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Storie per bambini

La testimonianza dei tre gigli

Pubblicato 2009/04/28
Autore : Karina de Fátima Carmona Araújo

Tra le montagne, al di là del bel lago azzurro, secoli fa, vi era una regione selvaggia e disabitata. Approfittando dell'isolamento offerto dai monti e dai boschi, un ordine di monaci osservanti vi edificò un'abbazia

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Quanti anni avrà avuto quel monaco solitario? Forse più di cento, impossibile dirlo con esattezza. La lunga barba gli oltrepassava la cintura, svolazzando al vento e brillando al sole.

Karina de Fátima Carmona Araújo

Tra le montagne, al di là del bel lago azzurro, secoli fa, vi era una regione selvaggia e disabitata. Approfittando dell'isolamento offerto dai monti e dai boschi, un ordine di monaci osservanti vi edificò un'abbazia, che, in quei tempi felici, giunse ad annoverare più di duecento religiosi. Tra questi c'era un buon frate di nome Alessandrino, uomo colto che cercava di approssimarsi a Dio studiando le Sacre Scritture e i venerandi testi lasciati dai sapienti dottori del passato. Per anni era cresciuto in sapienza e virtù. Ad un certo punto constatò di aver toccato i limiti della sua intelligenza, mentre gli incommensurabili insegnamenti e i misteri cristiani seguivano il loro volo verso l'infinito.

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"l'uomo di Dio colpì il suolo col suo bastone,
e subito apparve un altro straordinario giglio,
che in bellezza e biancore superava i primi
due."...
Cominciò allora a sentirsi afflitto, poiché provava una grande soddisfazione a comprendere tutto quanto sottoponeva all'analisi del suo intelletto. La sua costernazione si aggravò quando, un giorno, analizzò con particolare attenzione questo passo latino che canta la verginità di Maria: Post partum, Virgo, inviolata permansisti (Dopo il parto, o Vergine, sei rimasta intatta). - Ma come!... Sarà stato proprio così? - si domandava Frate Alessandrino. Decise allora di cercare nei libri un maggiore chiarimento, ed anche dopo aver consultato decine dei più rinomati autori, ritenne il suo dubbio non pienamente soddisfatto. Non ci dilungheremo di più... basti dire che il sospetto è come una malattia contagiosa, e a partire dal momento in cui il povero monaco vacillò su questo punto della dottrina, l'incertezza a poco a poco si diffuse nella sua anima, per naufragare, alcuni mesi dopo, in un amaro turbinio di sfiducia e dubbi.

Soffriva chiuso nel suo isolamento, poiché si vergognava di rivelare agli altri il suo tumulto interiore, ma un giorno, mentre passeggiava nel giardino, vide un anziano frate converso che si prendeva cura dei fiori. "Non sarà un male, parlarne con questo poveretto. Egli certamente non si metterà a ridere di me e neppure si scandalizzerà dei problemi che mi preoccupano". Con questi pensieri in mente, intavolò una conversazione col vecchio giardiniere. Dopo qualche tempo, il frate converso - sorridendo e senza smettere di potare i rosai - gli disse, col suo caratteristico accento campagnolo: - Eh, fratello... penso che nei libri non troverai le risposte a queste domande. Perché non vai a chiederlo al beato Egidio? - Beato Egidio? Chi è costui? Non conosco quest'uomo.

- Certo che non lo conosci. Lui vive là in cima, sulla montagna, da più di sessant'anni, pregando e facendo penitenza. È un monaco, un eremita solitario. Un santo! Vai là, sono sicuro che non sarà un viaggio inutile. Frate Alessandrino si mise a riflettere un po', considerando molto sensato il consiglio del frate giardiniere. Non perse tempo. Chiese l'autorizzazione al superiore e la mattina seguente, prima che spuntasse l'aurora, partì per la montagna. Fu una lunga ed estenuante camminata. Dopo ore passate percorrendo un sentiero sassoso, egli scorse molto in basso le lontane pianure inframmezzate dai fiumi che, visti dall'alto, sembravano stretti fili serpeggianti.

