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Santa Paola: Il capolavoro del Dottore delle Scritture

Pubblicato 2020/01/20
Autore : Suor Maria Beatriz Ribeiro Matos, EP

Discepola di San Girolamo, seppe rimanere fedele al suo padre spirituale anche di fronte alle persecuzioni e alle calunnie dirette contro di lui

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Discepola di San Girolamo, seppe rimanere fedele al suo padre spirituale anche di fronte alle persecuzioni e alle calunnie dirette contro di lui

Suor Maria Beatriz Ribeiro Matos, EP

Anche se tutte le membra del mio corpo diventassero lingue e le loro articolazioni parlassero con voce umana, nemmeno così potrei dire nulla degno delle virtù della santa e venerabile Paola".1 È in questo modo che San Girolamo inizia una delle sue lettere, introducendo il lettore, con parole così brevi, a una delle pagine più belle dell'agiografia cattolica.

Santa Paula1.jpgChi sarà mai colei che fece credere a San Girolamo di essere incapace di esaltarla come meritava?

Illustre dama dell'antica Roma

Correva l'anno 379. In un dolce tramonto autunnale, le case si illuminavano discretamente e, a poco a poco, il trambusto proprio di una città indaffarata diminuiva, lasciando il posto al silenzio della notte. Era Roma, la capitale del mondo.

Lo sguardo osservatore di chi transitava per quelle strade così ben lastricate era attratto da un palazzo, intensamente illuminato, i cui rumori provenienti dall'interno indicavano la presenza di un gran numero di persone. La riunione era appena iniziata. A poco a poco arrivavano le matrone, rivestite di ricchi tessuti, ornati con preziosi gioielli e trasportate in comode lettighe. Si sentivano i primi accordi di una musica. Iniziava un'altra festa nell'alta società romana.

Ancora giovane, si direbbe che Paola, la matriarca di quella casa, fosse la persona più felice del mondo. Le grandi glorie dei Corneliii, Scipioni, Emiliii e Gracchi risplendevano sulla sua culla. Possedeva anche un'intelligenza brillante: oltre al latino, parlava il greco alla perfezione. Si unì in matrimonio con Tossozio, il germoglio del nobilissimo sangue dei Giulii, una famiglia diventata celebre in tutto il mondo quando Giulio Cesare assunse il potere come console e dittatore. Alla nobiltà, la coppia univa un'immensa fortuna.2

Una signora di questa classe era costretta a vestirsi con abiti di seta ricamati d'oro, indossare scarpe decorate con brillanti, una cintura ornata di pietre, adornarsi con orecchini e collane il cui costo era equivalente a un patrimonio. Paola seguiva queste regole alla lettera.

Spogliata della felicità mondana

Felici e senza pensieri si susseguivano gli anni per la coppia, nel cui seno nacquero cinque figli: Blesilla, Paolina, Eustochia, Rufina e Tossozio, così chiamato in onore del padre. L'illustre signora, però, non poteva immaginare la grande tempesta
in arrivo con la morte del marito.

L'evento improvviso offuscò il suo orizzonte di tristezza e le fece perdere il corso della sua esistenza. Essendo ancora giovane, circa trentun anni, il suo futuro diventava incerto, la sua famiglia indifesa e la sua vita sociale instabile. Scossa
dal dolore, piangeva notti intere senza che nessuno fosse capace di confortarla.

L'abbattimento di Paola raggiunse un punto tale che molti temevano per la sua vita. Si definiva cristiana, ma non riusciva a contemplare quella tragedia con gli occhi della fede. Tuttavia, la sofferenza finì per darle l'opportunità, per la prima volta, di
considerare le cose alla luce chiara delle realtà eterne, davanti alle quali la fantasia passeggera della mondanità giace per terra.

A cosa le serviva essere annoverata tra le prime fortune dell'impero? Qual era l'utilità del suo nobilissimo sangue? E ancora, che vantaggio traeva dallo sforzo di apparire bene in società, dal fatto di passare ore di seguito a intrecciare i capelli e ad abbellirsi per essere considerata bella?

Il corpo freddo e inerte di suo marito era una risposta contundente: il riconoscimento del mondo non lo aveva liberato dalla morte; il denaro e i tributi non sarebbero mai più riusciti a fargli muovere nemmeno per una volta ancora neanche un dito.

Questa prospettiva, del tutto nuova per Paola, può aver fatto sanguinare la sua anima ancora più della perdita della persona che amava. Davanti a lei si aprì un bivio: poteva immergersi ancora di più nel mondo, dando libero sfogo alla disperazione e al godimento dei piaceri, oppure tendere la mano alla Provvidenza, che la invitava alla serietà. Quale dei due percorsi avrebbe scelto?

