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Il Cuore che ci ha amati fino alla fine

Pubblicato 2012/06/27
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Considerando la devozione al Sacro Cuore di Gesù - la cui festa la Chiesa commemora il venerdì successivo alla Solennità del Corpus Domini...

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Vangelo

Sacro Cuore di Gesù
Sacro Cuore di Gesù” - Cattedrale
di León (Spagna)

31 "Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33 Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe; 34 ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. 35 Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36 Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso'. 37 E un altro passo della Scrittura dice ancora: ‘Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto'" (Gv 19, 31-37).


Unico e inesauribile, l'amore del Sacro Cuore per ognuno di noi fu portato ad estremi inimmaginabili.
Come non avere, di conseguenza, una fiducia assoluta nella misericordia divina, malgrado
le nostre miserie? O, forse, anche per causa loro?

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I - Figli unici e molto amati

Considerando la devozione al Sacro Cuore di Gesù - la cui festa la Chiesa commemora il venerdì successivo alla Solennità del Corpus Domini -, corriamo il rischio di rimanere molto al di qua del tesoro di bontà e misericordia che questa forma di pietà mette a disposizione dei fedeli. Perché il Cuore di Gesù è il tabernacolo più autentico e sostanziale delle tre Persone della Santissima Trinità e, di conseguenza, non c'è mezzo migliore di adorare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che attraverso di Lui.

Infatti, il Sacro Cuore di Gesù, invocato nella litania che Gli è dedicata come "unito sostanzialmente al Verbo di Dio", abbraccia in maniera insondabile entrambe le nature di Cristo: quella umana e quella divina. Così, in modo del tutto appropriato, è per sua intermediazione che Dio entra in contatto con noi, rispettando le nostre proporzioni e presentandoSi alla nostra portata in modo da ispirarci fiducia. E reciprocamente, adorando Dio attraverso il Sacro Cuore, utilizziamo l'altare più privilegiato, supremo persino, affinché le nostre preghiere ascendano al Cielo in modo da esservi ricevute con assoluta compiacenza.

Simbolo, per eccellenza, dell'amore infinito di Dio per i peccatori e la più commovente manifestazione della sua capacità di perdonare, aprirsi alla misericordia, che da Lui emana, costituisce una sicura fonte di salvezza, perché, come sottolinea Papa Pio XII: "Solo Colui che è l'Unigenito del Padre e il Verbo fatto Carne ‘pieno di grazia e di verità' (Gv 1, 14), essendo disceso fino agli uomini oppressi da innumerevoli peccati e miserie, poteva far germogliare dalla sua natura umana, unita ipostaticamente alla sua Persona Divina, una fonte di acqua viva che irrigasse copiosamente la terra arida dell'umanità, trasformandola in un florido e fertile giardino".1

Dio ci ha amato fin dall'eternità

Per meglio valutare l'estensione e il valore di questa carità consideriamo che essa è eterna e non circoscritta nel tempo. L'uomo può sentire a stento affetto o ripulsa per oggetti di cui conosce l'esistenza. Con Dio, invece, il fenomeno si verifica in forma diversa. Egli, afferma San Tommaso, "conosce tutte le cose, non soltanto quelle che esistono in atto, ma anche quelle che sono in sua potenza o nella potenza delle creature. [...] Il Suo sguardo ricade da tutta l'eternità su tutte le cose, come sono in sua presenza".2

Così, il Creatore ci ha amato in modo incalcolabile molto prima di darci l'esistenza. Considerando il mondo dei possibili divini, ci ha scelti ognuno in particolare, tenendoci presente nella sua Redenzione. Infatti, aggiunge il Dottor Angelico, "sebbene le creature non siano esistite da tutta l'eternità, se non in Dio, invece, per essere esistite in Dio da tutta l'eternità, Egli le ha conosciute da tutta l'eternità nelle loro proprie nature; e per questo stesso le ha amate".3

Una luce primordiale per ogni creatura umana

   Gustavo Kralj
Cristo in Gloria con i Santi
“Cristo in Gloria con i Santi” del Beato Angelico
(particolare) – National Gallery, Londra

