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Commenti al Vangelo

Anche nell’ora dell’apparente sconfitta, il Sommo Bene vince sempre

Pubblicato 2013/03/21
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Andiamo con l'immaginazione all'eternità, quando ancora non esisteva il tempo, poiché Dio non aveva creato l'universo.

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"Ingresso trionfale di Nostro Signore a Gerusalemme" - Biblioteca del
Monastero di San Millán de la Cogolla (Spagna)
domenica_delle_palme_1.jpg

Vangelo della Processione

In quel tempo, 28 Gesù proseguiva avanti agli altri discepoli, salendo verso Gerusalemme. 29 Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: 30 "Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. 31 E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: ‘Il Signore ne ha bisogno'".

32 Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto. 33 Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: "Perché sciogliete il puledro?" 34 Essi risposero: "Il Signore ne ha bisogno". 35 Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. 37 Era ormai vicino alla discesa del Monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: 38 "Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in Cielo e gloria nel più alto dei cieli!"

39 Alcuni farisei tra la folla gli dissero: "Maestro, rimprovera i tuoi discepoli!" 40 Ma egli rispose: "Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre" (Lc 19, 28-40).

Alle lodi dell'ingresso trionfale di Nostro Signore a Gerusalemme si sono presto succeduti i dolori della Passione. Come spiegare questo paradosso?

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I - L'inesorabile lotta tra il bene e il male

Andiamo con l'immaginazione all'eternità, quando ancora non esisteva il tempo, poiché Dio non aveva creato l'universo. Egli aveva davanti a Sé la possibilità di creare infiniti mondi differenti da quello in cui viviamo ma, per una libera scelta della Sua volontà, non ha voluto farlo.1 Molti, ai nostri occhi di semplici creature, avrebbero potuto essere migliori di questo nostro mondo, chissà, magari senza peccato e senza lotte...

Invece, che cosa ha creato Dio? Un universo le cui creature sono buone e il loro insieme è "molto buono" (Gen 1, 31). Subito al suo inizio, però, tutto questo bene creato ha cominciato a coesistere con il male, dal momento in cui la terza parte degli spiriti angelici si è unita a Lucifero in una rivolta contro Dio (cfr. Ap 12, 4). Al grido di San Michele, gli Angeli fedeli si sono sollevati contro i ribelli e "factum est prælium magnum in Cælo - una grande battaglia è stata ingaggiata nel Cielo" (Ap 12, 7). Precipitato nelle tenebre eterne, il demonio ha tentato, per manifestare la sua ostinata opposizione a Dio, di deturpare la bellezza del piano della creazione.

Invidiando la creatura umana, che ancora si conservava innocente e godeva delle delizie del Paradiso e dell'amicizia con Dio, il diavolo si è impegnato "a ingannare gli uomini, affinché non fossero esaltati ed elevati al luogo da dove egli era caduto".2 Preso l'aspetto di un incantevole serpente, astuto e abile a esacerbare le passioni umane, egli è entrato in contatto con Eva e le ha proposto la disobbedienza a Dio. Eva ha ceduto e ha indotto Adamo a seguirla nello stesso cammino.

Perché il serpente entrò nel Paradiso?

   Gustavo Kralj
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“La Resurrezione di Lazzaro” - Museo Russo,
San Pietroburgo

Ora, perché Dio ha lasciato entrare il serpente nel Paradiso e ha permesso che il male si stabilisse sulla faccia della Terra? Tra le altre ragioni, ne evidenzieremo tre: in primo luogo, per inviarci un Salvatore che operasse la Redenzione. Per questo, nella Liturgia della Veglia Pasquale si canta: "Felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!".3 In secondo luogo, per evitare l'infiacchimento e la freddezza dei giusti. L'esistenza dei malvagi è il miglior addestramento per i buoni, che possono, nella difesa del bene, praticare l'eroismo della virtù per la gloria di Dio e per il loro stesso merito. Per ultimo, perché permettendo il male, Dio vuole un bene superiore che da questo derivi accidentalmente. 4 Dopo il peccato, per esempio, l'inferno fu creato per gli angeli che hanno offeso Dio e per quegli uomini peccatori che, rimanendo impenitenti, vi sarebbero andati dopo la morte. Brilla così nell'universo la giustizia infinita del Creatore, che premia i buoni e castiga i cattivi. Senza questo Egli non avrebbe manifestato la sua giustizia punitiva,5 né avrebbe trasferito all'universo il potere di castigare il male che è praticato.