Alla fine arrivò all'ingresso della grotta dove, come gli era stato indicato, viveva il virtuoso anacoreta. Non ebbe bisogno di attendere: sembrava che l'eremita Egidio lo stesse aspettando, tanto prontamente apparve sulla soglia del suo rifugio. Quanti anni avrà avuto? Forse più di cento, impossibile dirlo con esattezza. Sebbene segnato dall'età, il suo aspetto era di un candore impressionante, superato appena dal bianco immacolato della lunga barba che gli oltrepassava la cintola, svolazzando al vento e brillando al sole. Frate Alessandrino aprì la bocca per parlare ma, prima ancora di pronunciare una parola, l'eremita gli disse: - Fratello, la Santissima Madre di Dio, Maria, era vergine prima di dare alla luce Gesù per noi! Dicendo questo, batté col suo bastone al suolo. Quale non fu la sorpresa dell'insicuro monaco nel veder spuntare un bellissimo e candido giglio nell'esatto punto dove Egidio aveva colpito! Costui tornò a battere nella terra, affermando: - Fratello, Maria Santissima era vergine mentre dava alla luce Gesù per noi! Immediatamente sorse un secondo giglio, più bello del primo. Per la terza volta, l'uomo di Dio colpì il suolo col suo bastone, esclamando: - Fratello, Maria Santissima era vergine dopo aver dato alla luce Gesù per noi! Subito apparve un altro straordinario giglio, che in bellezza e biancore superava i primi due.

Frate Alessandrino cadde in ginocchio, ammutolito per lo stupore e la meraviglia di fronte allo spettacolo a cui assisteva. Nel frattempo , il monaco Egidio continuò: - Ma... quando un uomo pretende fare in modo che la grandezza di Dio entri nei ristretti limiti della sua intelligenza, rischia pericolosamente di veder marcire nel suo cuore il prezioso dono della fede! Aveva appena finito di pronunciare queste parole, che i tre magnifici gigli marcirono contemporaneamente, diventando grigi e rinsecchiti. Comprendendo che questi gigli erano un simbolo della virtù della fede marcita nella sua anima pervasa dal dubbio, l'infelice Fra Alessandrino si chinò, coprì il volto con le mani e versò lacrime amare e abbondanti.

Impassibile, l'austero solitario proseguì: - Tuttavia, hai cercato l'aiuto dei tuoi fratelli, riconoscendo di non possedere le forze per superare i tuoi mali. Con questo, hai praticato uno degli atti più graditi al nostro Creatore: l'umiltà. Fratello, il pentimento sincero attira il perdono di Dio, la cui grazia può restaurare le nostre anime, rendendole ancora più belle di quello che erano prima della mancanza. In quell'istante i tre gigli miracolosamente si ripresero, diventando ancora più bianchi e rigogliosi di quanto lo erano stati poco prima. Detto questo, il beato Egidio, senza aggiungere più una parola, entrò con calma e serenità nella sua povera grotta, lasciando lo stupefatto monaco, attonito e senza parole, in ginocchio davanti ai magnifici gigli ricomposti.

Fra Alessandrino si sentì allora pervaso da una profonda pace. Tutti i suoi dubbi scomparvero, facendo posto ad un'ardente fede e ad una tenera devozione a Maria Santissima, come mai aveva sperimentato prima. Con ogni precauzione, conservò i tre preziosi gigli fino alla fine della sua vita, come testimonianza irrefutabile della perpetua verginità della Madre di Dio, della quale divenne instancabile apostolo, non smettendo mai di predicare, con parole infiammate d'amore, questa verità di fede che prima gli aveva causato un grande tormento, ora gli produceva un'ineffabile dolcezza nel cuore: Post partum, Virgo, inviolata permansisti.

(Revista Araldi del Vangelo, Febbraio/2008, n. 58, p. 46 à 47)

 

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