Ora, essendo Dio il Supremo Bene, amando un essere proietta su di lui qualcosa della sua Somma Bontà, poiché "l'amore di Dio infonde e crea la bontà nelle cose".4 Fu dato così a ogni creatura umana il dono di riflettere alcune delle Sue infinite perfezioni in un modo irrepetibile, inconfondibile e personale, di modo che tutta la vita spirituale della persona si va ordinando sulla base di questo dono concesso da Dio per renderla capace, in qualche maniera, di contemplarLo e specchiarLo già su questa Terra. È ciò che il Prof. Plinio Correa de Oliveira chiamava "luce primordiale", cioè "l'insieme di perfezioni di Dio corrispondente al più ardente punto di applicazione dell'intelligenza e della volontà di ogni uomo".5

Da questo punto di vista, non c'è nessun individuo uguale all'altro, perché attraverso questa partecipazione esclusiva agli attributi divini si stabilisce una elazione del Creatore con noi, e di noi con Lui, straordinaria, personale e unica, che è la migliore delle preparazioni per l'eterna Beatitudine, perché Dio non ci ama soltanto secondo il bene posto da Lui nella nostra natura umana creandoci, ma in accordo con lo stato di perfezione che avremo nella Visione Beatifica - se vi giungeremo -, purificati dal Preziosissimo Sangue della Redenzione.

In sintesi, per il Sacro Cuore di Gesù ognuno di noi è figlio, figlio unico, da Lui amato in una forma inimmaginabile da molto prima di nascere! È in questa prospettiva che dobbiamo analizzare l'episodio narrato dal Vangelo di questa Solennità.

II - Il Cuore che ci ha amati fino alla fine

Consideriamo che per operare la Redenzione sarebbe bastato che Gesù offrisse a Dio Padre un semplice gesto, un solo sguardo, o persino una breve parola, perché i suoi atti avessero meriti infiniti. Invece, per il suo illimitato amore per l'umanità macchiata dal peccato di Adamo, ha voluto soffrire le ignominie della flagellazione, le umiliazioni dell'Ecce Homo, l'esaurimento della via crucis, i tormenti della crocifissione fino alla morte.

Essendo il Redentore spirato (cfr. Mt 27, 50), sembrerebbe tutto finito, ed è a questo punto che l'Evangelista introduce nel suo racconto il passo relativamente lungo, composto di sette versetti, ma omesso, invece, dai Sinottici, forse perché San Giovanni fu l'unico degli Apostoli presente presso la Croce, essendo, pertanto, degli evangelisti l'unico testimone oculare.

Timothy Ring   
Calvario
“Calvario” – Abbazia Benedettina di Subiaco

Morte lenta e molto dolorosa

31 "Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui".

La crocifissione produceva una terribile mancanza d'aria, per il fatto che tutti i muscoli del condannato, sospeso per le braccia, si andavano un po' alla volta contraendo con crampi terribili, e i suoi polmoni finivano per essere compressi dalle muscolature intercostali, interrompendo la respirazione. A questo si univa la perdita di sangue, motivata dalla flagellazione e altri maltrattamenti ricevuti prima di arrivare al patibolo. Era una morte lenta e molto dolorosa, che poteva prolungarsi per vari giorni.

A volte, però, affinché l'agonia non fosse eccessivamente lunga, c'era tra i romani il costume, chiamato crurifragium, di accelerare la fine, spezzando con un violento colpo le gambe del crocifisso. Così fecero i soldati con i due ladroni e si disponevano a fare lo stesso con Nostro Signore.

A questa brutale misura, non furono mossi da ragioni umanitarie, ma dalla fretta di togliere quanto prima dal patibolo i corpi dei condannati. Per i romani, non c'era problema a lasciarli lì esposti per giorni, servendo da pasto agli uccelli rapaci, ma la legge mosaica proibiva che i cadaveri dei torturati passassero la notte nel luogo dell'esecuzione.

