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Commenti al Vangelo

Il Precursore e a Restituzione

Pubblicato 2013/09/09
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

"Il simile si rallegra con il suo simile" dice um antico proverbio latino, e in effetti questo è un principio inerente a tutti gli esseri con vita, nella misura in cui siano passibili di felicità.

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Vangelo

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele". 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi me Lo ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: "L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che codesto è il Figlio di Dio" (Gv I, 29-34)

Vedendo Gesù venire verso di lui nel fiume Giordano, Giovanni era già un predicatore di grande prestigio, un profeta come non c´era mai stato a Israele. Tuttavia, lontano da sentire invidia, Battista ha reagito con eroica umiltà e illimitata servitù, testimoniando essere quell´uomo il Figlio di Dio.

Mons. João Clá Dias, EP

I - Uno dei più belli incontri della Storia

"Il simile si rallegra con il suo simile" dice um antico proverbio latino, e in effetti questo è un principio inerente a tutti gli esseri con vita, nella misura in cui siano passibili di felicità. Dio ci ha creati e ha fatto che uno dipendesse dell´altro, perfezionandoci con il più strano degli istinti, quello della sociabilità. Se per un uccello costituisce motivo di gaudio l´incontrarsi con uno della stessa specie, per noi, questo fenomeno è molto più intenso. Ora, se è grande la gioia di due bambini affini che si incontrano alla scuola per la prima volta, quale non sarà stata la reazione dei due più grandi uomini di tutti i tempi quando si sono guardati faccia a faccia? Così è successo uno dei più begli incontri della Storia tra Giovanni Battista e Gesù; per meglio comprenderlo, facciamo un´analisi delle somiglianze dei due.

Tracce di somiglianza tra Gesù e Giovanni

Pur essendo due persone infinitamente distanti tra di loro a causa della loro natura - Giovanni è soltanto un uomo e Gesù è la Seconda Persona della Santissima Trinità - numerosi tracce di somiglianza gli uniscono.

Gesù è l´alfa e l´omega della Storia.

Giovanni è l´inizio del Vangelo e la fine dell´antica Legge (1). Così l´afferma Nostro Signore: "Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetizzato fino a Giovanni" (Matteo 11, 13-14).

Secondo Tertulliano, Giovanni Battista è una "figura unica nella storia, ornata nella vita da un prestigio sovrumano, che si alza in modo misterioso e solenne nei confini di entrambi i Testamenti" (2). Gesù disse di lui: "In verità vi dico che tra i nati di donna, non è venuto in mondo un altro più grande di Giovanni Battista" (Matteo 11,11).

Inoltre, la concezione di entrambi, di Gesù e di Giovanni è stata preceduta dall´annuncio dello stesso ambasciatore San Gabrielle Ancangelo (Luca 1, 11-19 e 26-34). I messaggi non diferiscono molto nei suoi termini, tra una e l´altra. I nomi di Gesù e di Giovanni sono stati designati da Dio (Luca 1, 13-17).

Nel proprio atto di annunciare la nascita, il Messaggero celeste predice anche il futuro tanto del Precursore (Luca 1, 13-14), quanto del Messia (Lica 1, 31-33).

Il profilo del Precursore

Su Gesù, se facessimo un´analisi della grandezza delle sue qualità e delle sue opere "il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero" (Giovanni 21,25).

Nel Battista, tutto è sui generis, a cominciare dalla profezia della sua venuta, proferita da Isaia e Malacchia: "La voce d'uno grida: "Preparate nel deserto la via dell'Eterno, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio!" (Isaia 40,3); "Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me" (Malachia)

Più impressionante ancora è la sua santificazione nel seno materno operato dalla Vergine Santissima : "Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto m'è giunta agli orecchi, il bambino m'è per giubilo balzato nel seno" (Luca 1,44).

La grandezza della sua missione è profetizzata da suo padre: "E tu, piccolo fanciullo, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai davanti alla faccia del Signore per preparare le sue vie; per dare al suo popolo conoscenza della salvezza" (Luca 1, 76-77)

La rusticità della forma di vita scelta da Battista gli dà un´aura singolare di austerità: "Ora il bambino cresceva e si fortificava in spirito; Ha abitato nei deserti fino al giorno in cui doveva manifestarsi ad Israele" (Luca 1,80). "Giovanni era vestito di pelle di cammello, (...) e si nutriva di locuste e di miele selvatico" (Marco 1,6)

Quando ha iniziato le sue predicazioni, è stato accolto dall´opinione pubblica con enorme prestigio, perché già alla sua nascita, "E tutti i vicini furono presi da timore; e tutte queste meraviglie si divulgavano per tutta la regione montuosa della Giudea. E tutti quelli che le udirono, le serbarono in cuore loro e dicevano: Che sarà mai questo bambino? Perché la mano del Signore era con lui" (Luca 1, 65-66). All´inizio, Giovanni attirava moltitudini: "E tutto il paese della Giudea e tutti quei di Gerusalemme" (Marco 1, 5), "perché tutti stimavano che Giovanni fosse veramente profeta" (Marco 11, 32).

