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Spiritualità

Belligerante amore materno

Pubblicato 2020/01/20
Autore : Adriel Brandelero

Uccello semplice e comune nell'aspetto, la pavoncella del Cile evoca, alla luce della fede, la combattività di una madre capace di affrontare tutte le sofferenze, le lotte e i pericoli per difendere il suo amato figlio.

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Uccello semplice e comune nell'aspetto, la pavoncella del Cile evoca, alla luce della fede, la combattività di una madre capace di affrontare tutte le sofferenze, le lotte e i pericoli per difendere il suo amato figlio.

Adriel Brandelero

La scena era singolare: una coppia di uccelli dal piumaggio grigio camminava tranquillamente lungo la strada rettilinea, insieme al loro piccolo figlioletto. Questo andava avanti, come se indicasse la strada e i suoi genitori lo seguivano. A un certo punto, i tre uccelli si fermarono, forse per recuperare le energie e la femmina, avvicinandosi al piccolo, lo ricoprì con entrambe le ali, come la gallina con i pulcini. Il maschio si mantenne in una postura vigile, attento a tutto ciò che accadeva intorno a lui.

Il curioso trio rimase quasi immobile per alcuni minuti, sufficienti a permettere a chi li osservava di rendersi conto che si trattava di una famiglia di Vanellus chilensis, le popolari pavoncelle del Cile, in portoghese quero-queros, così chiamate dall'onomatopea del loro stridulo urlo. Tutto invitava ad analizzare con più calma questo uccello, tanto comune quanto poco valorizzato, perché in generale le persone si rendono conto della sua esistenza solo quando sono infastidite dalle sue persistenti strida… Il frutto della breve riflessione fornita dalla scena pittoresca, lo offro qui al lettore.

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Come tutte le opere uscite dalle mani dell’Altissimo, anche questo uccello è stato creato secondo un principio divino di saggezza, essendo capace, come simbolo, di insegnare agli uomini una verità che molte volte fatichiamo a comprendere.

Possiede un che di aquila, ma, per così dire, un po’ imborghesita, perché preferisce i campi alle cime delle montagne e penetra con facilità negli ambienti urbani, scegliendo per habitat luoghi piani e aperti come prati e giardini. D’altra parte, si può vedere in lui qualcosa della delicatezza del colibrì, sia nell’elegante miscela dei colori delle sue piume, sia nel becco appuntito e dritto o addirittura nel pennacchio nero nella parte posteriore della testa, che gli conferisce una nota inconfondibile di fascino e leggerezza.

Ma le pavoncelle del Cile si caratterizzano soprattutto per essere energici difensori dei loro nidi, minacciando e affrontando qualsiasi animale o persona che si avventuri a oltrepassare i confini del loro territorio. Sia le uova che i piccoli sono sempre sotto la guardia vigile della madre o del padre che, al minimo segnale di pericolo, emette il rumoroso allarme, di per sé sufficiente a mettere in fuga gli inconsapevoli intrusi. Quando si tratta di autentici predatori, che non si spaventano per le urla, la pavoncella del Cile li respinge con voli radenti e mirati.

Come si vede, questa specie vive solo in funzione del suo nido e dei suoi rampolli. Si tratta quindi di un'eccellente rappresentazione dell'amore materno, disposto a tutto per la prole, sia essa numerosa o composta da un unico figlio.

Inoltre, questo uccello possiede speroni nella piega delle ali che gli conferiscono un'aria di aggressività, essendo usati come armi d'attacco e di difesa. Figura espressiva alla quale non è difficile associare la capacità materna di ferire e distruggere la
tracotanza nemica: "La gloria di un uomo dipende dall'onore del padre, vergogna per i figli è una madre nel disonore" (Sir 3, 11).

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Sintetizzando questi aspetti, la pavoncella del Cile si presenta ai nostri occhi come simbolo della belligeranza materna, dell'odio di una madre, capace di affrontare tutte le sofferenze, lotte e pericoli per evitare che suo figlio sia bersaglio di qualche attacco. Ora, sappiamo che, con il peccato originale, "la creazione è stata sottomessa alla caducità" (Rm 8, 20) e attende con ansia, gemendo, la manifestazione dei figli di Dio. Pertanto, le nostre considerazioni non sarebbero complete senza immaginare come sarebbe il canto della pavoncella del Cile in Paradiso e come sarà nel Regno di Maria.

Forse prima della caduta di Adamo assomigliava a un'emozionante melodia di guerra, adatta a risvegliare nell'anima di chi l'ascoltava i migliori slanci di audacia ed eroismo… E quando gli effetti della Redenzione raggiungeranno la natura creata con una forza ancora maggiore, al punto che le pietre diventeranno più belle, gli alberi più eleganti, gli animali più graziosi, gli uomini più santi, gli Angeli più sublimi e la grazia più abbondante, quale sarà il ruolo della nostra semplice pavoncella del Cile?

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Forse il suo canto, vigoroso, armonioso e chiarissimo, risuonando nell’aria, ricorderà agli uomini i torrenti d’amore che dal Cuore Immacolato di Maria si saranno riversati nel mondo, dando vita ad un’era di meraviglie. Simboleggerà, insomma, l’affetto pertinace e inesauribile di Colei che, essendo la Madre per eccellenza, è “terribile come schiere a vessilli spiegati” (Ct 6, 4) nella difesa del suo Divino Figlio e di tutti coloro che, da Lui stesso, Le furono consegnati ai piedi della Croce. (Rivisti Araldi del Vangelo, Gennaio/2020, n. 200, p. 50-51).

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