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Storie per bambini

Lo storpio va dal Papa

Pubblicato 2009/04/30
Autore : Maria Teresa Ribeiro Matos

rascinandosi con difficoltà e segnando il cammino con il sangue delle sue ferite aperte, il povero Gilla giungeva alle porte della cattedrale di Londra. Con la pioggia o il bel tempo, egli non mancava mai alla santa messa

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In una solennità in cui il Sommo Pontefice sarebbe uscito in processione per le vie di Roma, il devoto storpio si accomodò in un angolo, molto vicino al luogo dove egli sarebbe passato.

Maria Teresa Ribeiro Matos

rascinandosi con difficoltà e segnando il cammino con il sangue delle sue ferite aperte, il povero Gilla giungeva alle porte della cattedrale di Londra. Con la pioggia o il bel tempo, egli non mancava mai alla santa messa, perché la sua fede era maggiore dei suoi tormenti. Egli era nato con i nervi atrofizzati, inoltre soffriva di una terribile malattia alla pelle. Non aveva di che guadagnarsi da vivere e neanche un parente prossimo che lo aiutasse. In un giorno solenne, Gilla vide il celebrante salire all'altare con dei bei paramenti bianchi, mentre il coro cantava in gregoriano "Tu es Petrus".

Era il 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro. Nell'omelia, il predicatore parlò a lungo del potere delle chiavi, conferito al Papa da Gesù. Il pover uomo assisteva con molto fervore e attenzione. Terminata la cerimonia, salutò la materna statua della Vergine che si trovava nella navata laterale ed uscì meditando: - Che bellezza! Oggi festeggiamo il dolce Cristo sulla Terra! Quanti non sono stati guariti soltanto per essere stati toccati dall'ombra di Gesù! Se io fossi vissuto a quell'epoca... Ma... Egli andando in Cielo, ha lasciato un rappresentante tra noi e gli ha consegnato le chiavi del Cielo e della Terra... Chissà se, andando fino a Roma, non riesca ad ottenere dal Papa il miracolo della mia guarigione? Animato da queste riflessioni, conversò con il parroco e alcune persone devote di Londra, riuscendo ad ottenere che lo mettessero su una barca diretta in Francia. "Da là - pensava - Dio farà in modo di portarmi fino a Roma".

Sbarcato in Francia, trascorse la giornata pregando e chiedendo per carità che qualcuno lo portasse fino alla Città Eterna.
Dopo tre giorni di intensa preghiera e tentativi andati a vuoto, passarono vicino a lui alcuni mercanti che partivano per
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l'Italia, dopo aver fatto un buon affare. Vedendo il povero piagato chiedere con tanta insistenza e per amor di Dio che lo portassero fino dal Papa, accettarono di trasportarlo nel loro carro, vuoto per la vendita della mercanzia. Fu un interminabile e penoso viaggio. Ogni sobbalzo del veicolo lungo le precarie strade, gli provocava un dolore terribile. Rassegnato e contento, egli offrì tutto alla Santissima Vergine, riponendo le sue speranze nel tanto desiderato incontro col Papa.

Giunto a Roma, rimase attento in attesa dell'opportunità di avvicinarsi al dolce Cristo sulla Terra. In una solennità in cui il Sommo Pontefice sarebbe uscito in processione per le vie di Roma, il devoto storpio si accomodò in un angolo, molto vicino al luogo dove egli sarebbe passato. Il Papa, nel vedere il povero piagato, si riempì di compassione. Lo fece avvicinare e, come un vero padre, gli chiese: - Figlio mio, che cosa desideri? - Vengo da Londra, Santità, ad implorarvi la guarigione. Fin da piccolo ho le membra atrofizzate, inoltre soffro di questa terribile malattia. - Abbi fede! Hai nel tuo paese un devoto monarca, che io stimo molto. Va' da lui e chiedigli di portarti sulle spalle dal grande palazzo di Westminster fino alla cattedrale. In questo modo ti garantisco che Dio farà il miracolo.

La Provvidenza chiedeva a quell'uomo un'altra prova di fede. Intraprendere nuovamente tutto quel difficile viaggio, nel medesimo stato di invalidità, e presentarsi al re con questa proposta... Egli non fece obiezioni, non reclamò e, di nuovo, cominciò a chiedere, ora a questi, ora a quelli, che lo trasportassero per qualche tratto di cammino. Alla fine di mille avventure e sofferenze, il mendicante riuscì a giungere alla capitale d'Inghilterra. Si trascinò fino alle porte del palazzo e disse che portava un messaggio del Papa. Le guardie reali, che già pensavano di allontanarlo, decisero prima di chiedere al re, Edoardo il Confessore: -Maestà, c'è lì fuori un mendicante di orribile aspetto e coperto di piaghe, che insiste per parlare con voi. Afferma di avere un messaggio del Papa.

- Fatelo entrare. Che cos'è il re se non il padre dei poveri e il protettore dei deboli? Introdotto il mendicante nella nobile sala del palazzo, si trovò di fronte al re in tutta la sua grandezza, assiso su di trono col diadema reale. La sua maestà e, nel contempo, la sua bontà e affabilità rifulgevano. Il mendicante fece una riverenza e tutto fiducioso disse al re: - Signore, sono appena arrivato da Roma, dove il Papa mi ha promesso che voi mi guarirete. - Come potrò fare questo? Non ha dato nessun'altra indicazione? - Sì, ha detto che se voi mi caricherete sulle vostre spalle e mi porterete dal palazzo fino alla cattedrale, Dio compirà il miracolo. Pietà, o re, abbiate compassione dell'ultimo dei vostri sudditi! - Come no, figlio mio! Monta su e andiamo! Suonarono le trombe, le guardie si allinearono: il re sta per uscire! I sudditi si ammucchiarono nelle strade per vedere la carrozza reale passare. Uno stupore generale attraversò il popolo: non vedevano la carrozza dorata trainata dagli agili cavalli venuti dalla Spagna, ma un povero pezzente umano montato sulle spalle del re. I mormorii cominciarono a serpeggiare.

- E adesso questo mendicante miserabile sale sul nostro re? - Questa è una sfrontatezza! Come si è azzardato a fare una cosa simile? - Che pazzo! E come ha fatto il re a lasciarlo fare? Il re e il mendicante non badavano a quelle parole. L'uno e l'altro procedevano compenetrati e pregando insieme, chiedendo il miracolo. Il popolo stupefatto formava file dietro al monarca, curioso di sapere come sarebbe andato a finire questo inusuale spettacolo. Mano mano che procedevano, le vesti reali si riempivano del pus e del sangue che scorrevano dalle ferite del mendicante. Il povero già cominciava a sentire alcuni movimenti più liberi... Quando giunsero al tempio, si diressero fino all'altare e il re depose il suo prezioso fardello a terra. Costui, con tutte le sue membra guarite e la sua pelle pulita come quella di un bambino, immediatamente si inginocchiò e, piangendo di gioia, chiese la benedizione al sovrano. Il re lo sollevò e, abbracciandolo, disse: - Figlio mio, ringraziamo insieme Dio per questo grande miracolo, con cui la Sua Divina clemenza si è degnata oggi di favorirci.

Tutta la moltitudine, capeggiata da Sua Maestà e dal povero Gilla, assistette fervidamente alla messa solenne, nella quale venne reso grazie a Dio per un così tanto buon Papa e un altrettanto buon re. Questa è una bella storia che orna la corona celeste di Sant'Edoardo, il Confessore, nobile figlio della Santa Chiesa!

(Revista Araldi del Vangelo, Gennaio/2008, n. 57, p. 46 à 47)

 

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