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Parola del Pastori

La grandezza dell’umiltà

Pubblicato 2013/06/25
Autore : Mons. Gerhard Ludwig Müller

Come molti lettori sanno, Michele Ghislieri, futuro Papa Pio V, trascorse nei campi, come pastore, buona parte della sua prima gioventù, a causa dell'indigenza della sua famiglia

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Nel servizio all'integrità della Fede e all'unità della Chiesa, Pio V manifestò uno dei peculiari obblighi del Successore di Pietro, che è chiamato a garantire allo stesso tempo l'autentica Fede apostolica e l'unità ecclesiale.

Mons. Gerhard Ludwig Müller
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede

Come molti lettori sanno, Michele Ghislieri, futuro Papa Pio V, trascorse nei campi, come pastore, buona parte della sua prima gioventù, a causa dell'indigenza della sua famiglia. Fu così l'inizio della vita di questo grande santo che è il nostro patrono. [...]

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Pio V fu un tenace paladino, tanto della Fede quanto dell'unità ecclesiale

A sinistra: Mons. Gerhard Ludwig Müller nella cappella della Congregazione per la Dottrina
della Fede, durante l'omelia dell' 30/4/2013. A destra: "San Pio V", di Alonso Antonio
Villamayor, Museo delle Belle Arti, Salamanca (Spagna)

Forse in quegli anni ha cominciato a sviluppare propriamente una propensione al silenzio e alla preghiera, una speciale sensibilità alla bellezza della natura, una certa essenzialità e concretezza nel vivere, una vigile prontezza nella cura di branchi di animali.

Nell'umiltà si preparano le grandi cose

Osservando, chissà, il gregge posto sotto la sua custodia, mai avrà potuto immaginare come ben altre sarebbero state le greggi che il Signore avrebbe affidato alle sue cure. Ci piace così considerare quei primi quattordici anni di vita di Michele Ghislieri - dei quali sappiamo soltanto che trascorsero soprattutto pascolando - come una discreta e umile preparazione per gli importanti avvenimenti che lo avrebbero visto poi come incontestabile protagonista della Chiesa del suo tempo, prima come Inquisitore e poi come Pontefice. Infatti, le grandi cose si preparano sempre nell'umiltà.

Si ricorda oggi Papa San Pio V, soprattutto, per la sua grande capacità di governo e la sua fermezza a tutela della Fede. Egli propendeva a proteggere specialmente la Fede dei semplici, tanto nella dottrina quanto nella disciplina. Difese con tutte le sue forze la Chiesa e il bene del popolo cristiano. Si dedicò interamente al compito di implementare il Concilio di Trento, in modo speciale alla riforma della Curia Romana, del clero e degli ordini religiosi.

Tutti di lui ci ricordiamo come del Papa acclamato per la vittoria di Lepanto, ma conviene non dimenticare che, anche come Cardinale, Ghislieri non ebbe paura di cadere in disgrazia per rimanere fedele al bene e alla verità. Amava, infatti, la verità e il bene più della sua tranquillità. Forse è stato esattamente per questo che un santo, Filippo Neri, profetizzò la sua elezione al Pontificato, e che un altro santo, il Cardinale Carlo Borromeo, divenne, nel conclave, un suo grande elettore. Infatti, è frequente che nasca tra i santi una connaturale affinità e un'amicizia.

Paladino della Fede e dell'unità ecclesiale

Pio V fu un tenace paladino, tanto della Fede quanto dell'unità ecclesiale. Non solo s'impegnò a difendere l'integrità della Fede contro le eresie ma pubblicò il Catechismo Romano e promosse la sua traduzione in altre lingue. Istituì un comitato per la redazione di un testo ufficiale delle Sacre Scritture. Creò una commissione cardinalizia per organizzare e regolare l'evangelizzazione dell'America, dell'Africa e dell'Asia.

