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Storie per bambini

Che Gesù mi dia... Gesù!

Pubblicato 2011/08/18
Autore : Suor Ana Rafaela Maragno, EP

Il sacerdote si avvicinò molto lentamente, per vedere chi c'era dietro l'altare. Cosa faceva quella piccina lì, in ginocchio e con le lacrime agli occhi?

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Ostensorio.jpgIl sacerdote si avvicinò molto lentamente, per vedere chi c'era dietro l'altare. Cosa faceva quella piccina lì, in ginocchio e con le lacrime agli occhi?

Suor Ana Rafaela Maragno, EP

Orfanotrofio "Maria di Nazareth", delle Figlie della Carità, era una casetta dall'aspetto accogliente. Povera, ma pulita e ben ordinata, la residenza richiamava l'attenzione dei passanti della Via delle Acacie. Del resto, il nome della via ben si adattava al suo aspetto, poiché per tutta la sua lunghezza era dornata da questi frondosi alberi. In primavera, essi fiorivano, producendo abbondanti racemi e lasciando un tappeto dorato al suolo, a mano a mano che i fragili fiorellini erano strappati dal vento.

Anche alle devote suore responsabili dell'orfanotrofio piacevano i fiori. E il giardino della casa era degno di stare in quella via così gioiosa e bella, poiché c'erano margherite, gigli, rose, gelsomini e violette in quantità oltre che farfalle, api e colibrì, che venivano a deliziarsi con il nettare dei fiori, forse più saporito per la grazia e l'eleganza dell'ambiente.

Nella casa c'erano 30 bambini orfani. Tuttavia, anche se non possedevano i veri genitori, essi avevano molte "mamme", poiché nessuna delle suore risparmiava gli sforzi per aiutare quelle povere creature abbandonate, che accudivano com tutto l'amore e ogni premura.

Conoscendo la fama dell'istituzione, era molto comune che una coppia idonea volesse adottare un bambino. Le buone religiose pregavano molto, allora, per il prescelto, chiedendo alla Provvidenza di guidarlo nel cammino del bene. Accadeva anche di frequente che apparissero neonati abbandonati alla porta dell'orfanotrofio.

Fu quello che accadde una fredda mattina d'autunno. Uscendo per andare a prendere il pane, l'inserviente della cucina vide un fagottino che si muoveva sulla soglia, da cui provenivano dei fievoli gemiti. Prendendo in mano il singolare oggetto, sentì delle manine gelide e umide sotto le sue e, aprendo il tessuto, trovò un neonato dall'aspetto orientale, che piangeva sommessamente. Era una bambina talmente piccina che ci stava tutta nelle sue due mani.

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Nessuna delle suore risparmiava gli sforzi per
aiutare quelle povere creature abbandonate

La portò dentro, la scaldò, mettendole vestitini puliti e asciutti e tentò di darle qualcosa da mangiare. La poverina era quasi morta per il freddo e per l'umidità, riusciva appena a muovere le labbra. Curata ell'infermeria, l'affetto e lo zelo della suora infermiera le furono più salutari delle stesse medicine. In pochi giorni la piccola apriva già gli occhietti, succhiava dal poppatoio e riusciva ad abbozzare un sorriso.

Trascorsero i mesi, era cresciuta molto e si sviluppava come un bambino normale. Non si sapeva, però, da dove provenisse, chi fosse la sua famiglia, neppure se fosse cinese, giapponese o filippina, poiché in quella cittadina non c'erano famiglie orientali.

Gli anni passarono e la bambina, battezzata col nome di Talita - che significa "bambina", nome dato da Gesù alla figlia di Giairo nel resuscitarla -, cresceva allegra e vivace. Tuttavia, non apprendeva le cose com molta facilità. Era molto servizievole e pia, aiutava i bambini più piccoli, si metteva a disposizione delle suore per aiutarle, era obbediente e disciplinata, stava sempre nella cappella a ornarla di fiori per Gesù e per la Vergine o a pregare, ma non riusciva ad imparare nulla al di là dell'"Ave Maria" e del "Padre Nostro".

Giunta l'epoca della Prima Comunione, cominciò a frequentare il catechismo amministrato dal cappellano dell'orfanotrofio, don Vincenzo. A Talita piaceva partecipare alla Messa, cantava come un angelo e sognava di poter ricevere Gesù nel suo cuore ma quando il sacerdote le faceva le domande del catechismo, non si ricordava quello che doveva rispondere. Malgrado percepisse la sua tristezza, il buon sacerdote si vide nella contingenza di farle ripetere ancora per un anno il catechismo, nella speranza che con il tempo maturasse un altro po' e si preparasse meglio per l'augusto momento.

Quando seppe questa notizia, Talita mutò completamente il suo comportamento: invece di giocare com gli altri bambini all'ora di ricreazione, fuggiva nella cappella e si metteva a pregare. Le piaceva soprattutto rimanere presso il Santissimo, esposto tutti i giovedì.

In uno di questi giorni, don Vincenzo entrò nella cappella e sentì soavi singhiozzi di una vocina infantile. Notando una testina che sporgeva nel presbiterio, il sacerdote si avvicinò molto lentamente, per vedere chi c'era dietro l'altare: era Talita. Cosa faceva quella piccina lì, in ginocchio e con le lacrime agli occhi? La bambina, con le manine giunte, guardava fisso verso il Santissimo Sacramento, piangeva e pregava sommessamente.

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Uscendo, l'inserviente vide un
fagottino che si muoveva
sulla soglia

Il sacerdote si inginocchiò al suo fianco e chiese:

Che fai qui, Talita?

- Sono venuta a far visita al Santissimo Sacramento.

Il sacerdote rimase perplesso, poiché la bambina era incapace di rispondergli questo alle lezioni di catechismo... Per metterla
alla prova, chiese ancora una volta:

- E che cos'è il Santissimo Sacramento?

- Che domanda... è Gesù! - rispose lei, sorpresa per tale domanda.

- E che cosa chiedi a Gesù? - insistette lui. - Chiedo a Gesù che mi dia... Gesù!

Certamente, il Regno dei Cieli è degli innocenti! Talita poteva non riuscire a rispondere alle intricate domande della dottrina, ma il suo cuore non l'ingannava: lì stava Gesù, che lei desiderava tanto ricevere! Questa volta, gli occhi di don Vincenzo si inumidirono... Come poteva lui negare la comunione a un'anima tanto pura?

Giunto l'atteso giorno, le suore vestirono i bambini poveramente, ma con tanta dignità e modestia, che sembravano piccoli principi e principesse. Talita non stava in sé dalla contentezza! Raccolta, non parlava molto, eppure, non poteva smettere di sorridere. Terminata l'indimenticabile cerimonia, ci fu un pranzo speciale e la bambina, dopo essere rimasta con tutti gli altri, fuggì un'altra volta nella cappella. Voleva ringraziare Gesù per essere venuto a visitare il suo cuore.

Visse ancora per molti anni all'orfanotrofio, dando sempre buon esempio di pietà e dedizione verso tutti, frutto delle VINCENZO, visite al suo caro Gesù.

(Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2011, n. 100, p.)

 

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