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Storie per bambini

Un Rosario smarrito nel bosco

Pubblicato 2011/03/10
Autore : Suor Lucía Ordoñez Cebolla, EP

Quel bosco era sempre stato molto attraente! La sua aria di mistero e i suoi alberi centenari, le cui foglie filtravano i raggi del Sole, erano uno scenario perfetto per intrattenere i bambini del villaggio, cui piaceva l'avventura.

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"Una Corona, per quanto semplice non è mai un oggetto comune!", ribatté Mario. "Dobbiamo cercare il suo proprietario,  perché dev'essere
proprio triste per averla persa".

Suor Lucía Ordoñez Cebolla, EP

Quel bosco era sempre stato molto attraente! La sua aria di mistero e i suoi alberi centenari, le cui foglie filtravano i raggi del Sole, erano uno scenario perfetto per intrattenere i bambini del villaggio, cui piaceva l'avventura. Soprattutto durante le vacanze o nei fine settimana, si vedevano gruppi che correvano da ogni lato, perdendosi nell'ombra della vegetazione, mentre echeggiavano, in lontananza, grida gioiose.

Durante la guerra vi trovarono rifugio i soldati della retroguardia. Per questo erano rimasti, un po' dappertutto, cartucce vuote, resti di polvere da sparo, piombo e altri arnesi, che rendevano il luogo ancor più coinvolgente per i bambini.

Illustrazioni: Edith Petitclerc    
01.jpg
Guarda, è un rosario! Dobbiamo trovare
il suo proprietario

Un giorno, due amici, Mario e Alessandro, passeggiavano tra gli alberi in cerca di qualcosa di nuovo. Erano stati compagni di scuola ed erano soliti trascorrere le vacanze insieme. Mario abitava sempre nel villaggio, mentre Alessandro si era trasferito con la famiglia nella capitale. Procedevano conversando animatamente su quello che sarebbe stato il loro futuro. Insomma, stavano terminando la scuola e forse non si sarebbero più incontrati.

- Sarò medico - disse Alessandro

- mi sto già preparando per entrare nella Facoltà. Voglio aiutare le persone! Sono rimasto scosso nel vedere come soffrivano i soldati durante la guerra senza avere un dottore che li aiutasse. E tu, ti sei già deciso?

- Ancora no... - rispose Mario.

- Muoviti! Sei ormai all'ultimo anno. Devi prendere una decisione!

- Anche a me piacerebbe scegliere una professione per aiutare le persone. La medicina però non mi attira.

Mario e Alessandro camminavano lentamente e la conversazione stava assumendo toni di riflessione. All'improvviso, videro qualcosa brillare nel mezzo di un arbusto e istintivamente affrettarono il passo. Era una corona di legno, logora per l'uso, la cui croce di metallo brillava alla luce del sole.

- Guarda, è un rosario! - esclamò Mario, afferrandolo e baciando subito il crocifisso.

- Ah! È solo una comune corona...- ribatté Alessandro.

- Una corona non è mai una cosa comune, per quanto semplice sia! - lo rimproverò Mario - Dobbiamo trovare il suo proprietario, dev'essere proprio triste per averla persa.

Alessandro tentò di dissuadere l'amico. Il villaggio non era tanto piccolo... Inoltre, poteva appartenere a uno delle migliaia di soldati che erano passati di lì durante la guerra. Mario, allora, decise di portarla alla cappella che si trovava nel centro del bosco e di depositarla ai piedi della Madonna. Poteva succedere che chi l'aveva persa, andasse a cercarla lì e in tal modo avrebbe potuto riprenderla.

Giunti alla cappella, Mario invitò il suo amico a entrare con lui per pregare insieme la Madonna come avevano sempre fatto, ma Alessandro non volle seguirlo. Preferì aspettare fuori, contemplando le meraviglie della natura...