Una lotta stabilita da Dio

Pertanto, a partire dal momento in cui angeli e uomini hanno disobbedito ai precetti divini, una lotta è iniziata tra il bene e il male, tra coloro che cercano di servire Dio e quelli che si ribellano a Lui, tra coloro che vogliono soddisfare le loro passioni sregolate e quelli che anelano a vivere sotto l'influsso della grazia. Questa lotta non ha tregua, poiché è stata stabilita dallo stesso Creatore: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe" (Gen 3, 15). Lotta tremenda, che attraversa i secoli con il confronto costante di due razze: la benedetta stirpe di Gesù e Maria e il maledetto lignaggio del demonio.

Dall'espulsione dell'uomo dal Paradiso, vediamo, allora, come il filone dei malvagi pareva trionfare, poiché l'imperio del peccato sulla Terra, nell'Antico Testamento, era quasi universale. Attraverso i fili che tessono la Storia Sacra, diventa chiara, anche tra il popolo eletto, l'azione deleteria di questo filone di malvagi che, come denuncia senza veli Nostro Signore, è racchiusa nei crimini commessi dalla morte di Abele fino al suo arrivo (cfr. Lc 11, 47-51). Ora, quest'apparente dominio del potere infernale avrebbe avuto fine col compimento della promessa che Dio aveva fatto ai nostri progenitori: "Questa ti schiaccerà la testa" (Gen 3, 15).

II - Domenica delle Palme, inizio dei dolori

Con l'Incarnazione del Verbo l'opera delle tenebre ha conosciuto la sua rovina, e il confronto tra il bene e il male troverà il suo archetipo, fino alla fine dei tempi, nella lotta implacabile di Nostro Signore contro gli scribi e i farisei, narrata lungamente da tutti gli evangelisti. Il maledetto filone del male ha trovato davanti a sé un Uomo che ha fondato un'Istituzione per combatterlo, l'Uomo-Dio davanti al quale è stato obbligato a udire le verità più contundenti e penetranti, al punto da essergli strappata la maschera dell'ipocrisia, agli occhi di tutto il popolo.

 Timothy Ring
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"Ingresso a Gerusalemme" - Affresco dell'Abbazia Benedettina di Subiaco

Nella Liturgia della Domenica delle Palme assisteremo all'epilogo di questa lotta. In questo giorno la Chiesa commemora, allo stesso tempo, le gioie dell'ingresso trionfale del Signore Gesù a Gerusalemme e l'inizio della Sua Via Crucis, con la proclamazione della Passione nel Vangelo della Messa. Si apre, così, la Settimana Santa, forse il periodo dell'Anno Liturgico più cogente, durante il quale le più importanti celebrazioni si susseguono, invitandoci a considerare con speciale fervore gli avvenimenti che costituiscono il fulcro della nostra Redenzione.

Entrata trionfale a Gerusalemme

Tra i numerosi miracoli realizzati dal Divino Maestro, nessuno aveva prodotto tanta commozione in Israele quanto la resurrezione di Lazzaro (cfr. Gv 11, 1-44). A un semplice ordine, colui che era morto da quattro giorni era uscito dalla tomba camminando, in perfetta salute. Per evidenziare in forma così grandiosa il potere divino di Gesù, il prodigio provocò un forte slancio di fervore popolare e molti giudei cominciarono a credere in Lui. In contropartita, tale fatto aizzò all'estremo l'odio dei capi dei sacerdoti e farisei. Riunito il Sinedrio, questo deliberò sui mezzi per far cessare la crescente fama di Nostro Signore e, "da quel giorno dunque decisero di ucciderlo" (Gv 11, 53).

