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Catechismo

“Dall’Egitto, ho chiamato mio figlio”

Pubblicato 2020/01/17
Autore : Suor Ariane Heringer Tavares, EP

Durante il tempo in cui rimasero lì, quanto desiderio non avranno avuto Gesù, Maria e Giuseppe di non lasciare quella nazione straniera e idolatra! Ma era necessario che la Scrittura si adempisse…

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Durante il tempo in cui rimasero lì, quanto desiderio non avranno avuto Gesù, Maria e Giuseppe di non lasciare quella nazione straniera e idolatra! Ma era necessario che la Scrittura si adempisse…

Gli scritti sacri contenuti nella Bibbia, in particolare quelli che compongono il Nuovo Testamento, raramente possiedono un linguaggio ricercato o difficile da comprendere. Invece, solitamente sono molto sintetici e parchi di dettagli, lasciando il lettore curioso di conoscere nel vivo i fatti ivi narrati.

Oltretutto il Vangelo mantiene nell'oscurità e nel silenzio molti passaggi della vita dell'Uomo-Dio, costringendoci a ricostruirli sulla base di dati storici, antiche tradizioni, rivelazioni private o deduzioni logiche basate su ciò che già conosciamo.

È il caso di tutto ciò che si riferisce all'infanzia di Gesù Bambino e, più in particolare, alla fuga in Egitto, episodio sul quale cercheremo di fare un po' di luce in queste righe, partendo da una breve panoramica degli eventi che l'hanno preceduta.

Erode fu colto da insicurezza e timore

Otto giorni dopo la nascita del Divino Infante, secondo la Legge di Mosè, ebbe luogo la cerimonia della circoncisione, mentre la Sacra Famiglia era ancora nella Grotta di Betlemme.1

Fuga para o Egito1.jpg

L’Egitto era una regione lontana su cui Erode non aveva alcun potere.
Lì il Bambino-Dio sarebbe stato in salvo dai suoi persecutori

Qualche tempo dopo, trascorso il periodo della purificazione che ogni madre era obbligata ad osservare, la Sacra Famiglia partì per Gerusalemme. Lì Gesù fu presentato dai suoi genitori nel Tempio, dando occasione alla profezia di Simeone: Questo

Bambino "è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2, 34-35).

Non appena si seppe il fatto, cominciò a diffondersi rapidamente tra la gente la notizia che il Messia lungamente atteso era già tra di loro. E l'apparizione dei Magi dall'Oriente che cercavano il Re appena nato per adorarlo (cfr. Mt 2,2), non fece altro che confermare la recente notizia...

Tutto questo fermento mise in agitazione Erode. Volle allora conoscere il tempo e il luogo dove, secondo i profeti, sarebbe nato il Re dei Giudei, e vedendo che tutte le indagini sembravano corrispondere a quanto accadeva in quei giorni, il re malvagio fu preso da insicurezza e timore. Temendo di perdere il trono, ordinò che i bambini sotto i due anni venissero uccisi in tutta la Giudea.

Sollecitudine di Maria e Giuseppe alla voce dell'Angelo

In questo momento degli avvenimenti, la Sacra Famiglia era già partita da Gerusalemme, perché "Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth" (Lc 2, 39). Fu, pertanto, nella Santa Casa di Nazareth, oggi venerata a Loreto, che "un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: ‘Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo'" (Mt 2, 13).

Fedele all'avvertimento ricevuto, il Santo Patriarca si alzò senza indugio e partì con Maria e il Divino Infante per la lontana regione dove sarebbero rimasti fino alla morte di Erode, per adempiere a quanto predetto dal profeta: "dall'Egitto ho chiamato mio Figlio" (Os 11, 1).

Dalla descrizione del Vangelo si evince che non c'è stata alcuna resistenza all'ordine divino da parte dei santi sposi. Al contrario, si alzarono "durante la notte" (Mt 2,14) per obbedire con sollecitudine alla chiamata dell'Angelo, senza lamentarsi di
quel contrattempo.

In questo modo, come commenta San Giovanni Crisostomo, ci sono stati da esempio affinché "nel cominciare una qualche opera spirituale e sentendoci afflitti dalle tribolazioni, non ci lasciamo turbare, né trasportare dall'abbattimento, ma sopportiamo con valore ed eroismo tutte le contraddizioni".2

Lungo e penosissimo viaggio

L'Egitto era una regione lontana su cui Erode non aveva alcun potere. Lì il Bambino-Dio sarebbe stato in salvo dai suoi persecutori.

Si ritiene che questo viaggio abbia avuto luogo all'inizio di febbraio, epoca in cui il freddo penetrante dell'inverno si faceva ancora sentire,3 e si calcola che la Sacra Famiglia abbia impiegato circa due mesi per seguire il percorso a piedi, accompagnata solo da un asino che trasportava il bagaglio e le provviste.

