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Storie per bambini

Il re e il bambino

Pubblicato 2009/04/23
Autore : Maria del Pilar Perezcanto Sagone

Una mattina di primavera, il re decise di fare una passeggiata per le vie della capitale. Gli pullulavano nella memoria i tristi ricordi del passato, quando la morte aveva fatto visita al palazzo reale: prima toccò alla regina

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Quando la carrozza dorata del sovrano si fermò ad un incrocio, i suoi occhi caddero su un bambino molto somigliante all'ex erede. Impressionato, il re lo mandò a chiamare.

Maria del Pilar Perezcanto Sagone

Una mattina di primavera, il re decise di fare una passeggiata per le vie della capitale. Gli pullulavano nella memoria i tristi ricordi del passato, quando la morte aveva fatto visita al palazzo reale: prima toccò alla regina, poco tempo dopo, al principe, suo unico erede. Mentre contemplava le prospere vie, abitate dal popolo, rispettoso e riverente al suo passaggio, pensava che il frutto della sua onesta e saggia amministrazione era destinato a perire dopo la sua morte. Non incontrava in nessuno dei sudditi e parenti le qualità di spirito e la religiosità indispensabili per la salvaguardia di un regno cristiano.
Le dense nubi che gli turbavano l'anima si mitigarono un po' alla vista della cattedrale.

Disse al cocchiere: - Ferma qui, che voglio pregare. Entrato in chiesa, il re si diresse alla statua di San Giuseppe. Lì, dal
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profondo dell'anima gli sgorgò una preghiera: - O buon padre di Gesù, ai cui piedi sono venuti a pregare, nel corso dei tempi, anche i miei antenati. Intravvedo già le disgrazie e le sventure che si abbatteranno sul regno dopo la mia morte, nel caso io me ne vada da questa vita senza lasciare una discendenza. Voi, che avete avuto sotto la vostra tutela il Re dei re e Signore dei signori, intercedete per me presso Colui che governa l'universo.

Sulla via del ritorno a palazzo, la carrozza dorata del sovrano si fermò ad un incrocio. Gli occhi del monarca caddero su un bambino poveramente vestito che attraversava la strada. Impressionato dalla somiglianza con l'ex erede, mandò a chiamarlo. Il piccolo si avvicinò timidamente e chiese: - Maestà, in che cosa posso servirvi? - Siediti al mio fianco, voglio conversare con te. Dapprincipio provava vergogna per le proprie vesti povere e sporche, ma un po' alla volta il bambino si dimenticò della sua miserabile condizione. Il re era talmente buono, e lo aveva messo così a proprio agio, che la sua attenzione era completamente rivolta al grande sovrano.

- Come ti chiami, e chi sono i tuoi genitori? - Mi chiamo Giuseppe, perché sono nato nel giorno di questo santo. Quanto ai miei genitori... essi sono morti molto tempo fa. Io vivo con una zia che non mi vuole molto bene. Durante il giorno chiedo l'elemosina, per alleviare un po' le sofferenze. Dinanzi a questo bambino fragile e bisognoso, il re colse un segnale del Cielo. - Giuseppe, vuoi venire con me al palazzo reale, dove occuperai il posto del principe? Tu sarai a partire da adesso mio figlio, e quando Dio mi chiamerà alla Sua presenza, tu sarai il re di questo popolo.

Il piccolo bambino aprì la bocca, ma non riuscì a dire nulla. Quell'invito era completamente sproporzionato rispetto alla sua umile condizione! Facendo uno sforzo enorme, rispose: - Sono pronto a fare la vostra volontà, mio signore. Giunto a palazzo, il re disse a tutta la corte: - Desidero che questo bambino sia mio erede. Quando io morirò, lui sarà il nuovo monarca. Conducetelo nella stanza da letto del mio compianto figlio, vestitelo con i suoi abiti, offritegli il cibo che desidera, servitelo come fareste col principe. Giuseppe fu educato, divenne un ragazzo e conviveva in modo perfetto con il re. Tutto procedeva normalmente, però nello spirito del monarca nacque un interrogativo: "Questo bambino mi vorrà veramente bene? Mi sarà riconoscente per quello che riceve? Diventerà degno di dirigere un giorno il mio regno? O sarà egli un ingrato che mi fa piacere per interessi momentanei? Per ottenere risposte sicure a questi interrogativi, lo sottoporrò ad una dura prova, perché se non lo farò, la mia generosità potrà significare una grande stoltezza".