Il Redentore, che tutto sapeva, aveva già conoscenza di questa decisione ufficiale del Sinedrio quando cominciò il viaggio di ritorno alla Città Santa, alla vigilia delle commemorazioni di Pasqua. Durante il cammino Egli aveva ammonito i discepoli a questo riguardo, annunciando loro per la terza volta la Passione: "Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: Lo condanneranno a morte, Lo consegneranno ai pagani" (Mc 10, 33). Tuttavia, nulla ha fatto per impedire l'affluenza delle persone che accorrevano al Suo incontro e cominciavano a seguir- Lo durante il percorso. Erano, nella maggior parte, israeliti, i quali si dirigevano anche loro al Tempio per celebrare la Pasqua, di modo che, quanto più si approssimava alla città, maggiore diventava il numero di chi Lo seguiva. Uscito da Gerico, per esempio, San Matteo attesta che "una grande moltitudine Lo seguì" (20, 29), e San Giovanni menziona un'altra "grande moltitudine di giudei" (12, 9) che si concentrò in Betania sapendo che Gesù vi era giunto. Tutta questa gente andò con Lui a Gerusalemme, per cui "si può ben supporre che formassero il corteo varie centinaia, e persino migliaia di persone",6 dice Fillion. È precisamente a questo punto del percorso, nelle prossimità di Betania e Bètfage, che inizia il passo di San Luca raccolto per il Vangelo della Processione della Domenica delle Palme dell'Anno C.

Le lodi cominciarono non appena Nostro Signore montò l'asinello, ancora nella strada. Al suo passaggio il popolo andava stendendo i mantelli per terra e completava questo improvvisato tappeto con rami colti dagli alberi (cfr. Mt 21, 8; Mc 11, 8). Quando già si poteva scorgere il Tempio - il che, secondo un'indicazione precisa di San Luca, corrisponde a "vicino alla discesa del Monte degli Ulivi" -, l'affollata processione irruppe in esclamazioni e grida di gioia: "Benedetto colui che viene, il Re, nel nome del Signore. Pace in Cielo e gloria nel più alto dei Cieli!". Tale animazione mise in subbuglio la città, che traboccava di pellegrini provenienti da tutte le regioni della Palestina, i quali, andando incontro a Gesù con rami di palme in mano, si unirono alla carovana, per acclamarLo pure loro (cfr. Gv 12, 12-13).

Questo corteo trionfale - ma quanto modesto per Colui che è Re e Creatore dell'universo! - realizzava letteralmente la profezia messianica di Zaccaria: "Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina" (9, 9).

Intera conformità con la volontà del Padre

Fino ad allora Nostro Signore aveva sempre evitato qualsiasi omaggio ostensivo alla Sua regalità, imponendo silenzio a quelli che riconoscevano in Lui il Salvatore. Nel momento in cui il popolo volle proclamarLo re, subito dopo la prima moltiplicazione dei pani, Egli Si era sottratto, ritirandoSi da solo su un monte (cfr. Gv 6, 15). Entrando a Gerusalemme, quel giorno, al contrario, accettò con completa naturalezza gli onori e gli applausi. Tale atteggiamento, oltre a permettere che le persone da Lui beneficiate manifestassero la loro gratitudine in maniera formale, teneva in considerazione anche la Passione, poiché era necessario fosse noto e testimoniato dallo stesso popolo che il Crocefisso era il discendente di Davide per eccellenza, il Messia atteso.

Vangelo della Santa Messa

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca [versione breve] In quel tempo, 1 tutta l'assemblea si alzò, lo  condussero da Pilato. 2 Cominciarono ad accusarlo: "Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di  dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re". 3 Pilato lo interrogò: "Sei tu il re dei Giudei?" Ed egli rispose: "Tu  lo dici!" 4 Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: "Non trovo nessuna colpa in quest'uomo". 5 Ma essi insistevano: "Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui". 6 Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo 7 e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si  trovava anch'egli a Gerusalemme. 8 Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo  per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. 9 Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla.

10 C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. 11 Allora Erode, con i suoi soldati, lo  insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. 12 In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro.

13 Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: 14 "Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; 15 e  neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. 16 Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò". 18 Ma essi si misero a gridare tutti insieme: "A morte costui! Dacci libero Barabba!"  19 Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. 20 Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. 21 Ma essi urlavano: "Crocifiggilo, crocifiggilo!" 22 Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che  male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò". 23  Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. 24 Pilato allora decise  che la loro richiesta fosse eseguita. 25 Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che  essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.

