Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Commenti al Vangelo »
Commenti al Vangelo

La porta del Cielo

Pubblicato 2013/09/02
Autore : Mons. João Clá Dias

Nel presentarsi davanti a noi un possibile viaggio, le nostre attenzioni cominciano a dividersi tra il presente e il futuro, tra l´ambiente attuale con le sue occupazioni ed il posto a dove andremmo.

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

"Signore, ci sono pochi che si salvano? Domanda fatta a Gesù con poche intenzione di perfezione. Tuttavia, molti saranno gli interessati a conoscere la risposta del Divino Maestro. Sentiamolo con attenzione".

Mons. João Clá Dias

22 Andava per le città ed i villaggi, insegnando, e facendo cammino verso Gerusalemme.
23 E qualcuno gli ha chiesto: Signore, son pochi i salvati? Egli ha risposto: 24 "Sforzatevi d'entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno d'entrare e non potranno.

25 Quando il padrone di casa si sarà alzato ed avrà serrata la porta, e voi, stando di fuori, comincerete a picchiare alla porta, dicendo: Signore, aprici, egli, rispondendo, vi dirà: Io non so d'onde voi siate. 26 Allora comincerete a dire: Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!

27 Ed egli dirà: Io vi dico che non so da dove voi siate; "dipartitevi da me voi tutti operatori d'iniquità".

28 Lì ci sarà il pianto e lo stridore dei denti, quando vedrete Abramo e Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e che voi ne sarete cacciati fuori.

29 E ne verranno d'oriente e d'occidente, e da settentrione e da mezzogiorno, che si porranno alla mensa nel regno di Dio. 30 Ed ecco, ci saranno degli ultimi che saranno primi, e dei primi che saranno ultimi. (Lucca 13, 22-30)

I - Il Viaggio definitivo

Nel presentarsi davanti a noi un possibile viaggio, le nostre attenzioni cominciano a dividersi tra il presente e il futuro, tra l´ambiente attuale con le sue occupazioni ed il posto a dove andremmo.

Se la nostra assenza è di lungo termine, e anche se la nostra destinazione si trova in un paese lontano entreremo in un certo stato di tensione che potrà essere maggiore o minore, a seconda del temperamento e mentalità di ognuno, ma la totale indifferenza raramente accadrà.jesus.jpg

Passaporto, vestiti, oggetti, medicine ecc., costituiranno il pensiero più o meno costante in mezzo alle nostre attività normali del quotidiano, prima di partire. L´idioma, le abitudini, il clima, l´alimentazione, ecc., stimoleranno la nostra curiosità, alimentando il sogno di una sperienza nuova, un po´mitizzata per quanto riguarda la possibilità di felicità.

Dall´alba allo spegnimento delle luci, il nostro pensiero camminerà per le vie, piazze e vedrà i monumenti della città dove abiteremo per un certo periodo. Le risoluzioni, anche per quelli che siano poco metodici, saranno priorità nelle nostre responsabilità e affari, a tal punto che il nostro viaggio avrà inizio molto prima del momento in cui entreremo nell´aereo.

Alla sera di questa vita, si effettuerà il più importante e definitivo cambiamento della nostra esistenza verso ... l´eternità. Ma sarà diverso di tutti gli altri, perché non potremo portare assolutamente niente di quello che abbiamo, nemmeno ci vorrà il passaporto.

Dopo questo cambiamento non ci sarà possibile tornare indietro e il percorso sarà eseguito da solo, senza compagni. La partenza è inevitabile, dal momento che da tutto il tempo è stata fissata da Dio e non ci sarà ritardo. L´arrivo potrà darsi nell´Inferno o nel Cielo, e in quest´ultimo è ancora possibile che ci sia un passaggio per il Purgatorio.

Però, questo è il viaggio lasciato all´obblio da parte di quasi tutte le persone. Carriera, denaro, piaceri, salute - in sintesi la mondanità - è l´ossessione che sconvolge le menti dall´uscita di Adamo dal Paradiso, prolungando nel corso dei secoli e milenni gli echi dell´episodio successo tra Marta e Maria.

"Ma Marta era affaccendata intorno a molte attività domestiche; Si è fermata e disse: "Signore, non Ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Ma il Signore, rispondendo, le disse: "Marta, Marta, tu ti affanni e ti inquieti di molte cose, ma di una cosa sola Tu devi preoccuparsi. E Maria ha scelto la buona parte che non le sarà tolta. (Luca 10, 40-42). Infatti, soltanto una cosa è necessaria: la salvezza eterna. "E dunque, cosa gioverà un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua? (Matteo 16, 26)

Il Vangelo d´oggi ci invita a considerare da vicino il passaggio verso l´eternità.

