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Storie per bambini

Il rosario del cancelliere

Pubblicato 2011/10/19
Autore : Mariana Iecker Xavier Quimas de Oliveira

La tristezza dominava in quel regno lontano... Era morto il Conte Eustachio, cancelliere del Re Edmondo. Le bandiere del Palazzo erano a mezz'asta e la Cattedrale era affollata per la Messa in suffragio di questa nobile anima, così piena di saggezza.

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"Questa bambina cerca in continuazione mezzi per farmi pregare", pensò il re. "Ma, in questo caso, l'espediente vien proprio a proposito, perché qui
l'unica soluzione è il Rosario!".

Mariana Iecker Xavier Quimas de Oliveira

La tristezza dominava in quel regno lontano... Era morto il Conte Eustachio, cancelliere del Re Edmondo. Le bandiere del Palazzo erano a mezz'asta e la Cattedrale era affollata per la Messa in suffragio di questa nobile anima, così piena di saggezza.



Terminate le esequie e passati i giorni di lutto ufficiale, il sovrano convocò tutti i suoi consiglieri per scegliere tra loro un nuovo cancelliere. Un dilemma lo angosciava: chi di loro avrebbe avuto le belle qualità d'animo del Conte Eustachio? Chi sarebbe stato pio, onesto, disinteressato, prudente, saggio e audace come lui? Dopo essersi a lungo consultato con ognuno dei suoi ministri, il re chiuse la riunione senza prendere nessuna decisione. Era molto pensieroso, poiché sapeva bene quanto la prosperità del suo popolo dipendesse da quella scelta.

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La principessina si avvicinò dal re
chiedendogli: "Papà, che cosa ti
affligge? Ti vedo tanto
abbattuto..."

Vedendo suo padre così corrucciato, la principessina Sofia gli si avvicinò, chiedendogli con voce affettuosa:

- Papà, che cosa ti affligge? Ti vedo tanto abbattuto... Non parli più né con me né con la mamma, andando sempre da una parte all'altra...

- Mia piccola principessa, tu sei ancora molto giovane per comprendere i problemi di un re.

- Senti, papà. Posso esser piccola e non capire queste grandi preoccupazioni, ma ti aiuterò con le mie preghiere, perché la Madonna non può non ascoltare le richieste fatte con fede, anche se vengono fatte da una bambina. Il sovrano era molto poco incline alla preghiera. Tuttavia, rimase commosso dalle parole della bambina e le disse: - Allora prega, piccina mia, affinché il papà riesca a nominare un buon cancelliere.

- Ma, papà, questo è molto facile! Sta arrivando il tuo compleanno. Tra i nobili consiglieri, scegli chi ti farà il regalo più saggio.

Il padre rimase a bocca aperta, pensando: "Ha detto bene Gesù: lasciate venire a me i bambini! Che risposta piena di buon senso mi dà questa mia figlia!".

Giunto il giorno della festa, i principi dei regni vicini, i nobili di corte e anche umili commercianti, artigiani e contadini, provenienti dalle più recondite regioni, vennero a rendere il loro omaggio al re.

All'ora dei saluti, un araldo annunciava il nome di ogni invitato, e questi si avvicinava a sua maestà, portando un dono preparato con la massima cura: sete, le più delicate, ceste piene di frutti dolci e succulenti, selle di cuoio finissimo per i cavalli da caccia e molti altri oggetti, tra i più svariati.

Il Conte Federico, il Duca Riccardo e il Marchese Edoardo, essendo i consiglieri più anziani, furono lasciati per ultimi nella cerimonia.

Il primo si approssimò al sovrano, facendo tre pompose riverenze, e gli diede una penna d'oro, incastonata di pietre preziose, con la quale egli avrebbe potuto scrivere belle poesie e firmare i più importanti documenti del regno.

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Infine, il Marchese Edoardo gli diede
il suo regalo: un rosario di perle
preziose!

