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Commenti al Vangelo

La Pietra incrollabile

Pubblicato 2009/03/31
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?".

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Vangelo

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". Disse loro: "Voi chi dite che io sia?". Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". E Gesù, rispondendo gli disse: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra saràsciolto nei cieli" (Mt 16, 13-19)

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Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Un semplice pescatore della Betsaida proclama che il figlio di un falegname è realmente Figlio di Dio, per natura. Costui, in seguito, annuncia che edificherà un'opera indistruttibile e lascerà in mano del suo amministratore "le chiavi del Regno del Cielo". L'ambiente che lo circonda è povero, arido, ma di una certa grandezza. Lì è piantato il grano di senape, dal quale nasceranno le chiese, le cerimonie, le università, i martiri, dottori e santi, insomma la Santa Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.

I - Considerazioni iniziali

È difficile incontrare qualcuno che abbia mai messo in dubbio la consonanza della sonorità di cristalli armonici. Basta un semplice tocco, in uno solo di loro, affinché anche gli altri risuonino. È, addirittura, una prova per riconoscere l'autenticità di questa o quella coppa.
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Statua di San Pietro rivestita coi
paramenti pontificali - Basilica Vaticana

Così avviene anche nel campo delle anime. Discerniamo quella che è visceralmente cattolica e con facilità la differenziamo dalla debole, atea o eretica, quando facciamo "risuonare" una semplice nota: l'amore al Papato, qualunque sia il Papa. Diventano incandescenti le anime ferventi, indifferenti quelle deboli, indisposte alcune, ecc.

Questo è dunque l'argomento del Vangelo di oggi. Per prepararci a contemplare le prospettive che esso ci manifesta, ci è parso opportuno riprodurre le considerazioni trascritte di seguito. Potremo, in questo modo avere una nozione della qualità del "cristallo" della nostra anima:

"Tutto ciò che nella Chiesa esiste quanto a santità, autorità, virtù soprannaturale, tutto questo, ma proprio tutto senza eccezione alcuna, né condizione, né restrizione, è subordinato, condizionato, dipendente dall'unione alla Cattedra di San Pietro. Le istituzioni più sacre, le opere più venerabili, le tradizioni più sante, le persone più cospicue, tutto quanto insomma che possa esprimere più genuinamente e altamente il Cattolicesimo e ornare la Chiesa di Dio, tutto questo diventa nullo, maledetto, sterile, degno del fuoco eterno e dell'ira di Dio, se disgiunto dal Romano Pontefice.

Conosciamo la parabola della vite e dei tralci. In questa parabola, la vite è Nostro Signore, i tralci sono i fedeli. Ma siccome Nostro Signore Si è legato indissolubilmente alla Cattedra Romana, si può dire con tutta sicurezza che la parabola sarebbe vera raffigurando la vite come la Santa Sede, e i tralci come le varie Diocesi, Parrocchie, Ordini Religiosi, istituzioni particolari, famiglie, popoli e persone che costituiscono la Chiesa e la Cristianità.

Tutto questo sarà veramente fecondo soltanto nella misura in cui sarà in intima, calorosa, incondizionata unione con la Cattedra di San Pietro.

‘Incondizionata', abbiamo detto, e a ragione. In morale, non ci sono condizionalismi legittimi. Tutto è subordinato alla grande ed essenziale condizione di servire Dio. Dato che il Santo Padre è infallibile, l'unione al suo infallibile magistero può solamente essere incondizionata.

Per questo, è segno di vigore spirituale, un'estrema suscettività, un fremito delicatissimo e vivace dei fedeli per tutto quanto riguardi la sicurezza, gloria e tranquillità del Romano Pontefice. Dopo l'amore a Dio, è questo il più alto degli amori che la Religione ci insegna. L'uno e l'altro amore addirittura si confondono. Quando Santa Giovanna d'Arco fu interrogata dai persecutori che la volevano uccidere, e che per questo scopo cercavano di farla cadere nell'errore teologico con qualche domanda capziosa, ella rispose: ‘Quanto a Cristo e alla Chiesa, per me sono una cosa sola'. E noi possiamo dire: ‘ Per noi, tra il Papa e Gesù Cristo non c'è differenza'. Tutto quanto si dice relativamente al Papa riguarda direttamente, intimamente, indissolubilmente, Gesù Cristo"1.

