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Commenti al Vangelo

Il Giudice e la vedova

Pubblicato 2013/09/11
Autore : Don João Clá Dias, EP

L´anima umana ha sete dell´infinito. Per Dio, siamo stati creati e questa è la ragione di vivere continuamente alla ricerca della felicità, senza dolori o ostacoli, in un rapporto sociale perfetto e armonioso.

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Vangelo:

1 Gli ha raccontato anche una parabola per mostrare che importa pregare sempre e non cessare di farlo: 2 "C´era in una certa città un giudice che non temeva Dio e non rispettava gli altri. 3. C´era nella stessa città una vedova che andava da lui dicendo: Fammi giustizia contro il mio avversario. 4 Lui, durante molto tempo non ha fatto quello che gli chiedeva la vedova, ma poi disse tra sé: Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, 5 poiché questa vedova continua a importunarmi, Le farò la giustizia perché non venga più a tormentarmi". 6 Dunque il Signore ha aggiunto: "Senti quello che dice questo giudice iniquo. 7 E Dio non farà giustizia ai suoi eletti, che a Lui chiamano giorno e notte? 8 Vi dico che presto gli farà giustizia. Ma, quando verrà il Figlio dell´Uomo, incontrerà la fede sulla terra?" (Lc 18, 1-18)

Con divina didattica, Gesù contrappone all´ iniquità di un giudice l´ostinata insistenza della fragilità femminile, per mostrarci la necessità di non cessare mai la preghiera.

Don João Clá Dias, EP

L´anima umana ha sete dell´infinito. Per Dio, siamo stati creati e questa è la ragione di vivere continuamente alla ricerca della felicità, senza dolori o ostacoli, in un rapporto sociale perfetto e armonioso. L´appetenza dell´illimitato segna profondamente tutte le nostre azioni. Questo è, inoltre, il motivo principale del sentimentalismo romantico e di tanti altri squilibri della convivenza umana, in cui cerchiamo di soddisfare l´ansia infinita presente nelle creature innocenti e saziabile soltanto per Dio.

Il desiderio di ottenere ad ogni costo o sforzo, qualche bene necessario o di liberarsi di un fastidio insuportabile, non poche volte viene penetrato da questa aspirazione di pienezza. Questi due desideri - quello di ottenere e quello di liberarsi - sono la nota tonica della liturgia di oggi. La vedova prega incessantemente, il giudice usa sotterfuggi ed evasioni per sfuggirne. Vince infine, l´insistenza della fragilità su un duro cuore amante del benessere.

Analizziamo la parabola in modo dettagliato per, alla fine, cogliere le conclusioni che ne derivano.

I - La Parabola

Il giudice iniquo

2. C´era in una città un giudice che non temeva Dio ne rispettava gli uomini.

Di quale giudice si tratta e in quale città lui viveva? Non si sa. La descrizione comincia come si fosse una favola per bambini: "C´era in una città..." L´episodio è volutamente anonimo. Il Divino Maestro desidera così fissare l´attenzione delle persone agli aspetti morali e psicologici della parabola e per questo la presenta senza i dati storici.

Il giudice era senza dubbi un ebreo di razza e religione, caso contrario, Gesù lo avrebbe caratterizzato come un uomo che non credeva a un vero Dio.

In realtà, nel suo modo di agire, il giudice rappresenta una chiara personificazione dell´ateismo ormai comune in quei tempi, anche se non era diffuso come oggi. Probabilmente lui praticava la religione, però con eccezione al Primo Comandamento delle Leggi di Dio. Era, dunque, un ebreo cattivo.

Dovendo essere Dio il centro dei nostri pensieri, desideri e azioni, quando Lo ignoriamo o ci allontaniamo da Lui, i rapporti umani diventano diffetosi e capricciosi, ossia, tutti i principi di rispetto sano si rovinano.

In questo giudice si può vedere il ritratto dei grandi mali dei nostri tempi: la scomparsa della douceur de vivre, della benevolenza e della ammirazione agli altri, sia tra uguali o tra inferiori o superiori. Quando si considera sé stesso come unico punto di riferimento rispetto agli altri, poco importano le qualità di queste persone. Ci si muove d´accordo alla volubilità del soffio dei propri capricci e non si china a dare attenzione agli altri, perché manca lo stimolo necessario per condurre a buon fine i propri interessi. L´egoismo diventa la legge.

La vedova importuna

3 C´era nella stessa città una vedova che andava da lui dicendo: Fammi giustizia contro il mio avversario.

In questa città c´era una vedova.

