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Santa Agnese e il Regno dei Cieli

Pubblicato 2020/01/16
Autore : Redazione

Nella Santa Chiesa, il predicatore istruito è colui che sa parlare sulla dolcezza del Regno dei Cieli e, allo stesso tempo, sul timore dei castighi. Ascoltiamo ciò che si dice sul Regno per amarlo; ascoltiamo ciò che si insegna sul supplizio per temerlo.

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Nella Santa Chiesa, il predicatore istruito è colui che sa parlare sulla dolcezza del Regno dei Cieli e, allo stesso tempo, sul timore dei castighi. Ascoltiamo ciò che si dice sul Regno per amarlo; ascoltiamo ciò che si insegna sul supplizio per temerlo.

Nel Vangelo proclamato oggi (Mt 13,44-52), carissimi fratelli, il Regno dei Cieli è dichiarato simile alle realtà terrene, affinché l'anima possa elevarsi da ciò che conosce a ciò che non conosce. Così, con l'esempio delle cose visibili, si vedrà trasportata verso quelle invisibili e, per così dire, riscaldata dal contatto con esse, in modo che l'amore che prova per ciò che conosce la porterà ad amare anche quello che non conosce.


"L'amore è forte come la morte"

Il Regno dei Cieli è qui in primo luogo paragonato a un tesoro nascosto in un campo: "un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo" (Mt 13, 44). [...]
Sant?Agnese.jpg

Fu condotta alla presenza di re e
governatori, ma rimase ferma, più
resistente dei carnefici, superiore
anche a chi la giudicava


Sant’Agnese - Vetrata della
Cattedrale di Juiz de Fora (Brasile
)

Il tesoro è il Cielo, al quale aspiriamo; il campo dove è stato nascosto è la nostra persistente applicazione per conquistarlo. Vendere tutto per acquistare questo campo significa rinunciare alle voluttà e calpestare tutti i desideri terreni, mantenendo una condotta celestiale, in modo da non trovare piacevole tutto ciò che lusinga la carne e non temere nulla di quello che distrugge
la vita del corpo.

Il Regno dei Cieli assomiglia anche a un mercante in cerca di perle preziose. Quando ne trova una di grande valore, anche lui vende tutto per poterla acquistare. Infatti chi conosce nel modo più perfetto possibile la dolcezza della vita celeste, abbandona volentieri tutte le cose che amava sulla terra.

A paragone della vita beata, tutto gli sembra senza valore: egli lascia ciò che possiede e distribuisce ciò che aveva accumulato; la sua anima si infiamma per il desiderio delle cose celesti; delle cose terrene, nulla le piace più; quello la cui bellezza lo affascinava in questo mondo le sembra ora informe, perché solamente lo splendore della perla preziosa folgora nel suo spirito. È di questo desiderio che Salomone afferma giustamente: "Forte come la morte è l'amore" (Ct 8, 6).

Dio ci chiede di dominare i desideri della carne

Infatti, così come la morte distrugge il corpo, l'amore della vita eterna spegne la passione per le cose del corpo e rende come insensibile ai desideri della terra la persona di cui si appropria interamente. 

Sant'Agnese, di cui oggi celebriamo la festa, non avrebbe potuto morire corporalmente per Dio senza essere prima spiritualmente morta per i desideri della terra. Elevata alle vette della virtù, la sua anima disprezzò i tormenti e calpestò le ricompense.

Fu condotta alla presenza di re e governatori circondati da soldati, ma rimase ferma, più resistente dei carnefici, superiore anche a chi la giudicava. E noi, adulti pieni di debolezza, che vediamo ragazzine camminare verso il Regno dei Cieli per mezzo della spada, cosa diremo, di fronte a tali esempi, noi che ci lasciamo dominare dalla collera, gonfiare di orgoglio, turbare dall'ambizione e insudiciare dalla lussuria?

