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Commenti al Vangelo

L’impatto delle iniziative del Redentore

Pubblicato 2013/06/17
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Nella Storia della Chiesa, è frequente trovare situazioni nelle quali un apostolo, ispirato da Dio, desidera la conversione di un'anima lontana dalla Religione, ma molte volte il suo ardore si vede respinto dal rifiuto di chi è oggetto del suo zelo.

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“Il figlio della vedova di Nain è resuscitato da Cristo” - Cattedrale di Monreale, Palermo

Vangelo

In quel tempo, 11 Gesù Si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con Lui i discepoli e grande folla.

12 Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. 13 Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: "Non piangere!" 14 E accostatoSi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: "Giovinetto, dico a te, alzati!" 15 Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed Egli lo diede alla madre. 16 Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: "Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo".

17 La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione (Lc 7, 11-17).

X Domenica del Tempo Ordinario

Per fare miracoli, Gesù esigeva di solito una prova di fede del favorito ma, a volte, era Lui che anticipava qualsiasi richiesta e distribuiva prodigamente i suoi divini benefici. Questo modo di agire racchiude in sé un profondo significato.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I - Lo choc delle grandi conversioni

Nella Storia della Chiesa, è frequente trovare situazioni nelle quali un apostolo, ispirato da Dio, desidera la conversione di un'anima lontana dalla Religione, ma molte volte il suo ardore si vede respinto dal rifiuto di chi è oggetto del suo zelo. Tutti gli sforzi si rivelano inutili, poiché l'argomentazione non riesce a piegare una volontà ostinata.

Alfonso Ratisbonne, per esempio, era un ebreo di razza e religione, profondamente radicato nelle sue tradizioni. Il suo amico, il Barone di Bussières, spinto da una mozione interiore della grazia, usò fra i più convincenti mezzi dell'apologetica per tentare di convertirlo alla Chiesa Cattolica, senza aver successo. Attaccato alle proprie convinzioni e più preoccupato di godere delle delizie della vita che il futuro gli offriva, accettò solo di portare al collo una medaglia della Madonna delle Grazie, con la promessa, fatta controvoglia, di recitare tutti i giorni il Memorare - la nota preghiera di San Bernardo, il "RicordaTi". "Io non potevo rendermi conto" - avrebbe narrato più tardi il Barone di Bussières - "della forza interiore che mi spingeva, la quale, a dispetto di tutti gli ostacoli e dell'ostinata indifferenza da lui opposta ai miei sforzi, mi dava una convinzione intima, inesplicabile che, presto o tardi, Dio gli avrebbe aperto gli occhi".1

Alcuni giorni dopo, entrambi entrarono nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, a Roma. Il Barone si diresse in sacrestia, per trattare di una questione, mentre il giovane Ratisbonne rimase da solo nella chiesa, analizzandone le opere d'arte. All'improvviso, in un altare laterale, gli apparve la Santissima Vergine, tale come nella medaglia, e senza dire nulla operò all'istante la sua conversione radicale: "Ella non mi ha parlato, ma io ho compreso tutto!",2 esclamava egli, più tardi, con veri slanci di entusiasmo. Infatti, la fede cattolica gli era stata impiantata nel cuore in modo inesplicabile; il giovane ebreo cominciò a parlare dei misteri e dei dogmi della Religione come se li conoscesse e li amasse da sempre. Era bastato appena uno sguardo di Maria per trasformare la sua anima!

L'azione della grazia efficace

Non illudiamoci, pertanto, nel constatare la conversione di un'anima, che essa si debba all'argomentazione razionale fatta da chi si proponeva di attrarla, o a un'esposizione teologica che, inframmezzata da esempi adeguati e svolti in forma brillante, abbia sconvolto l'ascoltatore, portandolo a un cambiamento di vita. Se l'iniziativa di concedere una grazia efficace - cioè, quella che produce il suo effetto sempre, in modo infallibile - non parte da Dio, possono esser impiegati tutti i mezzi dell'intelligenza umana, le dimostrazioni più convincenti o i ragionamenti più irrefutabili, che non si riuscirà a smuovere l'anima neanche di un passo nemmeno nella direzione del bene. L'eminente teologo domenicano, padre Antonio Royo Marín, spiega che "senza la grazia attuale o un aiuto soprannaturale di Dio, l'anima in grazia e, a maggior ragione ancora, il povero peccatore, non possono fare assolutamente nulla nell'ordine soprannaturale. Il peccatore non può pentirsi in maniera sufficiente per recuperare la grazia se Dio non gli concede previamente la grazia attuale del pentimento".3

