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Commenti al Vangelo

La notte della sconfitta del male

Pubblicato 2012/05/03
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Conclusa la Quaresima, periodo dedicato alla considerazione delle nostre miserie e alla richiesta di perdono, e concluse le cerimonie della Passione del Signore, comincia col Sabato Santo il trionfale crescendo di gioia proprio della Veglia Pasquale

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Vangelo

1 "Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. 2 Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. 3 Esse dicevano tra loro: ‘Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?'. 4 Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. 5 Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. 6 Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. 7 Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto'" (Mc 16, 1-7).

Secondo la concezione umana, un terribile insuccesso si era abbattuto su Gesù di Nazareth. Nella prospettiva divina, tuttavia, è stato sempre presente il grandioso trionfo commemorato
nella Veglia Pasquale.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I - Contrasto tra sconfitta e vittoria

Conclusa la Quaresima, periodo dedicato alla considerazione delle nostre miserie e alla richiesta di perdono, e concluse le cerimonie della Passione del Signore, comincia col Sabato Santo il trionfale crescendo di gioia proprio della Veglia Pasquale.

Resurrezione di Cristo
“Resurrezione di Cristo”, del Beato Angelico -
Museo di San Marco, Firenze

La cerimonia di questa notte è la più bella di tutto il ciclo liturgico. Essa comincia all'esterno della chiesa, senza nessuna illuminazione, a simbolizzare le tenebre del peccato che dominavano il mondo prima della Redenzione, come pure quelle che invasero la Terra dopo la Morte del Signore Gesù, il momento più tragico della Storia dell'umanità.

A mano a mano che il rito si svolge, l'oscurità iniziale viene rotta dal fuoco sacro, simbolo della Resurrezione. Questa soppianta e fa dimenticare tutto quello che è rimasto indietro, al punto che ci è necessario uno sforzo per ricordare le penitenze fatte durante la Quaresima o l'ambiente tragico proprio del Venerdì Santo.

La Veglia Pasquale commemora il momento misterioso e augusto nel quale Cristo ha vinto la morte, le cui circostanze esatte ci saranno svelate solo il giorno in cui l'umanità, riunita nella Valle di Giosafat, conoscerà nei particolari - minuto dopo minuto, secondo dopo secondo - quanto è successo nel corso dei secoli a ogni singola creatura umana o angelica.

A Dio tutto è presente

La marcata contrapposizione tra tragedia e trionfo, che caratterizza la Liturgia del Sabato Santo, trova il suo senso più profondo in un altro contrasto, in questo caso, infinito: la differenza tra l'intendere divino e quello umano.

Dio abbraccia, in un semplice sguardo della sua divina Intelligenza, l'insieme degli avvenimenti della Storia e dell'Eternità, poiché per Lui tutto è presente.1 L'uomo, invece, è dotato di un intelletto discorsivo, incapace di vedere in un sol colpo il passato, il presente e il futuro, come succede al Creatore.

Essendo stati creati nel tempo, analizziamo gli eventi come essi si presentano e, influenzati dalle impressioni ricevute al momento, facilmente sbagliamo nella loro valutazione. Così, possiamo valutare come un insuccesso un determinato avvenimento che Dio considera come un trionfo, poiché vede simultaneamente la vittoria che da questo verrà.

Consideriamo in questa prospettiva la Passione, Morte e Resurrezione del Signore.

Insuccesso apparente del Divino Maestro

I principi dei sacerdoti e gli anziani del popolo hanno portato Gesù al tribunale di Pilato, il quale cercava di evitare di pronunciare la sentenza di morte, non vedendo in Lui alcun crimine. La moltitudine, però, esigeva la sua condanna, al punto da preferire che il magistrato romano liberasse l'infame Barabba. Il Divino Redentore è stato allora rivestito del manto di irrisione, flagellato, coronato di spine e sottomesso alle peggiori umiliazioni. Ha ricevuto sputi e schiaffi sul volto ed essendo ormai quasi privo di forze, ha dovuto caricare sulle spalle la Croce su cui avrebbe dovuto esser immolato.

