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Voce del Papa

Una virtù difficile, ma possibile…

Pubblicato 2019/10/25
Autore : Redazione

La sacra verginità e la castità perfetta consacrata al servizio di Dio sono certamente, per la Chiesa, tra i tesori più preziosi che il suo Autore le abbia lasciato, in eredità. Come fare, però, per conservarle?

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La sacra verginità e la castità perfetta consacrata al servizio di Dio  sono certamente, per la Chiesa, tra i tesori più preziosi che il suo Autore le abbia lasciato, in eredità. Come fare, però, per conservarle?

La dottrina che stabilisce l’eccellenza e la superiorità della verginità e del celibato sul matrimonio, come già dicemmo, era stata annunciata dal divin Redentore e dall’apostolo delle genti. […] Tuttavia, poiché di recente vi sono stati alcuni che hanno impugnato con serio pericolo e danno dei fedeli questa dottrina tramandataci dalla Chiesa, Noi, spinti dall’obbligo del Nostro ufficio, abbiamo creduto opportuno nuovamente esporla in questa enciclica, indicando gli errori, proposti spesso sotto apparenza di verità. […]Imaculado Coração de Maria.jpg

La castità consacrata esige anime forti e nobili

La verginità è una virtù difficile. Perché la si possa abbracciare, non basta solamente aver fatta la risoluzione ferma e decisa d’astenersi per sempre dai piaceri leciti del matrimonio: bisogna anche saper padroneggiare e domare con una vigilanza e una lotta costanti le rivolte della carne e le passioni del cuore; fuggire le allettative del mondo e vincere le tentazioni del demonio. […] Esige, quindi, anime forti e nobili, pronte al combattimento e alla vittoria, “per il regno dei cieli” (Mt 19, 12). […]

Benché la castità consacrata a Dio sia una virtù ardua, la sua pratica fedele, perfetta, è possibile alle anime che, dopo aver bene considerato ogni cosa, hanno risposto con cuore generoso all’invito di Gesù Cristo e fanno quanto è loro possibile per conservarla. […] Perché “Dio non comanda l’impossibile, ma, comandando, ammonisce di fare quanto puoi e di chiedere quello che non puoi e ti aiuta affinché possa”.1 […] 

I mezzi raccomandati dal divin Redentore stesso per difendere efficacemente la nostra virtù sono: una vigilanza continua, con la quale facciamo quanto ci è possibile da parte nostra e una costante preghiera con la quale chiediamo a Dio ciò che noi non possiamo fare a causa della nostra debolezza: “Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione, lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mt 26, 41). Una tale vigilanza, che si estenda ad ogni tempo e circostanza della nostra vita, ci è assolutamente necessaria: “la carne, infatti ha desideri contrari allo spirito, e lo spirito desideri contrari alla carne” (Gal 5, 17). Se alcuno cedesse, anche leggermente, alle lusinghe del corpo, facilmente si sentirebbe trascinato a quelle “opere della carne” (cfr. Gal 5, 19-21), enumerate dall’apostolo, che costituiscono i vizi più abominevoli dell’umanità. […] “Chi ama il pericolo, perirà in esso” A custodia della castità, dice san Girolamo, serve più la fuga che la lotta aperta. "Per questo io fuggo, per non essere vinto”, diceva di se stesso. […] Tutti i santi e le sante hanno sempre considerato la fuga e l’attenta vigilanza per allontanare con diligenza ogni occasione di peccato come mezzo migliore per vincere in questa materia: purtroppo, però, sembra che oggi non tutti pensino così.

Alcuni sostengono che tutti i cristiani, e soprattutto i sacerdoti, non devono essere segregati dal mondo, come nei tempi passati, ma devono essere presenti al mondo e, perciò, è necessario metterli allo sbaraglio ed esporre al rischio la loro castità, affinché dimostrino se hanno o no la forza di resistere. Quindi i giovani chierici devono tutto vedere, per abituarsi a guardare tutto tranquillamente e rendersi così insensibili ad ogni turbamento.

Per questo permettono loro facilmente di guardare tutto ciò che capita, senza alcuna regola di modestia; di frequentare i cinematografi, persino quando si tratta di pellicole proibite dai censori ecclesiastici; sfogliare qualsiasi rivista, anche oscena; leggere qualsiasi romanzo, anche se messo all’Indice o proibito dalla stessa legge naturale.