II - Il Vangelo

22 Andava per le città ed i villaggi, insegnando, e facendo cammino verso Gerusalemme.

Gesù vuole salvare tutti.
E essendo sulla strada per la sua ultima visita a Gerusalemme, non ha lasciato di entrare nelle città e villaggi con l´obiettivo di insegnare ogni persona.
Esempio per noi: nel nostro apostolato, mai dobbiamo scegliere persone e posti, la buona notizia è destinata a tutti.

23 E qualcuno gli ha chiesto: Signore, son pochi i salvati?

Era evidente che si trattava di una domanda fatta da un ebreo, pur essendo diffuso in quei giorni tra la gente l´idea che tutti i figli di Abramo si salvavano, senza eccezione, per il solo fatto che fossero tali.

Per capire meglio il perché della curiosità rispetto a questa materia, si deve notare che, a volte, apparivano affermazioni negli scritti apocrifi, aumentando il numero di quei che si perdono rispetto ai pochi che si salvano.

Da qui il desiderio di questo ebreo che accompagnava il Maestro, di ottenere una risposta esatta, come dice un famoso esegeta: "è molto comune questa preoccupazione degli ebrei. Si pensava alla salvezza eterna, soprattutto a quella degli ebrei, perché gli altri avevano meritato la loro perdizione e quase si rallegravano di essa"(1).
Anzi, si tratta di una questione che è diventata molto discussa nell´era cristiana, sotto i più svariati angoli.

Ad esempio, agli inizi del VI secolo, si è sparsa in alcuni posti dell´Europa un´eresia sulla salvezza finale degli Angeli e uomini nella sua interezza, finendo così le pene eterne dell´inferno.

Questa dottrina è stata condannata dal Papa Vigilio, nell´anno 543: "Se qualcuno dice o ritiene che la punizione dei demoni o degli uomini empi è temporanea e si concluderà ad un certo punto o che si terrà la reintegrazione dei demoni o degli empi, sia anatema"(2).
Uno dei più delicati studi forse è il teologico, quando le ipotesi non sono in una formulazione chiara alla dottrina rivelata. Questo à appunto il caso in questione e ben definito dal famoso e lucido Padre Antonio Royo Marin, O. P.:

"Ecco uno dei problemi più dolorosi e difficili che possono offrire al teologo. La domanda è una di quelle che, con maggiore frequenza e interesse sono formulate dalla maggioranza delle persone. E, senza dubbio, non c´è un´altra in tutta la Teologia cattolica che possa essere risposta con meno sicurezza e certezza. La divina Rivelazione è molto oscura; la Tradizione è ancora molto divisa, e la Chiesa niente ha definito a questo proposito. Non ci possiamo movere, quindi, oltre che nel regno delle congetture e probabilità".

"Da qui la grande diversità di opinioni, soprattutto tra i predicatori e i teologi. Dal rigore estremo da un Massilon - il cui terribile sermone sul ‘piccolo numero di quei che si salvano' ha tormentato tanti spiriti - fino all´ottimismo esagerato e imprudente di tanti altri che salvano quase tutti, c´è una grande varietà di opinioni intermediarie" (3).

jesus_1.jpg

E con la sua concisione sempre chiara e splendente, San Tommaso si espressa sulla questione: "Per quanto riguarda il numero degli uomini predestinati, dicono alcuni che si salveranno quanti saranno gli angeli che cadranno; altri dicono che dipenderà di come gli hanno perseverato; altri ancora dicono che dipenderà dal numero di angeli che è stato creato. Ma, il meglio è dire che solo Dio conosce il numero di eletti che dovranno essere alzati alla suprema felicità" (4).

24 "Sforzatevi d'entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno d'entrare e non potranno.

È indispensabile il consiglio di Gesù: "sforzatevi", consigliandoci che non dobbiamo "cercare" la salvezza solo all´ultimo momento.

Ma, purtroppo, è spaventoso il numero di persone che per tutta la vita non si preoccupano di sapere cosa gli succederà dopo la morte. Molti sono disposti a scambiare il Cielo per il momentaneo piacere di un secondo e agiscono come Giuda Iscariota davanti all´ illusione dei piaceri di questo mondo: "Che mi volete dare, e io ve lo consegnerò" (Matteo 26, 15)

Non sono pochi quelli che preferiscono Barraba a Gesù, cedendo alle passioni e peccati invece di vivere eternamente con Dio. San Basilio descrive il modo per cui loro fanno quest´insensata scelta: "In effetti, l´anima vacilla sempre: quando si riflette sull´eternità si sceglie la virtù. Ma quando si guarda il presente, si preferiscono i piaceri della vita. Qui si vede la pigrizia e i piaceri della carne; lì, la soggezione, la servitù e la sua schiavitù. Qui l´ubriachezza, lì la sobrietà. Qui le risate dissolute, lì, l´abbondanza di lacrime. Qui i balli, lì la preghiera. Qui il canto, lì il pianto. Qui la lussuria, lì la castità"(5).

