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Parola del Pastori

Conquistando le università

Pubblicato 2013/01/18
Autore : Redazione

Questo secondo convegno nasce dopo l'esperimento fatto nel 2011 a Bydgoszcz, in Polonia, dove 32 università si sono radunate per riflettere e studiare il pensiero di Joseph Ratzinger sul tema "pellegrini della verità, pellegrini della pace".

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Intervista a Mons. Giuseppe Scotti

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L'attenzione che si è avuta e la crescita del numero delle università interessate al Convegno è stata la dimostrazione che  quell'idea di una lontananza fra il popolo dell'America Latina e il Papa è quanto mai falsa.

Mons. Scotti, vorremmo sapere da Lei come è nata l'idea di questo convegno e quale è stata la sua genesi.

Questo secondo convegno nasce dopo l'esperimento fatto nel 2011 a Bydgoszcz, in Polonia, dove 32 università si sono radunate per riflettere e studiare il pensiero di Joseph Ratzinger sul tema "pellegrini della verità, pellegrini della pace".

Ricorreva il 25º anniversario del pellegrinaggio di Giovanni Paolo II ad Assisi, con l'incontro di uomini e religioni, e per non lasciare che questo momento fosse esclusivamente celebrativo o avesse una valenza quasi esclusivamente religiosa - non perché ciò non sia importante ma proprio per sottolineare come questa grande intuizione di Giovanni Paolo II aiutasse un cammino a livello culturale -, si è fatto con la fondazione Ratzinger questo primo convegno. Viene così rilevato come il pellegrinaggio per la pace richieda necessariamente un altro pellegrinaggio: quello della verità. In questo primo convegno hanno partecipato 32 università, 100 docenti e quasi 500 studenti. Da lì è nata l'idea di un secondo convegno.

Questo è avvenuto a Rio de Janeiro dove le università coinvolte sono state numerosissime: Le 32 del primo convegno sono diventate, tra università e istituzioni, 138. Le persone che vi hanno partecipato sono state circa settecento. Le relazioni, di un livello altissimo, sono state più di 40 nei due giorni di lavoro. Il tema "Umanizzazione e senso della vita", proposto dall'arcivescovo di Rio, Mons. Orani Tempesta, e accolto dal Santo Padre, è diventato un'occasione per entrare più in profondità negli studi scientifici del professor Ratzinger.

Quindi, questa idea del "Pellegrinaggio della Verità" che Lei ha appena menzionato, in qualche modo si é avverata, proprio nel pensiero di Joseph Ratzinger.

Esattamente. E non solo si è avverata, ma l'impressione che ho avuto io e che hanno avuto, in un modo impressionante, anche tutti i relatori, è che il pensiero di Joseph Ratzinger stia conquistando le università ben al di là di ogni più rosea aspettativa. Vedere i settecento studenti della prima giornata, fermi lì ad ascoltare le relazioni di Mons. Tempesta, del professor Miranda, relazioni di un peso notevole anche dal punto di vista culturale, e vederli attenti a prendere appunti, ha fatto dire: davvero le università stanno lavorando molto seriamente e stanno preparando un futuro per questa umanità al di là delle più rosee aspettative. Forse i mass media attuali non riescono a cogliere questa ricchezza, questa capacità di farsi le domande sui problemi essenziali del vivere che i giovani d'oggi hanno, e che erompe nelle università.

Il fatto che esso si sia svolto a Rio de Janeiro ha una lettura e un significato particolari?

Direi che sono due le letture che si possono ricavare da questo fatto. La prima è quella che è colta più immediatamente: l'anno prossimo, a Rio de Janeiro, ci sarà la Giornata Mondiale della Gioventù, un avvenimento che tutti i giovani aspettano e che le diocesi stanno preparando. Agli occhi di quella, a volte anche dell'opinione pubblica più attenta, rischia di passare soltanto come un grande momento di fede e di preghiera.

È vero che la GMG ha questa importanza di fede e di preghiera. Il far precedere, però, questo incontro da un dibattito universitario, fa emergere un'altra dimensione della GMG, altrettanto bella e ricca: la GMG è rivolta ai giovani la gran parte dei quali vive la realtà universitaria e sono i costruttori del futuro, anche a livello intellettuale. Portare questa dimensione di studio sul pensiero di Joseph Ratzinger all'interno del mondo universitario, diventa quanto mai importante. Questo è uno degli aspetti sicuramente rilevanti della scelta di Rio.

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Mons. Giuseppe Antonio Scotti mentre conversa alcuni giorni dopo il
Simposio con Mons. João Scognamiglio
Clá Dias, EP, a San Paolo

C'è un altro aspetto che va detto con molta semplicità: è l'impressione che a volte viene fatta passare dai grandi mass media - soprattutto da quelli di carattere generalista e commerciale -, che il Papa, proprio per la sua origine tedesca, non sia ben capito né amato dall'America Latina; che nei suoi confronti ci sia una specie di atteggiamento refrattario. Questo convegno ha svelato esattamente il contrario: è un Papa amatissimo, seguito in modo strabiliante.