Ad un certo punto del percorso, i soldati hanno obbligato Simone di Cirene ad aiutar- Lo a trasportare il pesante Legno fino in cima al Calvario, dove Lo hanno crocifisso. Inchiodato sulla Croce, ha subito gli insulti dei passanti, che dicevano: "Tu che distruggi il tempio e lo rico- struisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!" (Mt 27, 40).

The Yorck Project    
Cristo Morto
“Cristo Morto”, di Giotto - Cappella degli
Scrovegni, Padova

Tutto sembrava perduto per il Maestro che era venuto a portare una dottrina nuova dotata di potenza. Aveva dato prova di essere il Messia, e il suo popolo Lo aveva respinto, urlando: "CrocifiggiLo, CrocifiggiLo!" (Gv 19, 6). Era il Figlio di Dio e stava per essere giustiziato come un malfattore, tra due ladroni. I sommi sacerdoti, insieme con gli scribi e gli anziani, Lo schernivano, dicendo: "Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio" (Mt 27, 42-43).

Da un'ottica meramente umana, come non concludere che il Divino Maestro aveva completamente fallito?

Questi fatti, però, non riflettevano la realtà in ciò che essa ha di più essenziale.

Ingratitudine dei nostri progenitori

Avendo come presupposto che l'infinita Intelligenza di Dio tutto contempla come in presente, seguiamo il magnifico panorama della Storia Sacra che ci è presentato dalle letture della Veglia Pasquale.

Nella prima (Gn 1, 1-2, 2), si narra la creazione dell'uomo, che Dio ha voluto assumere come figlio, dandogli come eredità un destino eterno: il Cielo. Per questo, ha formato il suo corpo dalla polvere della terra e lo ha animato con un soffio di vita che "traspare attraverso la sua carne immacolata, irradia dai suoi piedi al suo capo reale e ci porta ad ammirare, nella sua virginale bellezza, il duplice sbocciare della grazia e di una natura perfetta".2 Lo ha posto in seguito nel paradiso di delizie che aveva preparato per lui, e ha cominciato a trattarlo con una "santa familiarità, la quale non è ancora unione beata del Cielo, ma la prepara, attraendo l'anima alle cose del cielo".3

Il demonio, però, preso da invidia, è riuscito a indurre l'uomo a peccare. E l'ingratitudine dei nostri progenitori ha aperto all'umanità un'era di schiavitù.

In apparenza, Dio era stato sconfitto. Ma, mentre immaginiamo Satana che festeggia con risate convulse il suo apparente trionfo, possiamo chiederci: "Sarà stato realmente vinto Colui che ha fatto tutte le cose e avrebbe potuto creare infiniti universi, con infiniti Adami ed Eve, Colui che ha il potere di far tornare tutto in qualsiasi momento al nulla?"

La morte di Cristo ha distrutto l'impero di Satana

Le letture seguenti di questa notte percorrono la storia del popolo eletto durante questo periodo. Ricordano l'alleanza fatta da Dio con Abramo (Gn 22, 1-18); narrano la liberazione dalla schiavitù in Egitto (Es 14, 15- 15,1); annunciano la venuta del Santo di Israele (Is 54, 5-14 e Is 55, 1-11); recriminano il popolo ebreo per aver abbandonato la fonte della saggezza (Br 3, 9-15.32 - 4,4) e promettono a Israele "un cuore nuovo e uno spirito nuovo" (Ez 36, 16-17a.18-28).

Vanno così preparando i nostri cuori a comprendere meglio l'accaduto nella pienezza dei tempi, quando le divine mani inchiodate nel Legno hanno stracciato il decreto di condanna lanciato dal Padre e hanno aperto le porte del Paradiso eterno.

La morte del Redentore ha distrutto l'impero di Satana. In virtù di questa, "Dio ha annullato il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce" (Col 2, 14). Il supremo Sacrificio di Cristo ci ha portato la vita soprannaturale e quella eterna. Col Battesimo, coloro che camminavano all'ombra della morte sono stati puliti dal peccato e ricevono il pegno della resurrezione, alla fine dei tempi.