Come in tutte le epoche, la sposa che si vede indifesa a causa della morte del marito diventa una persona degna di pietà. Ricadrà su di lei il carico dell´educazione dei figli, soprattutto dei piccoli, e dell´amministrazione dei beni e della casa. Se lei non ha il sostegno dei veri amici il suo isolamento potrà diventare drammatico, e gli interessi egoisti degli altri si concentreranno sull´eredità dei piccoli. Le resterà il forte vigore del suo istinto materno, accompagnato dalle sue amare lacrime. Lei non abbandonerà per niente i bambini, nutriti e cresciuti tra le sue braccia.

Sarà un modello insuperabile di ostinazione nel suo atteggiamento. E questo molto probabilmente è il caso della parabola.

La vedova probabilmente ha importunato il giudice con le sue innumerevoli visite, implorando ogni volta la giustizia contro il suo avversario.

Quest´ultimo, chissà, era un ebreo abituato al broglio e alla cattiveria e prendendo profitto sull´esistenza di un arbitro che non temeva l´ira divina - aveva dato sfogo all´avidità e così cercava di estorcere i beni, in tutto o in parte, dell´abbandonata e angosciata signora.

L´appropriazione indebita ha sempre esistito nel corso del tempo. Soprattutto nei casi dove predomina l´assolutismo del più forte e quando si stabiliscono le passioni prevale la legge della selva.

E cosa potrebbe fare una povera donna in questa situazione critica, che riccorrere ai tribunali? D´altra parte, il cattivo ebreo avrà grande interesse a mantenere lo status quo e non avendo un´altra soluzione, farà tutto il possibile per il massimo ritardo del pronunciamento legale.

Il ritardo farebbe solo peggiorare la situazione drammatica della triste signora, per questo la sua insistenza: "Fammi giustizia contro il mio avversario".

L´atteggiamento del giudice

4. Lui, durante molto tempo non ha fatto quello che gli chiedeva la vedova

Non sono sconosciute a noi il lungo tempo che ci mettono i processi all´Occidente latino. Ma a quel tempo e all´Oriente questo ritardo non veniva sopportato con naturalità.

Attraverso le Sacre Scritture abbiamo la conoscenza dell´esistenza della corruzione in quell´epoca e quindi, possiamo fare la seguente domanda: avrà il giudice ricevuto per caso proposte o regali dall´altra parte? O per caso aspettava lui qualche offerta della vedova per risolvere il problema? È certo che per qualche motivo, forse anche per negligenza, capriccio o pigrizia, il giudice si rifiutava a sentire le richieste dell´autore del processo in corso.

Si potrebbe pensare ancora a un´altra ipotesi che risponderebbe al motivo di questo atteggiamento da parte del giudice. È ben noto che il ritardo tante volte risolve problemi insolubili. Non sarebbe stato il magistrato, interessato a prendere il tempo come suo consigliere? Niente ci fa credere che fosse così, perché lui non "temeva Dio, né rispettava gli uomini", e quindi, la virtù non era la legge del suo abituale atteggiamento.

Ma dopo disse tra sé e sé: Anche se io non temesse Dio ne rispetasse gli uomini, 5 poiché questa vedova continua a importunarmi, Le farò la giustizia perché non venga più a tormentare

La risonanza è un fenomeno fisico che si è dimostrato efficace anche per i ponti che sono solidi e robusti. Quel continuo battere ritmico su una superfície rigida, minaccia tutta la sua struttura.

C´è nella psicologia umana una reversibilità di questa figura? L´insistenza che dà fastidio.

La vedova non riusciva a laciare in pace il giudice, costringendolo a uscire della sua omissione per - tra due fastidi - o dichiararLa come vincitrice del processo o riceverLa implorando in tutti i momenti e così, lui ha dovuto fare una scelta.

Lui era arrabbiato e per evitare di rivederLa a tutti i momenti, ha deciso di soddisfare la sua richiesta. Il motivo che lo ha portato a tale decisione non è stato per niente nobile, né elegante, ma la vedova non ha provato vergogna né disagio, perché il suo unico obiettivo era quello di ottenere giustizia.

Questa parabola descrive alcuni aspetti di quella giurisprudenza consuetudinaria. Nonostante le variazioni nel confronto con il Diritto Processuale vigente nei paesi occidentali, il caso previsto dal Divino Maestro è completamente assimilabile e non bisogna di nessuna adattazione. A causa della sua facile comprensione, Gesù passa direttamente all´applicazione.

Il Giudice Supremo e le anime elette

"Senti quello che dice questo giudice iniquo. 7 E Dio non farà giustizia ai suoi eletti, che a Lui chiamano giorno e notte, e tarderà molto a soccorrergli?

