro Signore (cfr. Mc 16, 1; Lc 24, 1). Erano preoccupate che le cure applicate il venerdì non fossero state sufficienti a causa della fretta di concludere il compito prima dell'inizio del riposo sabbatico (cfr. Gv 19, 38-42). Dalla narrazione di San Marco (16, 1) e di San Luca (24, 10), sappiamo che anche altre donne si unirono a loro, poiché erano molte quelle che desideravano offrire al Divino Maestro quello che c'era di meglio, soprattutto considerando che il gruppo era formato da dame ricche (cfr. Lc 8, 3), e che Maria Maddalena possedeva una delle maggiori fortune di Israele. È probabile che abbiano speso una somma "deplorevole", secondo i criteri di Giuda, di gran lunga superiore ai trecento denari impiegati nell'acquisto del profumo di nardo puro con cui Maria Maddalena aveva unto i piedi di Gesù (cfr. Gv 12, 3-6), suscitando le lamentele del traditore.

Traspare in questa scena, specialmente in Santa Maria Maddalena - che deve esser stata colei che smosse l'altra col suo entusiasmo -, l'amore portato alle estreme conseguenze. Era un'anima eletta, la cui carità non conosceva limiti, nonostante le debolezze della vita passata di cui già era stata perdonata. Nella misura in cui si fissò in questo amore, si identificò sempre di più nel Maestro, disposta a far tutto per Lui. Infatti, in pochi personaggi del Vangelo troviamo una reciprocità così perfetta in relazione a Gesù come nella sorella di Lazzaro e Marta, e per questo motivo lei è un modello di amore. Amore vigile e sollecito, che non fa economia e affronta qualsiasi situazione; amore che la induce a preoccuparsi per quello che possa capitare all'Amato; amore che non ha rispetto umano, perché mentre gli Apostoli sono nascosti, lei non misura sforzi né sacrifici, decisa anche a far rotolare la pietra del sepolcro con le sue mani, discutere con le guardie, implorare e provocare un tumulto, se fosse necessario. Perché? Lei desidera imbalsamare il Corpo di Colui che adora: "L'amore di Maddalena la rende intrepida: né il silenzio della notte, né la solitudine del luogo, né la dimora dei morti, né l'apparizione degli spiriti la intimoriscono; lei teme solo di non vedere il Corpo del suo Maestro per renderGli l'ultimo omaggio".4

  Hugo Grados
view_006.jpg
Santa Maria Maddalena ai piedi della
Croce – Monastero Benedettino
di Santa Marta, Firenze

È difficile meditare su questo passo senza soffermarci per un breve esame di coscienza: sarà che abbiamo in relazione a Nostro Signore questo grado di ardore per cui nulla è ostacolo per glorificarLo, e tutto è sfiducia riguardo a ciò che possa esser fatto contro di Lui?

Portentosi segnali della Resurrezione del Signore

2 "Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3 Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4 Per lo spavento che ebbero di lui le guardie furono scosse e rimasero come morte".

La descrizione di questi versetti è portentosa, e anche più dettagliata di quella degli altri tre Vangeli per quanto riguarda i fenomeni accaduti nel sepolcro. San Matteo - contrariamente agli altri evangelisti - si impegna a mettere in risalto l'aspetto grandioso della Resurrezione: nel suo racconto, il forte terremoto sembra un episodio dell'Antico Testamento, e l'Angelo che scende dal Cielo, si avvicina, toglie la pietra e su di essa si siede, ha una magnificenza speciale. Il semplice fatto di definirlo "come una folgore" e che le sue vesti siano "bianche come neve" ci dà una nozione dell'imponenza del momento.

Arricchenti sono i commenti tessuti da San Girolamo: "Nostro Signore, Figlio unico di Dio e, allo stesso tempo, Figlio dell'Uomo conforme alle sue due nature, quella della divinità e quella della carne, mostra ora i segni della sua grandezza, ora quelli della sua umiltà. Per questo anche nel presente passo, sebbene sia un Uomo colui che è stato crocifisso, sepolto [...], i fatti che fuori si svolgono manifestano che è il Figlio di Dio: il Sole che fugge, le tenebre che cadono, il terremoto, il velo strappato, le rocce in frantumi, i morti resuscitati, i servizi prestati dagli Angeli, che dall'inizio della sua Natività dimostravano che è Dio. [...] Anche adesso viene un Angelo (Mc 16, 5) come guardiano del sepolcro del Signore e con la sua veste bianca indica la gloria del Trionfatore".5

È, infatti, comprensibile che le guardie si siano spaventate, al punto da svenire. Oltre alla paura che le assalì al momento della Resurrezione - secondo l'interpretazione di vari Padri, tra cui San Giovanni Crisostomo6 -, videro frustrato l'obiettivo che li aveva portate presso il sepolcro: verificare che l'Uomo-Dio non fosse che un mortale. Ora, a malincuore e per il loro castigo, essi si convertirono in testimoni oculari del più grande prodigio capitato nella Storia, e, inoltre, il fatto che fossero stati loro a sigillare il sepolcro e a vigilarlo, aumenta l'umiliazione inflitta col miracolo, come anche la colpa nel negarlo a partire da quel momento.