II - Il Vangelo: "Tu es Petrus"

Domanda di Gesù e circostanze nelle quali fu formulata

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?".

La città nella quale si svolge il Vangelo di oggi era stata costruita dal tetrarca Filippo che, per attirarsi la simpatia dell'imperatore Cesare Augusto, le diede il nome di Cesarea. La Storia non conosce l'esatto percorso intrapreso dal Signore e dagli apostoli in quel momento degli avvenimenti; l'ipotesi più probabile è quella che avessero attraversato la via di Damasco a Gerusalemme, presso il ponte delle Figlie di Giacobbe.

Il territorio dove nasce il fiume Giordano, compreso tra Giulia e Cesarea, è roccioso, solitario e accidentato. Fu in questa località montuosa e pietrosa che Erode il Grande, eresse un vistoso tempio di marmo bianco in omaggio all'imperatore Cesare Augusto. Calcando le pietre di questa regione, forse alla vista di questo tempio in cima alle rocce, avvenne che si stabilì il dialogo durante il quale diventarono esplicite per gli apostoli la natura divina di Gesù e l'edificazione della Santa Chiesa.

Conviene non dimenticarci quanto la divina pedagogia di Gesù scegliesse gli accidenti della natura sensibile per uno scopo didattico, in modo che chi ascoltava potesse comprendere meglio le realtà invisibili dell'universo della fede. A questo proposito, sono innumerevoli i casi che meriterebbero di essere citati, ma ci basta ricordare il modo in cui Egli ha convocato i due fratelli pescatori, Pietro e Andrea: "Seguitemi ed Io vi farò pescatori di uomini" (Mt 4, 19).

Non si tratta, pertanto, di basarci su ragioni meramente poetiche per supporre che lo svolgimento di questo dialogo si sia verificato sulle pietre; contiene un elevato tenore simbolico. Lì erano presenti le rocce che dovevano perpetuarsi e la contemplazione di queste creature minerali, frutto della sua onnipotenza, rendeva più bella la solenne profezia dell'edificazione della sua indistruttibile Chiesa.

Alcuni autori mettono in risalto un altro importante aspetto: il fatto che Gesù abbia scelto una regione appartenente al mondo pagano per manifestarSi come Figlio di Dio e fondare il primato della sua Chiesa. Essi interpretano come un preannuncio del rifiuto del regno messianico, da parte dei giudei, e il loro definitivo trasferimento in seno ai gentili.

"Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato... " (Lc 9, 18). Secondo il racconto di San Luca, tutta la conversazione narrata nel Vangelo di oggi si realizzò dopo che Gesù Si era ritirato e Si era lasciato "perdere", con le sue facoltà umane, nelle infinitezze del suo Padre eterno. Egli utilizzò questo mezzo infallibile di azione, la preghiera, per conferire radici e linfa immortali all'opera che avrebbe lanciato.

Secondo la Glossa, "volendo confermare i suoi discepoli nella fede, il Salvatore comincia con l'allontanare dal loro spirito le opinioni e gli errori che altri avrebbero potuto infondergli" 2; ossia, invitandoli ad avere una chiara coscienza degli equivoci dell'opinione pubblica riguardo alla Sua identità, fortificava in loro le convinzioni. È curioso il commento di San Giovanni Crisostomo sul carattere "sommamente malizioso" 3 del giudizio emesso dagli scribi e dai farisei riguardo al Signore, molto differente da quello dell'opinione pubblica che, malgrado fosse erroneo, non era mosso da nessuna malizia.

Gesù non chiede che cosa pensino gli altri di Lui, ma cosa pensino riguardo al Figlio dell'Uomo, " al fine di sondare la fede degli apostoli e dar loro l'occasione di dire liberamente quello che sentivano, sebbene Egli non oltrepassasse i limiti di quello che avrebbe potuto suggerirgli la sua santa Umanità" 4. Con tutte le conoscenze che Gli erano proprie, dal divino allo sperimentale, Gesù sapeva quali erano le opinioni che circolavano sulla Sua persona, non aveva bisogno, pertanto, di informarSi; desiderava piuttosto portarli a proclamare la verità contestando gli equivoci dell'opinione pubblica.