I soldati, i pubblicani e la folla gli hanno chiesto: "Maestro, e allora, che dobbiamo fare" (Luca 3, 10-14). Proprio Erodes, volendo ucciderlo "Ha avuto paura del popolo, perché questo lo considerava come profeta" (Matteo 14, 5). Questa fama ha durato addirittura dopo della sua morte: "perché tutti lo tenevano per profeta" (Matteo 21, 26). Le ripercussioni sulla sua figura, parola e opere hanno risuonato tra le valli e le colline della Terra Promessa, fino al punto che il popolo ha cominciato a pensare "che forse Giovanni fosse Cristo" (Luca 3, 15)

Bene, fissiamo nel nostro ricordo questa gloriosa proiezione alzata nella vita da San Giovanni Battista e apriamo una parentesi per considerare la principale delle sue virtù: la restituzione, la quale consiste essenzialmente nell´attribuire a Dio i doni da Lui ricevuti.

II - Invidia e ambizione, vizi universali

L´ambizione è una passione universale come la vita umana. Quasi si potrebbe dire che essa si stabilisce nell´anima proprio prima dell´uso della ragione, essendo facilmente riconoscibile nel modo in cui un bambino si afferra al suo giocattolo o nell´ansia di sentirsi protetto. Quando si prende coscienza di sé e delle cose i primi impulsi saranno quelli di attirare l´attenzione a sé stesso e, caso lei ceda, si avrà iniziato il processo dell´ambizione. Il desiderio di essere conosciuto e apprezzato è la prima passione che macchia l´innocenza battesimale.

Quanti di noi non ci gettiamo negli abismi dell´ambizione, dell´invidia e dell´avidità già nei primi anni della nostra infanzia? Queste probabilmente sono state le radici dei risentimenti che abbiamo avuto a causa della gloria degli altri. Sì, perché desideriamo la stima di tutti, perché crediamo di avere il diritto alla gloria e alle lodi di chi ci è vicino, è un insulto per noi il successo degli altri. Perciò, San Tommaso definisce l´invidia come "la tristezza per il bene degli altri è considerata come male stesso, perché sminuisce la propria gloria o eccellenza" (3)

Ci sono passioni che si mantengono in letargo fino all´adolescenza, e così non è invidia; se per caso essa si manifesta già all´infanzia, accompagnerà l´uomo fino al momento della sua morte. Non sarà difficile ai genitori osservare i segni di questo vizio nei suoi figli. Fratelli o sorelle tra di loro, spesso avranno problemi per immaginarsi oscurati dalle qualità o privileggi degli altri.

Quante volte non è necessário separare fratelli o sorelle nel tentativo di correggere le rivalità che possono raggiungere estremi inimmaginabili, come è successo tra i primi figli di Eva, Caino e Abele? L´ambizione e l´invidia sono più universali di quanto non appaiano a prima vista, pochi si vedono liberi delle loro grinfie.

Loro si alzano e prendono corpo rispetto a quelli che sono più vicini, come dice San Tommaso: "Si invidia il bene dell´altro mentre si diminuisce il nostro. Dunque, l´invidia è suscitata quando vogliamo essere uguale o superiore a qualcuno. Questo non succede rispetto a persone che sono molto diverse da noi nel tempo, spazio e luogo, ma solo in quelle che sono vicine"(4).

Così, al saggio sarà più difficile invidiare il generale e viceversa, o un medico invidiare un sarto; pròprio dentro della stessa professione, quanto più contatto avranno le persone tra di loro, più intensa si mostrerà questa passione.