26 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. 27 Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28 Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli! 29 Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: ‘Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato'. 30 Allora cominceranno a dire ai monti: ‘Cadete su di noi!' e ai  colli: ‘Copriteci!' 31 Perché, se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?" 32 Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. 33 Quando giunsero al luogo detto "Cranio", là crocifissero lui e i due  malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. 34 Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Dopo  essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. 35 Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: "Ha  salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto!"

36 Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, 37 e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!" 38 C'era anche una scritta, sopra il suo capo: "Questi è il Re dei Giudei". 39 Uno dei malfattori appesi  alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!" 40 Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai  timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli  invece non ha fatto nulla di male". 42 E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". 43 Gli rispose:  "In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso".

44 Era verso mezzogiorno, e si fece buio su tutta la Terra fino alle tre del pomeriggio, 45 poiché il Sole si eclissò. Il velo del Tempio si squarciò nel mezzo, 46 e Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio  spirito". Detto questo spirò.

47 Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: "Veramente quest'uomo era giusto!" 48 Anche tutte le folle che  erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. 49 Tutti i  suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi  avvenimenti (Lc 23, 1-49).

Vediamo qui messa in risalto la piena conformità di Nostro Signore con la volontà del Padre. Quando Gli fu chiesto di rimanere nell'ombra, il Divino Redentore condivise interamente: nacque in una Grotta della piccola Betlemme e ricevette solamente l'adorazione dei pastori e dei Magi venuti da terre lontane. L'unica reazione di Gerusalemme alla notizia della sua nascita era stata il turbamento (cfr. Mt 2, 3), e nessuno dei suoi abitanti era andato alla ricerca del re dei Giudei appena nato per prestarGli omaggio. Tuttavia, arrivato il momento propizio della Sua glorificazione da parte degli uomini, Egli accolse con benevolenza le grida che Lo proclamavano Re di Israele, così come, per anni, aveva accettato di esser chiamato "figlio del falegname" (Mt 13, 55). Nella risposta all'insolente interpellanza dei farisei che Gli chiedevano di rimproverare i suoi acclamatori, Gesù disse chiaramente che questo trionfo era la realizzazione di un disegno divino, il quale si sarebbe compiuto anche se gli uomini si fossero rifiutati di lodarLo: "Io vi dichiaro: se questi taceranno, grideranno le pietre".

 Sergio Hollmann
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“Via Crucis”, di Martin Schongauer - Museo
Unterlinden, Colmar (Francia)

Trionfo che preannuncia la Passione

Un dettaglio della cerimonia liturgica indica un altro aspetto della Domenica delle Palme, senza il quale non ci sarebbe possibile intendere il suo significato più profondo: il sacerdote celebra rivestito dei paramenti rossi, colore proprio della commemorazione dei martiri.

A causa della Sua personalità divina, per Nostro Signore tutto è presente, tanto il passato quanto il futuro. Di conseguenza, Egli vedeva che entro alcuni giorni, ancora una volta, sarebbero scoppiate lungo le strade di Gerusalemme grida ben differenti da quelle che allora lo riconoscevano come Figlio di Davide. Di fronte a Pilato, la plebaglia avrebbe urlato chiedendo la Sua crocifissione e la liberazione del volgare bandito, Barabba. A questo riguardo, il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira fa un'osservazione: "I pittori cattolici che hanno riprodotto la scena presentano Nostro Signore che riceve con un certo buon grado quell'omaggio, ma con un fondo di tristezza e allo stesso tempo di severità, perché Egli comprendeva quanto tutto ciò avesse di vuoto, e che il popolo che Lo acclamava, senza pensarci, riconosceva la propria colpa. [...] Egli sfila buono e triste; Egli sa che cosa Lo aspetta".7

Il trionfo di Gesù a Gerusalemme non era che il preannuncio del suo martirio sulla Croce. Gli evangelisti, sempre molto sintetici, hanno mostrato una speciale diligenza nel mettere per iscritto la Passione di Cristo, avvenimento d'importanza senza uguali nella Storia. È per questo che il Vangelo della Messa di questa domenica eccede l'estensione abituale degli altri, cosa che rende impossibile commentare ognuno dei suoi versetti nell'esiguo spazio di un sermone. Facciamo, allora, una riflessione che ci collochi nella prospettiva adeguata per contemplare le meraviglie offerte dalla Liturgia della Domenica delle Palme, in modo da ottenere i migliori frutti per la nostra vita spirituale.