L'attenzione che si è avuta e l'aumento del numero delle università interessate al Convegno e che vi hanno poi partecipato in modo convinto e caloroso - di cui il Papa è stato portato a conoscenza passo per passo - è stata la dimostrazione che quell'idea di una lontananza fra il popolo dell'America Latina e il Papa è quanto mai falsa.

Mi piace dirlo perché è stata proprio questa la realtà che i giornalisti, venuti dall'Italia per seguire il convegno, hanno ben percepito, al punto di dire esplicitamente di aver avuto l'idea che il Papa non fosse ben accolto dal popolo latinoamericano per la lontananza di affinità, ma di essersi resi conto del contrario. E questa realtà colta dai giornalisti ha, paradossalmente, un valore maggiore rispetto di quello che posso dire io, perché sono loro, proprio per il mestiere che fanno, che sono abituati a sentire il le voci dei colleghi ma anche della gente.

Per quanto riguarda le prospettive per il futuro della Fondazione, che cosa può dirci?

Le prospettive per il futuro sono quelle che ho già annunciato alla chiusura del convegno di Rio. L'anno prossimo avremo un convegno a Roma. Ho annunciato subito che lo faremo a Roma, perché durante i due giorni del Convegno ci sono arrivate quattro proposte di altri luoghi anche con una calorosa insistenza.

Quindi è stata già annunciata la data: dal 24 al 26 ottobre 2013. Il tema sarà "Vangelo e Storia". Così, dopo aver fatto un cammino di tipo veritativo, primo convegno a Bydgoszcz, un cammino di tipo antropologico, questo di Rio, l'anno prossimo faremo un convegno che ci chiede un cammino più teologico-biblico. Alla conclusione, il 26 ottobre, assegneremo il premio Ratzinger.

Questo è il lavoro normale, svolto per gran parte nel silenzio, non sotto gli occhi dei media né sotto i riflettori delle televisioni. Sono persone abbastanza riservate che sanno che il bene non fa rumore e che il rumore non fa bene. È il lavoro silenzioso, serio, quello che fa un papà o una mamma quando educa i propri figli e non mette in piazza che sta educando il futuro dell'umanità. È così il lavoro della Fondazione, umile, sereno, nascosto, che però sa coinvolgere.

Pensate a questo: quest'anno, alla conclusione del Convegno, è stato annunciato che all'Università Cattolica di Rio nascerà la cattedra Joseph Ratzinger. Simile Cattedra è già stata istituita in Polonia, in Austria e anche nel Centro Studi Ratzinger di Bydgoszcz. Attraverso questa Cattedra si potrà dire qual è il cammino che si può prendere per far sì che l'insegnamento non solo del Papa ma anche del professor Ratzinger - che ha educato generazioni di studenti diventati poi docenti, professori, dottori delle università - possa diventare ricchezza per il nostro tempo.

In tutta questa panoramica che Lei ci ha offerto, cosa si può riscontrare nei confronti delle realtà ecclesiali, dei nuovi movimenti della Chiesa? C'è qualcosa di significativo a livello di collaborazione, punto di riferimento, ecc?

Direi che le nuove realtà ecclesiali, forse, sono quelle che, in un modo più sorprendente, riescono a cogliere la ricchezza di un Papa che sta stimolando il mondo a rivedersi andando alla radice di se stesso, a rivedersi in termini di verità, di essenzialità, a scoprire che la vita è un cammino bello ed esigente e che la fede cattolica è il futuro dell'umanità stessa.

Della grande collaborazione che abbiamo avuto con gli Araldi del Vangelo, il Papa non solo è stato informato ma è stato anche il convinto assertore. Basterebbe riprendere in mano "Luce del mondo" e vedere quello che nell'intervista a Peter Seewald, il Papa dice a proposito degli Araldi del Vangelo. Se qualcuno se ne fosse dimenticato suggerirei proprio di andarlo a riprendere e rivedere le sue parole. La collaborazione avuta in questo convegno con gli Araldi del Vangelo è stata veramente benedetta dal Papa, che li considera persone serie, che amano il Papa e lo amano in modo cattolico; amano la dottrina cattolica, la fede cattolica e sanno impegnarsi in tutto questo.

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Vista generale dell’auditorio durante la cerimonia di apertura

Abbiamo visto che attorno a questa collaborazione, anche molte università che, forse, inizialmente sembravano perplesse, hanno avuto il coraggio di vivere per quel che sono. È sorprendente quello che l'università di Rio ha fatto a proposito di questo convegno; come l'arcivescovo ha preso questo convegno e lo ha fatto suo, veramente, appassionatamente, e come ha messo a disposizione il suo vescovo ausiliare, perché lo seguisse. Questa é stata una scelta molto intelligente, geniale, e anche qui, forse, non si riesce ancora sufficientemente a dire grazie. Infatti, lui ha messo a disposizione il vescovo che sta organizzando la Giornata Mondiale della Gioventù e con questo ha voluto dire che i due eventi non vanno disgiunti. Lo stesso Mons. Paulo Cezar Costa ha lavorato intensamente per realizzare questo convegno con gli Araldi del Vangelo e con i gesuiti dell'Università di Rio.

Rivista Araldi del vangelo, Gennaio 2013, nº 117, p 35 - 37

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