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Spiritualità

In hoc signo vinces

Pubblicato 2009/06/24
Autore : Clara Maria Morazzani

A a più sconvolgente delle mattine di tutta la Storia. Il sole era già nato, stendendo il calore dei suoi raggi sulla piazza del Pretorio, il cui tribunale, formato da pietre multicolori

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Da immagine dell'ignominia e della sconfitta, la Croce è passata ad essere il centro della spiritualità cattolica, il segno distintivo dei seguaci di Cristo, il punto verso cui convergono tutte le aspirazioni, tutti gli amori, tutta la tenerezza e il
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rispetto dell'anima veramente cristiana.

Clara Maria Morazzani

A a più sconvolgente delle mattine di tutta la Storia. Il sole era già nato, stendendo il calore dei suoi raggi sulla piazza del Pretorio, il cui tribunale, formato da pietre multicolori, era chiamato in greco Lithostrotos, che significa lastricato o monticello di pietre. Niente meglio per riscaldarsi, sotto il calore del sole, della pietra. Nemmeno l'acqua ha la capacità di conservare il calore dell'astro- re come la pietra. Sotto quella luce creata da Dio, lo stesso Dio stava per essere giudicato.
Tuttavia, non erano soltanto le manifestazioni minerali che lì si facevano sentire.

L'ordinamento della natura emanato dalle mani dell'Onnipotente, le creature incoscienti e senza vita, compiono il loro disegno per uma determinazione di Dio. Vi sono esseri che posseggono libero arbitrio, ma non sempre usano correttamente questo dono ricevuto dal Signore di tutta la Creazione. Peggio ancora, alle volte lo utilizzano malvagiamente in senso contrario. Comunque, mai nella Storia si è avuta una carica di odio di tali dimensioni contro il Creatore, nel cattivo impiego del libero arbitrio.

La croce che ha diviso la Storia

In quella piazza, sole e pietra si mantenevano fedeli all'ordine di Dio. Tuttavia, un governatore romano - che passò per la
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Storia e tutt'oggi è nominato tutti i giorni nel Credo che preghiamo - non si lasciava influenzare dalla voce della coscienza e della grazia nel suo intimo: egli non avrebbe dovuto condannare, ma, come colui che relativizza l'assoluto della Legge di Dio, stava cercando di trovare una soluzione intermedia tra la condanna e l'adorazione.

Il popolo esigeva... Quante volte il popolo ha agito bene chiedendo la condanna di un reo! Ma, se qualche volta il popolo ha sbagliato - e deve essere successo - mai si è equivocato tanto come in quell'occasione. Era soltanto il popolo? No... Lì stavano i farisei e gli scribi, che incentivavano tutti a gridare contro lo stesso Creatore una sentenza, non solo ingiusta, ma deicida: "CrocifiggiLo! CrocifiggiLo!" Niente faceva tacere il popolino, fino a un determinato momento, quando il simbolo che avrebbe segnato più tardi le corone e il frontespizio delle chiese, entrò nella piazza: era la Croce! Lo stesso simbolo della vergogna, dell'ignominia e della sconfitta cominciava ora la sua marcia trionfale attraverso i secoli.

Quella croce che sarebbe stata abbracciata e baciata dal Divino Redentore, e con tanto amore caricata sulle sue adorabili spalle fino al Calvario, oltre a produrre un grande silenzio, ha diviso la moltitudine da una parte e dall'altra, rivelando simbolicamente il suo ruolo nel corso della Storia: davanti ad essa l'empietà sorriderà, la devozione la venererà; alla sua vista alcuni impallidiranno, altri si prostrerranno, alcuni proferiranno parole di disprezzo, altri verseranno lacrime di tenerezza; a causa sua molti tremeranno di paura mentre altri si consumeranno di amore.

Fino al giorno supremo in cui apparirà "nel cielo il segno del Figlio dell'Uomo" (Mt 24, 30), e dividerà anche l'umanità riunita nella Valle di Giosafat: a destra coloro che risorgono in corpo glorioso; a sinistra quelli che riprendono i loro corpi per essere ancor più tormentati nell'inferno. "Separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capretti. Collocherà le pecore alla sua destra, e i capretti alla sua sinistra" (Mt 25, 32-33). E la croce figurerà sempre nello splendente trono di Gesù Cristo, trasformata da legno di tortura ad albero di luce.