Il popolo non considerava Gesù come il Messia

Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcu- no dei profeti".

Gli apostoli avevano una nozione esatta del giudizio che gli "uomini" di allora si erano fatti a proposito del Signore.

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Dettaglio del quadro "Cristo consegna le
chiavi a San Pietro", di Vicente
Catena - Museo del Prado, Madrid

Malgrado ogni evidenza, i miracoli, la dottrina nuova dotata di potenza, ecc., il popolo non Lo considerava come il Messia tanto atteso. Gesù appariva agli occhi di tutti come la resurrezione o la riapparizione di profeti precedenti. Non trovavano in Lui l'efficace magnificenza del potere politico, così essenziale per la realizzazione del mirabolante sogno messianico che li inebriava. Di conseguenza Lo immaginavano come il Battista risorto, o Elia, in quanto più specificamente un precursore, o addirittura un Geremia, legittimo difensore della nazione teocratica (cfr. 2º Mac 2, 1-12).

Si vede chiaramente in questo versetto come lo spirito umano sia incline all'errore e come facilmente si allontani dalla vera ottica della salvezza. Ma, almeno, quei suoi contemporanei ancora discernevano qualcosa di grandioso in Gesù. Sarebbe interessante chiederci come Egli sarebbe visto dall'umanità globalizzata, scientifista e relativista dei nostri giorni.

Pietro Lo riconosce come Figlio di Dio

Disse loro: "Voi chi dite che io sia?".

Sottolinea molto bene San Giovanni Crisostomo l'essenza di questa seconda domanda 5. Senza confutare gli errori di valutazione degli altri, Gesù vuole udire dalle stesse labbra dei suoi più intimi il giudizio che di Lui hanno. Per render loro facile la proclamazione della Sua divinità, non usa qui il titolo umile di Figlio dell'Uomo.

Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".

Pietro parlava interpretando l'opinione di tutti, in quanto era il più fervente e il principale 6, quantunque non fosse la prima volta che Gesù era riconosciuto come Figlio di Dio. Già Natanaele (cfr. Gv 1, 49), gli apostoli dopo la tempesta nel mare di Tiberiade (cfr. Mt 14, 33) e lo stesso Pietro (cfr. Gv 6, 69) avevano manifestato questa convinzione. Sola fides! Qui non c'è alcun elemento emozionale o sensibile, come in circostanze precedenti. Tra le rocce fredde di un ambiente naturale, lontano da avvenimenti coinvolgenti e dall'agitazione delle turbe o delle onde, soltanto la voce della fede si fa udire.

"Una prova certissima è che Pietro chiamò Cristo Figlio di Dio per natura, quando Lo contrappose a Giovanni, a Elia, a Geremia e ai profeti, i quali erano stati - è chiaro - figli di Dio per adozione" 7. Inoltre, come commenta lo stesso Maldonado, Pietro dà a Dio il titolo di "vivo" per distinguerLo dagli dei pagani che sono sostanze morte. Infine, l'articolo - come di solito accade nella lingua greca - precedendo il sostantivo "figlio", designa "figlio unico" secondo natura, e non uno fra tanti.

La scienza umana non ha la forza per raggiungere l'unione ipostatica

E Gesù, rispondendo gli disse: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.

Nel felicitarsi con il suo apostolo, Gesù valuta l'affermazione di Pietro riguardo la sua filiazione e, pertanto, la sua natura divina e consustanzialità con il Padre. Su questo particolare sono unanimi i commentatori. Era un costume giudaico indicare la filiazione della persona per metterne in risalto l'importanza; in questo caso concreto c'era l'intenzione di manifestare quanto "Cristo è tanto naturalmente il Figlio di Dio come Pietro è figlio di Giona, cioè, della stessa sostanza di colui che lo ha generato"8.

Le parole di Pietro non sono frutto di un ragionamento che si basi su una semplice conoscenza sperimentale. Non erano state poche le guarigioni subito dopo le quali i beneficiati conferivano con esclamazioni al Salvatore il titolo di "Figlio di Davide" (cfr.Mt 15, 22; Mc 10, 47, ecc.), noto come uno degli appellativi del Messia. Gli stessi demoni, incontrandosi con Lui, Lo proclamavano "il Santo di Dio" (Lc 4, 34), "il Figlio di Dio" (Lc 4, 41), "Figlio dell'Altissimo" (Lc 8, 28; Mc 5, 7).