Nostro Signore non dimentica coloro che ama

5 "L'angelo disse alle donne: ‘Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6 Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite e guardate il luogo dove era stato deposto. 7 Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risorto dai morti, e ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto'".

Nonostante questa manifestazione grandiosa, non siamo più nell'Antico Testamento, quando l'apparizione di un Angelo era considerata preannuncio immediato di morte. Il messaggero celeste sa trattare in modo adeguato ogni creatura umana e dice alle donne: "Non abbiate paura!". In verità, dopo tutto quello che era appena successo non mancavano motivi per temere, ma egli fa capire che disegni superiori aleggiavano su quegli avvenimenti, portatori di speranza. Le prepara così ad accogliere l'annuncio che contiene l'essenza del Vangelo selezionato per questa solenne cerimonia: "È risorto, come aveva detto!".

Víctor Toniolo  
view.jpg
Cristo Risorto, del Maestro della
Misericordia – Pinacoteca Vaticana

Sebbene lo stupendo miracolo della Resurrezione fosse stato predetto da Nostro Signore, le sue parole non trovarono un sufficiente eco nell'anima di coloro che Lo avevano seguito negli anni della vita pubblica, cadendo nell'oblio di fronte alle apparenze contrarie presenziate nella Passione. Tuttavia, era ormai ora di ricordare questa profezia: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Gv 2, 19). Con queste parole Egli Si riferì al proprio Corpo, che sarebbe passato per la Morte e Resurrezione. Ricordiamoci che tanto il suo sacro Corpo quanto la sua Anima, pur essendo separati dalla morte, rimasero uniti ipostaticamente alla divinità, per il cui potere entrambi si riassunsero mutuamente al momento della Resurrezione. Il Redentore aveva compiuto la promessa, risorgendo con tutte le caratteristiche che aveva posseduto nella vita mortale, accresciute di gloria.

Pregustando la fase di espansione della Chiesa che a breve sarebbe iniziata, l'Angelo trasmette alle donne un'incombenza: comunicare ai discepoli la notizia della Resurrezione, poiché, abbattuti dallo sconforto e certamente dispiaciuti per la loro cattiva condotta, la Morte di Nostro Signore avrebbe potuto dare loro l'idea che Lui si fosse dimenticato di quelli che stimava. Magari pensavano che, una volta partito da questo mondo, Gesù Si fosse allontanato per non convivere più con i suoi. Vediamo che l'Angelo smentisce queste impressioni false con l'avviso di un nuovo incontro in Galilea, ribadendo quanto il Maestro li ami malgrado tutte le loro infedeltà.

Un misto di paura e gioia

8 "Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli".

Le donne, che accompagnavano sempre Nostro Signore ovunque Egli andasse, erano abituate a vedere che ne usciva bene in tutte le circostanze. Fu quanto si verificò, per esempio, quando il paralitico sceso dal tetto fu guarito e i suoi peccati furono perdonati, lasciando gli avversari del Divino Maestro confusi e furiosi (cfr. Lc 5, 18-26; Mc 2, 3-12; Mt 9, 2-8); o quando ci fu la moltiplicazione dei pani e, con l'istinto materno proprio della psicologia femminile, provarono anche pena della moltitudine affamata che seguiva Nostro Signore, contemplando meravigliate la prodigiosa soluzione data da Lui, all'occasione (cfr. Mt 14, 15-21; Mc 6, 35- 44; Lc 9, 12-17; Gv 6, 5-14). Episodi simili capitati nel corso della predicazione di Gesù le irrobustirono in una fede sincera in relazione a Lui, frutto della rettitudine di chi non ha arrière- pensée o sospetti propri a chi fa considerazioni materialiste, dimenticandosi dell'esistenza di fattori soprannaturali che possono spiegare gli avvenimenti straordinari.

Animate da un tale buon spirito, esse se ne andarono dal sepolcro impazienti di trasmettere il messaggio ricevuto. In questo versetto, tuttavia, traspare qualcosa di molto umano: il misto di gioia e paura che le invase, nonostante l'avvertimento angelico. La gioia, com'è naturale, veniva dal magnifico annuncio della Resurrezione di Nostro Signore, e il timore aveva la sua origine in possibili rappresaglie dei giudei in quella situazione ancora molto instabile. Per estirpare completamente questo timore, nulla di più efficace di un contatto col Maestro.