Timothy Ring   
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“Conversione di Alfonso Ratisbonne”
Basilica di Sant’Andrea delle Fratte, Roma

Infatti, l'azione di Dio sulle anime è molto varia. Essa non dipende dalla lucidità, dalla logica o dalla capacità oratoria dell'apostolo, non dipende dai meriti di questi, né di chi la riceve, non dipende nemmeno, come condizione assoluta, dalle preghiere che altri facciano intercedendo per l'anima, sebbene la preghiera in favore del prossimo abbia una grande attenzione presso Dio. La conversione, pertanto, obbedisce ad una iniziativa di Dio, come insegna San Tommaso: "Che l'uomo si converta a Dio non può capitare se non sotto l'impulso dello stesso Dio che lo converte. [...] La conversione dell'uomo a Dio è, certamente, opera del libero arbitrio. Per questo, precisamente, gli ordina di convertirsi. Ma il libero-arbitrio non può rivolgersi a Dio, se lo stesso Dio non lo converte a Sé".4

Tale impulso divino, che con frequenza incide "non solo [su coloro che] in precedenza non hanno meritato nulla nel bene, ma addirittura [su quelli che] hanno meritato nel male",5 ci è illustrato in forma convincente nel Vangelo proposto nella Liturgia della 10ª Domenica del Tempo Ordinario.

II - L'iniziativa compassionevole di Nostro Signore

In quel tempo, 11 Gesù Si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con Lui i discepoli e grande folla.

Nain era una piccola città della Galilea, situata su un'altura, alle pendici del Piccolo Hermon, a dodici chilometri di distanza da Nazaret e a 38 chilometri da Cafarnao. Il suo nome - che significa "la graziosa" - proveniva dal bel panorama affacciato sulla fertile pianura di Esdrelon, le montagne di Nazareth e l'imponente Monte Tabor. Come la maggior parte delle città della Palestina in quell'epoca, possedeva mura di difesa per evitare saccheggi e invasioni. L'accesso all'abitato avveniva da una strada in salita che conduceva fino alla porta della città, probabilmente stretta, che rendeva difficile l'entrata e l'uscita, nel caso si formassero grandi assembramenti di persone.6

Il provvidenziale incontro di due moltitudini

12 Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei.

Di fronte a questo quadro, possiamo immaginare l'impatto causato dall'arrivo di Nostro Signore, che saliva alla città  seguito da una grande moltitudine, e che incontra un'altra comitiva numerosa, costituita dagli abitanti, che scendeva per la  strada portando a interrare il figlio unico di una vedova.7 Secondo il costume giudaico, chi incrociava un corteo funebre  doveva fermarsi e seguirlo.8 Gesù, amante e rispettoso delle leggi, Si fermò davanti al defunto e, a causa della strettezza  della strada, probabilmente Egli stesso Si mise di lato per consentire il passaggio del feretro.

In quei tempi, la morte di un figlio unico costituiva per una vedova la scomparsa del suo pilastro. A partire da questo  momento, lei e le sue possibili proprietà restavano alla mercé della rapina generale - abuso denunciato da Gesù più  avanti, nella sua censura agli scribi (cfr. Lc 20, 47; Mc 12, 40). Infatti, non mancava chi si rallegrasse in tali circostanze,  perché alle vedove potevano strappare tutto quanto possedevano, senza che nessuno si opponesse, come indica San  Giovanni Crisostomo: "E il peggio era che non riempivano le loro pance con i beni dei ricchi, ma con la miseria delle  vedove, aggravando una povertà che avrebbero dovuto soccorrere". 9 Situazione simile ci è indicata da Cristo stesso nella  parabola del giudice iniquo (cfr. Lc 18, 1-8), che mostra questo crimine strano alle orecchie del tempo.