Essendo, soprattutto, la vigilia della festa di Pasqua, i giudei non volevano che in quel sabato così solenne la maledizione legata "a quello che fu sospeso" macchiasse la terra (cfr. Dt 21, 23). Fu questo il motivo della richiesta fatta a Pilato, sulla quale commenta San Giovanni Crisostomo: "I giudei, che ingoiarono il cammello e filtrarono il moscerino, pur trovandosi in procinto di compiere un atto così sfacciato, avevano tuttavia scrupoli riguardo al giorno".6

"Subito uscì sangue e acqua"

33 "Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe; 34 ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua".

I soldati capirono che il Divino Crocifisso era morto, ma, siccome la legge romana non permetteva di liberare il corpo del torturato senza che se ne fosse certificata la morte, uno di loro Gli trafisse con la lancia il costato, dal quale "subito uscì sangue e acqua". In un'ultima manifestazione della sua misericordia infinita e come se non bastasse il sacrificio fatto fino a quel momento, il Redentore volle versare le ultime gocce di sangue e acqua del suo Cuore.

  Dario Ialorenzi Gustavo Kralj   
Gesù e la Samaritana 03.jpg
A sinistra: “Gesù e la Samaritana” – Cattedrale Metropolitana di Salta (Argentina);
a destra: “Nozze di Cana” – Vetrata della Chiesa di San Patrizio, Boston (USA)

Accurati studi medici dimostrano che la fuoriuscita di sangue e acqua dal costato di Cristo morto è un qualcosa di fisiologicamente plausibile nei condannati al supplizio della croce. 7 Ora, questa impressionante scena deve esser contemplata a partire da un' ottica di fede, e non solo da un'ottica meramente umana. A questo riguardo, commenta padre Ignace de La Potterie che "fu probabilmente aggiunta una sorta di interpretazione teologica e spirituale della morte in Croce. I frutti della vita e della morte di Cristo sono qui indicati da due fatti simbolici nella prospettiva del tempo escatologico che inizia in quel momento: qui comincia il tempo dello Spirito, il tempo della Chiesa".8

La più sublime fonte che i secoli hanno conosciuto

Effettivamente, il colpo della lancia del soldato romano aprì la più sublime fonte che i secoli conobbero. Con esso si realizzava l'ideale concepito da Dio per la creatura acqua così chiaramente abbozzato da Nostro Signore nel corso del suo ministero: "Ai bordi dell'acqua Gesù inaugura la sua vita pubblica; le acque di Cana servono da materia per il suo primo miracolo; il pozzo di Giacobbe è il luogo scelto per la vocazione della samaritana; con l'acqua Gesù comincia, e con l'acqua conclude, l'acqua esce insieme al sangue dal suo costato perforato da una lancia. L'acqua e il sangue, ecco il duplice Sacramento del Battesimo e del martirio. Lasciate, dunque, che il vostro pensiero si elevi dal regno della natura a quello della grazia, alla vista di quest'acqua che purifica e feconda tutto nei due ordini".9

Uscirono sangue e acqua dal Cuore trafitto di Gesù, e con loro nacque la Santa Chiesa. "Dal suo fianco Cristo formò la Chiesa, come dal fianco di Adamo aveva formato Eva", afferma San Giovanni Crisostomo.10 Sant'Ambrogio sostiene: "Visto che ‘il primo Adamo fu fatto anima vivente, e il nuovo è anima vivificante' (I Cor 15, 45), il nuovo Adamo è Cristo, il fianco di Cristo è la vita della Chiesa".11

Nel corso della sua vita apostolica, commenta padre Monsabré, Cristo ha manifestato il suo disegno di stabilire su fondamenti incrollabili questa società perfetta di anime, "e quando Egli Si consegna alla morte, è per la sua Chiesa amata, è la sua gloriosa Chiesa che Egli vuol far uscire pura e immacolata dalle sue piaghe che sanguinano".12

Come afferma l'Apostolo, "Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata" (Ef 5, 25- 27). È dal connubio mistico tra Gesù e la Chiesa - archetipo del matrimonio sacramentale - che nascono tutti i figli di Dio, generati dall'acqua del Battesimo e dal sangue dell'Eucaristia.

La testimonianza dell'Evangelista

35 "Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate".