III - Il male si coalizzò per uccidere Nostro Signore

Nel racconto della dolorosa Passione del Signore, uno degli aspetti salienti è l'unione di tutti i malvagi quando si sono imbattuti con il Sommo Bene incarnato. Il Vangelo riferisce, per esempio, che "in quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima, infatti, c'era stata inimicizia tra loro" (Lc 23, 12), causandoci uno spontaneo movimento di sorpresa e indignazione. Si mise fine ad antiche risse personali per questioni politiche in funzione della condanna del Salvatore. È una regola della Storia che trova qui il suo paradigma: i malvagi, per quanto ostili tra loro, uniscono sempre le forze quando si tratta di far fronte comune contro il bene.

È vero che Pilato non agiva motivato dall'odio per Gesù e non Lo trattò con volgare disprezzo, come fece Erode, ma per timore di dispiacere a Cesare; in Erode, mescolato con la curiosità, predominava il sentimento dell'invidia. Certo è, tuttavia, che essi si unirono contro l'Uomo-Dio quando le loro vie s'incrociarono. Allo stesso modo, volontariamente o involontariamente, si allearono con il Sinedrio, nei confronti del quale, tuttavia, entrambi alimentavano antichi disaccordi e inimicizie.

Questo ci insegna come le discordie tra i malvagi non raggiungano, in generale, una grande profondità d'animo, circostanza, del resto, messa in rilievo dal famoso commento di Clemenceau, l'astuto e anticlericale statista francese, vissuto a cavallo tra il XIX e XX secolo: due uomini, per quanto nemici siano, si uniscono nella complicità nel caso essi frequentino le stesse case di tolleranza. Possiamo inferire da quest'affermazione che, al contrario, l'odio che essi consacrano al bene, in modo speciale quando questo sorge con grande splendore, è inestinguibile, ed entrambi entrano in complotto per distruggerlo.

Tra i malvagi, ci sono gradi di perversità che originano indecisione o lentezza. Quando Nostro Signore si trovava davanti ad Erode, "anche i sommi sacerdoti e gli scribi erano presenti, e lo accusavano con insistenza" (Lc 23, 10); di fronte al dubbio di Pilato, "i sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse" (Mc 15, 3), facendo pressione sul governatore con argomenti fallaci. Alla fine, quando fu proposta la liberazione di Gesù, "i sommi sacerdoti attizzarono la moltitudine affinché Pilato liberasse Barabba" (Mc 15, 11) e per questo il popolo insisteva a gran voce "chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano" (Lc 23, 23). La loro isteria non diminuì fino a quando il Divino Prigioniero non fu consegnato "alla loro volontà" (Lc 23, 25).

Odio dei malvagi, indifferenza dei buoni

In queste ore, deplorevolmente, molti di quelli che si considerano virtuosi non abbracciano con decisione e coraggio il partito del bene, permettendo, perciò, l'espansione del dominio del male. "Questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre" (Lc 22, 53), si lamentava il Salvatore nel momento in cui fu catturato, senza che nessuno tra i suoi più prossimi prendesse la sua difesa in maniera efficace. Buona parte di chi aveva acclamato Gesù all'entrata in Gerusalemme con rami e grida, per il fatto di non aver aderito con profondità al Bene, sarebbe stata più tardi in mezzo alla moltitudine urlante che votava per Barabba.