Nostro Signore prende l'iniziativa senza previa richiesta

13 Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: "Non piangere!"

Nella maggior parte dei miracoli realizzati dal Divino Maestro - come, per esempio, quello del servo del centurione, contemplato nella Liturgia della precedente domenica -, l'iniziativa partiva dal bisognoso che, pieno di fede, chiedeva aiuto, e veniva esaudito da Nostro Signore. In questo caso, al contrario, è accaduto qualcosa di diverso: è Gesù stesso che prende l'iniziativa. Egli, in quanto Dio, aveva considerato quella famiglia da tutta l'eternità, e in quanto anima umana, nella visione beatifica, la conosceva pure perfettamente, così come la difficile circostanza in cui si trovava. Tuttavia, i suoi occhi materiali e la sua scienza sperimentale l'hanno constatato soltanto in questo momento.

La scena di una madre desolata, colpita dalla perdita di chi era il suo appoggio e sostegno, rimanendo sola al mondo, era peraltro commovente. "Su quel capo amato, ella aveva riunito tutti gli affetti e tutte le speranze del suo cuore. Ella lo educava come una vedova sa educare un figlio unico. Possiamo affermare: la sua anima e la sua vita gravitavano intorno a questa esistenza. Ed ecco che, all'improvviso, si rompe il filo al quale era sospesa l'unica felicità che lei avrebbe potuto sperimentare sulla Terra. Ecco che la morte strappa agli abbracci disperati di sua madre il figlio ormai maturo, nel momento in cui egli appariva come una forza, come una protezione".10

Per questo, Gesù fu preso da dolore e compassione nei confronti della povera donna e, rivolgendosi per primo a lei, le disse: "Non piangere". Senza dubbio, tali parole devono averle tranquillizzato lo spirito afflitto, poiché il Divino Maestro le fece seguire da speciali grazie di consolazione. A questo proposito, commenta Maldonado: "In maniera del tutto differente da come molti altri le avranno ripetuto, dobbiamo credere che Cristo le abbia detto questa parola di consolazione. Poiché non c'è dubbio che parole uguali o simili gliele avranno dette tutti. Chi c'è che non dica ‘Non piangere' a chi si lamenta? Ma gli altri lo avranno detto in modo umano e con ragioni umane [...]. Cristo, al contrario, la consola in maniera che, o con altre parole omesse dall'evangelista, o con il tono di voce con il quale ha detto queste stesse parole, le lascia intravvedere, in qualche modo, la speranza che suo figlio sarebbe resuscitato".11 Questo primo atteggiamento del Signore Gesù deve aver causato stupore intorno a sè, poiché manifestava una compassione unica a quell'epoca.

Contrariando la Legge di Mosè

14a E accostatoSi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono.

Subito dopo, Egli toccò la bara. Quelli che stavano portando il defunto si fermarono sorpresi, percependo che qualcosa di insolito sarebbe accaduto, visto che solo a loro era permesso questo gesto, poiché "si riteneva immondo negli uomini tutto quanto era corrotto o esposto alla corruzione. E siccome la morte è corrruzione, il cadavere era considerato immondo". 12 La Legge prescriveva espressamente certe abluzioni e purificazioni per chiunque avesse avuto contatto con un morto (cfr. Nm 9, 6-7; 19, 11-13). Tanto più che, secondo il costume, la cassa non era chiusa e il corpo, già imbalsamato e avvolto in un lenzuolo, era traslato sopra una barella, alla vista di tutti, con la testa coperta da un sudario, che di quando in quando sollevavano per vedere il volto.13 Così, mettere la mano sopra il feretro significava farlo quasi sul cadavere. Ma, Nostro Signore - e questo è un punto fondamentale - non ha avuto ripugnanza, né timore alcuno a toccarlo.

Un miracolo che superava tutti i precedenti

14b Poi disse: "Giovinetto, dico a te, alzati!"