L'incontro con Nostro Signore

9 "Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: 'Salute a voi!'. Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono".

Nell'intento di incoraggiare le Sante Donne, lo stesso Gesù prese l'iniziativa di andare incontro a loro, mostrando che Egli va alla ricerca di quelli che realmente Lo amano. Ed ecco che la sua prima parola è "Salute a voi!", per, in seguito, permettere che Gli abbracciassero i piedi. L'insieme dei particolari di altri racconti evangelici di questo passo suggerisce l'ipotesi che Maria Maddalena non fosse vicino alle donne in quell'istante, ma da sola, alla ricerca di Nostro Signore (cfr. Mc 16, 9-11; Gv 20, 11-18). Tutto indica che l'incontro che ebbero con Lui avvenne in momenti e luoghi diversi: prima apparve alla peccatrice pentita, cui ordinò "Non mi trattenere!" (Gv 20, 17), e in seguito alle altre, mentre correvano. È curioso notare la differenza nel suo divino modo di agire, poiché non lasciò a colei che aveva "dimostrato molto amore" (Lc 7, 47) di esprimere tutta la sua venerazione, e qui, al contrario, le Sante Donne afferrarono i suoi piedi e Lui non oppose loro resistenza.

Come spiegare questo apparente paradosso? Santa Maria Maddalena aveva una fede robusta e il Maestro non voleva toglierle il merito. Nel caso lei fosse giunta a toccarLo - o se avesse impiegato molto a farlo, come sostengono alcuni autori7 -, avrebbe confermato totalmente che Egli era risorto e non era uno spirito, ma lo stesso Uomo-Dio i cui piedi aveva lavato con le sue lacrime e aveva asciugato con i capelli (cfr. Lc 7, 37-38). Gesù era come se le dicesse: "Non toccarMi, perché Io ti riservo un merito maggiore: quello di credere senza confermare".

Alle altre, consentì che dessero sfogo alle loro manifestazioni di adorazione. Esse avevano appena visto uno spirito e la loro prima impressione imbattendosi nel Salvatore era che si trattasse ancora di un essere immateriale, anche perché possedevano una fede meno vigorosa di quella di Maria Maddalena. Inoltre, Lo accompagnavano continuamente prima della Passione e, mentre gli uomini costumano dare meno importanza all'assenza fisica, esse, come donne, erano più sensibili alla separazione e all'abbandono. Avevano bisogno, infatti, di verificare che Gesù era vivo e non le aveva abbandonate.

  Sérgio Hollmann
view_004.jpg
Apparizione di Gesù alle Sante Donne, di
Jaume Serra – Museo del Prado, Madrid

Abbracciando i piedi del Signore, devono aver visto e baciato i segni dei chiodi, oltre a sentire il suo inconfondibile profumo, ora intensificato in virtù della glorificazione del Corpo. Si commossero nel percepire che la Resurrezione era reale e sperimentarono, senza il minimo dubbio, una consolazione straordinaria. Si pone qui un problema su quale sarà la grazia più grande: ottenere il merito di credere senza constatare o poter stringere il Corpo glorioso del Maestro? Lasciamo che i teologi trattino questa delicata questione, poiché per nessuno sarà facile la scelta, che dipende dal carattere di ogni persona.

Araldi della Resurrezione nominati dal Signore

10 "Allora Gesù disse loro: 'Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno'".

Dopo l'immenso favore di permettere che toccassero il suo Corpo risorto, Nostro Signore raccomanda "Non temete", per certificare ancora una volta che Lui non era un fantasma e infondere loro coraggio di fronte alla prospettiva di una possibile persecuzione mossa dai giudei. E lascia un messaggio destinato ai discepoli: di partire per la Galilea per un incontro, poiché Lui non era sparito. Così, il Salvatore le costituisce araldi per propagare la Buona Novella della Resurrezione, che gli stessi Apostoli ancora non conoscevano.

Che modo di procedere contundente per i modelli stabiliti dalla società dell'epoca! I Dodici, che erano Vescovi e furono i primi a comunicare il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signor Gesù Cristo, sono obbligati a ricevere la notizia da delle donne! Essi cedettero, fuggirono di paura e finirono per essere messi a margine nell'ora della Resurrezione, poiché Gesù volle dare un premio a quelle che non erano venute meno alla carità. Non sarà che, se non ci convertiamo a un amore così intenso quanto Egli si attende da ognuno, saremo oltrepassati da quelli che consideriamo inferiori a noi? Siamo veramente ferventi, affinché questo non ci accada!

Gesù convive ancora con loro per quaranta giorni per salire poi in Cielo, ma compensa la sua assenza inviando lo Spirito Santo e prolungando la sua presenza nel Sacramento dell'Eucaristia, conferma della promessa fatta da Lui prima di partire: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).

III - Fino alla fine dei tempi!