Sergio Hollmann
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“Ecce Homo”, del Maestro d’Oeillet di Baden -
Museo di Belle Arti, Digione (Francia)

Non ci costa ammettere che nella turba che esigeva la condanna del Signore ci fosse qualcuno cui Egli aveva restituito la vista, e che non reagiva davanti all'infame spettacolo; qualcun altro cui Egli aveva restituito l'udito e la parola, e che udiva quelle blasfemie senza alzare la voce per protestare; qualcun altro, ancora, che Egli aveva guarito dalla paralisi e che aveva camminato fino a lì soltanto per saziare la sua malsana curiosità, assistendo impavido alla sofferenza di chi lo aveva beneficato. Forse molti non volevano che Nostro Signore fosse crocefisso ma, essendosi lasciati influenzare dai malvagi, finirono per partecipare al peggior crimine mai commesso nella Storia. Tutti, però, erano indifferenti, se non ostili al Divino Maestro.

Per evitare che anche noi possiamo trovarci, sia sul cammino della freddezza e dell'indifferenza, sia su quello dell'ingratitudine e del tradimento, dobbiamo procedere con fermezza nelle vie della santità e coltivare la nostra indignazione davanti alla temeraria avanzata di quelli che rifiutano Gesù. Se i buoni non entrano nelle vie della radicalità, il male ha la meglio. Bisogna qui rimuovere un'obiezione riguardo alla virtù dell'umiltà: non sarà meglio e più conforme agli insegnamenti di Nostro Signore che i buoni siano umili e rassegnati? La risposta è affermativa per quanto riguarda le ingiurie fatte a noi stessi. Però non è sensata se il bersaglio delle aggressioni ingiuste sono le cose sacre, la Santa Chiesa Cattolica o una persona innocente. In tal caso, mantenersi passivi è ripetere l'atteggiamento di chi assistette con indifferenza alle sofferenze di Gesù Cristo.8

È sublime l'esempio che Nostro Signore ci dà rinunciando a Se stesso e accettando tutte le ingiurie per la nostra salvezza. Tuttavia, allo stesso tempo dobbiamo apprendere la lezione che, in certe circostanze, l'indifferenza può costituire un peccato maggiore dell'odio. Il contrario sarebbe un'atteggiamento simile a quello di chi, essendo assalito da un ladro nella propria casa, assistesse con indifferenza e a braccia conserte alle peggiori aggressioni contro i suoi familiari più prossimi. Sarebbe questa condotta propria di un buon padre, figlio o marito? Così, nella Passione di Nostro Signore quello che più richiama l'attenzione non è la furia dei nemici, ma l'indifferenza dei buoni. È questo un aspetto trascurato, pur essendo della massima importanza, che deve esser ricordato oggi.

Nostro Signore stava sconfiggendo il male

Gli indifferenti e i freddi, che pretendevano di appartenere al numero dei buoni, erano ciechi d'animo per il loro atteggiamento, al punto da non capire che Nostro Signore, nella Sua Via Dolorosa, otteneva il maggiore dei trionfi. Anche gli avversari del bene, con la vista offuscata dall'odio, non si rendevano conto che acceleravano la propria rovina. "O morte dov'è la tua vittoria? O morte dov'è il tuo pungiglione?" (I Cor 15, 55), chiede con sfida l'Apostolo. Morendo in Croce, il Divino Redentore vinceva non solo la morte ma anche il male, e lasciava fondata su una roccia solida un'istituzione divina, immortale - la Santa Chiesa Cattolica, il suo Corpo Mistico e fonte di tutte le grazie -, che ha indebolito e reso difficile l'azione della razza del serpente, privandola del potere schiacciante e dittatoriale che aveva esercitato sul mondo antico.

Ci causa giubilo sapere che l'apparente catastrofe della Passione e Morte di Nostro Signore segna l'irrimediabile e fragorosa sconfitta del demonio. Questi, infliggendo i peggiori tormenti a Gesù, s'illudeva, ritenendo di andare incontro a un successo straordinario contro il Bene incarnato. Nella sua pazzia non capiva come stesse contribuendo alla glorificazione del Figlio di Dio e all'opera della Redenzione.

Che gloria, che trionfo, che fastigio aveva raggiunto Nostro Signore con la sua Passione! Che umiliazione negli inferi, schiacciati dall'errore di ignorare la forza invincibile del Bene!