Mario entrò. Passarono cinque minuti, quindici minuti, mezz'ora, e non usciva mai! Impaziente, Alessandro si domandava il motivo per cui il suo amico si attardasse per così tanto tempo in quella cappella...

Alla fine uscì. Procedeva sorridendo e sembrava illuminato.

- Che è successo? Perché ci hai messo tanto? - chiese Alessandro.

- Ho deciso quello che sarò: sacerdote!

- Come? Che idea ti è venuta in mente?

- Sì, tu sarai medico di corpi ed io sarò medico di anime! Oggi ho visto chiaramente davanti alla Madonna qual è la mia vocazione e L'ho pregata molto affinché mi aiuti a entrare subito in seminario e a trasformarmi in un santo sacerdote.

Alessandro non ebbe il coraggio di dire più nulla. Ritornarono a casa di Mario e, terminate le vacanze, ognuno prese la propria strada. Alessandro entrò nella Facoltà di Medicina e Mario entrò nel Seminario Diocesano. I due persero i contatti l'uno dell'altro.

Passarono vent'anni e don Mario fu designato cappellano dell'Ospedale Modello della capitale. Lì ritrovò il suo vecchio amico, ora illustre clinico e chirurgo. Aveva fatto una bella carriera professionale ma, purtroppo, si preoccupava solo di questioni concrete, senza curarsi della vita spirituale.

Un giorno, il prete e il medico s'incontrarono nella stanza di un povero malato che non smetteva di gemere. Dopo averlo esaminato, il dottor Alessandro disse di non capire la ragione di quei lamenti. La malattia stava regredendo e non c'era una causa organica per i dolori che sembravano tormentarlo.

- Ahi, ahi, ahi, dottore! Sto per morire... e non avrò salvezza! - ripeteva l'infermo, afflitto.

Il sacerdote si avvicinò nel tentativo di incoraggiarlo, esortandolo ad aver fiducia nella Madre di Dio e lo invitò a pregare insieme il Rosario.

- Non mi parli del Rosario!

- Perché mai? Non c'è nessuna creatura più dolce e buona di Maria...

Il poveruomo gli raccontò la sua storia. Poco più di vent'anni prima era stato soldato nella guerra. Prima di partire, sua madre gli aveva dato un rosario, facendogli promettere che lo avrebbe portato sempre con sé e lo avrebbe pregato quotidianamente. Per un po' di tempo, il militare obbedì a quella richiesta, ma non resistendo alla derisione dei compagni, passando per il bosco di un villaggio, gettò la corona su un arbusto. Da quel giorno, la coscienza gli pesava enormemente e non si sentiva degno di pregare la Madonna, né di rivolgere lo sguardo verso nessuna delle sue immagini.

Il sacerdote e il medico si guardarono tra loro stupefatti! Il villaggio era il loro paese d'infanzia e il rosario era quello che avevano trovato! Don Mario tolse una corona di legno dalla tasca e la restituì all'infermo, dicendo:

- Ecco qui il suo rosario! Se Maria ha voluto che le fosse restituito, è perché vuole manifestarle il suo perdono! Il volto del malato s'illuminò. Il prete gli narrò allora la scena avvenuta venti anni prima, come doveva la sua vocazione sacerdotale a quella corona che aveva conservato come ricordo della grazia ricevuta e con la quale aveva cominciato a pregare tutti i giorni.

Il medico ascoltava don Mario, con gli occhi pieni di lacrime. Percependo quanto si era allontanato da Dio, si chiedeva: "Che cosa serve essere un grande professionista se poi si lascia la propria anima in abbandono?"

Medico e paziente chiesero la Confessione e recuperarono la pace. Il vecchio soldato fu presto dimesso dall'ospedale. Il dottor Alessandro e don Mario lavorarono insieme ancora per molti anni, nella più perfetta armonia: uno curava i corpi e l'altro la salute alle anime.

(Rivista Araldi del Vangelo , Marzo / 2011, n. 95, p. 46 - 47)

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