"O Dio, che stupenda carità vediamo risplendere nel tuo gesto; non hai esitato a dare lo stesso Figlio, per riscattare la colpa dei servi" - canta la Chiesa, nel Preconio Pasquale. Eravamo servi infedeli e Dio, per riscattarci, ha sacrificato il suo stesso Figlio. Benedetto il peccato di Adamo che ci ha valso un così grande Redentore!

Se non fosse la morte e Resurrezione di Cristo, noi saremmo eterni prigionieri del desiderio di vedere Dio faccia a faccia, senza mai riuscirci.

  Gustavo Kralj
Cristo consola i giusti
“Cristo consola i giusti”, del Beato Angelico -
Museo di San Marco, Firenze

Passare l'eternità con questo desiderio di contemplare Dio, senza mai poterlo realizzare, è il maggior tormento per l'anima umana! In questo consiste precisamente la pena di danno nell'inferno, sofferenza più terribile di quella causata dal fuoco.

Da segno di ignominia a simbolo di gloria

Nella Veglia della Domenica di Pasqua, il trionfo di Gesù sul peccato riempie di gioia la Chiesa e i cuori di tutti i fedeli. Le campane rintoccano, l'altare si illumina, e l'organo risuona mentre l'assemblea canta giubilante: "Gloria in excelsis Deo".

"O notte in cui Gesù ha rotto l'inferno, risorgendo dalla morte vincitore", proclama il Preconio Pasquale. Quando il demonio sembrava aver sconfitto Nostro Signore, Egli lo ha vinto definitivamente, come Maestro e come Dio. La croce, un tempo segno di ignominia, si è trasformata in simbolo di gloria e ha cominciato ad ornare le corone dei re e a coronare i campanili delle cattedrali.

Cosa è accaduto a quelli che credevano di aver vinto il Nazareno? Alcuni, toccati dalla grazia, hanno chiesto il Battesimo (cfr. At 2, 37-41); su altri si è abbattuta la terribile tragedia della distruzione di Gerusalemme, da Lui predetta e i principi dei sacerdoti, scribi e farisei sono passati alla Storia marcati da un sigillo di obbrobrio e ripulsa.

Il trionfo del Signore Gesù si manifesterà in una maniera tutta speciale nei suoi discepoli. Da fuggitivi, si raggruppano intorno alla Vergine Santissima e cominciano a percorrere le nazioni, predicando con coraggio il Vangelo. Alzano ovunque lo stendardo della Croce, sfidando il paganesimo e conquistando il mondo a Cristo.

Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat! Ecco il risultato del grande contrasto che commemoriamo nella notte della Veglia Pasquale. La Morte e Resurrezione di Gesù riempiono di gaudio le anime dei fedeli, rendendo palese quanto completa è stata la vittoria del Bene.

II - La mattina della Domenica di Resurrezione

Nessuno dei quattro Evangelisti descrive il momento esatto della Resurrezione.

San Marco, al quale è dedicato il presente anno liturgico, ci riferisce solo che, dopo la morte di Gesù, Giuseppe di Arimatea ha avvolto il suo sacro Corpo in un panno di lino e lo ha depositato nel sepolcro (cfr. Mc 15,46). Ed entra subito dopo nella narrazione dell'episodio evangelico che oggi commentiamo.

Pietoso zelo delle sante donne

1 "Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. 2 Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole".

Devotamente preoccupate ad imbalsamare il Corpo del Redentore, visto che non avevano avuto tempo sufficiente di farlo il venerdì prima del tramonto, le tre sante si sono dirette al tumulo il primo giorno della settimana. "Molto presto", chiarisce l'Evangelista, come a voler accentuare l'ardente zelo che le muoveva.

Timothy Ring   
Sante donne al Sepolcro
“Sante donne al Sepolcro” Abbazia
Benedettina di Subiaco

Come tante volte succede nel Vangelo, c'è in questa espressione così breve, di appena due parole, una bella lezione per noi: i nostri doveri verso Dio, li dobbiamo compiere senza indugio né rinvii inutili.

3 "Esse dicevano tra loro: ‘Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?'. 4a Era una pietra molto grande".