IV - La soluzione al problema del male

Nella meditazione della Liturgia della Domenica delle Palme troviamo l'ago della bilancia per il problema della lotta tra il bene e il male. Con l'Incarnazione, Passione e Morte del Signore Gesù, il male ha subito la sua sconfitta definitiva, perché è entrato in vigore sulla faccia della Terra il regime della grazia. È stato questo l'ambiente deliberato dalla Sapienza Divina per porre fine alla vitalità e al dinamismo della stirpe del diavolo, il quale, non rassegnato, fa di tutto per vendicarsi; per questo la lotta tra il bene e il male continua senza tregua, oggi più che mai.

Marcos Enoc    
domenica_delle_palme_3.jpg
Croce processionale della Basilica della
Madonna del Rosario nell’ultima
Domenica delle Palme

Quanto a noi, cattolici, non possiamo ignorare tale realtà, nella quale, del resto, siamo coinvolti. E dobbiamo star molto attenti a un aspetto di suprema importanza: questo scontro s'ingaggia anche dentro di noi. Come nel Paradiso Terrestre esisteva il serpente, allo stesso modo nel nostro intimo ci sono serpenti che fanno un lavoro molto più astuto di quello che ha fatto il demonio con Eva. Sono le nostre cattive inclinazioni, a causa del peccato originale, sempre in agguato, aspettando un'opportunità per trascinarci nel partito dei freddi e degli indifferenti. In questa battaglia interna ci conviene mantenere il male imbavagliato e umiliato, e dare al bene tutta la libertà, cosa che possiamo ottenere solo con la grazia di Dio.

Certo è che, quanto più progrediamo nella virtù, tanto più potrà sollevarsi contro di noi un'aspra opposizione da parte del potere delle tenebre. Duemila anni di Storia della Chiesa ci mostrano con che facilità quest'opposizione si trasforma in odio e in persecuzione. Non temiamo, invece, quanto ci può capitare, certi che, come dice San Paolo, "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno" (Rm 8, 28). Procediamo, dunque, sicuri, con gli occhi fissi in Colui che "è apparso per distruggere le opere del diavolo" (I Gv 3, 8), infatti chi è il diavolo vicino a Nostro Signore?

Il male è limitato, il bene è infinito

Come insegna la filosofia perenne, il male è un'assenza di bene.9 Il male assoluto non esiste, al contrario di quanto pretendono le correnti dualiste. Pertanto, essendo una mera negazione del bene, in sé non ha forza per sconfiggerlo.10 Dio è il Sommo Bene, il Bene in essenza, e chi si unirà con integrità a Lui diventerà invincibile, come rivestito della stessa onnipotenza divina.

Di queste riflessioni, nate dalla Liturgia che apre la Settimana Santa, dobbiamo trarre una lezione per i nostri giorni, in cui il male e il peccato dilagano con arroganza nel mondo intero: dalla lotta tra il bene e il male risulta necessariamente la vittoria del bene, di modo che, presto o tardi, i giusti saranno premiati e "faranno brillare come una torcia la loro giustizia" (Sir 32, 20). Nel momento in cui una parte considerevole dell'umanità volge le spalle al suo Creatore e Redentore, siamo chiamati a credere con salda fiducia che, come Nostro Signore ha trionfato un tempo contro tutte le apparenze di sconfitta, trionferà di nuovo ristabilendo il vero ordine: "Io spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola" (Sal 130, 5).

1 Cfr. ROYO MARÍN, OP, Antonio. Dios y su obra. Madrid: BAC, 1963, p.143.
2 SANT'AGOSTINO. Enarratio in psalmum LVIII, sermo II, n.5. In: Obras. Madrid: BAC, 1965, v.XX, p.489.
3 VEGLIA PASQUALE. Annunzio Pasquale. In: MESSALE ROMANO. Riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI. Città del Vaticano: L. E. Vaticana, 1983, p.167.
4 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. I, q.19, a.9.
5 Cfr. Idem, I-II, q.79, a.4, ad 1.
6 FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. Pasión, Muerte y Resurrección. Madrid: Rialp, 2000, vol. III, p.15.
7 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. San Paolo, 14 apr. 1984.
8 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., II-II, q.188, a.3, ad 1.
9 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., I, q.48, a.1.
10 Cfr. Idem, a.4; q.49, a.3.

(Revista Arautos do Evangelho, Marzo/2013, n. 119, p. 10 - 19)

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