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“Resurrezione del figlio della vedova di Naim”, di Matthias Gerung Miniatura della Bibbia
di Ottheirnrich, Biblioteca dello Stato di Baviera, Monaco, Germania

Il Maestro aveva iniziato la sua predicazione già da qualche tempo, aveva operato miracoli, impressionando le moltitudini e la sua fama si era propagata per tutta la regione (cfr. Lc 4, 37; 5, 15). Ora, però, Egli farà un prodigio che supererà in maestà e potere tutti gli altri prima realizzati. Sarebbe bastato un semplice atto della sua volontà divina per far ritornare l'anima del giovane al corpo. Tuttavia, affinché non ci fosse alcun dubbio che era proprio Lui l'Autore di quella resurrezione, con voce imperiosa, diede al morto l'ordine di alzarsi. "Io ti ordino", era una formula che mai era stata usata da nessun taumaturgo della Storia, né da Elia, che la prima lettura di questa domenica contempla, quando ha resuscitato il figlio della vedova di Sarepta, e che è ottenuta solo con grandi suppliche e un prolungato cerimoniale (cfr. I Re 17, 17-22), né da Eliseo, quando restituì alla sunamita il figlio che aveva perso (cfr. II Re 4, 32-35) e nemmeno da Mosè o Giosuè, aprendo le acque del Mar Rosso o del fiume Giordano (cfr. Es 14, 21; Gs 3, 15-17). Solo Dio, dominatore assoluto di tutta la creazione, Signore della vita e della morte, poteva dire "io ti ordino". "Cristo mostra con queste parole che lo resuscita con la propria autorità e comando, e non con potere altrui. Parla a colui che era morto, perché è Dio, la cui voce può farsi sentire solamente dai morti stessi".14 Questo era sufficiente affinché tutti i presenti credessero alla sua divinità.

Un gesto di divina delicatezza

15 Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed Egli lo diede alla madre.

L'Evangelista non narra le circostanze della morte del giovane, nemmeno il momento in cui questa era avvenuta; tuttavia, possiamo affermare con certezza che tutti i testimoni del fatto, soprattutto la moltitudine di Nain e anche quelli che seguivano Nostro Signore, avevano constatato la sua morte, data l'immobilità e la rigidità del corpo. Improvvisamente, il cadavere prende vita, si siede sulla barella in cui era trasportato e comincia a parlare. Immaginiamo l'impatto di una tale scena e il "brivido di terrore [che] invase l'animo di tutti davanti a quella manifestazione della divinità di Cristo".15

Una volta fatto il miracolo, Gesù avrebbe ben potuto allontanarsi ma, con un gesto di divina delicatezza, lo consegnò a sua madre, come se le dicesse con accento pieno di bontà: "Non ti avevo detto di non piangere? Ecco qui tuo figlio". È concepibile la gioia della madre: senza dubbio, la tristezza di aver assistito alla morte del figlio e di vederlo dirigersi verso il tumulo fu largamente superata dal piacere sperimentato in quell'istante. Nemmeno la felicità del giorno in cui aveva ricevuto il bambino in braccio, dopo che era nato, si uguagliò a quella di questo momento, nel quale il figlio le veniva restituito dalle mani di Dio stesso.

Immaginiamo, anche, il giubilo del giovane, dopo che aveva attraversato le soglie della morte, resuscitando con più vigore di quello avuto durante tutta la sua esistenza precedente, poiché, sebbene il Vangelo non affermi nulla a tal riguardo, è necessario sottolineare, con convinzione, che la salute datagli da Nostro Signore non può esser stata uguale a quella che sua madre gli aveva trasmesso nel concepirlo, a causa della differenza infinita tra il potere della madre e quello di Gesù Cristo, Uomo e Dio vero. A partire da quell'istante, il giovane ebbe una maggiore vitalità, lavorò con raddoppiata energia e diede a sua madre un conforto straordinario fino al termine dei suoi giorni. Senza dubbio, egli avrà assistito tra le lacrime alla sua morte, pensando a Chi, anni prima, lo aveva resuscitato.

L'effetto causato nella moltitudine

16 Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: "Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo".