Ma qual`è questa porta stretta? Gesù ce la indica: "Non tutti quelli che mi dicono: Signore, Signore, entreranno nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Matteo 7, 21)

Essa consiste, dunque, nell´obbligo di abbattere il nostro orgoglio, di controllare il nostro sguardo, pensieri e desideri, mantenere il nostro cuore lontano dai sentimenti disordinati, vivere della fede e della speranza nella pratica della vera carità ecc.

25 Da che il padrone di casa si sarà alzato ed avrà serrata la porta, e voi, stando di fuori, comincerete a picchiare alla porta, dicendo: Signore, aprici, egli, rispondendo, vi dirà: Io non so d'onde voi siate.

Gli evangelisti erano abituati a riportare gli avvicinamenti che il Divino Maestro faceva tra il Regno del Cielo e un banchetto.

Secondo il procedimento dell´epoca, per misure di sicurezza, oltre ad altri motivi, quando arrivava l´ultimo invitato, l´anfitrione chiudeva le porte. E, così, per tornare ancora più chiara l´allegoria della porta stretta per entrare nel Cielo , Gesù presenta la parabola del padrone che si chiude a casa sua con i suoi figli e amici. Quelli che sono rimasti fuori, chiederanno il permesso di entrare e riceveranno la risposta: "Non so da dove siete". Il motivo di questa risposta non veniva dal fatto che non aveva più posti liberi, ma perché loro non hanno voluto entrare per la porta stretta.

jesus_2.jpg

La scena descritta in questo passaggio traduce in termini domestici una profonda ed eterna realtà. La famiglia qui rappresentata è quella divina. Ad essa appartengono tutti i battezzati che vivono nella grazia di Dio e se muoiono in questa, goderanno dell´eterna felicità e parteciperanno del convivio della Santissima Trinità. Al di fuori di quest´intimità rimarranno tutti quelli che muoiono e non sono pentiti dei loro peccati. Il Padre gli tratterà come sconosciuti.

26 Allora comincerete a dire: Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!

È vero. Quante volte ci avvicianiamo alla tavola della Comunione e ci serviamo degli altri Sacramenti, sentiamo buone predicazioni sul Vangelo, oltre ai consigli in particolare, all´interno della Chiesa fondata da Redentore.

Però, abbiamo approfittato davvero questi privilegi? Essi ci sono offerti per svolgere meglio i Comandamenti. Insensati sono quelli che cedono a una vita di peccati fino alla morte, rischiandosi a sentire dalle labbra di Gesù la sentenza irrevocabile della condanna eterna.
Solo allora capiranno le parole del Divino Maestro: "E che gioverà un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua?" (Matteo 16, 26)

27 Ed egli dirà: Io vi dico che non so da dove voi siate; "dipartitevi da me voi tutti operatori d'iniquità".

Questa risposta contiene due affermazioni: 1. "Non so da dove siete"... Non dobbiamo immaginare che saranno solo oggetto del rifiuto di Gesù i non-battezzatti. Anche a noi battiameazados** potrà essere applicata se non compiamo i notri doveri. In questo caso, Gesù si dirigerà a noi in modo ancora più esplicito: "Io vi ho colto dalle tenebre del peccato e vi ho riscattato con il mio sangue, alzandovi alla dignità di figli della Chiesa. Ma avete scelto le vie dell´orgoglio e, seguendo il consiglio di Satana, hanno obbedito alla legge del mondo, cedendo alle passioni. Non avete sentito la voce di grazia e quella dei miei Ministri"

2. "...allontanate di me tutti voi che praticate l´iniquità". Essere respinto da Dio è il più terribile dei tormenti eterni, secondo quello che ci insegna la Teologia.

Noi siamo stati creati per la felicità eterna, che è quella di conoscere Dio faccia a faccia e amarlo come Lui ama se stesso - con le dovute proporzioni. La nostra anima ha necessità di questo convivio con Dio e solo in Lui riposeremo. Quindi, vederci espulsi da Quello che è l´unico motivo della nostra allegria, significherebbe per noi un tormento senza paragone. Che frasi terribile: "Allontanatevi di me..."

28 Lì ci sarà il pianto e lo stridore dei denti, quando vedrete Abramo e Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e che voi ne sarete cacciati fuori.