Non per una mera coincidenza, chi ci fa conoscere questo passo del Vangelo è il Discepolo Amato, che nella Santa Cena si è appoggiato al Sacro Cuore e ha potuto sondare le sue divine meraviglie e segreti, poiché "nessuno ha compreso come lui il senso e l'importanza dell'episodio della transfissione del Cuore di Gesù morto, sul Calvario".13

Mirando a dissipare ogni dubbio sulla veracità del fatto, del quale era un testimone qualificato, San Giovanni ha incluso in modo solenne questa circostanza nel Vangelo. La perforazione del Sacratissimo Cuore di Gesù rendeva patente a tutti la morte di Cristo, e, secondo San Giovanni Crisostomo, il Santo Evangelista ha fatto il suo dettagliato racconto "per frenare le lingue mendaci degli eretici, per predire i futuri misteri e in considerazione del tesoro che in loro albergavano".14

La morte dell'Agnello

36 "Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso'. 37 E un altro passo della Scrittura dice ancora: ‘Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto'".

I riferimenti finali alla Sacra Scrittura rafforzano ancor più la solenne testimonianza dell'Apostolo. Nel primo, tratto dal Libro dell'Esodo (Es 12, 46), identifica Nostro Signore con l'agnello pasquale, le cui ossa la legge mosaica proibiva di spezzare. Nel secondo, evoca la profezia di Zaccaria riguardo la liberazione di Gerusalemme (Zc 12, 10).

Gustavo Kralj    
Ultima Cena
Particolare dell’”Ultima Cena” – del Beato Angelico,
Museo di San Marco, Firenze

Spiega Benedetto XVI: "È il tempo in cui sono sgozzati gli agnelli pasquali; per questi, vige la prescrizione secondo la quale non gli si deve spezzare nessun osso (cfr. Es 12, 46). Gesù appare qui come il vero Agnello pasquale, che è puro e perfetto. Di conseguenza, in questa parola possiamo intravvedere anche un ricordo tacito degli inizi della storia di Gesù, di quel momento in cui il Battista aveva detto: ‘Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo' (Gv 1, 29). Quello che allora doveva rimanere ancora incomprensibile - era appena una misteriosa allusione a qualcosa di futuro - ora è realtà. Gesù è l'agnello scelto da Dio stesso. Sulla croce, Egli carica il peccato del mondo e ‘lo tira fuori'".15

III - Fiducia e reciprocità

Volendo riscattare il genere umano traviato dal peccato dei nostri progenitori, il Signore Gesù ha versato fino alla sua ultima goccia il sangue sulla Croce. E, se fosse stato necessario, avrebbe fatto questo supremo sacrificio per salvare individualmente ognuno di noi.

Da questo olocausto è nata la Santa Chiesa, eretta da Nostro Signore per restaurare e perfezionare lo stato di grazia perduto dall'uomo a causa del peccato dei nostri progenitori. Società perfetta e visibile, essa purifica le anime con il Battesimo, gli amministra i Sacramenti e la fa partecipare alla vita divina, in vista della beatitudine eterna.

Di fronte a una così insondabile manifestazione di benevolenza, è impossibile non sentirci amati da Dio nonostante le nostre miserie. Anche dopo essere rotolati abbondantemente nel fango del peccato, possiamo contare sugli infiniti meriti ottenuti dal Sacratissimo Cuore di Gesù durante la sua Passione, poiché in virtù di quella luce primordiale posta da Lui nella nostra anima, riflesso delle sue perfezioni, tutto farà per riscattarci.

Anche le nostre miserie offrono al Cuore di Gesù l'opportunità di manifestare la sua infinita bontà e il suo incommensurabile desiderio di perdonare, ridondando tutto in maggior gloria per Dio.

Dobbiamo, dunque, riempirci di fiducia e allontanare la pur minima incertezza per quanto riguarda l'amore del Creatore verso di noi. Ma abbiamo bisogno, soprattutto, di avere un desiderio ardente di metterci totalmente nelle mani della Divina Provvidenza, senza mai pensare di ottenere qualsiasi beneficio personale slegato dalla gloria dell'Altissimo. Poiché qualsiasi sia il bene che possiamo escogitare per noi non sarà nulla in relazione a quella partecipazione alle perfezioni divine che Egli ci ha riservato da sempre. Così, quando chiuderemo gli occhi a questo tempo e nasceremo per l'eternità, avremo una gloria essenziale e accidentale inimmaginabile, partecipazione alla stessa gloria di Dio. Perché? Perché, come insegna Sant'Agostino, quando Dio ci ricompensa, Egli corona i suoi doni.16

Consapevoli di questa meraviglia, confidiamo in questo Sacratissimo Cuore che ci ha amato fino all'ultimo, e tanto più si china sulle creature quanto più esse necessitano di perdono.