Di fronte a un simile prodigio, lo stupore e la paura si impossessarono di tutti. Avevano constatato nel Maestro la presenza di una virtù assoluta e totalmente sovrumana, prova irrefutabile che Egli era profeta. Infatti, era costume che il profeta dimostrasse, per mezzo di un segnale, l'autenticità della sua missione (cfr. I Sam 2, 34; II Re 19, 29; 20, 8-9; Ez 24, 24). Nostro Signore, in questo caso, non ha ricevuto il titolo di profeta, ma quello di grande Profeta, poiché, come abbiamo visto, ha rivelato di avere potere sulla vita e sulla morte. "Questo stupore rispettoso" - commenta Lagrange - "non è che il preludio delle lodi fatte a Dio. Le moltitudini chiamano profeta Gesù, e non figlio di Dio come i demoni (cfr. Lc 4, 41), giacché questi hanno la vista sul mondo invisibile, mentre gli uomini cercano analogie nel passato, quando alcuni profeti avevano resuscitato morti. Nessuno di loro, però, lo aveva fatto con una parola; per questo considerano Gesù come un grande profeta, quello atteso per il tempo della salvezza". 16 Ora, la funzione fondamentale del profeta non è quella di prevedere il futuro, ma quella di esser guida del popolo e indicargli il corso del suo tragitto. Pertanto, in questo episodio della vita pubblica dell'Uomo-Dio, Lo vediamo manifestarSi come via e vita, come più tardi Egli stesso affermerà: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14, 6).

Perché hanno provato paura?

Coloro che si trovavano lì sono stati dominati dalla paura anche perché vennero in contatto con il soprannaturale e conclusero che, di fatto, Dio aveva visitato il suo popolo. Anche sapendo dell'esistenza di Dio con la Rivelazione, molti vivevano sommersi nell'ateismo pratico, tenendoLo interamente assente dai loro pensieri e dalle loro opere. Erano capaci di parlare di Lui, ma modellavano la vita come se in Lui non credessero. In quel momento, però, sentendo la sua prossimità, è molto probabile che la coscienza si sia risvegliata nell'intimo di ognuno, indicando le proprie miserie e censurando le colpe commesse nel passato.

Qui possiamo chiederci: e noi, nella nostra vita concreta, crediamo in Dio? O adottiamo una forma di vita materialista, per la quale crediamo soltanto teoricamente e, in pratica, viviamo come se Egli non esistesse?

Una proiezione folgorante della figura di Nostro Signore

17 La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione.

In quei tempi remoti, non essendoci i mezzi di comunicazione attuali - radio, telefono, televisione, internet e neppure giornale -, la trasmissione delle notizie era fatta oralmente. Le novità si diffondevano in maniera più naturale e più autentica, al contrario dei nostri giorni in cui, a causa della velocità delle nuove invenzioni, esse vanno perdendo, poco a poco, la penetrazione nelle anime, tale è l'eccesso di informazione. In questo modo, il racconto di questo straordinario miracolo si diffuse per tutta la Giudea, ed è ben probabile per tutta la Palestina, oltrepassando persino i limiti della regione. In questo modo, il nome del grande Taumaturgo della Galilea avrebbe acquistato una fama crescente.17

III - Il significato mistico del miracolo

L'episodio della resurrezione del figlio della vedova di Nain racchiude un profondo significato mistico. Dopo la caduta dell'uomo, in Paradiso, il peccato si è trasmesso, di padre in figlio, a tutta la posterità. Macchiata dal peccato originale, l'umanità giaceva come morta, meritevole dell'eterna condanna, avendo le porte del Cielo chiuse davanti a sé. Per i discendenti di Adamo ed Eva, la giustificazione poteva essere ottenuta soltanto per mezzo della fede (cfr. Rm 4, 9; Eb 11, 7). Tuttavia, se fossero incorsi in una colpa grave, perdendo la grazia per umana debolezza, sarebbe stato loro possibile solo di restaurarla attraverso grandi e prolungate penitenze. Anche così, nulla, nemmeno la pratica della Legge, dava loro la garanzia della riconciliazione con Dio e del recupero della vita soprannaturale. Infatti, San Paolo, nella sua lettera ai Galati, scrive: "Dalle opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno" (Gal 2, 16). E il Dottor Angelico ci spiega che "il fine della Legge antica era anche la giustificazione degli uomini, che, certamente, la Legge antica non poteva fare, ma raffigurava con alcuni atti cerimoniali, e prometteva con parole".18 Come, infatti, resuscitare uno spiritualmente, dopo aver superato le soglie della morte del peccato mortale? Era impossibile se non ci fosse stato un Redentore.