Se non siamo stati chiamati a conquistare il Regno dei Cieli attraverso lotte e persecuzioni, sentiamo almeno la vergogna per non voler seguire Dio in tempo di pace. Al giorno d'oggi, Dio non ci dice "Muori per Me"; ma soltanto: "Fa' morire in te i desideri proibiti". Se non riusciamo a dominare i desideri della carne nei tempi di pace, come potremo sacrificare questa stessa carne al Signore nel momento della guerra?

Buoni e cattivi siamo insieme in questa vita 

Anche il Regno dei Cieli assomiglia a una rete che, gettata in mare, raccoglie pesci di tutte le specie.

Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, dove raccolgono i buoni in ceste e buttano via i cattivi. [...]

In questa vita, siamo tutti raggruppati nelle maglie della Fede, come un insieme di pesci ancora non selezionati. Sulla riva, però, si rivelerà la natura di ciò che è stato trascinato dalla rete, cioè, dalla Santa Chiesa. A differenza di questi animali, che non possono cambiare dopo essere stati catturati, noi siamo stati pescati cattivi, ma in questa rete diventiamo buoni. Riflettiamo, pertanto, mentre ci troviamo dentro, per evitare di essere respinti quando arriveremo in terraferma.

Considerate quanto vi aggrada la solennità di oggi, al punto che se a qualcuno di voi fosse vietato di parteciparvi, si sentirebbe molto triste. Come rimarranno allora coloro che in quel giorno saranno trascinati fuori dalla vista del Giudice, separati dalla compagnia degli eletti e dopo essere stati immersi nelle tenebre, saranno torturati dal fuoco eterno?

Per approfondire brevemente questo paragone, il Signore aggiunge: "Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti" (Mt 13, 49-50).
Ecco qui, carissimi fratelli, parole che dobbiamo temere più che spiegare. I tormenti dei peccatori sono chiaramente enunciati in modo che nessuno prenda a pretesto la sua ignoranza, come se il tema gli fosse stato esposto in una forma oscura. [...]

Amare il Regno, temere il castigo

Il Signore terminò il suo discorso precisamente dove lo aveva iniziato. Prima Egli aveva affermato che il Regno era simile a un tesoro nascosto e a una perla preziosa; poi descrisse le pene dell'inferno, a proposito dei tormenti che lì soffrono i condannati; e aggiunse, per concludere: "Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che
estrae dal suo tesoro cose nuove e
cose antiche" (Mt 13, 52).

È come se Egli avesse detto chiaramente: "Nella Santa Chiesa, il predicatore istruito è colui che sa esprimere cose nuove, parlando della dolcezza della dimora celeste, e al tempo stesso esporre cose antiche, parlando della paura dei castighi, affinché almeno i tormenti spaventino coloro che le ricompense non attirano". Ascoltiamo ciò che si dice del Cielo per amarlo; ascoltiamo ciò che si insegna sul supplizio per temerlo, affinché, se l'amore non bastasse a trascinare nel Regno un'anima intorpidita e troppo attaccata alla terra, almeno per paura venga essa condotta là.

Ecco come il Signore parla della Geenna: "Lì ci sarà sarà pianto e stridore di denti". Là lamenti eterni faranno seguito alle delizie di oggi. Pertanto, carissimi fratelli, se temete di dover piangere allora, fuggite ora dalla vana gioia. Infatti è davvero impossibile rallegrarsi con il mondo di oggi e regnare con il Signore quel giorno. Arginate, dunque le onde della felicità effimera, dominate interamente i piaceri della carne.

Che il pensiero del fuoco eterno vi renda amaro tutto ciò che vi piace in questo mondo. Per la severa regola di vita che si addice a uomini adulti, eliminate i divertimenti puerili ai quali vi consegnate, affinché, fuggendo dalle cose transitorie, possiate  arrivare senza difficoltà alle gioie eterne, con l'aiuto di Nostro Signore Gesù Cristo. (Rivista Araldi del Vangelo. Gennaio/2020, n.200, p. 6-7).

Estratto da: SAN GREGORIO MAGNO. Omelie sui Vangeli. Omelia XI, pronunciata nella Basilica di Sant’Agnese nel giorno della sua festa: PL 76, 1114-1118

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