Il più umiliante supplizio

Tra gli uomini dell'Antichità, la crocifissione era conosciuta come il più atroce e umiliante dei castighi - "maledizione di Dio", come ci riferisce lo stesso Libro del Deuteronomio (21, 23) - riservato soprattutto agli schiavi e anche ai malfattori, assassini e ladri la cui punizione pubblica sarebbe dovuta servire da esempio per tutto il popolo. Più tardi, con la dominazione di Roma, la legge esentava da tale pena i cittadini romani, per quanto grave fosse il loro crimine, non permettendo, in questo modo, che la dignità dell'Impero restasse macchiata.

E questa è stata, precisamente, la morte che Cristo ha permesso per Sé, assumendo la condizione di schiavo, non soltanto per redimerci dalla schiavitù del peccato, ma addirittura per farci re: un supplizio usuale del codice penale, con il procedimento che era applicato normalmente ai banditi; senza dubbio, il peggiore.

Descrizione di un medico

Secondo interessanti studi realizzati nel secolo passato da illustri medici europei, la morte in croce possiede come causa determinante l'asfissia. Subito dopo la crocifissione, il condannato presenta violente contrazioni, generalizzate, il volto diventa violaceo, abbondante sudore gli scorre lungo il volto e da tutto il corpo, diventando particolarmente copioso nei pochi minuti che precedono la morte. Coloro che erano crocifissi morivano, in media, al termine di tre ore, dopo un atroce periodo di lotta.
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Da sinistra a destra: pesci della Catacomba di Domitilla (Roma); monogramma cristiano del sec. IV (Musei Vaticani,
Roma); croce della Basilica di San Vitale (Ravenna); croce professionale bizantina del sec. XI (Metropolitan Museum of Art,New York); croce del convento carmelitano di Trie-en-Bigorre (Metropolitan Museum of Art - The Cloisters, New York)
Foto: Victor Toniolo e Gustavo Kralj

Nella sua opera "La Passione di Nostro Signor Gesù Cristo secondo il chirurgo" il dott. Pierre Barbet afferma: "Tutta l'agonia si svolgeva nell'alternanza tra abbattimenti e riprese, asfissia e respirazione. Di questo abbiamo la prova materiale nel Santo Sudario, dove possiamo segnalare un doppio flusso di sangue verticale che esce dalla piaga della mano, con un allontanamento angolare di alcuni gradi. Uno corrisponde alla posizione di abbattimento e l'altro a quella della ripresa. Si capisce subito che un individuo sfinito, come era Gesù, non avrebbe potuto prolungare questa lotta per molto tempo".

Il mistero della Croce

Partendo da un punto di vista umano e materialista, l'Agnello immolato nell'alto della Croce non passava che per un
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In questa pagina, scene della
conversione di Costantino;
nella pagina seguente,
l'incontro della Santa
Croce a Gerusalemme
(Dettagli del trittico di
Stavelot, in smalto su
oro, sec. XII - Metropolitan
Museum of ArtNew York)
Foto: Gustavo Kralj
povero essere maltrattato e ingiuriato da tutti, un uomo fallito e sconfitto per sempre; sotto la luce soprannaturale, tuttavia - e questa è l'unica visualizzazione vera -, Gesù si trovava lì elevato come un Re nel suo soglio di gloria, attirando a Sé tutte le creature. Questo divino mistero, gli Apostoli, soprattutto San Paolo, lo hanno compreso in profondità: "Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso" (1Cor 2,2). E ancora: "Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo" (G1 6, 14).

Il lento spuntare della Croce

Ma per i primi cristiani, imbevuti dei concetti e delle tradizioni antiche, la croce conservava ancora il suo terribile significato, al punto che sono trascorsi vari secoli prima che apparissero le prime rappresentazioni del Salvatore inchiodato in essa.Tale repulsione era accresciuta dal fatto che molti membri della Chiesa nascente avevano visto a Roma parenti prossimi soffrire questo tipo di martirio, durante le sanguinose persecuzioni promosse dagli imperatori pagani. Nei secoli secondo e terzo, i fedeli preferirono, dunque, adottare l'immagine del pesce (in greco Ichthys), come rappresentazione di Cristo.