Il contrasto è uno strumento di grande insegnamento. Gesù si serve delle reazioni di un giudice iniquo davanti all´ostinada insistenza della fragilità femminile, per poter paragonarle all´atteggiamento del Giudice Supremo. Se un cattivo uomo pratica una buona azione per non essere più importunato, quanto non farà Dio, che è la bontà in sostanza? Molto diverso dalla parabola nell´applicazione è il Vero Giudice, il quale è la propria Virtù. Da un´altra parte, chi chiede non è una fastidiosa vedova, ma gli eletti di Dio. Loro non sono indisiderabili. Al contrario a loro serve il titolo di "privilegiati", "amici" e "fedeli".

Gesù si concentra in particolare modo sugli scelti in questo versetto. Chi sono loro? Quelli che amano e temono Dio, i suoi servitori che vivono in stato di grazia, lamentano le loro debolezze e penitenziano le loro colpe, purificandosi nel divino perdono.

Con il progresso chiaro e fermo della Teologia, si può dire che tutti i fedeli sono eletti d´accordo con la dichiarazione di San Pietro: "Ma voi siete una stirpe eletta, un reale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato da Dio" (I Pietro 2, 9)

Si presume erroneamente che un eletto non commetterebbe mai più un peccato, e che il loro spirito niente avrebbe in comune alla miseria. Non è verità. La debolezza è utile per evidenziare il potere di Dio: "Perché è nella debolezza che la mia forza si manifesta completamente", dice Nostro Signore a San Paolo, il quale aggiunge: "Perciò molto volentieri io mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su me" (II Cor 12, 9)

Questi eletti sono quelli che, molte volte "subiscono la persecuzione per amore della giustizia" (Mt 5, 10) e, non avendo a chi rincorrere su questa terra, si rivolgono a Dio, implorando aiuto, sostegno e protezione. E, con frequenza spesso lo fanno giorno e notte. Tale sarà che il giudice iniquo risponda all´appello della vedova, e Dio, essendo Padre, non ascolti le suppliche dei suoi amici eletti! Ma, potrà qualcuno chiedersi, quando risponderà Dio a queste preghiere? Senza ritardo, come è nel versetto 8: "Vi dico che farà loro giustizia prontamente".

II - Incontrerà Fede sulla Terra

8 Ma quando verrà il Figlio dell´Uomo, incontrerà la fede sulla terra?

Questa frasi ha provvocato qualche difficoltà di interpretazione a tanti esegeti. Alcuni dicono essere la parabola e la sua rispettiva applicazione corrispondente agli avvenimenti della fine del mondo, a causa della considerazione finale del Vangelo d´oggi. Vogliono loro, dunque, che dipenda da questa parte finale del dicorso del Divino Maestro, tutta la lezione anteriore.

Attraverso argomentazioni logiche e convincenti, altri autori hanno dimostrato che questa l´ultima frase sarebbe un appendice, mantenendo un vago rapporto con la parabola precedente. In particolare, la venuta del Figlio dell´Uomo potrebbe significare tanto la parusia (ritorno glorioso di Nostro Signore Gesù Cristo nella fine dei tempi), quanto un notabile intervento da Lui in beneficio dei suoi eletti.

Incontrerà Lui la fede sulla terra? Gesù ci descrive con detagli gli avvenimenti più vicini alla fine del mondo (Mt 24, 3-51), e gli elementi presenti nel suo discorso rispetto alla rarità della fede nel corso degli ultimi giorni: "Perchè sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli così da ingannare, se possibile, anche gli eletti" (Mt 24,24)

Si conclude facilmente che la fede è perseverante in questi tormentati fedeli, è anche piena di fiducia nella bontà di Dio, nella sua forza e intervento. Fede paziente nelle avversità, abbondante di amore a Dio e quindi in continua preghiera, calda nella speranza di ottenere presto quello che si chiede. Alla domanda fatta dal proprio Gesù: "incontrerà fede sulla terra?", non ci ha lasciato Lui nessuna risposta.

Gli udenti devono esser usciti pensierosi alla ricerca degli elementi che li potrebbero fare capire meglio il significato del discorso, però anche incoraggiati a fare un esame di coscienza. In modo sbagliato avremo giudicato che questa domanda sarebbe diretta soltanto ai fedeli lì presenti. La domanda colpisce anche a noi quando leggiamo il Vangelo di oggi. Se Gesù venisse a noi oggi, incontrerebbe Lui la fede sulla terra?