Per difendersi dalla minaccia di Erode, fu necessario scegliere la via meno trafficata e, sotto questo aspetto, la più sicura, ma questo li costrinse a percorrere più di centotrenta leghe esposti alla fame, alla sete e alla minaccia degli assalitori.

Nel suo libro su San Giuseppe, Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP, fa notare quanto "il viaggio sia stato penosissimo, e alcuni demoni ne approfittarono per rendere ancora più ardui i contrattempi... Sorsero tante difficoltà e problemi durante il tragitto che San Giuseppe pensò di cambiare destinazione; solo non lo fece a causa del mandato celeste e delle profezie
che annunciavano il passaggio del Redentore per l'Egitto".4

Durante l'accidentato percorso, il Santo Patriarca faceva tutto il possibile per alleviare le sofferenze di Gesù e della sua Madre Santissima. Secondo uno dei suoi biografi, si comportava come un vero Arcangelo: "L'Angelo Raffaele non ebbe certamente così tanta cura nel difendere Tobia dalla ferocia del pesce che lo voleva divorare nei flutti del Tigri come San Giuseppe nel custodire il Bambino dai suoi nemici in questa fuga verso l'Egitto".5

Costretto a scappare come un fuggiasco dal rifiuto e dall'ingratitudine degli uomini, il Dio Incarnato Si vedeva costretto, già nella sua più tenera età, a passare per le innumerevoli difficoltà di un lungo e penosissimo viaggio durante il quale non aveva
più rifugio e conforto se non le braccia della Vergine e del suo santissimo sposo.6

Sette anni di esilio in Egitto

Dopo due lunghi mesi di viaggio, la Sacra Famiglia arrivò finalmente nelle terre dell'Egitto.

Come narra una pia tradizione, entrando nei villaggi di quel paese idolatrico, le statue dei falsi dei, vere rappresentazioni del demonio, cadevano per terra e si riducevano in polvere. Così si adempiva la finalità per la quale, secondo Origene, erano stati inviati in Egitto dal Padre Eterno: "Vai, gli dice l'Angelo, con il Salvatore nella terra dell'Egitto, vivaio di idolatrie, affinché i loro idoli siano distrutti, i demoni tormentati e messi in fuga, e invece della moltitudine dei templi dei loro abomini, sorgano moltitudini di Chiese, commutando i vizi in santità e gli errori in vera religione".7

Non si conosce con certezza il luogo in cui sono rimasti. Secondo una certa tradizione, la Sacra Famiglia si sarebbe stabilita in una semplice casetta nel luogo occupato oggi da una chiesa copta ortodossa del Cairo. Più probabilmente, però, andarono a vivere vicino ad Alessandria, dove c'erano fiorenti comunità ebraiche.8

Durante il tempo in cui sono rimasti lì, quanto desiderio non avranno avuto Gesù, Maria e Giuseppe di lasciare quella nazione straniera e idolatra! Affinché si adempisse la scrittura "dall'Egitto ho chiamato mio Figlio" (Cfr. Mt 2,15), la Divina Provvidenza volle sottoporre a questa terribile prova coloro che più amava, per lunghi mesi.

Si ritiene che nei primi tre giorni non abbiano avuto modo di nutrirsi se non attraverso l'elemosina che, con grande difficoltà, il padre nutritivo del Redentore riusciva ad ottenere. Solo dopo un certo tempo San Giuseppe cominciò a guadagnarsi il
loro sostentamento con il suo lavoro.

All'inizio vivevano in una tale povertà che il letto su cui dormivano non era altro che la dura terra. Anche la Regina degli Angeli cercava di aiutare il suo sposo con il lavoro delle sue preziose mani, facendo lavori di tessitura e di cucito.

"Sarà chiamato nazareno"

Avendo trascorso da uno a sette anni in questa regione lontana - le opinioni degli autori sono divergenti 9 - ecco che "un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del Bambino'" (Mt 2, 19-20). Immediatamente, con lo spirito di prontezza e flessibilità che lo caratterizzava, "alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele" (Mt 2, 21).

Fuga Egito -Vitral Notre-Dame de Paris6.jpg
Sorsero tante difficoltà e problemi lungo il tragitto che San Giuseppe pensò di
cambiare destinazione, soltanto non lo fece a causa del mandato celeste

Prima di partire, il Santo Patriarca preparò il giumento che sarebbe servito per condurre la sua Sposa e suo Figlio. Senza dubbio avrebbero lasciato molta nostalgia nelle persone della regione che, influenzate dalle virtù che emanavano dalla Sacra Famiglia, finirono per aprire le loro anime per aderire alla vera Religione.

Tuttavia, il tempo designato dalla Provvidenza era già stato completato. Nuove sofferenze erano riservate al doloroso viaggio di ritorno che avrebbero dovuto fare. Quante volte il Bambino Gesù non avrebbe sofferto la fame e la sete in mezzo agli aridi deserti...