E concedono questo perché dicono che ormai le masse di oggi vivono unicamente di tali spettacoli e di tali libri; e, chi vuole aiutarle, deve capire il loro modo di pensare e di vedere. Ma è facile comprendere quanto sia errato e pericoloso questo sistema di educare il giovane clero per guidarlo alla santità del suo stato. “Chi ama il pericolo, in esso si perderà” (Sir 3, 26).

Viene opportuno l’avviso di sant’Agostino: “Non dite di avere anime pure, se avete occhi immodesti, perché l’occhio immodesto è indizio di cuore impuro”. 

Il pudore avverte il pericolo e impedisce di esporsi al rischio

Un metodo di formazione così funesto, poggia su un ragionamento molto confuso. Certo, Cristo nostro Signore disse dei suoi apostoli: “Io li ho mandati nel mondo” (Gv 17, 18); ma prima aveva anche detto di essi: “Essi non sono del mondo, come neppure io sono del mondo” (Gv 17, 16), e aveva pregato con queste parole il suo Padre divino: “Non ti chiedo che li tolga dal mondo, ma che li liberi dal male” (Gv 17, 15).

La Chiesa quindi, che è guidata dai medesimi principi, ha stabilito norme opportune e sapienti per allontanare i sacerdoti dai pericoli in cui facilmente possono incorrere, vivendo nel mondo; con tali norme la santità della loro vita viene messa sufficientemente al riparo dalle agitazioni e dai piaceri della vita laicale.

A più forte ragione i giovani chierici, per essere formati alla vita spirituale e alla perfezione sacerdotale e religiosa, devono venire segregati dal tumulto secolaresco, prima di essere inseriti nella lotta della vita; restino pure a lungo nel seminario o nello scolasticato per ricevervi un’educazione diligente e accurata, imparando poco alla volta e con prudenza a prendere contatto con i problemi del nostro tempo, conforme a quanto scrivemmo nella Nostra esortazione apostolica Menti Nostræ.

Quale giardiniere esporrebbe alle intemperie delle giovani piante esotiche, col pretesto di sperimentarle?

Ora, i seminaristi e i giovani religiosi sono pianticelle tenere e delicate, da tenersi ben protette e da allenare progressivamente alla lotta. Gli educatori del giovane clero faranno opera ben più lodevole e utile, inculcando a questi giovani le leggi del pudore cristiano. Non è forse il pudore la migliore difesa della verginità, tanto da poter si chiamare la prudenza della castità?Coraçao Imaculad de Maria.jpg

Esso avverte il pericolo imminente, impedisce di esporsi al rischio e impone la fuga in occasioni a cui si espongono i meno prudenti. Il pudore non ama le parole disoneste o volgari e detesta una condotta anche leggermente immodesta; fa evitare attentamente la familiarità sospetta con persone di altro sesso, poiché riempie l’anima di un profondo rispetto verso il corpo, che è membro di Cristo (cfr. 1 Cor 6, 15) e tempio dello Spirito Santo (cfr. 1 Cor 6, 19).

L’anima veramente pudica ha in orrore il minimo peccato di impurità e tosto si ritrae al primo risveglio della seduzione. […]

Madre potentissima delle anime consacrate

Ma per custodire illibata e perfezionare la castità, esiste un mezzo la cui meravigliosa efficacia è confermata dalla ripetuta esperienza dei secoli: e, cioè, una devozione solida e ardentissima verso la vergine Madre di Dio. In un certo modo, tutti gli altri mezzi si riassumono in tale devozione: chiunque vive la devozione mariana sinceramente e profondamente, si sente spinto certamente a vegliare, a pregare, ad accostarsi al tribunale della penitenza e all’eucaristia.

Perciò esortiamo con cuore paterno i sacerdoti, i religiosi e le religiose a mettersi sotto la speciale protezione della santa Madre di Dio, Vergine delle vergini; ella, che – secondo la parola di sant’Ambrogio – è “la maestra della verginità” e la madre potentissima soprattutto delle anime consacrate al servizio di Dio. (Rivista Araldi del Vangelo, Octobre/;2019, n. 197, p. 6-7).

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