Egli stesso aveva dichiarato di essere "Signore del sabato" (Mt 12, 8), e dopo la moltiplicazione dei pani la moltitudine voleva acclamarLo "Re" (Gv 6, 15). Così come questo, molti altri passi potrebbero facilmente indicarci le profonde impressioni prodotte da Gesù sui suoi discepoli9. Ma, in nessuna occasione precedente Pietro ricevette un tale elogio proveniente dalle labbra del Salvatore. In questo passo, egli "è felice perché ha avuto il merito di alzare il suo sguardo oltre ciò che è umano e, senza soffermarsi su ciò che proveniva dalla carne e dal sangue, contemplò il Figlio di Dio per un effetto della rivelazione divina e fu giudicato degno di essere il primo a riconoscere la Divinità di Cristo"10.

Pertanto l'affermazione di Pietro si realizzò sulla base di un discernimento penetrante, lucido e comprensivo della natura divina del Figlio di Dio.

La scienza, la genialità e qualsiasi altro dono umano non hanno la forza sufficiente per attingere le vaste pianure dell'unione ipostatica realizzata nel Verbo Incarnato. È indispensabile che sia rivelata dallo stesso Dio e accettata dall'uomo. Ma l'uomo senza fede si aggrappa alle sue idee, tradizioni e studi, respingendo, a volte, le prove più evidenti, come sono per esempio i miracoli. Per costui, Gesù non è altro che, al massimo, un saggio o un profeta. Ci saranno anche coloro che non Lo vedranno se non come "il figlio del falegname" (Mt 13, 55).

Questa è la nostra fede insegnata dalla Chiesa, rivelata dallo stesso Dio, annunciata dal Figlio, l'inviato del Padre e confermata dallo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio.

Le verità della fede non sono frutto di sistemi filosofici, né dell'elaborazione di grandi saggi.

Gesù edifica la Sua Chiesa su Pietro

E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

Molto ispirata oltre che indispensabile ed eccellente è la seguente affermazione di Origene: "Nostro Signore non specifica se è contro la pietra sulla quale Cristo ha edificato la sua Chiesa o se è contro la stessa Chiesa, costruita sopra la pietra, che le porte dell'inferno non prevarranno. Ma è evidente che esse non prevarranno né contro la pietra né contro la Chiesa"11.

Sì, perché per distruggere questa pietra, ossia, il Vicario di Gesù Cristo sulla Terra, sono stati impiegati molti sforzi da parte di un considerevole numero di eretici, nel tentativo di scuotere il sacro edificio della Chiesa a partire dal suo fondamento, che è la gioia, la consolazione e il trionfo dei veri cattolici. In questo "edificherò" si trova il reale annuncio del Regno di Gesù. Il grande e divino disegno comincia a delinearsi con questo nome, fino ad allora mai usato: "la mia Chiesa".

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Il fondamento è Pietro e tutti i suoi
successori, i romani pontefici,
poiché, in caso contrario, non
perdurerebbe dell'edificio
Piazza di San Pietro - Vaticano

Il piano di Gesù è proclamato sulle rocce di Cesarea, dallo stesso Figlio di Dio, che Si presenta come un divino architetto a erigere questo edificio indistruttibile, grandioso e santissimo, la società spirituale, costituita da uomini: militante sulla Terra, sofferente in Purgatorio, trionfante nel Cielo. L'insieme di tutti coloro che si uniscono sotto la stessa fede, in questa Terra, si chiama Chiesa. Di questa, il fondamento è Pietro e tutti i suoi successori, i romani pontefici, poiché, in caso contrario, non perdurerebbe l'esistenza dell'edificio. Ecco un punto vitale della nostra fede: "il fatto che la Chiesa è edificata sullo stesso Pietro" - che del resto - "è ammesso da tutti gli autori antichi, eccetto gli eretici"12.