III - Vigilanza e Preghiera

Era un vero e proprio sogno a tutti gli ebrei la creazione di un regno messianico di carattere politico sulla terra. Il desiderio degli ebrei era quello di vedere il suo popolo dominare tutte le altre nazioni. I propri Apostoli, in diverse occasioni cercavano di sapere dal Divino Maestro se non era arrivato il momento per la creazione di questa nuova era.

La parabola del giudice e della vedova si inserisce esattamente nelle considerazioni riguardanti questa situazione. Nei versetti precedenti (Lc 17, 20-37), Gesù parla del Regno di Dio esteso a tutti gli uomini per la venuta del Salvatore, presente già tra di loro. Avverte i presenti su quanto è indispensabile che loro siano preveniti per il grande giorno del Giudizio, dal momento che nessuno può sapere la sua data. Sulla vigilanza, impossibile avere un consiglio migliore. Ma solo questo non è sufficiente: "Vegliate ed orate, affinché non cadiate in tentazione", ha detto Nostro Signore (Matteo 26 41). Mancava una parola di stimolo alla preghiera e per questo la "parabola per dimostrare che importa pregare sempre e non cessare di farlo".

Questo "sempre" non significa che dobbiamo pregare ogni secondo delle ventiquattro ore del giorno, ma che è indispensabile mantenere una continuità morale, un´instancabile frequenza nella preghiera. Questo "sempre" può essere sinonimo di "per tutta la vita". "Non cessare di farlo", nonostante i ritardi in essere serviti, affrontando o no gli ostacoli, nella salute o nella malatia, nella consolazione o nell´aridità.

Nessuno può fare a meno della preghiera

Non possiamo giudicare che si tratti di un semplice consiglio di Gesù. No. È un precetto, un obbligo, nessuno può fare a meno della preghiera. E quanto più si sale sulla vita interiore, maggiore sarà il dovere e la costanza della preghiera.

"Vegliate ed orate", ci dice il Divino Maestro, e San Paolo insisterà: "Rimanete vigilanti nella preghiera" (Col 4, 2) e "Pregate senza interruzione" (I Tes 5,17). La nostra propria natura maculata dal peccato esige di noi questo atteggiamento davanti alla preghiera, e inoltre, così ci raccomanda di fare la Santa Chiesa, come determinato nel Concilio di Trento: "Dio non manda l´impossibile, e quando ci manda qualcosa, ci determina di fare quello che possiamo e dobbiamo chiederGli quando non siamo capaci, ma anche aiutare quando lo possiamo".(1)

D´altra parte, la disposizione da parte di Dio sarà piena. Lui non guarda il tipo di necessità, né l´origine o la dimensione di questa, perché niente a Lui è impossibile. Avvenimenti, minacce, rischi, uomini, demoni ecc, tutto è nelle mani di Dio e basterà un piccolo atto della sua volontà per risolvere qualsiasi problema. Però, non ci dimentichiamo che, se si vuole lanciarsi contro una difficoltà, utilizzando solo i nostri doni e forze naturali, non ci sarà la parola di Dio. È necessario importunarLo, Lui esige che sia così. È necessario essere incessante e farGli una specie di "pressione morale", senza cessare.

La continua preghiera delle eletti, in mezzo alle difficoltà, che supplica a suo Padre, è infallibile. Inoltre, si consideri l´assoluta necessità della preghiera per quanto riguarda la salvezza eterna, come le calorose parole di un grande Dottore della Chiesa, Santo Affonso Maria di Ligorio: "Finiamo questo punto, concludendo, da tutto quello che abbiamo detto, che chi prega certamente si salva e chi non lo fa sarà condannato. Tutti i benavventurati, con l´eccezione dei bambini, si salveranno atravverso la preghiera. Tutti i condannati si perderanno perché non pregano; se avessero pregato non si sarebbero perduti. E questo è e sarà all´inferno la maggior disperazione: pensare che potrebbero aver raggiunto la salvezza con tanta facilita, bastava chiedere a Dio Le grazie necessarie, e adesso questi miserabili non hanno tempo di chiedere" (2) Ricordiamoci del materno consiglio di Maria: "Fate tutto quello che Lui vi dirà" (Gv 2, 5). Con queste parole, Lei ci conferma ancora di più, al finire i commenti del Vangelo d´oggi, il quanto à indispensabile pregare sempre. E se vogliamo essere soddifatti con maggiore profusione e prontezza, facciamolo attraverso la sua forte intercessione. Così saremo graditi a Gesù che diventerà ancora più favorevole alle nostre suppliche.

  • Decreto sulla giustificazione, capitolo XI.
  • La preghiera, il grande mezzo di salvezza, capitolo I

Rivista Araudi del Vangelo, Ottobre/2004, n. 34, p. 6-11

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