A causa della nostra sensibilità fisica rafforzata dall´istinto di conservazione, siamo portati a giudicare il fuoco dell´Inferno come il peggiore dei tormenti. In realtà, esso possiede un´intensità fortissima, al punto di tornare spregevole qualsiasi forno di alta combustione sulla terra, e dunque, la sua capacità di infliggere sofferenze è incalculabile. Però, il maggior dolore è quello indicato nelle parole del versetto 28: "...e che voi ne sarete cacciati fuori".

Che l´Inferno esiste, le Scritture e l´Infallibile Magistero della Chiesa hanno proclamato come una verità rivelata (6). La Teologia cerca ragioni chiare per aiutarci ad accettare con facilità questo dogma della Fede, come ci spiega Pablo Buyse, nella sua opera Dios, El alma y la religión: "Concentriamoci, per esempio, sul seguente caso, purtroppo, una disgrazia molto frequente nella vita passionale. Un uomo vuole sedurre un´angelicale giovane. Resistente, lei fa una minaccia, invano. La lamina di un coltello minaccia la giovane, che anche così non cede. Il grido di rabbia del malvagio si confonde con le grida di dolore della vittima, che cade agonizzante. Il sedutore, disperato, conficca nel proprio petto il coltello bagnato ancora dal sangue della vittima. Si vede dunque, uno accanto all´altro, due cadaveri: Potrà Dio confonderli in uno stesso destino? No, mille volte no. È necessario che questo criminale sia punito nell´aldilà e che, al contrario, la virtù sia per sempre riconosciuta" (7).

La pena dei sensi

Quando commettiamo un peccato grave, l´anima manifesta un´aversione a Dio e un legame più forte alla creatura. Alla prima tocca la pena del danno, alla seconda, quella dei sensi.

Consideriamo inizialmente a minore delle sofferenze: la pena dei sensi. È difficile comprendere la natura di un fuoco che non ha bisogno di combustibile.

Fuoco "intelligente", che colpisce non solo la materia - senza consumarla - ma anche i propri spiriti, angeli e anime. Inoltre, si tratta di un fuoco la cui azione imprigiona, riduce e mantiene le anime in un posto specifico.

Secondo ci dice il Padre Antonio Royo Marin (8), gli orrori che uno potrebbe affrontare in un buio sottosuolo, senza poter muoversi sarebbero niente se paragonati all´essere prigioniero perpetuo di una creatura inferiore, il fuoco, che lo domina in um´ asfissiante e infinita immobilità.
Sarà fisico il pianto dei condannati? San Tommaso commenta essere analogica l´affermazione di questo versetto rispetto al "pianto". Lui dice che dopo la ressurezione dei corpi, i condannati non potranno esprimere i loro dolori attraverso le lacrime, perché non produrranno nessun tipo di umore (9).maria.jpg

La pena del danno

Il fatto che all´uomo manca l´agilità di un felino - il gatto per esempio - o la forza di un leone, non significa una privazione, ma una semplice carenza perché non è próprio della nostra natura possiedere queste qualità.

Tuttavia, essere paraplegici o ciechi ci fa soffrire una vera privazione.

Siamo stati creati per Dio e per questo abbiamo sete di felicità infinita di vederLo e amarLo come Lui è. E la privazione eterna di questo godimento, sotto la condizione di "espulsi", costituisce il maggiore di tutti i tormenti.

Si aggiungi a questo l´esclusione di tutti gli Angeli e Santi, in particolare di Gesù e Maria, oltre alla perdita dei beni sopranaturali (grazie, virtù, e doni) e della glorificazione del proprio corpo. Il vedere i nostri conosciuti di altri tempi nella pienezza della felicità, mentre ardiamo di indignità nel "pianto e stridor di denti", aumenterà ancora di più la punizione che sarà inimmaginabile. Inoltre, se tutte le angosce fossero transitorie... No! Saranno eterne, cioè, non avranno fine.

29 E ne verranno d'oriente e d'occidente, e da settentrione e da mezzogiorno, che si porranno a mensa nel regno di Dio.

Sarà anche terribile per un condannato vedere quelli che hanno vissuto in successivi periodi storici ingressando nel Regno dei Cieli, mentre lui è espulso per Dio e deve vivere eternamente immobile nelle fiamme dell´inferno.

III - Maria, Porta del Cielo

30 Ed ecco, ci saranno degli ultimi che saranno primi, e dei primi che saranno ultimi.

Sorprendentemente questa sarà un´inversione dei valori, perciò, non dobbiamo mai sentirci sicuri a causa delle nostre qualità, né dalle grazie ricevute, ancora meno dalla ricchezza che possa essere nelle nostre mani. È necessario servire a Dio con fervore e entusiasmo, ingressando "attraverso la porta stretta", che ben potrà essere Maria Santissima.