In questa simbologia, le lettere della parola Ichthys contengono le iniziali della frase: Iesous Christos Theou Yios Soter (Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore). A partire dal quarto secolo, dopo il riconoscimento della religione cattolica, da parte di Costantino il Grande, il simbolismo del pesce è diminuito gradualmente, cedendo il posto alla croce, che è cominciata ad apparire scolpita sui sarcofagi, sulle casse ed altri oggetti, divenendo il principale emblema della Cristianità.

Una delle prime espressioni artistiche occidentali del sacrificio del Calvario è la famosa porta di cipresso, della Basilica di Santa Sabina, nel Monte Aventino, a Roma, costruita nelle prime decadi del sec.V. È stato in questa stessa epoca che venne istituito l'attuale segno della croce, sebbene già prima esistesse il devoto costume di fare il triplice segno sulla fronte, le labbra e il petto, in modo che le tre parti superiori dell'uomo - intelligenza, amore e forza - erano così sotto la protezione della croce.

Sant'Elena riscatta la vera Croce

All'inizio del quarto secolo, un incomprensibile abbandono pesava sui Luoghi Santi al punto che si trovava coperta di detriti la stessa collina del Golgota. Spinta dal forte impulso della grazia, l'imperatrice Elena - che aveva appena ottenuto con le sue materne preghiere lo splendido miracolo del Ponte Milvio e l'impressionante conversione di suo figlio Costantino, con la conseguente libertà per il Cristianesimo (28 ottobre 312) - decise di intraprendere un lungo viaggio fino a Gerusalemme, con l'intuito di scoprire la vera Croce di Nostro Signore.

Sant'Elena penetrava intimamente nel significato dei misteri: quella croce luminosa che era brillata nei cieli, circondata dalle parole In hoc signo vinces (Con questo segno vincerai) davanti allo sguardo meravigliato del giovane Cesare, non era una chiara manifestazione dei disegni della Provvidenza, che preannunciavano un trionfale risorgimento della Chiesa, per mezzo dello scandalo della croce? Trovare la croce era impresa ardua e difficile.

Non, però, per il carattere energico della vecchia imperatrice che non si era abbattuta con i casi della fortuna né con le dure privazioni della vita. Dopo alcune settimane di penoso lavoro e di molta terra rimossa, durante le quali Elena
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incoraggiava col suo animo e le sue orazioni i numerosi operai, furono trovati in un fosso, in mezzo allo stupore e alla commozione generale, tre croci! Si presentava, allora, un dubbio: come riconoscere il Legno sacro sul quale il Redentore aveva patito la sua dolorosa agonia, bagnandolo con le ultime gocce di Sangue? Incaricato da Elena, San Macario, Patriarca di Gerusalemme, subito venne in suo aiuto.

Riunì il popolo e pregò fervidamente, supplicando al Signore un intervento che togliesse ogni dubbio ai fedeli, in una forma evidente. Fece in seguito condurre una povera donna che era ritenuta senza speranza dai medici ed era sul punto di morire. A contatto con le prime due croci, la moribonda rimase insensibile; ma, nel toccare la terza, si alzò subito, completamente guarita, lodando Dio tra le grida di gioia della moltitudine entusiasta. La notizia del prodigio si diffuse con rapidità per tutto il mondo cristiano.

Venne dato inizio, così, ad una grande devozione alle reliquie della Passione. Al ritorno dal suo pellegrinaggio, dopo aver eretto varie chiese in onore della Passione del Signore, la virtuosa imperatrice portò con sé nella Città Eterna un pezzo considerevole della Santa Croce, lasciando a Gerusalemme la parte più importante. Portò anche i cinque chiodi che aveva trovato nella stessa occasione, e li diede come regalo a suo figlio Costantino, che fece collocare uno di essi nella montatura del diadema imperiale. Forse è stato questo pietoso gesto all'origine del bel costume di far sovrastare da una croce le corone dei sovrani cattolici.