Parola ed esempio che trasformano

Sicuramente Paola non sarebbe stata in grado di superare una situazione così cruciale se per lei non fosse diventato realtà il passo della Scrittura: "Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro" (Sir 6, 14).

Marcella era una patrizia di un altro importante lignaggio romano. I suoi genitori le avevano organizzato un matrimonio vantaggioso per garantire la continuità della famiglia, e lei, pur nutrendo il desiderio di donarsi completamente a Dio, obbedì ai desideri paterni. Tuttavia, rimase vedova dopo soli sette mesi e, non avendo mai amato il mondo, trasformò il suo palazzo in una vera comunità religiosa.

Passarono alcuni anni fino a che un giorno una giovane passò davanti a quella residenza che era stata convertita in monastero e prese contatto con coloro che vi abitavano. Ancora coperta di abiti da lutto e immersa nella tempesta interiore, la
vedova di Tossozio si meravigliò dell'esempio di colei che aveva avuto, nel suo breve matrimonio, una sorte simile alla sua.

Paola aprì la sua anima all'influenza di Marcella e questa la aiutò a spogliarsi delle vanità mondane, introducendola nell'intimità divina. Come la discepola stessa avrebbe riconosciuto in seguito in una lettera, fu "la prima ad accendere la scintilla nella nostra legna", esortando "con la parola e l'esempio ad abbracciare questo genere di vita".3

Sapienza di Dio... stoltezza per il mondo, dice San Paolo (cfr. 1 Cor 1, 23-24). Forse, già allora, qualche "saggio" avrà definito la conversione della giovane donna come il frutto di un grave turbamento psicologico causato dalla morte del marito... Ma, in realtà, si trattava di una grazia che faceva meraviglie nel cuore
di quella distinta signora.

Contrariamente alla società che aveva frequentato in precedenza, Paola avanzò a grandi passi lungo la via della perfezione. Distribuì gran parte delle sue ricchezze ai poveri, assistette i bisognosi con estrema bontà e, quando i parenti la criticavano perché toglieva ai suoi figli per dare agli altri, rispondeva loro che gli lasciava un'eredità più grande e più preziosa dell'oro: la misericordia di Cristo.

Riunioni con il Dottore delle Scritture

Paola stava ancora muovendo i primi passi della sua conversione quando una presenza illustre e singolare si fece sentire a Roma, risvegliando simpatia in alcuni, e in altri antipatia.

In mezzo al lusso e ai piaceri di quel tempo, era egli un uomo inaridito che "pareva un ritratto di Elia, del Battista o di Antonio". Nella parlata, nel contegno, nei gesti, dava l'impressione di un asperrimo eremita, di un monaco pieno di perfezione e di un uomo veramente crocifisso per il mondo e trasformato in Gesù Cristo".4

Era il Vescovo Girolamo, che era giunto nella Città Eterna per fare da segretario a Papa San Damaso e servire da prezioso consigliere biblico. Secondo alcuni agiografi, ricopriva una carica equivalente a quella di Segretario di Stato del giorno d'oggi.

La sua erudizione e virtù, unite a una figura straordinariamente austera, attiravano tutti coloro che cercavano la santificazione, soprattutto le matrone cristiane. Fu Santa Marcella che, mossa dall'ammirazione, tenne il primo ponte di comunicazione tra loro e il Santo, perché quest'ultimo, per modestia, allontanava gli occhi dalle nobildonne.5

Trovando in loro, e in altre sue amiche, un autentico desiderio di progredire nelle vie della perfezione, San Girolamo non risparmiò alcuno sforzo per condurle lungo i sentieri della virtù. Cominciò col notare che, sebbene avessero consacrato la loro
vita e i loro desideri a Dio, conservavano ancora numerosi capricci e difetti. Erano, scrive il Santo, "schiave del mondo [...], incapaci di sopportare l'immondizia versata per strada. Si facevano trasportare da eunuchi, si irritavano per le irregolarità della
strada, ritenevano gli abiti di seta che le rivestivano pesanti carichi e si sentivano infastidite dal sole, se questo riscaldava un po' di più".6
São Jerônimo - Santa Paula - Santa Eustóquia.jpg
Con grande discernimento e
pazienza, il sant'uomo cominciò a
orientare e a forgiare il carattere
della patrizia romana

San Girolamo, Santa Paola,
Santa Eustochia e Blesilla -
Chiesa di Santa 
Maria
Maddalena, Genova



Su richiesta di quelle dame, San Girolamo iniziò a tenere riunioni nel palazzo di Marcella, e più tardi in quello di Paola, dove spiegava loro diversi passi della Bibbia. 

Vero padre spirituale di Paola

A poco a poco, divenne la guida spirituale di tutte loro, specialmente di Paola. Se Marcella era stata l'amica fedele che l'aveva aiutata nella scelta del bene, spettò a Girolamo generarla "in Cristo Gesù mediante il Vangelo" (1 Cor 4, 15).

