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Storie per bambini

Manicaretti degni di un re

Pubblicato 2013/10/22
Autore : Suor Mary Teresa MacIsaac, EP

Se avessimo percorso in altri tempi i pittoreschi paesaggi dell'antica Francia, certamente avremmo incontrato sul cammino numerosi castelli e palazzi,

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"Maestà, non appena ho saputo della vostra venuta, mi sono inginocchiato davanti alla statua della Madonna e L'ho supplicata di aver compassione di me, perché avevo soltanto dei pezzi di pane di orzo da offrirvi"...

Suor Mary Teresa MacIsaac, EP

Se avessimo percorso in altri tempi i pittoreschi paesaggi dell'antica Francia, certamente avremmo incontrato sul cammino numerosi castelli e palazzi, ora nascosti da un frondoso bosco, ora svettanti alteri in mezzo a campi magnificamente coltivati. Erano edifici maestosi e pieni di vitalità, centri della società regionale dell'epoca.

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Il castello della contessa Isabella

Uno di questi monumentali castelli, eretto su una soave collina, apparteneva alla contessa Isabella. Quando era ancora molto giovane, aveva perso lo sposo che Dio le aveva dato come compagno e, a partire da allora, aveva fatto il voto di mantenersi per sempre in questo stato, senza contrarre seconde nozze. Si dedicava anima e corpo alla preghiera, alla penitenza e alla pratica di opere caritatevoli, prendendosi cura dei malati e dei bisognosi, e insegnando il catechismo ai bambini del contado. Non risparmiava sforzi per fare il bene ed era amata da tutti i suoi sudditi, che favoriva, senza distinzione, con la bontà del suo sguardo e con il conforto dei suoi consigli.

Poiché era l'erede esclusiva dei possedimenti della famiglia, decise di riservare per il sostentamento proprio e della sua servitù soltanto una piccola parte della sua fortuna. Il resto lo ripartì tra i poveri, depositando tutta la sua fiducia nella protezione della Madonna, Madre di Misericordia, che pregava incessantemente e con ardore. E sebbene cercasse di mantenere l'edificio con la dignità e lo splendore necessari, viveva personalmente in forma molto sobria.

La vita trascorreva nella sua quotidianità, quando fu incoronato un nuovo re per il paese. Mesi dopo essere salito al trono, il monarca uscì per una giornata di caccia. Lo accompagnavano numerosi soldati, servi e messaggeri, tutti vestiti con i più belli e vari abiti, secondo la loro funzione o categoria. La caccia si protrasse da prima dell'alba fino a quasi al tramonto, senza che essi avessero potuto contare su una sostanziosa refezione. E poiché si trovavano vicino al castello di Isabella, uno dei consiglieri reali suggerì di fermarsi lì a chiedere del cibo sostanzioso con cui recuperare le forze, prima di ritornare al palazzo.

Il re acconsentì e furono inviati due araldi per annunciare il suo arrivo. Quando la contessa seppe della regale visita fu molto preoccupata, poiché non possedeva nulla nella sua dispensa che fosse degno del sovrano. Il suo cibo era pane d'orzo e la sua bevanda, l'acqua più pura. Cosa avrebbe servito al monarca e ai suoi cortigiani, se non c'era nemmeno pane per così tanta gente?

Estremamente afflitta, si gettò ai piedi della sua carissima protettrice, la Vergine Consolatrice degli afflitti, e La supplicò:

- O Maria Santissima, Tu vedi bene in che difficoltà mi trovo, poiché non ho il necessario per così tanti e nobili commensali. Mostrami ora che sei la Madre di Misericordia e non abbandoni mai chiunque ti cerca con fede vera e piena.

Mentre Isabella pregava così, attraversava il ponte levatoio del castello una dama bellissima, seguita da un lungo corteo di paggi e donzelle. Portavano sontuosi vassoi d'oro e d'argento, con i più deliziosi manicaretti: cinghiali, agnelli, fagiani e cervi, tutti conditi con una perfezione eccezionale, senza contare i migliori vini, champagne e liquori portati in bottiglie di cristallo finissimo. Mostrando tutto al maggiordomo, gli chiesero l'autorizzazione di entrare. Costui, completamente frastornato, non sapeva cosa rispondere, ma di fronte alla bontà e gentilezza di quelle nobili figure non poteva far altro che lasciarli entrare.

Dopo aver depositato i manicaretti in cucina e aver acceso l'immenso forno, che da tanto tempo non veniva più utilizzato, gli sconosciuti si diressero al grande salone che nelle grandi occasioni serviva da refettorio. E lì si misero a preparare e abbellire i tavoli, a illuminare la stanza con candele e ornarla con ricchi gobelin di velluto che essi stessi avevano portato.

Il maggiordomo aveva avuto appena il tempo di comunicare alla contessa Isabella quello che stava accadendo, quando le trombe del seguito reale suonarono vicine al castello, annunciando l'imminente arrivo del monarca. Corsero entrambi alla porta, dove la contessa lo ricevette con un grande inchino e lo invitò a entrare nella sala da pranzo, senza sapere con certezza quello che sarebbe accaduto...

Tuttavia, quando si aprirono le porte, un mirabile spettacolo si svelò agli occhi di tutti: centinaia di candelieri illuminavano le tavole coperte da tovaglie di finissimo lino. Sopra di esse, c'erano piatti e vassoi finemente cesellati, contenenti i più deliziosi manicaretti.

Pregarono per rendere grazie a Dio per gli alimenti ricevuti - la cui provenienza era loro sconosciuta - e si sedettero per iniziare il pasto. Mentre conversavano animatamente e assaggiavano i piatti saporiti, la misteriosa dama supervisionava il lavoro dei suoi accompagnatori, che servivano ai tavoli. La contessa Isabella ardeva dal desiderio di approssimarsi a lei per chiederle chi fosse e ringraziare per un così insigne favore. Tuttavia, essendo la padrona di casa, sarebbe stato irrispettoso allontanarsi dal re, anche se per un solo momento.

Ora, alla fine della cena la dama e i suoi servitori scomparvero come per incanto. Il maggiordomo era così sorpreso e pieno di giubilo per quanto successo, che nemmeno gli venne in mente di chiedere ai distinti personaggi chi fossero, da dove venissero o come avessero saputo che la contessa passava per quella difficoltà...

Edith Petitclere
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Si congratulò con la contessa Isabella per il banchetto e le chiese dove
aveva trovato tali manicaretti, serviti con tanta perfezione

Prima di partire, il re volle ringraziare la contessa per la straordinaria accoglienza. Si congratulò con lei per il banchetto e le chiese dove avesse trovato tali manicaretti, in così generosa quantità e qualità, e serviti con tanta perfezione. Isabella, umile com'era, non nascose agli occhi del sovrano quello che era accaduto, e gli rispose con tutta franchezza:

- Maestà, non appena ho saputo della vostra venuta, mi sono inginocchiata davanti alla statua della Madonna e L'ho supplicata di aver compassione di me, perché avevo soltanto dei pezzi di pane di orzo da offrirvi. Nel vedere quanto accaduto, sono rimasta tanto sorpresa quanto voi. E non posso dubitare ora che sia stata proprio Lei a venire in mio aiuto, accompagnata da molti Angeli travestiti da paggi e donzelle. Sono stati loro che vi hanno servito e sono scomparsi alla fine della vostra cena!

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