Entrata trionfale della Santa Croce a Gerusalemme

Tre secoli dopo questi mirabili avvenimenti, Cosroe II, re della Persia, saccheggiò la Città Santa, ammazzò un gran numero di cristiani e si impossessò del prezioso Legno, portandolo tra le molte ricchezze che componevano il suo bottino di guerra. Grande fu la costernazione di quei fedeli dell'Oriente, nel sapere che il più inestimabile dei loro tesori era nelle mani di idolatri. L'imperatore Eraclio iniziò allora una campagna per recuperarlo, cosa che ottenne dopo quindici lunghi anni di sforzi ed avventure.

Alla fine, giungeva Eraclio davanti a Gerusalemme, rendendo grazie al Signore per la vittoria ottenuta. Si organizzò una grande cerimonia, con la maggior solennità e pompa possibili. Da tutte le parti accorrevano i fedeli per venerare la reliquia felicemente recuperata. In compagnia del patriarca Zaccaria e attorniato dai dignitari della sua corte, da innumerevoli chierici e da una fervida moltitudine, l'imperatore caricò sulle sue spalle la vera Croce, disponendosi ad entrare nella città per la porta che conduce al Calvario.

Ma una volta giunto davanti ad essa rimase improvvisamente immobile, sentendosi incapace di avanzare neppure di un passo. Zaccaria, che camminava al suo fianco, si chinò verso di lui e gli fece vedere che la porpora imperiale e le sue sontuose vesti non erano conformi all'esempio di umiltà di Gesù, il quale aveva caricato la sua Croce sulla schiena, per quelle stesse vie, tutto piagato e coperto di insulti. Udendo questo, Eraclio depose le insegne reali e la corona d'oro. Coperto di sacco e scalzo, continuò senza difficoltà la pietosa processione.

La croce fu trionfalmente restituita al patriarca Zaccaria, in mezzo alle acclamazioni di giubilo della moltitudine ispirata e riverente. Il tempo confuse la data dei due avvenimenti: la scoperta della Croce da parte dell'imperatrice Sant'Elena e il riscatto di questa da parte dell'imperatore Eraclio. Ma in tutto l'Occidente cristiano, da secoli, si celebra il giorno 3 maggio il ritrovamento del sacro Legno e il 14 settembre la sua Esaltazione.

La Croce, segno di salvezza

A poco a poco, tra le oscure rovine del paganesimo polveroso e decadente, sorgeva un mondo nuovo, tutto "cruciforme", bagnato dalla luce pura e corruscante delle dottrine del Vangelo, che faceva sentire in modo soave e misterioso la dulcis praesentia di Colui che, nell'alto della Croce, col divino viso coperto di sputi e ferite, aveva lasciato sfuggire dalle sue piagate labbra il grido lancinante che avrebbe echeggiato per i cieli della Storia: "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" (Mc 15, 34).

Ora, invece, un' ineffabile nota di pace e di giubilo, che proveniva da una fortezza incommensurabile di vittoria, impregnava il progressivo sviluppo della Sposa Mistica di Cristo. La Croce passò ad essere il centro della spiritualità cattolica, il segno
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Timothy Ring
distintivo dei seguaci di Cristo, il punto verso cui convergono tutte le aspirazioni, tutti gli amori, tutta la tenerezza e il rispetto dell'anima veramente cristiana. Da ogni parte il nobile simbolo della Redenzione proietta la sua ombra protettrice, ricordandoci i dolori sopportati con infinita pazienza dall'Uomo- Dio a favore della povera umanità immersa nelle tenebre dell'errore, del peccato e della morte, nel medesimo tempo in cui trasmette il muto - e per questo, tanto eloquente! - messaggio di speranza: "Il Bene vincerà! Io collocherò i tuoi avversari come sgabello per i tuoi piedi".