Francisco Lecaros
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“Gesù resuscita il figlio della vedova di Nain”, di Mario Minniti - Museo Regionale di Messina

Il Signore Gesù, Seconda Persona della Santissima Trinità, ha avuto compassione di coloro che permanevano avvolti nelle tenebre e nell'ombra della morte (cfr. Lc 1, 79) e ha preso l'iniziativa di incarnarSi, subire la Passione e la morte di Croce, per trionfare nella Resurrezione, al fine di resuscitare il corpo inerte dell'umanità peccatrice. Egli, il Verbo Eterno, col potere di una semplice parola porta la vita della grazia, che è infusa nei cuori dei fedeli, come Egli stesso dirà: "Io sono venuto perché abbiate la vita e l'abbiate in abbondanza" (Gv 10, 10). Assumendo la natura umana e diventando nostro fratello, Gesù colloca gli uomini in una condizione superiore a quella dei nostri progenitori, poiché in Paradiso, prima del peccato, essi non avevano il Salvatore, che ci offre flussi di grazie attuali, si lascia mettere tra noi come alimento e ci lascia in eredità il prezioso dono dei Sacramenti, per mantenere la vita soprannaturale da Lui instaurata. "O Felix Culpa, quæ talem ac tantum meruit habere Redemptorem!19 - O Felice Colpa, che ci ha fatto meritare un così grande Redentore!".

Nostro Signore prende l' iniziativa della nostra conversione

Ma, il punto che più deve attrarre la nostra attenzione, nel considerare questo passo del Vangelo, è il fatto che Cristo stesso ha preso l'iniziativa di operare quella resurrezione, senza che la vedova gliel'avesse richiesta o qualcuno intercedesse in favore di lei. Inoltre, tutto indica che era la prima volta che Gesù visitava la città di Nain e, pertanto, gli abitanti forse ancora nemmmeno Lo conoscevano, di modo che Egli non poteva esigere un atto di fede della donna, né del popolo che la seguiva. Di conseguenza, in questo caso, Egli ha voluto realizzare un miracolo stupendo, oltrepassando tutte le regole, per aver sentito compassione.

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“Sacro Cuore di Gesù” - Parrocchia di Loreto, Lisbona

In Gesù, la capacità di compatire le miserie e le necessità degli altri è insuperabile, ineffabile e persino inimmaginabile per qualunque mente umana, poiché è infinita e proviene da un Cuore avvinto di amore per il Padre e, pertanto, di amore per gli uomini, in Dio. Questo Cuore, per il fatto di essere umano, è anche sensibile. Egli ama la fragile natura delle sue creature, che Egli stesso ha assunto venendo al mondo, e vuole colmarla di beni, per farla regnare con sé nell'eternità. Essendo Egli salito ai Cieli, la carità del suo Sacro Cuore permane sempre presso di noi. E così, "manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità," (Eb 4, 14-15). Al contrario, se nel corso della sua vita terrena ha esaudito tutti coloro che a Lui si sono approssimati, ed è stato mosso a pietà verso una povera vedova che ha incrociato nel suo cammino, perché non avrà pena di noi quando ci troveremo in una situazione di necessità? Quante volte Egli stesso fa il primo passo per incontrarci, prendendo l'iniziativa di salvarci da un pericolo, senza che noi gli abbiamo rivolto almeno una supplica, con un meraviglioso atteggiamento che rende palese la tenerezza del suo amore per ognuno di noi!