I sepolcri di quel tempo, molto differenti da quelli di oggi, erano scavati nella roccia e chiusi con una grande pietra circolare incassata tra due guide sempre di pietra, una sotto e l'altra sopra. Chi voleva entrare, doveva far scorrere questa pietra che era sigillata con altri materiali.

Ora, c'era per quelle donne un ostacolo maggiore del peso di quella pietra: erano le guardie del Tempio appostate lì, su ordine dei capi della sinagoga. Esse non sono menzionate da San Marco, ma da San Matteo.

Preoccupazione dei sommi sacerdoti e insicurezza dei discepoli

Narra il primo Evangelista: "Il giorno seguente si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: "Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima" (Mt 27, 62-64).

Pilato, sempre con il suo atteggiamento spurio di uomo incapace di prendere decisioni a favore del bene, non ha voluto mandare soldati romani a presidiare il tumulo, ma ha permesso che i sommi sacerdoti vi appostassero i loro. "Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia" (Mt 27, 66).

Nel frattempo, i discepoli di Gesù sembravano incuranti della previsione fatta mesi prima dal Divino Maestro: "Il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà" (Mt 20, 19).

Che abbiano dimenticato l'annuncio della Passione, tre volte ripetuto, come narrano i Sinottici? 4 Non sembra probabile. Però, come afferma San Giovanni, essi "non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti" (Gv 20, 9).

Nello stesso senso, commentando la Resurrezione di Cristo nella sua opera Gesù di Nazareth, Benedetto XVI ricorda quanto accaduto a Pietro, Giacomo e Giovanni nella discesa dal monte della Trasfigurazione. Essi "riflettevano preoccupati sulla parola di Gesù, secondo la quale il Figlio dell'Uomo doveva ‘resuscitare dai morti'. E si chiedevano che cosa volesse dire ‘resuscitare dai morti' (cfr. Mc 9, 9-10). Questo in effetti, in cosa consiste? I discepoli non lo sapevano; soltanto l'incontro con la realtà avrebbe permesso loro di apprenderlo".5

"Egli è resuscitato; non è qui"

4b "Ma guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. 5 Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. 6 Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto".

Se le sante donne, giunte al sepolcro, avessero trovato soltanto il tumulo vuoto, avrebbero potuto pensare che il corpo del Divino Maestro fosse stato trafugato. Ma, c'era lì un giovane vestito di bianco, il quale disse loro: "Non abbiate paura!". In quel tempo si credeva che chi avesse visto un angelo sarebbe morto immediatamente dopo. Per questo, egli comincia col tranquillizzarle, e solo dopo annuncia loro l'accaduto: "Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso? È risorto. Non è qui".

   Víctor Toniolo
Cristo risorto
“Cristo risorto”, del Maestro della Misericordia -
Pinacoteca dei Musei Vaticani

Dove si trovava in quel momento la guardia posta dai farisei e principi dei sacerdoti per vigilare il sepolcro? San Matteo ci spiega quanto accaduto: "Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite" (Mt 28, 2-4). E dopo fuggirono, per riferire ai superiori quello che era successo.

Affermazione della primazia di Pietro

7bc "Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto".

C'è in questo versetto un particolare molto importante: l'angelo manda ad annunciare l'accaduto "ai suoi discepoli e a Pietro". Facendo questa menzione esplicita al Principe degli Apostoli, l'angelo mostra quanto fosse già riconosciuto in questi primordi della Chiesa il suo primato.

Ora, Simone, figlio di Giovanni, aveva prevaricato. Tre volte aveva negato il Maestro, in casa del sommo sacerdote. Non avrebbe, con questo, perso la primazia sui Dodici? Invece, nella mente di Dio era presente la fedeltà che il Primo Papa Gli avrebbe manifestato, e in funzione di questa era trattato dall'angelo. "La menzione a San Pietro in questo passo", commenta Fillion, "era destinata a mostrare all'Apostolo che Gesù aveva perdonato interamente la sua recente mancanza".6

III - Maria e la Resurrezione

Nei loro resoconti sulla Resurrezione gli Evangelisti nulla dicono a proposito di Maria Santissima, ma non è possibile immaginare la Madre del Redentore assente da questi avvenimenti.