Il giorno successivo il re mise in pratica la dura prova per il principe. Fingendo, cominciò a non dimostrargli la stessa amicizia e, comprensione, lo guardava con indifferenza, e con una certa distanza. Gli concedeva udienze brevi, gli prestava poca attenzione, lo evitava a favore di cose meno importanti. Arrivò al punto di conversare con terzi, in sua presenza, su re vedovi e senza figli che si sono sposati nuovamente, hanno avuto prole ed hanno assicurato così la loro discendenza. - Chissà, potrei seguire l'esempio di questi, contrarre nuove nozze e avere un erede del mio stesso sangue... Dopo alcuni mesi vissuti in questo clima, il re ordinò ad un nobile di mettere alla prova Giuseppe.

- Non so cosa succede, principe Giuseppe, ma sento il nostro sovrano molto cambiato. Mi sembra che lui non ti nutra lo stesso affetto di prima. Credo che, ormai, non ti consideri più suo figlio. - Sì, nobile marchese, devo concordare che il re è molto serio e formale, ma, non fa parte dei suoi diritti trattarmi come vuole? Io ho ricevuto tanto da lui! Anche se lui mi togliesse tutto, io lo servirò per tutta la vita! Senza aspettare un attimo il marchese andò a portare la risposta al re. Fu così confermata la lealtà del cuore del principe, cosa che consolò molto il monarca. Tuttavia, egli aveva ancora bisogno di un'ultima dimostrazione di fedeltà del principe.

Una mattina, lo fece svegliare e condurre alla sua presenza. - Devo affidarti una missione pericolosa e confidenziale.
In un paese lontano c'è un prigioniero che è in attesa di un mio messaggio. Questa stessa notte, dovrai travestirti e uscire dal palazzo, andare fin là, dire che sei mio figlio, lasciarti catturare e condurre allo stesso carcere, per poter così trasmettere il mio messaggio alla persona in questione. Il giovane, sebbene sorpreso, non esitò a rispondere: - Mio signore e padre, lo farò col massimo impegno. A che ora devo partire? Come si chiama il prigioniero? Qual è il messaggio che vostra Maestà vuole che gli sia trasmesso? Il re diede al principe le istruzioni necessarie e aggiunse: - Hai un'ora di tempo per prepararti.

Dimmi "arrivederci" e parti subito. Il ragazzo fece un inchino e si ritirò. All'ora esatta, si presentò travestito davanti alle guardie alla porta del palazzo, ma, con sua sorpresa, gli fu impedito di uscire: - Il re ordina che tu torni nella sua stanza! Egli ritornò e il monarca lo accolse traboccante di affetto. Era assicurata la successione al trono in quel regno mitico e meraviglioso... * * * È stato un saggio che ha scritto questa storia, alla quale possiamo dare la seguente interpretazione: avendo Dio creato gli angeli affinché regnassero nel Cielo, guardò con tristezza i troni che i seguaci di Lucifero avevano lasciato vuoti. Chiamò, allora, i poveri uomini ad occupare quei luoghi splendidi, molto al di sopra dei loro meriti. Al fine di verificare il grado d'amore e gratitudine di ognuno, decise di sottoporli a prove.

Se a queste saremo fedeli, con le preghiere misericordiose di Maria nostra Madre, il Signore ci introdurrà in Paradiso, dicendo: "Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone" (Mt 25, 21).²

(Revista Araldi del Vangelo, Marzo/2008, n. 59, p. 46-47)

 

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