Con grande discernimento e pazienza, il sant'uomo cominciò a guidare e a forgiare il carattere della patrizia romana, che a sua volta lo vedeva più come padre che come maestro. Così si stabilì tra loro il vincolo perenne proprio delle cose dello spirito.

Si racconta, ad esempio, che una delle figlie di Paola, Blesilla, una giovane donna dall'aspetto attraente ma dedita agli incanti del secolo, abbia finito per rinunciare al mondo, orientata da San Girolamo. Tuttavia, la malaria la portò alla sepoltura in tre mesi, lasciando sua madre nuovamente oppressa dal dolore, al punto da assumere atteggiamenti irragionevoli, come quella di smettere di nutrirsi.

Vero padre spirituale, San Girolamo, anche lui si commosse per la separazione: "Ti assicuro, o mia Paola, per quel Gesu? che Blesilla ora segue, per i suoi angeli santi con i quali gode in famiglia: ti giuro che soffro gli stessi dolori, la stessa disperazione che soffri tu. Sono suo padre in spirito, il suo precettore per la carità".7

Nonostante il dolore così manifestato, San Girolamo ricordava a Paola, con grande tatto, che dietro a tutto ciò che accade c'è la mano di Dio. Le spiegò perché un tale epilogo fosse stato il migliore, anche per lei, sua madre. La ammonì con fermezza a non lasciarsi prendere dall'affetto puramente carnale, paragonandola a una donna pagana il cui marito era da poco morto.

Nei quattro anni in cui San Girolamo rimase a Roma, Santa Paola si lasciò plasmare da lui, fino a diventare, più di tutti i suoi scritti biblici, dottrinali o apologetici, "la migliore lettera, il capolavoro"8 del grande Dottore della Chiesa.

Orgoglio e fedeltà di fronte alle calunnie

Arrivò l'anno 385. Paola, che era già maturata nella virtù, era pronta ad affrontare virilmente una nuova tempesta - e quanto sarebbe stata dura! Lei, che aveva rinunciato al mondo per donarsi a Dio, avrebbe dovuto sfidarlo ancora una volta, per suggellare la sua fedeltà alla via scelta.

Con la morte di San Damaso, San Girolamo fu destituito dalle sue funzioni pontificie. Allo stesso tempo, un'ondata di calunnie infami si sollevò contro di lui. Lo accusavano di non essere ciò che di fatto appariva; attribuivano la conversione di Paola, di Marcella e di tante altre matrone a doni magici da lui usati per attirare e manipolare le persone e, peggio ancora, tentarono di
macchiare le riunioni nel palazzo di Santa Marcella dando loro una connotazione maliziosa.

In questo modo infangavano il vincolo santo e interamente spirituale tra Paola, le sue figlie e San Girolamo. Dicevano che era un uomo depravato, consegnato a immoralità, e ci fu anche un uomo disgraziato che formulò gravi accuse, che in seguito riconobbe essere false...
 
Ma San Girolamo non si lasciò intimidire e contemplava con alterigia la persecuzione che su di lui si era scatenata: "Quale angoscia maggiore ho sofferto fino ad ora, io che milito sotto la bandiera della croce? Sono riusciti a portare l'infamia di un falso crimine; ma so che arriveremo nel Regno dei Cieli attraverso la buona o la cattiva fama".9

Conoscendo l'integrità della sua figlia spirituale, e vedendola anche offesa, evidenzia come le sue virtù l'abbiano resa degna di soffrire per Cristo: "O invidia, che per prima mordi te stessa! O astuzia di Satana, che sempre perseguiti il santo! Nessun'altra donna nella città di Roma ha fatto parlare di sé quanto Paola e Melania, che, disprezzando le loro ricchezze e abbandonando i
loro figli, hanno innalzato la Croce del Signore come un vessillo di pietà. Se stessero vivendo nel villaggio di Baia, se cercassero profumi, se facessero della loro ricchezza e della loro vedovanza un pretesto di lusso e libertà, sarebbero considerate signore e anche sante".10

Anima di profonde convinzioni, nulla riuscì a scuotere la consegna di Paola a Dio e la sua fiducia in San Girolamo. Di fronte alle persecuzioni e alle calunnie contro di lui, questa insigne discepola seppe rimanere fedele al padre che la guidava attraverso le vie dello Spirito.