Arrivato in Giudea, San Giuseppe apprese che Archelao, figlio di Erode, aveva assunto il trono al posto di suo padre. Per questo, invece di dirigersi verso Betlemme, come sarebbe stata sua intenzione in un primo momento, si diresse verso la Galilea, dove sarebbero stati più al sicuro da una persecuzione.

Su mandato dell'Angelo, si stabilirono nuovamente a Nazareth, città situata nella giurisdizione del tetrarca Erode Antipa, molto meno crudele e dispotico di suo fratello. Così, ancora una volta, ciò che era stato detto dai profeti si sarebbe adempiuto: "Sarà
chiamato Nazareno" (Mt 2, 23).

Lì si stabilirono, conducendo una vita semplice e silenziosa fino al momento in cui il Figlio di Dio Si sarebbe dovuto manifestare al mondo. (Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2020, n. 200, p. 20 a 23)

1 Cfr. CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. São José: quem o conhece?... São Paulo: Lumen Sapientiæ, 2017, p.244-249.
2 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, apud SAN TOMMASO D'AQUINO. Catena Aurea. In Matthæum, c.II, v.13-15.
3 Cfr. LAMY, apud CASTRO, Giovanni Battista de. Vida do Glorioso São José. Lisboa: Santo Ofício, 1761, p.165.
4 CLÁ DIAS, op. cit., p.281. 
5 CASTRO, op. cit., p.166-167.
6 Cfr. Idem, p.168.
7 ORIGENE, apud CASTRO, op. cit., p.169-170.
8 Cfr. TUYA, OP, Manuel de. Biblia Comentada. Evangelios. Madrid: BAC, 1964, vol.V, p.42.
9 L'esegeta gesuita Andrés Fernádez Truyols argomenta a favore dell'ipotesi che "l'esilio in Egitto non è durato più di un anno e forse soltanto pochi mesi" (FERNANDEZ TRUYOLS, SJ, Andrés. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. 2.ed. Madrid: BAC, 1954, p.73). Mons. João, tuttavia, difende, sulla base di Suarez e di altri autori, che la Sacra Famiglia vi rimase per sette
anni (cfr. CLÁ DIAS, op. cit., p.294)

Riparare le infedeltà del popolo eletto

Sulla via della Terra Promessa il popolo eletto ha peccato contro la sua chiamata,scontentando grandemente il Signore. Egli, tuttavia, mosso dal profondo amore per la sua eredità, ha voluto operare la riparazione.

C'era una ragione di saggezza divina nelle dure vicissitudini di questo viaggio. Come indica il Dott. Plinio, "nella fuga in Egitto era la Santa Chiesa che, sola, peregrinava per il deserto".

Trovandosi lì le primizie del Cristianesimo, Dio desiderava che la Sacra Famiglia riparasse a tutte le infedeltà commesse dagli ebrei nel partire da quella nazione. Tali peccati, infatti, furono quelli che più Lo offesero nella Storia della salvezza anteriore al deicidio, perché la luce primordiale dei figli di Abramo, ossia, l'aspetto del Creatore che più erano chiamati a rappresentare, consisteva nella fede nell'impossibile e nell'irrealizzabile, nel credere quando tutto sembrasse perduto. Le vicende di Abramo (cfr. Gn 22, 10-12), di Giacobbe (cfr. Gn 27, 22-23), di Ester (cfr. Est 14, 1-19) o dei tre giovani nella fornace ardente (cfr. Dn 3, 14-93), tra le tante altre, mostrano bene che la virtù dei grandi Santi di questo popolo si elevava all'angelico quando essi si trovavano in un quadro senza soluzione umana.

Sulla via della Terra Promessa il popolo eletto peccò esattamente contro questa chiamata, scontentando molto il Signore. Ciò nonostante, mosso dal profondo amore per la sua eredità, Egli volle operare la riparazione attraverso le sue tre creature più dilette. Così, purificato da questa colpa davanti alla giustizia divina, Israele avrebbe potuto ricevere degnamente il Messia e la Redenzione.

Con questo obiettivo, lungo tutto il percorso la Sacra Famiglia si fermò nei luoghi più simbolici della rivolta del popolo contro Dio, compiendo atti di riparazione. Furono, per esempio, presso la pietra di Meriba, dove ci fu la ribellione per la mancanza d'acqua (cfr. Es 17,1-7; Nm 20,1-13). Lì pregarono, molto fervidamente, con l'intenzione di fare riparazione per quel peccato contro la fede. La Madonna, Madre di Misericordia, pregò specialmente per Mosè, affinché, in occasione della sua morte, la sua colpa fosse cancellata e non gli fosse imputata al momento dell'ingresso in Cielo.

 Estratto, con piccoli adattamenti, da: São José: quem o conhece?... São Paulo: Lumen Sapientiæ, 2017, p.281-283

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