Non dobbiamo avere alcun timore

Allora, vale la pena di vivere in funzione di questa Voce che ci ha resuscitato per la vita eterna e ci dà il coraggio necessario per andare avanti, affrontando tutti gli ostacoli, e considerandoli soltanto come elementi permessi da Dio per aumentare i nostri meriti. E se avessimo la sfortuna di cadere in peccato, non crediamo che Egli ci respingerà. Anche i morti, nella legislazione giudaica, non potevano esser toccati e, tuttavia, il Vangelo di questa Domenica ci mostra Gesù che Si avvicina al feretro, per toccarlo e resuscitare quel giovane deceduto.

Non allarmiamoci, allora, per le possibili tragedie che ci possano capitare. Nelle circostanze più difficili, quando la sofferenza ci assale, gettando la sua nera ombra sulla nostra vita, ricordiamoci che mai soffriremo da soli, perché c'è Qualcuno che passa anche al nostro fianco e ci segue col suo sguardo, perché ci ama con un Cuore di Padre compassionevole e desidera la nostra salvezza eterna. Essendo Signore di tutto, ha il potere di liberarci sempre da tutti i pericoli e da tutte le pene che possano minacciarci. Questo deve essere per noi motivo di sostegno e di gioia.

1 BUSSIÈRES, Le Baron Th. Conversion de M. Marie-Alphonse Ratisbonne. Rélation authentique. 2.ed. Paris: Ambroise Bray, 1859, p.19.
2 Idem, p.29.
3 ROYO MARÍN, OP, Antonio. Somos hijos de Dios. Madrid: BAC, 1977, p.60.
4 SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. I-II, q.109, a.6, ad 1.
5 SANT'AGOSTINO. De gratia et libero arbitrio. XIV, 30. In: Obras. 3.ed. Madrid: BAC, 1971, v.VI, p.248-249.
6 Cfr. FERNÁNDEZ TRUYOLS, SJ, Andrés. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. 2.ed. Madrid: BAC, 1954, p.276; GOMÁ Y TOMÁS, Isidro. El Evangelio explicado. Años primero y segundo de la vida pública de Jesús. Barcellona: Rafael Casulleras, 1930, v.II, p.219.
7 Cfr. GOMÁ Y TOMÁS, Isidro. El Evangelio explicado. Introducción, Infancia y vida oculta de Jesús. Preparación de su ministerio público. Barcellona: Rafael Casulleras, 1930, v.I, p.147.
8 Cfr. GOMÁ Y TOMÁS, El Evangelio explicado. Años primero y segundo de la vida pública de Jesús, op. cit., p.219.
9 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Sermo in Ev. Math LXXIII, n.1. In: Obras. Madrid: BAC,
1956, v.II, p.463.
10 BADET, Jean-François. Jésus et
les femmes dans l'Évangile. 6.ed.
Paris: Gabriel Beauchesne, 1908,
p.223-224.
11 MALDONADO, SJ, Juan de. Comentarios a los Cuatro Evangelios. Evangelios de San Marcos y San Lucas. Madrid: BAC, 1951, v.II, p.489-490.
12 SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., q.102, a.5, ad 4.
13 Cfr. GOMÁ Y TOMÁS, El Evangelio explicado. Introducción, Infancia y vida oculta de Jesús. Preparación de su ministerio público, op. cit., p.146-147.
14 MALDONADO, op. cit., p.490.
15 Idem, p.491.
16 LAGRANGE, OP, Marie-Joseph. Évangile selon Saint Luc. 4.ed. Paris: J. Gabalda, 1927, p.211.
17 GOMÁ Y TOMÁS, El Evangelio explicado. Años primero y segundo de la vida pública de Jesús, op. cit., p.220.
18 SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., q.107, a.2.
19 VIGILIA PASCHALIS IN NOCTE SANCTA. Præconium Paschale. In: MISSALE ROMANUM. Ex decreto Sacrosancti Oecumenici Consilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum Ioannis Pauli PP. II cura recognitum. Iuxta typicam tertiam. Belgium: Midwest Theological Forum, 2007, p.284.

(Revista Arautos do Evangelho, Giugno/2013, n. 122, p. 10 - 18)

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