Dopo la Celebrazione della Luce - la Lucernarium - e la Liturgia della Parola, la Veglia Pasquale prosegue con la Liturgia Battesimale e, infine, con la Liturgia Eucaristica.

Evocare il Battesimo in questa cerimonia è molto appropriato, perché per i meriti della Resurrezione di Gesù questo Sacramento ci libera da un sepolcro: quello del peccato e della morte. Tutti moriamo, siamo condotti nel seno della terra, il corpo entra in decomposizione e succede, allora, quello che descrive Giobbe: "Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro. Languisco dentro di me" (Gb 19, 26-27). Una volta che siamo battezzati, dobbiamo camminare con l'animo in pace verso le soglie dell'eternità, poiché, come insegna San Paolo, "se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui" (Rm 6, 8). Il giorno in cui Dio ci chiamerà di nuovo alla vita, se saremo morti in stato di grazia il corpo sarà ricomposto e rifulgerà con una luce che mai avrebbe raggiunto senza la Resurrezione di Nostro Signore. Egli è risorto dai morti, tra le altre ragioni, per view_005.jpgcomprare la nostra resurrezione, "poiché come la sua Passione fu simbolo della nostra antica vita, la sua Resurrezione racchiude il mistero della vita nuova".8

Gesù proprio come apparve alle Sante Donne, così appare a noi, poiché, malgrado sia salito al Cielo da quasi duemila anni, viene ogni giorno a stare con gli uomini. Le donne ebbero il privilegio di vedere direttamente l'Uomo-Dio, ma questa costatazione diminuì in loro il valore soprannaturale della fede, visto che questa "è prova di ciò che non si vede" (Eb 11, 1). Affinché possiamo acquisire più merito nella pratica di questa virtù, Egli Si fa presente tra noi sotto l'apparenza del pane e del vino. Dopo le parole della Consacrazione, guardiamo e, a una prima occhiata, diremmo che nulla è successo, ma la fede ci assicura che è successo qualcosa di ineffabile: le specie si sono transustanziate in Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. Lo stesso Redentore che Si manifestò alle donne nel giorno della Resurrezione Si trova anche nell'altare, ed è Lui che comunichiamo. Sebbene esse abbiano abbracciato e baciato i suoi piedi, non gli fu data la grazia di riceverLo nel loro intimo in quel momento.

Per valutare meglio la grandezza di questa realtà, ricordiamoci che l'Eucaristia è il Sacramento per eccellenza, che contiene lo stesso Autore di tutti gli altri. Come evidenzia il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, "la nostra anima non può smettere di traboccare di riconoscenza, di incanto e di gratitudine per quello che Nostro Signore ha operato nella Santa Cena. Solamente un'intelligenza divina potrebbe escogitare la Sacra Eucaristia e immaginare questo Sacramento Santissimo come un mezzo per Gesù di rimanere presente in questo mondo, dopo la sua gloriosa Ascensione. Più ancora: di stabilire una convivenza intima e insuperabile, tutti i giorni, con tutti gli uomini che Lo vogliano ricevere nei loro cuori. Sì, soltanto Dio stesso poteva realizzare questo mistero così meraviglioso, quest'opera di misericordia prodigiosa verso le sue umane creature".9

Sappiamo godere di un così immenso beneficio in questa vita, per renderci partecipi della Resurrezione trionfante di Cristo, secondo la sua promessa: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno" (Gv 6, 51).

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Dov’è il mio cuore?

Di fronte all’ipocrisia farisaica, il Divino Maestro dimostra che l’uomo non si definisce per le esteriorità, ma per le intenzioni del cuore....Leggi tutto

I Dodici Apostoli Apostoli di tutti i tempi

La più alta vocazione che i secoli hanno conosciuto è stata quella concessa da Nostro Signore ai Dodici Apostoli: portare le prime sementi del Vangelo fino ai confini della Terra. La Santa Chiesa continua questa nobile missione e una parte di questa......Leggi tutto

Darà solamente “cose buone”

Preghiamo con fiducia. Se chiediamo qualcosa di sconveniente o che pregiudica la nostra salvezza, Dio si prenderà cura di indirizzare le nostre aspirazioni e ci esaudirà in forma sovrabbondante e magnifica....Leggi tutto

Non si deve dar tempo al tempo, ma all’eternità

La comunicazione di Dio con l'uomo – in particolare negli episodi più salienti narrati nella Sacra Scrittura – è il punto centrale a partire dal quale si svolge la Storia....Leggi tutto

Proclamare come cavalieri il Santo Nome di Dio

Avoi, cari fratelli, che oggi pronuncerete il vostro "Præsto sum!", il vostro "sì" definitivo al Signore, rivolgo il mio saluto, il mio affetto, la mia gioia e, soprattutto, la mia preghiera....Leggi tutto

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.