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Storie per bambini

Il principe carbonaio

Pubblicato 2009/04/01
Autore : Rosana Fintelman Oliveira

In un regno lontano vivevano un re e una regina che chiedevano insistentemente a Dio la grazia di avere un figlio

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Il carbonaio era desolato dietro le grate della prigione quando un vecchio carceriere gli si avvicinò e disse: "So qualcosa sul tuo passato che cambierà la tua vita..."

Rosana Fintelman Oliveira

In un regno lontano vivevano un re e una regina che chiedevano insistentemente a Dio la grazia di avere un figlio. Dopo molte preghiere e una lunga attesa, nacque loro un incantevole bambino, che condussero senza indugio al fonte battesimale.

Il piccolo principe racchiudeva tutte le speranze per il futuro Del regno e i sovrani gli tributavano un immenso affetto.
Tuttavia, alcuni nemici del re guardavano con occhio cattivo quel bambino, portatore di tante speranze.
Tramarono, allora, il rapimento del piccolo. In una notte di tranquilla normalità un bandito penetrò nel palazzo, colpì le guardie e rapì il principino.

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Afflitto, il re mandò soldati all'inseguimento del criminale, che era fuggito nella foresta con grande rapidità, ma essi tornarono al palazzo senza avere nessuna notizia del bambino. Il sovrano non immaginava che i suoi uomini fossero stati sul punto di trovare il perverso sequestratore e che questi, vedendosi quasi catturato, aveva abbandonato il principe sulla porta di una capanna dove viveva un carbonaio con la sua famiglia.

Intanto, abbandonato e affamato, il bambino cominciò a piangere. La moglie del carbonaio aprì la porta e contemplò con stupore quel tenero piccino avvolto in panni. Lo portò dentro, gli diede da mangiare e la coppia decise di adottarlo come figlio.

Molto presto egli imparò a tagliare la legna, a preparare il fuoco e a riempire sacchi su sacchi di carbone, rivelando però una naturale inattitudine a svolgere questi compiti. I suoi genitori adottivi, credendo che la sua mancanza di abilità fosse frutto di cattiva volontà, non gli risparmiavano rimproveri e castighi, nemmeno i fratelli mancavano di dimostrargli disprezzo.
Sebbene ignorasse assolutamente la sua ascendenza reale, il piccolo principe si sentiva un estraneo in quella casa. Sperimentava , in fondo alla sua anima, una terribile insoddisfazione, oltre che un irrefrenabile anelito per una vita migliore.

Gli anni passarono e il bambino, dalle mani sempre nere, assunse un aspetto rude, segnato dalle intemperie e vicissitudini della vita che conduceva.

Non si spostava quasi mai dalla foresta, perciò non conosceva nel modo più assoluto i costumi della vita in città.
Un giorno, all'età di diciott'anni, fu commesso un crimine in un piccolo villaggio vicino alla foresta. Il colpevole era fuggito nella fitta boscaglia.

Le guardie si misero al suo inseguimento, ma la sola persona incontrata fu il giovane carbonaio che tagliava legna. Senza esitare un istante, lo presero e lo portarono in prigione, nell'attesa che fosse appurato il caso dall'autorità di polizia.
Desolato per vedersi imprigionato per un delitto che non aveva commesso, il giovane piangeva dietro le fredde grate. Si avvicinò allora un vecchio che, in un tono di voce molto basso, gli disse: - Giovane carbonaio, non piangere, io so che sei innocente. Sono carceriere in questa prigione da molto tempo e so qualcosa sul tuo passato che ti cambierà la vita. Per di qua sono passati numerosi malfattori che narravano con orgoglio le loro imprese malvagie. Uno di loro mi ha raccontato la tua storia... - La mia storia?! La mia storia è quella di un povero carbonaio che ha trascorso tutta la vita tra gli alberi e il fuoco! - Ti sbagli! Ti sei reso conto di come sei differente da tuo padre e da tua madre? Non è vero forse che non assomigli a loro? Spaventato, il carbonaio dovette concordare.

- Hai mai sentito parlare dei nostri re, il cui figlio fu rapito quando era ancora piccino e di cui non si è più avuta notizia, nonostante le costanti ricerche? - Sì, ho già sentito raccontare questa storia.

- Quando il principe fu rapito, il bandito entrò nella foresta in cui tu abiti e, rendendosi conto che i soldati del re lo stavano
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Sai chi è questo bambino,
 l'erede della corona reale?
per raggiungere, abbandonò il bambino sulla porta della capanna di una coppia di carbonai.
Sai chi è questo bambino, l'erede della corona reale? Sei tu!...

La tristezza si trasformò in esultante giubilo, il giovane non stava in sé dalla felicità.
- Allora... Ciò significa che il re e la regina sono i miei genitori? Il suo cuore si riempì di consolazione.
Copiose lacrime sgorgarono dai suoi occhi ed egli esclamò: - Per favore, fammi conoscere i miei genitori! Voglio vederli, abbracciarli! Va' al palazzo e racconta tutto quello che sai! Il carceriere partì per la residenza reale e una volta giunto, comunicò che sapeva dove si trovava il principe.

Fu ricevuto immediatamente dai sovrani che, dopo aver verificato la bella notizia, mandarono a prendere senza indugio il giovane carbonaio.

La scena che si svolse marcò profondamente la storia del regno. Il re e la regina poterono finalmente contemplare il figlio amato che credevano perduto per sempre. A sua volta, il principe non si stancava di contemplare i suoi veri genitori e di manifestare loro la sua gratitudine.

Venne a sedersi al loro fianco sul trono che gli spettava e visse a lungo anni di pace e prosperità.
Questo racconto del principe carbonaio ci fa ricordare la nostra stessa storia. Dio, creandoci, ci ha destinati a partecipare al Suo Regno e a godere della Sua gloria. Nello stesso tempo il demonio, invidioso dell'eredità promessa all'uomo, cerca in tutti i modi, attraverso il peccato, di allontanare l'anima da Dio e di rubargli così la felicità.

Felicità che, se avremo la disgrazia di perdere, potremo ritrovare solamente ritornando alla casa paterna e recuperando la nostra condizione di principe ereditario. Non da figli di un monarca temporale, come il principe di questo racconto, ma di Colui che è addirittura il Re dei re.

La pienezza di questa felicità, tuttavia, ci sarà conferita solo quando le nostre anime entreranno in possesso del Regno sperato, dove gioiranno eternamente in compagnia del Creatore.

(Revista Araldi del Vangelo, Maggio/2008, n. 61, p. 46-47)

 

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