Il duca, con modi non meno solenni, gli offrì una robusta arca di ebano e bronzo, piena di cassetti e divisori, contenente le erbe medicinali più efficaci, perfettamente organizzate secondo le malattie. Era suo desiderio, diceva, conservargli la salute perché regnasse per molti anni.

Infine, il Marchese Edoardo gli regalò una scatoletta d'avorio, delicatamente lavorata, contenente un rosario di perle preziose. In modo semplice e rispettoso, spiegò che il miglior mezzo di attrarre benedizioni per il regno sono le preghiere fatte a Dio dal monarca, per mezzo della Madonna,. E lo invitò a recitare il Rosario con devozione, soprattutto nei momenti di maggior pericolo.

Terminata la festa, il re continuava ad essere indeciso, anche se era incline a scegliere come cancelliere il conte, che aveva riconosciuto con tanta gentilezza il valore delle poesie composte dal sovrano... O forse era meglio il duca, sempre preoccupato per la sua salute e benessere...

Alcuni giorni dopo, un avvenimento inatteso decise l'elezione.

Era un pomeriggio di sole caldo e di cielo intensamente azzurro, mentre il re stava cacciando, i suoi cani lo guidarono nel folto di un bosco lontano. Il luogo gli era totalmente sconosciuto, ma confidando nell'intuizione della muta si immerse da solo nell'ignota foresta.

Ad un certo punto, il cavallo si fermò e non volle proseguire, mentre i cani continuavano ad abbaiare, come se avessero avvertito la vicinanza di qualche selvaggina di particolare valore. Il monarca scese da cavallo e proseguì a piedi.

Il tempo passava e la bramata preda non appariva. I cani, con la coda tra le gambe, palesavano il loro insuccesso. La notte si avvicinava e il bosco fu immerso in una densa penombra. Confusi tra quegli alberi, re e cani si fermarono in una radura. Si erano persi nella foresta!

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Tuttavia, non passò molto tempo che
sentì voci amiche… Era un nutrito
gruppo di contadini che si erano
inoltrati nel folto del bosco
alla sua ricerca

Sedutosi su una pietra, Re Edmondo cercò nella sua bisaccia qualcosa che gli potesse essere utile in quella circostanza e si imbatté sulla bella scatola d'avorio regalatagli dal Marchese Edoardo. Come era capitata lì? Poteva essere stata messa lì soltanto da sua figlia Sofia...

"Questa bambina cerca sempre mezzi per farmi pregare", pensò il re. "Ma, in questo caso, l'espediente viene proprio a proposito, perché qui l'unica soluzione è il Rosario!". Si mise a recitarlo, promettendo alla Vergine Santissima di essere più devoto se Lei lo avesse aiutato ad uscire dal pasticcio in cui si era messo.

Quando terminò, si era fatto completamente buio. Si udivano in lontananza ululati di lupi e bramiti di orsi, mentre i cani si agitavano inquieti e guaivano con nervosismo. Il sovrano, di temperamento nient'affatto codardo, cominciò a provar paura. Tuttavia, non passò molto tempo che sentì voci amiche. Era un nutrito gruppo di contadini, armati di pali, torce e coltelli. Avevano scoperto per caso il cavallo del re in prossimità della foresta e avevano immaginato che lui avesse bisogno di aiuto. Si erano organizzati senza indugio e si erano inoltrati nel folto del bosco alla sua ricerca.

Riconosciuta l'efficacia e il potere del Rosario, Re Edmondo non solo riaffermò la promessa fatta alla Madonna, ma anche trovò la risposta al suo dilemma: il migliore tra i suoi consiglieri era, senza dubbio, colui che gli aveva offerto quella corona e lo aveva invitato a pregarlo nei momenti di pericolo e difficoltà.

Grato per la bontà della Madonna, il monarca consacrò il suo regno a Maria, Sede della Sapienza. Da quel momento in poi, sarebbe stata Lei che l'avrebbe guidato... con l'aiuto del nuovo cancelliere, il saggio e devoto Marchese Edoardo.

(Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2011, n. 102. p. 46 - 47)

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