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Storie per bambini

Incendio nella Cattedrale!

Pubblicato 2013/02/01
Autore : Suor Ana Rafaela Maragno, EP

Ogni giovedì, la Cattedrale si riempiva fin dalle prime ore, poiché la Giornata Eucaristica era celebrata con molta fedeltà dai fedeli di quella città.

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Rigirando pian piano le ceneri di quello che restò dell'altare, verificarono che il tabernacolo
era tutto bruciato. E il Santissimo Sacramento? Erano arrivati in tempo a salvarLo?

Suor Ana Rafaela Maragno, EP

Ogni giovedì, la Cattedrale si riempiva fin dalle prime ore, poiché la Giornata Eucaristica era celebrata con molta fedeltà dai fedeli di quella città. La mattina, Mons. Mattia, il Vescovo, presiedeva la Santa Messa ed esponeva il Santissimo Sacramento nel bell'ostensorio dorato e ornato di pietre preziose, rivestito di un piviale tutto ricamato, sotto una cortina profumata d'incenso, al suono dei canti e allo scampanio delle campane. Durante tutto il giorno i fedeli venivano a far visita a Gesù Ostia, per renderGli grazie per i tanti favori ricevuti, presentarGli nuove richieste, depositare ai suoi piedi sofferenze e afflizioni o solo per farGli compagnia, in profonda adorazione.

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Dando sfogo al suo odio, si propose di farla finita, in modo definitivo,
con quello che giudicava mera superstizione e stupidità

Al cader della sera, Mons. Mattia benediva solennemente il popolo che riempiva le navate del tempio e persino l'atrio esterno della sontuosa Cattedrale.

- "Tanto sublime Sacramento, adoriamo in quest'altare"...

Per le vie circostanti echeggiava all'unisono l'inno liturgico, intonato da tutti i presenti. Il Santissimo veniva racchiuso nel tabernacolo, dopo aver versato torrenti di grazie su quella gente semplice ma piena di fede.

La città prosperava e tutti reputavano che tale benessere fosse frutto delle benedizioni di Dio. Tuttavia, la crescita portò varie necessità. Per esempio, diventò urgente alzare un ponte che attraversasse il fiume Aguapé, poiché le case erano giunte all'altra riva e la traversata si faceva solo a remi. Il sindaco mise a contratto, allora, un'impresa costruttrice per dare inizio ai lavori.

Tra gli operai che erano arrivati da altre regioni per costruire il ponte, c'era un uomo non credente, di nome Dionisio, che si prendeva gioco della fede dei suoi compagni. Bestemmiava e diceva che erano lì tutti per adorare un pezzo di pane che non poteva far niente per nessuno.

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Muovendo le ceneri e i pezzi di
carbone, trovarono il ciborio
d’oro intatto!

Invano tentarono di spiegargli le verità della Religione. La canzonatura si trasformò in collera. Cercava di passare tenendosi sempre lontano dalla Cattedrale e non sopportava di sentire i canti religiosi che riempivano le strade e le piazze ogni settimana. Dando sfogo al suo odio, si propose di farla finita, una volta per tutte, con quella che riteneva una mera superstizione e stupidità. Architettò un piano malevolo e si affrettò a metterlo in atto...

Un giovedì, quando i fedeli se ne andavano dalla Cattedrale dopo la benedizione solenne, Dionisio entrò scaltramente per una porta laterale e riuscì a nascondersi dietro un confessionale, rimanendovi inosservato fino a che l'ultima luce della chiesa fu spenta e tutte le porte furono chiuse.

Era ormai buio. Le gambe di Dionisio tremavano e il cuore gli batteva forte. In fin dei conti stava per mettere un punto fermo a tutto quello. Si avvicinò lentamente all'altare maggiore e lì ebbe un sussulto! La luce sfavillante del lume del Santissimo si muoveva sempre più velocemente, disegnando ombre paurose sulla parete, le cui figure sembravano dirgli di fare attenzione a quello che si accingeva a fare...

Recuperando il controllo di se stesso, pieno di odio, prese una candela che stava sull'altare e la accese al lume stesso. Si accertò che la pala e il tabernacolo fossero di legno e appiccò il fuoco. Le fiamme cominciarono fiocamente ma andarono via via crescendo, crescendo, fino a diventare grandi lingue di fuoco. Bruciarono la mensa dell'altare, la tovaglia di lino e con voluttà s'ingrossarono sul tabernacolo...

Giorgio, il sacrestano, camminava per strada non molto lontano dalla Cattedrale. Prima di girare l'angolo, si girò a contemplare ancora una volta l'imponente edificio. Allora intravvide una luce accesa all'interno e pensò: "Che strano! Sono sicuro di aver spento tutti i lumi..."

Decise di tornare indietro e, quando entrò... Che desolazione! Il fuoco consumava con voracità tutto quello che incontrava! L'altare e il tabernacolo in pratica non esistevano ormai più! Corse nel presbiterio, lasciando aperta la porta del tempio, da dove fuggì Dionisio, senza esser visto. Giorgio diede l'allarme e in tutta fretta cercò di spegnere l'incendio.

Avvisato, il Vescovo egli accorse subito alla Cattedrale. I pompieri si misero all'opera e tutta la città uscì in strada disordinatamente. Siccome il fuoco era in un'area ancora ristretta, fu debellato senza gravi conseguenze. Tutti, però, si chiedevano con ansia:

- E il Santissimo Sacramento? - Sono arrivati in tempo a salvar-Lo?

Mons. Mattia e Giorgio toglievano pian piano quello che rimaneva dell'altare e costatarono che il tabernacolo era tutto bruciato. Rimuovendo le ceneri e i pezzi di carbone lì accumulati, oh prodigio! Trovarono il ciborio d'oro intatto! Tutte le ostie erano perfette, senza alcuna fuliggine o odore di bruciato, ed esalavano un gradevole profumo!

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Le sue lacrime erano d’amore e adorazione per
Colui che aveva voluto distruggere

Il Vescovo fece suonare le campane e, in piena notte, fu organizzata una processione per le vie della città per render grazie a Dio di aver conservato intatte le Sacre Specie in quell'incendio, che essi ritenevano accidentale...

Ciò nonostante, un prodigio maggiore era in procinto di realizzarsi. Dionisio, nascosto nelle immediate vicinanze della Cattedrale, fu preso da un'irresistibile grazia di pentimento. Si gettò ai piedi di Mons. Mattia, che portava il ciborio in processione, e lì si accusò del crimine commesso. Le sue lacrime erano di amore e adorazione per Colui che aveva desiderato distruggere e che nella sua infinita bontà lo aveva convertito.

Di fronte a tale avvenimento, la devozione Eucaristica in città aumentò ancor più e diventò esempio di amore al Santissimo Sacramento per tutta la regione. Il ciborio del miracolo venne conservato, in adorazione perpetua, in una cappella speciale, a perenne memoria di questo fatto.

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