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Storie per bambini

Invidia, carità e devozione a Maria

Pubblicato 2020/01/20
Autore : Víctor Emanuel Bareiro Bogarín

Come ultimo favore, il giovane contadino chiese consiglio al suo sovrano e questi, guardandolo dritto negli occhi, rispose: “La carità è paziente, la carità è buona …” Si trattava di un vero programma di vita!

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Come ultimo favore, il giovane contadino chiese consiglio al suo sovrano e questi, guardandolo dritto negli occhi, rispose: "La carità è paziente, la carità è buona ..." Si trattava di un vero programma di vita!

Víctor Emanuel Bareiro Bogarín

In mezzo ai tranquilli pascoli che circondavano un simpatico villaggio francese, si vedeva una grande estensione di terre coltivate, al punto da perdersi all'orizzonte. Proprio nel mezzo, si potevano vedere due case rustiche, solide e signorili, malgrado con il passare degli anni si fossero un po' deteriorate. Ci vivevano le famiglie Beaumont e Fidèle, i cui figli, Benoît, Jean, Michel, Louis e Pierre, aiutavano molto i loro genitori nel lavoro nei campi.

In primavera, l'ampia prateria era tutta tinta con il delicato viola delle lavande coltivate nella regione. La nostra storia, tuttavia, si svolge alla fine dell'inverno. In questi giorni, un bianchissimo manto copriva i campi, dove i bambini giocavano innocentemente facendo pupazzi di neve.
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 Anche gli altri ragazzi s'inginocchiarono, per recitare
insieme il Il Santo Rosario con rinnovata devozione

Al tramonto, tutti si riunivano nella casa della famiglia Beaumont. Lì li aspettava uno spuntino generoso, con biscotti, formaggi, burro fresco, pane fatto in casa e tutti i tipi di tè. Tuttavia, Madame Beaumont, donna molto devota e retta, non ammetteva che
i piccoli iniziassero a servirsi senza prima fare una breve meditazione e e la lettura insieme di qualche passo della Scrittura.

A conclusione dello spuntino, accendeva una candela in lode alla Madre di Dio e tutti si riunivano per recitare il Rosario accanto ad un'antichissima immagine della Madonna, che non aveva alcuna invocazione, ma una storia molto singolare.

Così, in inverno, trascorreva la vita pacata dei bambini, piena di innocente gioia. Tuttavia, il verme dell'invidia aveva cominciato a marcire sottilmente l'anima innocente di Benoît Beaumont, così come la lebbra si impossessa delle sue vittime. Gli dava fastidio vedere che, essendo il più grande, Jean e anche il piccolo Pierre dimostravano più abilità nel fare i pupazzi e una maggiore agilità nei giochi. Anche se nulla si manifestava esteriormente, il risentimento si accumulava nella sua anima.

Un giorno, l'armoniosa convivenza tra i bambini si ruppe violentemente. Benoît accusò Jean di aver agito con slealtà e si gettò furiosamente contro di lui. Iniziò una lotta tra bambini, fino al punto di scambiarsi pugni e calci.

Al richiamo di Madame Beaumont, i disaccordi furono interrotti.Tuttavia, tornando a casa, tutti, specialmente Benoît, sentivano un profondo peso di coscienza. Sembrava loro di portare nell'anima un fardello pieno di amor proprio, di egoismo, di mancanza di amore per Dio e, quindi, di amore per il prossimo.

Quando entrarono nella stanza, la buona signora era pronta per iniziare la preghiera quotidiana. Compenetrata e raccolta com'era, non si accorse che i bambini non si guardavano e nemmeno si rivolgevano la parola, ma forse per ispirazione angelica, senza sapere cosa fosse successo tra loro, decise di raccontare la storia dell'immagine davanti alla quale pregavano sempre.

"Più di cinque secoli fa, in una fredda notte d'inverno, passava quasi in incognito, nelle vicinanze del nostro villaggio, il molto venerabile Re San Luigi IX. Tornava da una campagna vittoriosa contro i nemici del regno.

Stanco per la cavalcata non di un giorno, ma di mesi, scorse tra la nebbia e l'oscurità, l'ombra di una persona. Era un povero contadino che aspettava l'arrivo del suo padrone per rendergli omaggio. Voleva offrirgli in regalo una bella scatola di legno, intagliata con le sue stesse mani.

Quando lo vide avvicinarsi, il re gli chiese:

"Giovanotto, che ci fai qui al freddo dell'alba?"

"Aspetto il mio signore" - rispose.

E, presentando il suo dono, continuò:

"Quando ho saputo che Vostra Maestà sarebbe passata dal nostro umile villaggio, mi sono sentito in dovere di prestarvi un semplice atto di vassallaggio, e ho usato tutte le mie modeste abilità per ringraziarvi, attraverso questa piccola scatola, per
quello che avete fatto per la Francia, fate e, con la grazia di Dio, ancora farete".

Il santo re ascoltò con buona emozione le parole del plebeo e, quando lui ebbe concluso, mandò uno dei suoi scudieri a portargli una pia statua della Madonna, avvolta in stoffe preziose. Con un gesto elegante e paterno, la consegnò al contadino estasiato, che la ricevette con estrema ammirazione.

Come ultimo favore, il giovane chiese un consiglio al suo sovrano, e questi, guardandolo dritto negli occhi, rispose ripetendo con calma un passo della Sacra Scrittura: ‘La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto. [...]Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta' (1 Cor 13, 4-5.7).bambino.jpg

Rivolgendosi ancora una volta al devoto contadino, gli disse:

"Ecco a te, figlio mio, più che un consiglio: è un programma di vita! Seguilo e conserverai la tua innocenza. So che, col favore della Vergine Santissima, ti si dovranno aggiungere molte altre virtù. Avrai una discendenza abbondante e molto pia, e io rendo grazie alla Regina del Cielo e della terra per averti collocato alla portata del mio affetto. In Suo nome ti benedico".

Ebbene, figli miei - concluse Madame Beaumont -, questo contadino è stato uno dei nostri antenati. Ci ha lasciato in eredità questa bella statua, che potrebbe benissimo chiamarsi Madonna della Carità.

Nel concludere tanto ispirate parole, Madame Beaumont notò un ambiente di molta benedizione. Fissando il volto dei bambini, vide che alcuni piangevano. Senza dire nulla, il giovane Benoît si diresse presso la statua della Regina del Cielo, si inginocchiò e, in silenziosa preghiera, le chiese perdono per gli errori che aveva commesso. Anche gli altri bambini si inginocchiarono per recitare il Santo Rosario insieme con rinnovata devozione. Alla fine, un canto di lode alla Madre di Dio scaturì all'unisono da tutti i cuori.

Con l'atmosfera trasformata dal valore di quelle contrite preghiere, senza dubbio accompagnate dal Cielo dagli Angeli, il piccolo Benoît cercò i suoi amichetti e, con sincera umiltà, chiese loro perdono. Libero dall'invidia che corrodeva la sua anima,
ringraziò sua madre per la storia formativa e, con la coscienza pulita, invitò allegramente tutti ad un gustoso spuntino. (Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2020, n. 200, p. 46-47).

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