Di conseguenza, si può dire che mai si susciterebbe questa tendenza nei contemporanei di Gesù rispetto alle sue qualità, perché la differenza tra Lui e qualsiasi altra persona di questo mondo è semplicemente infinita. In realtà, questo sarebbe il rapporto normale delle persone con il Redentore se la sua nascita e la sua vita fossero splendente di potere e di gloria. Ma Lui è venuto al mondo in una grotta a Betlemme, è stato avvolto in un panno e messo nella culla sulla paglia, ha vissuto a Nazareth lavorando come falegname per aiutare suo padre. Dunque, solo uno sguardo attento di fede potrebbe distinguere questo bambino da un uomo di Dio. E queste apparenze contrarie alla sua divintà sono state così estreme che Lui ha conferito il titolo di beato a chi non si vergognasse di seguirLo (Matteo, 11, 6). Se Lui avesse manifestato tutto il bagliore dell´infinita distanza esistente tra la natura divina della sua Persona e quella umana, non ci sarebbe quasi merito nella restituzione dei beni che da Lui abbiamo ricevuto.

È a causa delle prime parole pronunciate da Maria nel suo cantico de azione di grazie, sentite con allegria da Giovanni Battista nel seno materno, che risplende la più alta virtù del Precursore: "L'anima mia magnifica il Signore; e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore poiché egli ha riguardato l´umiltà della sua serva" (Luca 1, 46-48). Questa è stata la formazione ricevuta dal bambino profeta nel corso dei mesi durante i quali Maria ha vissuto alla casa di Elisabetta: umiltà e servitù.

Come sarebbe stato prezioso se i pontefici ed i farisei del Sinedrio fossero stati educati nella stessa scuola di Giovanni! Certamente non si sarebbero riuniti dopo la risurrezione di Lazzaro per decretare la morte di Gesù (Giovanni 11, 47-53)

III - San Giovanni Battista e la virtù della restituzione

Avviciamoci a Giovanni alle margini del fiume Giordano e analizziamo il suo prestigio di predicatore. Non c´è stato un altro profeta uguale a Israele, fondatore e dirigente di una scuola, tutte le persone lo cercavano. Tuttavia, la sua reputazione è condannata a una lenta morte, la sua istituzione dovrà dissolversi gradualmente e la gloria della sua opera diventerà oscura perché un valore più alto si avvicina. Questo era il momento del risentimento, dell´ambizione ferita e forse anche dell´invidia. Però, al contrario, la reazione di Giovanni è stata di eroica umiltà e servitù senza limiti come si racconta al Vangelo d´oggi.

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui...

Così come Maria è andata da sua cugina, la Santa Elisabetta, è Gesù chi va verso Giovanni, e adesso per la seconda volta. L´amato discepolo non ci racconta il Battesimo di Cristo come lo fa Matteo (3, 13-17) e, d´accordo a San Giovanni Crisostomo, Gesù torna ad incontrarsi con Battista per correggere l´equivoco che Lui lo avesse cercato per la prima volta perché voleva ottenere la purificazione al fiume Giordano, come facevano tutti gli altri che volevano confessare i loro peccati.

... e disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo".

Così come oggi la nostra fede si rafforza in meriti contemplando un´Ostia consacrata e credendo nella presenza Reale di Gesù Eucaristico, anche in quei giorni era indispensabile, a beneficio di tutti, che il Redentore si presentasse sotto i veli della nostra natura.

Gesù, dalla nascita fino a quel giorno, era un uomo comune in tutte le sue apparizioni. È stato necessario svelare questi veli lentamente, per introdurre il popolo alla vera prospettiva sotto la quale fosse possibile fargli un culto di latria. Il Salvatore ha scelto un eccellente mezzo: ha ispirato un uomo che aveva commosso tutta Israele per la sua figura fatta di mistero, profetismo e santità, uscito da una vita di ascese e penitenze, il Precursore.

Era arrivato il momento in cui gli ebrei dovevano sentire dalle labbra degne della massima credibilità, la proclamazione della grandezza del Messia lì presente. La preparazione dei cuori era conclusa, il cammino del Signore era già raddrizzato, la sua voce risuonava nel deserto, il Figlio di Dio aveva bisgno di essere conosciuto e così era indispensabile avere molta chiarezza nella comunicazione: "Ecco l´agnello di Dio".

La conoscenza di Dio è molto diversa dalla nostra. Viviamo nel tempo e la cronologia è fondamentale nel nostro processo intellettivo. Diversamente, per Dio tutto è presente e, nel creare Lui ha fatto che un essere dipendesse dall´altro.