Mentre il corpo di Gesù riposava nel sepolcro, gli Apostoli certamente sentivano, per un misterioso istinto, che la storia dell'Uomo Dio non poteva esser conclusa con quella morte, ma non arrivavano a immaginare l'annunciata Resurrezione. Come supporre, infatti, che Gesù avrebbe accettato la sfida lanciata dal cattivo ladrone: "Se sei Cristo, salva Te stesso" (Lc 23, 39)? Perché se il fatto che un vivo resuscitasse un morto - come Egli aveva fatto con Lazzaro - già risultava del tutto inusuale, quanto più lo sarebbe stato uno che uscisse dagli abissi della morte con le proprie forze, dicendo al suo corpo: "Alzati!"

La Santissima Vergine, però, non aveva a questo riguardo il minimo dubbio. Nella notte del Sabato Santo, afferma Plinio Corrêa de Oliveira, "solamente la Madonna, su tutta la faccia della Terra, ha avuto una Fede completa e senza l'ombra del dubbio nella Resurrezione. [...] Ad ogni minuto che passava, senza dubbio la spada della nostalgia e del dolore penetrava sempre più nel suo Cuore Immacolato. Ma, d'altra parte, aveva la certezza della grande gioia della vittoria che si approssimava. Questa concezione La inondava di consolazione e gaudio".

Il dott. Plinio aggiunge che la Madonna "ha rappresentato in quest'occasione la Fede della Santa Chiesa e, per così dire, ha sostenuto il mondo, dando continuità alle promesse evangeliche, poiché, se non ci fosse Fede sulla faccia della Terra, la Provvidenza avrebbe concluso la Storia. Maria è stata l'Arca della Speranza dei secoli futuri. Ella ha avuto in Sé, come in una semente, tutta la grandezza che la Chiesa avrebbe sviluppato nel corso dei secoli, tutte le promesse dell'Antico Testamento e tutte le realizzazioni del Nuovo; tutto ciò è stato vissuto dentro l'anima della Madonna".7

Timothy Ring    
araldi_06.jpg
Quale non sarà stato il gaudio di Maria nel sentire
misticamente in Sè l’Anima di Gesù unirSi
di nuovo al Corpo?


Statua Pellegrina del Cuore Immacolato di Maria
appartenente agli Araldi del Vangelo

Per avere una visione più completa di questo grandioso panorama, bisogna ricordare che, secondo l'opinione di illustri mariologi, Cristo Sacramentato non ha mai smesso di essere presente in Maria Santissima dall'Ultima Cena fino alla sua Assunzione al Cielo. Ogni volta che Lei si comunicava, si rinnovavano nel suo cuore le Sacre Specie, rendendoLa un tabernacolo permanente dell'Eucaristia.8

Ora, essendo Cristo realmente presente nella Sacra Ostia, la Madonna deve aver sentito in qualche modo, nel suo intimo, l'Anima e il Corpo di Gesù separarSi al momento della sua morte, mentre la Divinità continuava a restare unita a entrambi. Infatti, come spiega il Dottor Angelico, "tutto quello che appartiene a Cristo secondo il suo essere, può esser attribuito a Lui in quanto esiste nella propria specie e nel Sacramento, sapendo, vivendo, morendo, soffrendo, essendo animato e inanimato, ecc.".9

Questo fenomeno pungente e misterioso supera la nostra capacità di comprensione. Nel Cenacolo, Maria Santissima ha ricevuto "lo stesso vero Corpo di Cristo, che allora era visto dai discepoli sotto la propria figura ed era preso nella specie del Sacramento". Egli, afferma San Tommaso, "non era impassibile nella forma in cui era visto sotto la sua figura, al contrario era preparato per la Passione. Per questo, non era neppure impassibile il Corpo che si consegnava sotto la specie del Sacramento".10

La Madonna aveva comunicato il Corpo di Cristo sofferente, e avendoLo custodito durante tutta la Passione, le sofferenze del suo Divino Figlio si riproducevano simultaneamente in un certo modo nel suo intimo. Nello stesso momento in cui Egli resuscitava nel Santo Sepolcro, resuscitava anche nella Sacra Ostia presente in Maria.