Un solo corpo e un solo spirito intorno al Successore di Pietro

"Ci sono nella Chiesa molte persone costituite in autorità, alle quali dobbiamo restare uniti con l'obbedienza. Intanto, tutta questa varietà deve ridursi ad un prelato primo e supremo, in cui principalmente si concentri il principato universale su tutti. Deve ridursi non solo a Dio e a Cristo, ma anche al Suo vicario; e questo non per statuto umano, ma per statuto divino, mediante il quale Cristo designa San Pietro principe degli apostoli, stabiliti questi, a loro volta, come principi nella Terra. Cristo ha fatto questo molto convenientemente, perché così lo esigevano l'ordine della giustizia universale, l'unità della Chiesa e la stabilità, tanto di questo ordine, quanto di questa unità" 13.

Il "Tu sei Pietro..." sarà applicato a tutti coloro che sono scelti in conclave per sedersi sulla Cattedra dell'Infallibilità.
Così, è morto Pietro, ma non il Papa, ed è intorno a lui che la Chiesa conserva la sua unità.

"Facile è la prova che conferma la fede e compendia la verità. Il Signore parla a San Pietro e gli dice: ‘Io ti dico che tu sei Pietro' (Mt 16, 18). Ed in un altro passo, dopo la sua resurrezione: ‘Pasci le mie pecore' (Gv 21, 17). Solamente su di lui edifica la sua Chiesa, e lo incarica di pascere il suo gregge. E sebbene conferisca uguale potere a tutti gli apostoli e dica loro: ‘Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi' (Gv 20, 21), senza dubbio, per manifestare l'unità, ha stabilito una Cattedra, e con la sua autorità ha disposto che l'origine di questa unità si fondasse in uno. Sicuramente, tutti gli apostoli eranocome Pietro, ornati con la stessa partecipazione di onore e potere; ma il principio deriva dall'autorità, e a Pietro fu dato il Primato per dimostrare che una sola è la Chiesa di Cristo e una la Cattedra. Tutti sono pastori, ma c'è un solo gregge istruito dagli apostoli di comune accordo [...].

Può avere fede chi non crede in questa unità della Chiesa? Può pensare di trovarsi nella Chiesa chi si oppone e le resiste, chi abbandona la Cattedra di Pietro, sulla quale essa è fondata? San Paolo insegna pure lui la stessa cosa, e manifesta il mistero dell'unità, dicendo: ‘Esiste un solo corpo e un solo spirito, come una sola è speranza, quella della vostra vocazione. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio' (Ef 4, 4-6)" 14.

Giurisdizione piena, suprema e universale

Se leggiamo gli Atti degli Apostoli, troveremo Pietro che esercita questo supremo potere, parlando in primo luogo nelle riunioni degli apostoli, proponendo quello che si deve fare, inaugurando la missione apostolica, chiudendo le discussioni con la sua parola, ecc. Così si è perpetuata, nel corso di due millenni, la giurisdizione e il magistero dei papi.

Ogni successore di Pietro possiede la vera giurisdizione, poiché ha il potere di promulgare leggi, giudicare e imporre pene, in forma diretta, in materia spirituale, e indiretta, nel campo temporale, sempre che si presenti come necessaria per ottenere beni spirituali. Questa giurisdizione è piena: non esiste potere nella Chiesa che non risieda nel Papa. È universale, ossia, tutti i membri della Chiesa (fedeli, sacerdoti e vescovi) a lui sono sottomessi.

È, inoltre, suprema: il Papa al di sopra di tutti, nessuno al di sopra di lui. Perfino i Concili Ecumenici non possono realizzarsi se non sono convocati e presieduti da lui. Gli stessi statuti conciliari non lo obbligano, avendo lui il potere di mutarli o di derogarli.

Magistero infallibile

Altrettanto si può affermare a proposito di una analoga e grande funzione di Pietro e dei suoi successori: il supremo Magistero che, come colonna che sostiene la Chiesa, non può essere fallibile. Il Papa è infallibile parlando ex cathedra, ossia, in quanto dottore di tutti i cristiani, definendo con autorità apostolica dottrine sulla fede e la morale, che devono essere accettate da tutta la Chiesa universale.Qui sta il motivo per il quale "le porte dell'inferno" non potranno sovrapporsi a un edificio costruito sulla pietra che è Pietro.