* * *

Indispensabile completamento di queste considerazioni, è un riferimento a Colei il cui Cuore Immacolato, usando le parole di San Giovanni Eudes, è a tal punto unito a quello del suo divino Figlio che entrambi ne formano uno solo: il Sacro Cuore di Gesù e Maria.17

Timothy Ring Timothy Ring
Pellegrina del Cuore Immacolato di Maria Sacro Cuore di Gesù
Statua Pellegrina del Cuore Immacolato di Maria,
Seminario degli Araldi del Vangelo,
Caieiras (Brasile)
Sacro Cuore di Gesù” – Casa Madre degli Araldi
del Vangelo, San Paolo (Brasile)

E, come Nostro Signore ha considerato tutti gli uomini nell'Orto degli Ulivi, così la Madre della Chiesa deve aver intravisto in quell'istante tutti quelli che avrebbero fatto parte del Corpo Mistico di Cristo.

La grandezza del Cuore Immacolato di Maria è un mistero che la nostra intelligenza non afferra. Senza dubbio, Ella ha pregato sul Calvario per tutti. Oggi, Ella segue dal Cielo le difficoltà e le gioie di ognuno dei suoi figli, disposta ad esaudirci con indicibile affetto, tenerezza e benevolenza.

1 PIO XII. Haurietis aquas, n.17. 2 SAN TOMMASO D'AQUINO. La Somma Teologica. I, q.14, a.13.
3 Idem, I, q.20, a.2, ad.2.
4 Idem, ibidem.
5 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferência. São Paulo, 15 nov. 1957.
6 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. In Joannem Homiliæ, 85, 3: MG 59, 463.
7 Cfr. BARBET, Pierre. La Passion de Notre-Seigneur Jésus-Christ selon le chirurgien.3.ed. Issoudun: Dillen&Cie, 1950, pagg.147-167.
8 LA POTTERIE, SJ, Ignace de. La Passione di Gesù. 4.ed. Milano: San Paolo, 1999, pag.146.
9 BESSON, François-Nicolas-Xavier- Louis. Les sacrements ou La grace de l'Homme-Dieu: conférences, prèchées dans l'église métropolitaine de Besançon. 10.ed. Paris: Retaux- Bray, 1886, tomo I, pag.121.
10 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Las Catequesis Bautismales. 2.ed. Madrid: Ciudad Nueva, 2007, pag.150.
11 SANT'AMBROGIO. Epositio Evagelii Secundum Lucam, II, 86: ML 15, 1584.
12 MONSABRÉ, OP, Jacques-Marie-Louis. Exposition du dogme catholique - OEuvre de Jésus-Christ. 9.ed. Paris: P. Lethielleux, 1903, pag.95.
13 MONIER-VINARD, SJ, H. Le Sacré Coeur d'après l'Écriture et la Théologie. Toulouse: Apostolat de la Prière, 1951, pagg.6- 7.
14 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Homilías sobre el Evangelio de San Juan/III (61-88). Homilia 85. Madrid: Ciudad Nueva, 2001, pag.277.
15 BENEDETTO XVI. Jesus de Nazaré - Da entrada em Jerusalém até a Ressurreição. São Paulo: Planeta, 2011, pagg.203-204.
16 "Se, infatti, i vostri meriti sono doni di Dio, quando li corona, Dio corona i suoi doni, e non i vostri meriti personali" (SANT'AGOSTINO. De Gratia et libero arbítrio. c.6, n.15: ML 44, 891).
17 Cfr. SAN GIOVANNI EUDES. The Sacred Heart of Jesus. Fitzwilliam: Loreto Publications, 2004, pag.108.

(Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2012, n. 110, p. 10 - 17)

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