Quale non sarà stato il suo gaudio nel sentire misticamente in Sé l'Anima di Gesù unirSi di nuovo al Corpo, e Lui che Si presentava ora più glorioso di quanto lo fosse prima della morte? Ben architettato sarebbe se in quell'esatto momento Nostro Signore Le fosse apparso fisicamente per consolarLa, poiché Lei era stata la Corredentrice e aveva condiviso tutte le sofferenze della Passione.

* * *

Nella nostra epoca, nella quale l'empietà sembra prendersi cura del mondo, dobbiamo rinnovare la nostra Fede nella promessa fatta da Cristo, che mai le forze dell'inferno prevarranno contro la sua Chiesa (cfr. Mt 16, 18) e mantenere ben vivo nell'animo l'aspirazione ad essere santi, perfetti e integri dal punto di vista morale e dottrinale. Infatti, per il Lumen Christi, così ben simbolizzato dal Cero Pasquale, cacciare in fondo all'inferno i demoni che oggi tentano l'umanità, basta che ci sia un gruppo di fedeli, interamente uniti a Gesù e Maria che chiedano questo con vera tenacia.

"Coraggio! Io ho vinto il mondo" (Gv 16, 33). Facciamo il fermo proposito di tendere alla santità, affinché il trionfo definitivo di Cristo, ottenuto con la sua Morte e Resurrezione, risplenda gloriosamente nei nostri giorni.

1 "La conoscenza che Dio ha del presente, del passato e del futuro non ha niente in comune con la nostra. Per Lui, prevedere, vedere e rivedere è un atto solo. Egli non passa, come noi, da una cosa all'altra, mutando di pensiero, ma contempla tutte le cose con uno sguardo immutabile. La Sua presenza stabile ed eterna tutto comprende: quello che è, quello che sarà, quello che è stato" (SANT'AGOSTINO. De Civitate Dei. l.XI, c.21. ML 41, 334).
2 MONSABRÉ, OP, Jacques-Marie-Louis. Exposition du Dogme Catholique. Préparation de Encarnation. 10.ed. Paris: P. Lethielleux, 1905, pag.98.
3 Idem, pag.105.
4 Cfr. Mt; 16, 21; 17, 22; 20, 19; Mc 8, 31; 9, 31; 10, 34; Lc 9, 22; 9, 44; 18, 33.
5 BENEDETTO XVI. Jesus de Nazaré - Da entrada em Jerusalém até a Ressurreição. São Paulo: Planeta, 2011, pag.218.
6 FILLION, Louis-Claude. La Sainte Bible commentée. Paris: Letouzey et Ané, 1912, tomo.VII, pag.282.
7 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Uma devoção da cristandade... In: Dr. Plinio. São Paulo. Ano XIII. N.145 (Abr., 2010); pag.34.
8 Don Faber, per esempio, dà per certa la permanenza delle Specie Eucaristiche in Maria durante tutto il tempo della Passione, e ammette "senza alcuna difficoltà" che questo privilegio possa essersi prolungato fino alla fine della sua vita terrena. (FABER, Frederick William. O Santíssimo Sacramento. Petrópolis: Vozes, 1939, pagg.468- 469). Don Roschini, dal canto suo, ricorda che diversi scrittori ascetici sono di quest'opinione, nella quale nulla vede di improbabile (cfr. ROSCHINI, OSM, Gabriel. Instruções Marianas. São Paulo: Paulinas, 1960, pag.154). Secondo la nostra opinione, non c'è dubbio su questa questione, visto il principio mariologico di eminenza, così formulato da Don Royo Marín: "Qualunque grazia o dono soprannaturale concesso da Dio a un santo o creatura umana, Egli l'ha concesso anche alla Vergine Maria nella stessa forma, in grado più eminente o in modo equivalente" (ROYO MARÍN, OP, Antonio. La Virgen María. Madrid: BAC, 1968, pag.48).
9 SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica, III, q.81, a.4.
10 Idem, III, q.81, a.3.

(Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2012, n. 108, p. 10 - 17)

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