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Benedetto XVI

"Dolce Cristo sulla Terra"

"A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli"

Cristo sarebbe tornato al Padre, lasciando nelle mani di Pietro le chiavi della sua Chiesa. "Chi ha l'uso legittimo ed esclusivo delle chiavi di una casa o di una città, costui è l'amministratore, il sovrintendente supremo che ha ricevuto i poteri del suo signore. La Chiesa è il regno dei Cieli in questo mondo; la Chiesa Trionfante sarà il regno definitivo ed eterno dei Cieli, prolungamento di questa stessa Chiesa della Terra, ormai purificata da ogni impurità. Pietro avrà il potere di aprire e chiudere l'entrata in questa Chiesa temporale e, conseguentemente, in quella eterna" 15.

Il capo di questo corpo mistico sarà sempre Cristo Gesù. Nel corso della Storia dell'umanità, Egli sarà il capo invisibile, ma lascia tra noi un Pietro accessibile, il "dolce Cristo sulla Terra" (espressione usata da Santa Caterina da Siena) che tutti dobbiamo amare come un buon padre, obbedire persino alle sue più lievi insinuazioni e consigli, onorare come un supremo monarca, re dei re.

III - Nasce un'opera indistrutti bile

Desta meraviglia lo svolgersi di questo avvenimento storico avvenuto nella "regione di Cesarea di Filippo". Un semplice pescatore della Betsaida proclama che il figlio di un falegname è realmente Figlio di Dio, per natura. Costui, successivamente, annuncia che edificherà un'opera indistruttibile e lascerà nelle mani del suo amministratore, con pieni poteri di giurisdizione e magistero, "le chiavi del Regno del Cielo". L'ambiente che li circonda è povero, arido ma ha una sua grandezza. Lì è piantato "il chicco di senape", dal quale nasceranno le chiese, le cerimonie, le università, i martiri, dottori e santi, insomma la Santa Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.

Sono trascorsi due millenni e, dopo tante e catastrofiche tempeste, questa "nave di Pietro" continua incrollabile, avendo Cristo, con potere assoluto, al suo centro. Nessun'altra istituzione ha resistito alla corruzione prodotta dalle deviazioni morali o dalla perversione della ragione e dell'egoismo umano. Soltanto la Chiesa ha saputo affrontare le teorie caotiche, opponendo loro la verità eterna; raffreddare l'egoismo, la violenza e la voluttà, utilizzando le armi della carità, giustizia e santità; pervadere e riformare i poteri dispotici e materialisti di questo mondo, con la solenne e disarmata influenza di una saggia, serena e materna autorità.

Non potevano mani meramente umane erigere un'opera tanto portentosa, solo la virtù stessa di Dio poteva essere capace di conferire santità ed elevare alla gloria eterna uomini concepiti nel peccato.

1 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. A Guerra e o Corpo Místico, in "O Legionário", del 16/4/1944.
2 AQUINO, San Tommaso de. Catena Aurea.
3 CRISÓSTOMO, San Giovanni.
Omelia 54 sul Vangelo di San Matteo, § 1.
4 MALDONADO, SJ, P. Juan de.
Comentario a los cuatro Evangelios.
Madrid: BAC, 1950, vol. I, pag. 579.
5 Cfr. CRISOSTOMO. Op. cit. § 1.
6 Cfr. CRISOSTOMO. Idem ibidem.
7 MALDONADO, Op. cit. pag.
580.
8 CRISOSTOMO. Op. Cit. § 3.
9 Si veda il suo potere di perdonare i peccati, in Mt 9, 6; la sua superiorità sul Tempio, in Mt 12, 6; il sospetto sul suo carattere messianico, in Mt 12, 23; ecc.
10 ILARIO DE POITIERS, San, In Evangelium Matthaei Commentarius, cap.XVI.
11 Apud AQUINO. Catena Aurea.
12 MALDONADO. Op. cit.
pag.584.
13 BONAVENTURA, San. La perfezione evangelica, cap. 4 a. 3 concl.
in Obras de San Buenaventura.
Madrid: BAC, 1949, t. 6, pag. 309.
14 CIPRIANO, San. De unitate ecclessia, § 4.
15 GOMÁ Y TOMÁS, Dr. D. Isidro.
El Evangelio Explicado. Barcelona: Ediciones Acervo, 1967, vol.II, pag.38.

(Revista Araldi Del Vangelo, Giugno/2008, n. 62, p. 12 à 19)

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