Quale gioia per il Dottore delle Sacre Scritture, in mezzo a quel mare agitato, vedere risplendere in lei la fedeltà e la costanza, frutti del suo intenso apostolato e del suo sacrificio! Infatti, concludendo una delle sue lettere di difesa, San Girolamo scrive:
"Porgete i miei saluti a Paola ed Eustochia - anche se non è gradito al mondo, esse sono mie in Cristo".11

Regola vivente da seguire nel monastero

Sempre nel travagliato anno 385, Santa Paola lascia la Città Eterna su una nave diretta in oriente, seguendo le orme del suo maestro. Nei mesi successivi conoscerà la Terra Santa, culla della fede, e l'Egitto, luogo che ha dato i natali alla vita monastica. Percorrendo ciascuno dei luoghi santi, la sua anima pia rivivrà il Vangelo.

Maestro e discepoli si stabiliranno finalmente a Betlemme. Lì Paola erigerà un monastero femminile, di cui sarà superiora, e
San Girolamo un cenobio maschile. Costruiranno anche una casa dedicata all'alloggio dei pellegrini, in riparazione della mancanza di accoglienza subita dalla Sacra Famiglia in quella città.

Nel monastero di Betlemme, Santa Paola visse per circa vent'anni. Nonostante tutte le responsabilità nella direzione della casa, continuava ad assistere San Girolamo nei suoi commenti alle Sacre Scritture, soprattutto sollevando domande e
facendo osservazioni che lo conducevano a nuove spiegazioni. Per essere più utile al suo maestro, imparò anche l'ebraico. Seguendo il suo esempio, si sforzava soprattutto a trasporre gli insegnamenti biblici nella vita quotidiana, piuttosto che
studiarli intellettualmente.

Superiora esemplare, era la regola vivente da seguire. Non c'era nessuno che la vincesse in umiltà o la superasse in generosità. Coniugando fermezza e compassione e dotata di un alto senso psicologico, formava le sue discepole in modo eccellente e, nonostante gli ammonimenti di San Girolamo, si sottometteva a severe penitenze, dicendo: "Devo imbruttire un volto che, contro il comando di Dio, ho così spesso dipinto di rosso, sfumato e pallido". Devo mortificare un corpo che si è dato a molte delizie. [...] Io, che un tempo ho cercato di compiacere il secolo e il marito, ora voglio compiacere Cristo".12
São Jerônimo impõe o hábito a Santa Paula e Santa Eustóquia1.jpg
Che gioia per il Dottore delle Sacre
Scritture, in mezzo a quel mare
agitato, vedere risplendere
nella discepola tanta fedeltà
e costanza!

San Girolamo impone l'abito a
Santa Paola e Santa Eustochia
- Museo Nazionale
d'Arte Antica, Lisbona



Da Betlemme al Regno dei Cieli

Dopo aver varcato la soglia dei cinquantasei anni, Dio trovò Paola pronta per il Cielo. Una terribile malattia la colpì, facendole capire che la sua fine era prossima. Convertendo il sussulto dell'agonia in lode a Dio, ella diceva solo: "Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L'anima mia languisce e brama gli atrii del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel
Dio vivente" (Sal 84, 2-3).

Quando furono informati che un'anima così virtuosa stava per lasciare questa terra, monaci e vergini si precipitarono al monastero. Ad essi si unirono i Vescovi di Gerusalemme e di altre città, oltre a molti sacerdoti e diaconi. Alla sua morte, tutti lodarono Dio per le meraviglie operate in quella nobile signora. "Non siamo tristi di averla persa, ma rendiamo grazie a Dio di averla avuta, o meglio, di averla ancora",13 ha poi espresso San Girolamo nell'elogio funebre della sua discepola.

Da lei si accomiatò con parole piene di poesia e di pietà dicendo: "Addio, Paola. Aiuta con le tue preghiere l'ultima tappa della vecchiaia di chi ti riverisce. La tua fede e le tue opere ti hanno associata a Cristo; presso di Lui otterrai più facilmente ciò che chiedi."14 (Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2020, n. 200, p. 16 a 19).

1 SAN GIROLAMO. Lettera 108, n.1.
2 Cfr. GENIER, OP, Raimundo. Santa Paula. Barcelona: La Hormiga de Oro, 1929, p.11; 19.
3 SAN GIROLAMO. Lettera 46, n.1.
4 SIGÜENZA, José de. Vida de San Geronimo, apud MORENO, Francisco. San Jerónimo: la espiritualidad del desierto.
Madrid: BAC, 2007, p.44.
5 Cfr. Idem, p.45.
6 SAN GIROLAMO. Lettera 66, n.13.
7 SAN GIROLAMO. Lettera 39, n.2.
8 RUIZ BUENO, Daniel. Introducción, versión y notas. In: SAN GIROLAMO. Lettere. Madrid: BAC, 1962, vol.I, p.233.
9 SAN GIROLAMO. Lettera 45, n.6.
10 Idem, n.4.
11 Idem, n.7.
12 SAN GIROLAMO. Lettera 108, n.15.
13 Idem, n.1.
14 Idem, n.33.

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