Nel vertice della creazione, ha messo Cristo come Causa, Modello, Reggente e Guida, e avendo in vista il peccato e il Redentore, ha creato l´agnello come simbolo di questo grandioso aspetto del suo Unigenito Incarnato, quello di una vittima espiatoria, in un chiaro riferimento "all´agnello pasquale" (Esodo 12, 3-6), o forse, al doppio sacrificio quotidiano offerto nel Tempio (Esodo 29,38), o come dice Origene: "Perché Lui, prendendo su di sé le nostre afflizioni e togliendo i peccati di tutto il mondo, ha ricevuto la morte come battesimo" (5)

L´agnello è un animale pacato e pacificatore. Libero nel pascolo o dentro la baia, porta tranquillità ai nervosi corsieri, impedendo lesioni inutili.

30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.

È evidente che qui si tratta di un Uomo di corpo e anima. Nonostante fosse nato dopo il Battista, quest´ultimo ha confessato pubblicamente non solo che Gesù gli era superiore, ma che esisteva già prima di lui stesso. Ed è reale, perché mentre è il Verbo di Dio e la Seconda Persona della Trinità, Lui è eterno. Quindi in questo versetto, il Precursore proclama l´Umanità unita alla Divintà, in una sola Persona. È la rivelazione del mistero dell´Incarnazione.

31 ... io non Lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele".

Giovanni ha voluto evitare malintesi da parte del popolo il quale potrebbe giudicare le affermazioni rispetto a Gesù in base alla parentela dei due.

E davvero, il Battista si era ritirato nel deserto ancora bambino e non era stato con lui prima. Dunque, le sue dichiarazioni erano frutto di un discernimento essenzialmente profetico, come anche è profetica la sua missione, perché lascia chiaro l´obiettivo del suo battesimo: il riconoscimento del Messia, da parte del popolo.

32 Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.

Il mistero della Santissima Trinità non era stato rivelato fino a quel momento; tuttavia, dentro della Teologia come è conosciuta oggi, è diventata evidente la presenza delle Tre Persone nella proclamazione di Giovanni Battista.

La colomba è innocente per natura e, a differenza degli uccelli rapaci, non mangia la carne di animali morti, ma solo i semi della terra. Loro gemono quando sono innamorate. Ecco un simbolo dello Spirito Santo, l´Innocenza che ci insegna, illumina e santifica con gemiti ineffabili dentro di noi.

33 Io non lo conoscevo, ma chi me Lo ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: "L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.

Ribadisce San Giovanni Battista che non aveva conosciuto Gesù prima. Si comprende la sua insistenza su questo punto, perché i legami familiari erano molto forti a quei tempi e c´era anche il rischio che le parole del Precursore fossero interpretate su un piano puramente umano. Era indispensabile fissare l´attenzione di tutti nell´origine divina delle sue proclamazioni, da qui il riferimento a Colui che lo aveva mandato battezzare.

34 E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio".

Sì, Gesù è il Figlio Unigenito del Padre. Tutti gli altri, tra cui la Vergine Santissima, siamo figli adottivi, Gesù è stato generato e non creato, da tutta l´eternità. Giovanni aveva già dichiarato essere il Messia l´Agnello di Dio, che battezzerebbe nello Spirito Santo. Però, questa è la prima volta in cui si dichiara trattarsi particolarmente del Figlio di Dio.

IV: Conclusione: Punizione dell´avidità e dell´invidia

La punizione di Dio all´avidità è presente non solo nell´eternità, ma anche nella vita. Chi viene portato da questi vizi, perde la cognizione del vero riposo e comincia a vivere nella costante preocupazione. Nell´inquietudine e nel´ansietà. Sarà sempre tormentato dalla paura di restare emarginato, di essere dimenticato, ugualato o superato.

La sua esistenza sarà un inferno in anticipo e queste passioni si trasformeranno nei loro propri carnefici.

Al contrario, quanta felicità, pace e dolcezza hanno le anime che sono senza pretese, che riconoscono i beni e le qualità degli altri e che restituiscono a Dio tutte le qualità da Lui concesse.

Cerchiamo di entrare nella scuola di Maria e impariamo insieme a Lei a restituire a Dio il nostro essere, nostra famiglia e tutti i nostri beni. Lei ci insegnerà a glorificare il Signore per aver contemplato il nostro niente, e come risultato il nostro spirito sarà pieno di gioia (Luca 1, 47), secondo l´esempio del suo primo discepolo, San Giovanni Battista.

Somma Teologica III, q. 38, a. 1, ad. 2;
Cf. Adversus Marcionem, IV, 33: PL 2, 471.
Somma Teologica II-II, q. 36, a. 1
Somma Teologica II-II q. 36, a.1, ad. 2
Apud Catena Áurea, in Giovanni I, 29.

Rivista Araudi del Vangelo, Gennaio/2005, n. 37, p. 6-11

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