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Storie per bambini

Il tesoro più prezioso

Pubblicato 2013/09/02
Autore : Suor Clara Isabel Morazzani Arráiz, EP

L’imponente nave avanzava con le vele gonfie, che spiccavano nel limpido orizzonte di quel pomeriggio estivo, mentre si approssimava rapidamente alla costa dell’isola.

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Sorpresi e increduli, i corsari si scambiarono un'occhiata; il capo, dando l'esempio, seguì il bambino che già si era lanciato fuori e li precedeva con passo leggero...

Suor Clara Isabel Morazzani Arráiz, EP

L'imponente nave avanzava con le vele gonfie, che spiccavano nel limpido orizzonte di quel pomeriggio estivo, mentre si approssimava rapidamente alla costa dell'isola. In cima all'albero maestro sventolava la temibile bandiera nera. Non c'era alcun dubbio: i pirati sarebbero sbarcati!

Con l'agilità di un gatto, Juanito, il piccolo indigeno, scese dal promontorio roccioso, dove si trovava a contemplare il bel panorama del mar dei Caraibi, e corse verso il villaggio. Si ricordava bene delle raccomandazioni che tante volte aveva ricevuto riguardo a queste "tigri dei mari". Antonio, il padre del bambino, era il sacrestano dell'unica chiesa del luogo ed era incaricato di suonare le campane in caso di pericolo, in modo da mettere in fuga gli abitanti. Invece, a peggiorare le cose, proprio quel giorno Antonio non c'era. Se ne era andato molto presto, prima dello spuntar del giorno, in compagnia del parroco che andava ad amministrare gli ultimi Sacramenti a un moribondo, in un villaggio dell'interno dell'isola.

Nonostante avesse soltanto otto anni, Juanito era bravo e deciso; comprese che la responsabilità della sicurezza dei suoi concittadini pesava sulle sue fragili spalle. Era stato il primo ad avvistare l'imbarcazione e, soprattutto, in mancanza di suo padre, l'obbligo di suonare la campana ricadeva su di lui! Ma... avrebbe avuto la forza sufficiente per mettere in movimento la grande campana di bronzo?

Sempre correndo, attraversò la piazza principale e giunse fino a una porticina che dava accesso diretto al campanile della chiesa. Senza esitare, s'impossessò della grossa corda che pendeva dall'alto e vi si appese, mettendo tutto il peso del suo corpo. A poco a poco, la campana girò e, dopo vari tentativi, emise il suo suono grave e solenne, echeggiando per l'intera città. Una volta dato il primo impulso, i rintocchi continuarono rapidi, allertando la popolazione: con la forza della campana, Juanito si sollevava più di un metro dal pavimento, appeso alla corda, convinto dell'importanza della sua missione.

Infatti, sentendo l'allarme convenuto, gli abitanti si affrettarono a fuggire nel bosco vicino, certi che il villaggio non sarebbe stato risparmiato dal saccheggio. Gli uomini fuggivano portando con sé i loro beni più preziosi, le donne prendevano in braccio i bambini, tutti correvano terrorizzati e con gran confusione. In pochi minuti le strade restarono completamente deserte. Soltanto la grande campana di bronzo continuava
a suonare...

All'improvviso, la porta del campanile si aprì con violenza ed entrò un uomo alto e robusto, seguito da molti altri. Con mano ferrea, afferrò il piccolo indio per il braccio e gli fece mollare l'estremità della corda che ancora teneva in mano.

- Veloce, bambino - esclamò - mostraci dove sono nascosti i tesori di questa gente!

Juanito esitò... egli non possedeva nessun tesoro!

All'improvviso i suoi grandi occhi scuri brillarono e un sorriso si disegnò sul suo volto infantile...

- A casa mia c'è il tesoro più prezioso! Venite con me!

Sorpresi e increduli, i corsari si scambiarono un'occhiata; il capo, dando l'esempio, seguì il bambino che già si era lanciato fuori e li precedeva con passo leggero... Dopo aver risalito la china da dove si scorgeva il mare con una prospettiva privilegiata, arrivarono ad un'umile capanna di legno e fango, col tetto di paglia. Sempre seguito dall'inquietante banda di pirati, l'intrepido indigeno entrò e si mise a cercare qualcosa sotto il cuscino di un letto, nel fondo del tugurio.

- Eccolo! - esclamò trionfante - lo tengo bene al sicuro come mi ha raccomandato il sacerdote quando me lo ha consegnato, il giorno del mio Battesimo! Egli ha detto che avrei dovuto averne cura, poiché è il più prezioso dei tesori!

Mentre parlava, mostrò loro un Rosario fatto di semi e da cui pendeva una croce di legno...

Sui volti dei pirati, però, si dipingevano la delusione e la rabbia nei confronti di questo bambino che aveva agito in questo modo, poiché ritenevano che tentasse di ingannarli. Uno di loro, cui mancava l'occhio sinistro, avanzò sul piccolo, sollevando minacciosamente il pugnale. Tuttavia, il capo fermò il suo gesto e urlò:

- Che fai? Non toccare il bambino! Non vedi che parla con sincerità e rettitudine di cuore?

Egli si ricordava degli insegnamenti che aveva ricevuto durante le lezioni di catechismo, quando era piccolo, e di tutte le volte che aveva pregato il rosario coi suoi compagni della Prima Comunione. Una grazia toccava il suo cuore, invitandolo a cambiare vita...

E rivolgendosi a Juanito, continuò con voce commossa:

- Custodisci il tuo prezioso tesoro, bambino. Grazie alla tua innocenza questo villaggio non sarà toccato da noi, nemmeno con la punta delle nostre sciabole. E quando sgranerai il tuo Rosario, elevando le tue richieste a Dio, ricordati di ciò che ho fatto per te e offri un'Ave Maria per me!

Quelle "tigri dei mari" ritornarono alle loro navi e, veleggiando leggere al soffio del vento, scomparvero all'orizzonte.

Poco tempo dopo, il parroco fece ritorno e il bambino gli raccontò quello che era successo. Antonio diede di nuovo un tocco di campana, questa volta richiamando il popolo indietro, e tutti si riunirono in chiesa per rendere grazie alla Vergine Maria per averli salvati in quell'emergenza, grazie all'innocenza e al coraggio di Juanito e al suo prezioso tesoro: il Santo Rosario.

(Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2013, n. 124, pp. 46 a 47)

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