Con ispirate parole, esclama Sant'Andrea di Creta: "Se non ci fosse la Croce, Cristo non sarebbe crocifisso. Se non ci fosse la croce, la vita non sarebbe inchiodata nel legno. Se la vita non fosse stata inchiodata, non sgorgherebbero da ogni parte le fonti dell'immortalità, il sangue e l'acqua, che lavano il mondo. Non sarebbe stato cancellato il documento del peccato, non saremmo stati dichiarati liberi, non avremmo fatto prova dell'albero della vita, non si sarebbe aperto il Paradiso. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta e non sarebbe stato sconfitto l'inferno.

È, dunque, grande e preziosa la croce.Grande sì, perché tramite lei grandi beni sono diventati realtà; e, grazie ai miracoli e ai patimenti di Cristo saranno distribuite tanto maggiori quanto più eccellenti parti. Preziosa anche, perché la croce è passione e vittoria di Dio: passione, per la morte volontaria in questa stessa passione; e vittoria perché il diavolo è ferito e con lui la morte è vinta.

Così, allentate le prigioni degli inferni, anche la croce è divenuta la comune salvezza di tutto il mondo." Questa croce la vediamo ornare riccamente le corone dei monarchi, brillare con splendore nel petto dei vescovi, presiedere gloriosa le solenni liturgie; la vediamo elevata sopra le torri dei templi - sia di imponenti basiliche e immense cattedrali, sia delle più modeste e sconosciute cappelle e oratori -, inalberata nelle bandiere militari, piantata nel mezzo di silenziosi chiostri, la vediamo ancora agitata dalle mani instancabili del missionario, caricata sulle affaticate spalle del penitente, baciata dalle labbra tremule del moribondo... In sua lode, canta la Chiesa nell'ufficio della Settimana Santa, questo bellissimo inno: O Croce fedele, sei l'albero Più nobile fra tutti gli altri, Nessuna selva ne produce Uno simile per fiori e frutti.

Dolce legno che con dolci chiodi Sostieni un dolce peso. (...) Solo tu, o Croce, sei stata degna Di portare il riscatto del mondo E preparare per il naufrago Un porto in un mare così tanto profondo. Ha voluto l'Agnello immolato Bagnarti del sangue fecondo. Una sola Croce! Quando invece, nel Calvario ce n'erano tre. Sì, una soltanto, perché di quei tre condannati, uno solo era Innocente! Mai è passata per la mente di nessuno l'idea di sollevare una seconda croce, nonostante San Dimas sia stato canonizzato in vita dalla stessa voce del Salvatore.

Mai, perché solamente il sangue senza macchia è meritevole di venerazione, così come adorato può essere soltanto quello di Dio. Una solo ha attratto tutti i popoli, una solo ha segnato i tempi e l'eternità! Uniamoci, nell'adorazione della Santa Croce, a Colei che stava in piedi, adorando suo Figlio, in quello strumento di supplizio: Stabat mater dolorosa juxta crucem lacrimosa. Stiamo dunque, pieni di speranza, raccogliendo anche le purissime lacrime della Madonna, che sono per noi pegno di fiducia e di certezza di perdono.

Ó Croce fedele!

O Croce di nostra salvezza,
albero tanto glorioso,
un altro non v'è nella selva,
di rami e di fronde a te uguale.
Per noi dolce legno, che porti appeso
il Signore del mondo.

Or ecco l'aceto ed il fiele,
gli sputi, la lancia ed i chiodi
trafitto l'amabile corpo,
da cui rosso sangue fluisce,
torrente che lava la terra,
il mare, il cielo ed il mondo.

Or piega i tuoi rami frondosi,
distendi le rigide fibre,
s'allenti quel rigido legno
che porti con te per natura;
accogli su un morbido tronco
le membra del Cristo Signore.

Tu fosti l'albero degno
di reggere  il nostro riscatto,
un porto prepari per noi,
come arca salvezza del mondo,
del mondo cosparso dal sangue
versato dal Corpo del Cristo.

Al Padre sia gloria e al Figlio,
e gloria allo Spirito Santo;
eterna sia gloria per sempre
all'Unico e Trino Signore;
il suo amore il mondo ha redento,
e sempre il suo amore lo salva.

(Traduzione dal latino dell'inno gregoriano "Crux fidelis")

(Revista Araldi del Vangelo, Settembre/2006, n. 35, p. 17 - 23)

 

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