S'impegnò anche a unificare la tradizione cristiana dell'Oriente e dell'Occidente, decretando per i quattro dottori della Chiesa Greca (Basilio, Gregorio Nazianzeno, Gregorio Nisseno e Giovanni Crisostomo) gli stessi onori prestati ai dottori latini (Ambrogio, Girolamo, Agostino e Gregorio Magno). Si sforzò di consolidare l'unità della Fede, per mezzo della riforma e unificazione della Liturgia. È ricordato come il Papa che pubblicò il Breviario. E ancora oggi si può celebrare l'Eucaristia con il suo messale.

In questo inseparabile e infaticabile servizio all'integrità della Fede e all'unità della Chiesa, Pio V manifestò uno dei peculiari doveri del Successore di Pietro, il Pontefice Romano, che è chiamato a garantire allo stesso tempo l'autentica Fede apostolica e l'unità ecclesiale. Non era disposto a negoziare la Fede, poiché sapeva bene che qualsiasi compromesso relativamente alla Fede degli Apostoli costituisce una minaccia diretta a quel dono per il quale Gesù tanto pregò e per il quale offrì la sua propria vita (cfr. Gv 17, 21): l'unità dei suoi discepoli.la_grandezza_dell_umilta_2.jpg

Apprendiamo questo, vedendo per molti anni il lavoro di Joseph Ratzinger, prima come Prefetto di questa Congregazione e poi come Papa. Poco tempo fa ha ricordato questo anche Papa Francesco: "Non si negozia la Fede", ha detto, perché "quando cominciamo a tagliare la Fede, iniziano le apostasie", ossia, si dilacerano le carni del Corpo risorto del Signore, della sua Chiesa. Lo osserviamo quotidianamente, nel lavoro a noi affidato. [...]

La Fede e l'unità: alimento del corpo ecclesiale

Fede e visibile unità ecclesiale sono due doni che non possono esser separati. È la permanenza nell'autentica Fede apostolica che permette ai discepoli di Gesù di mantenersi saldi in quell'unità che è germe e profezia del mondo nuovo, che è "segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (Lumen gentium, n.1). E l'unità della Chiesa è il locus genetico della Fede dei suoi figli e della testimonianza che convince gli uomini di buona volontà, converte i cuori e suscita la gioia di credere.

Fede e unità ecclesiale sono, infatti, la buona terra nella quale fiorisce la martyría, nella quale germinano gli amici di Dio e le loro autentiche testimonianze, nella quale il cuore si apre con fiducia e si abbandona con pace al Signore. Dove è viva la Fede degli Apostoli e si realizza l'unità visibile della Chiesa, nascono le testimonianze, e la testimonianza - come ha preconizzato Papa Paolo VI - diventa una cattedra che ci introduce nella vita di Dio.

Una vita - quella che viene da Dio - che è vivace comunione e nella quale le ricchezze e le diversità si lasciano comporre in un'unità che accoglie la multiformità, ma non negozia la verità. Quando la Fede e l'unità sono reali, succede anche che la carità e l'impeto missionario alimentano come linfa il corpo ecclesiale; accade che non si può più nascondere la ricchezza del dono ricevuto; succede che non è più possibile non parlare di Colui che si riconosce per il lavoro nella comunione ecclesiale (cfr. At 4, 20). [...]

Siamo chiamati ad accogliere con generosità e assumere il carico dei grandi doni che Dio ci prodiga con la Fede, per esser a servizio di Pietro. Ancor oggi egli - come ci ricorda il Vangelo appena letto - riceve direttamente da Gesù il suo mandato: "pasci le mie pecore...". L'amore a Cristo che incita Pietro, ci trascina con lui e ci invita a servire la sua missione: amare e pensare alla verità, dare la vita per i fratelli - "pascolare il gregge". Servire con umile orgoglio questa missione è nostro dovere e una nostra ricchezza. Preghiamo San Pio V, chiedendo la sua intercessione affinché - non importa quale sia qui la nostra funzione - così sia davvero per tutti noi!

Passi dell'Omelia del 30/4/2013. Testo integrale in "L'Osservatore Romano", 1/5/2013, p.8

(Revista Arautos do Evangelho, Giugno/2013, n. 122, p. 38 - 39)

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