Non è senza ragione che a Lei è stato dato il titolo di Porta del Cielo. Stretta perché esige da noi una grande fiducia nella sua protezione maternale.

InvochiamoLa in tutte le tentazione e difficoltà, perché possiamo comprovare la realtà irrefutabile che "mai si è sentito dire che alcuni di coloro che abbiano fatto ricorso alla sua protezione maternale, implorando il suo aiuto e chiedendo il suo soccorso fosse da Lei abbandonato".

E, quando arriviamo al Cielo, facciamo eterne grazie ai meriti infiniti di Gesù e alle potente suppliche di Maria.

1 ) Pe. J. M. LAGRANGE, El Evangelio de Nuestro Señor Jesucristo, Barcelona, 1933, p. 289.
2 ) Denzinger, 211 3 ) Fr. Antonio Royo Marín, Teología de la salvación, BAC, Madrid, 1997, p. 117
4 ) Suma Teológica I, q 23, a.7
5 ) S. Basílio: in Psalm. 1.
6 ) Ver: Jdt 16, 17; Ecli 7, 18- 19; Is 33, 14; Dan 12, 2; Mt 13, 49-50; Mt 25, 41-46; etc. Ver tb. CIC, nº 1.035.
7 ) Fr. Antonio Royo Marín, op. cit., p. 304.
8 ) Op. Cit.
9 ) Cf. S. Tomás, Suma Teológica, Suppl., 97,3

Pena di danno e pena dei sensi

Nella sua "Teologia della Salvezza", il teólogo dominicano di fama internazionale, Frate Antonio Royo Marin spiega con chiarezza e concisione il significato di queste pene:

Pena di danno

Con questo nome si conosce nella Teologia la privazione di Dio come oggetto della nostra beatitudine o suprema felicità. È, senza paragone, la maggiore delle pene dell´inferno, al punto che Santo Agostino ha detto in modo geniale che "è così grande come Dio". Ed il dottore Angelico dice: "Il peccato mortale merita la carenza della visione divina, a che nessuna altra sanzione può essere paragonata" (Suma I-II, 88,4). La ragione è che, oggettivamente, è una pena infinita, a causa del Bene infinito del quale priva eternamente gli uomini (Suma I-II, 87,4).

Pena dei Sensi

Il secondo tipo di pene che soffrono i condannati nell´inferno si conosce nella Teologia con il nome di pena dei sensi, perché la principale sofferenza che ne deriva proviene delle cose materiali o sensibili. Raggiunge le anime dei condannati e, dopo della ressurezione universale, raggiungerà anche i loro corpi. Non è quindi una punizione soltanto corporale, ma che colpisce anche e principalmente le anime.

(Fr. Antonio Royo Marín O. P., Teología de la Salvación, Biblioteca de Autores Cristianos, Madri 1965, 3ª ed., pp. 306 e 315)

Rivista Araudi del Vangelo, Agosto/2004, n. 32. P. 6-11

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

L’ “ottava Parola” di Gesù

Stordito e senza meta, Barabba cammina per le vie di Gerusalemme quando, all'improvviso, sente il lugubre rullio di tamburi che annunciano una crocefissione. E pensa: "Potrei ben essere io..."....Leggi tutto

Patriarca Latino di Gerusalemme celebra San Francesco d’Assisi

Uno dei pellegrini della Terra Santa nel corso della storia è stato San Francesco d'Assisi, che ha viaggiato per conoscere personalmente i Luoghi Santi in cui Nostro Signore Gesù Cristo aveva vissuto, predicato e dato la sua vita....Leggi tutto

Pietre

Gerusalemme, anno 33dC. Mentre tutti si occupano dei preparativi per la Pasqua, tra pre-figure e gli olocausti, ecco, la rottura dell'abitudine di ciò che era già andato......Leggi tutto

Eucaristia: l’enorme prova dell’amore di Cristo

Facciamo allusione alle steppe di Gerusalemme da più di duemila anni. Mettiamoci al posto di uno di quegli uomini privilegiati che hanno avuto l'opportunità di ascoltare qualcosa su Nostro Signor Gesù Cristo......Leggi tutto

Seminario sui Manoscritti del Mar Morto, a Curitiba

La città di Curitiba in Brasile, ospiterà il seminario sui Manocritti del Mar Morto, il 13 agosto, dalle 9 alle 16.00, presso lo Studium Theologicum...Leggi tutto

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.