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Spiritualità

Guardiani del faro della verità

Pubblicato 2019/06/24
Autore : Mons. Georg Gänswein

Il sacerdote deve proclamare, non le proprie opinioni, ma la verità su Dio e la salvezza eterna. Chi desidera inventare una nuova Chiesa è sulla strada sbagliata e abusa della sua autorità spirituale.

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Una nave da guerra sta facendo manovra in alto mare. È notte. L’ufficiale responsabile informa il capitano che sono in rotta di collisione con un’altra imbarcazione, le cui luci si possono vedere all’orizzonte. Il capitano, allora, ordina l’invio di un messaggio via radio:

1.jpg— Siamo in rotta di collisione con voi. Modificate la vostra rotta di venti gradi.

Dall’altro lato rispondono:

— Consigliamo a voi di cambiare rotta.

Il comandante ribatte duramente:

— Qui parla il capitano. Siamo una nave da guerra. Chi siete voi?

Essi rispondono:

— Siamo semplici marinai.

Il capitano, furioso e più incisivo, dice:

— Allora seguite le mie istruzioni!

Uno dei marinai esclama:

— Purtroppo, spetta a voi cambiare rotta con urgenza. Siamo un faro!

La vostra posizione assomiglia a quella del guardiano del faro

Questa semplice storia contiene un significato profondo, ed è per questo che ho iniziato con essa le mie parole. Si tratta di un’immagine della grandezza e della bellezza della vocazione sacerdotale perché, a somiglianza dei marinai che si prendono cura di quel faro, i sacerdoti sono chiamati ad agire sul corso della vita degli uomini, o per mantenerlo o per modificarlo.

Carissimi ordinandi, la vostra posizione assomiglia a quella del guardiano del faro. Da tutte le parti navigano oggi imbarcazioni diverse: piroscafi di lusso i cui passeggeri desiderano soltanto divertirsi, dimentichi dell’amore di Dio; navi da guerra, cannoniere e barche distruttive, che cercano di affondare la vostra nave; infine, sottomarini diretti da cattolici, che affiorano solamente nelle cerimonie battesimali e funebri, rimanendo nascosti per il resto del tempo.

E vediamo, d’altra parte, i marinai del faro, che non possiedono la forza mediatica dei torpedinieri per parlare di se stessi, né ancor meno quella delle navi da guerra. No, la loro forza non risiede nei mezzi esterni di potere. Grazie a Dio, perché così sono liberi dalla tentazione di utilizzarli.

Essi non dirigono il corso della vita con l’impeto dei cannoni, né guidano gli uomini con la coercizione. Al contrario, conducono la traiettoria delle navi della vita in modo simile all’operato dei marinai della nostra storia: semplicemente proclamano la Verità Incarnata, Nostro Signore Gesù Cristo.

Considerate che i sacerdoti non sono forti in se stessi, ma acquistano forza nella misura in cui danno testimonianza della verità. E devono agire come il guardiano del faro: mostrare alle navi dove sono la terra e il mare, e consigliare a tutti, anche al capitano, che si ritiene in diritto di definire per il marinaio la sua rotta di navigazione, di seguire le loro indicazioni.

Annunciatori della Parola e ministri dei Sacramenti

Lo stesso vale per gli uomini. Non cambiano rotta solo a causa della personalità del marinaio, e neppure devono farlo. Coloro che sono sensati cambiano rotta solo entrando in contatto con la verità del Vangelo, rivelato da Dio e affidato alla sua Chiesa.

La Chiesa non può che proclamare questa verità, opportunamente o inopportunamente. E voi, carissimi ordinandi, vi troverete in futuro in situazioni simili a quella dei marinai del faro. Sentirete ordini da capitani autentici e da capitani autoproclamati. E sarà necessario dare loro sempre la semplice risposta dei marinai: voi potete e dovete annunciare la bellezza e la verità della Fede. Niente di più. Non le vostre sagge opinioni, per quanto utili possano sembrare, ma la verità su Dio e la salvezza eterna. Essa mostrerà agli uomini la strada giusta.

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Momenti della cerimonia di ordinazione sacerdotale presieduta da Mons. Gänswein nell’Abbazia di Heiligenkreuz, 27/4/2019
Voi siete annunciatori della Parola, servi che amministrano i sacramenti lungo i sentieri infidi e difficili della vita. Come i guardiani del faro, dovete avvertire i marinai dei pericoli e degli ostacoli sul cammino, proclamando la Parola della salvezza e non teorie o idee da voi forgiate. E quando amministrate i Sacramenti, sappiate che la loro forza ed efficacia non viene da voi, ma da loro stessi, proprio come il marinaio non ha creato gli scogli sui quali è costruito il faro in cui si trova.

I disastri accadono quando si abbandona il faro

Per tutti noi, carissimi fratelli e sorelle, questo significa che non dobbiamo cercare nel sacerdote una personalità eccezionale – che forse non esiste – né considerare principalmente le sue qualità umane. Il sacerdote ci offre qualcosa che non proviene da questo mondo.

Stimati ordinandi, quando vi renderete conto di questa verità, impregnerete di essa il vostro cammino futuro. Se siete convinti che potete e dovete indicare agli uomini il loro corso, mediante l’annuncio della Parola di vita di Nostro Signore Gesù Cristo, non attribuirete a voi stessi il successo quando esso si presenterà. Allora vi posizionerete dietro la vostra chiamata, senza apparire nei titoli delle notizie, come il marinaio del faro.

Questa sarebbe una notizia solo se abbandonasse il suo incarico per occuparsi di altre cose. Quando i marinai abbandonano il faro, succedono i disastri e presto compaiono i titoli dei giornali. Allo stesso modo, quando i sacerdoti e i Vescovi non hanno più il coraggio di annunciare con forza il Vangelo, ma proclamano le proprie opinioni, allora succedono i disastri e i titoli dei giornali si moltiplicano. Non è quello cui abbondantemente assistiamo negli ultimi tempi? Chi desidera inventare una nuova Chiesa e modificare, per così dire, il suo DNA, è sulla strada sbagliata e abusa della sua autorità spirituale.

La vostra missione richiede umiltà e coraggio

Carissimi ordinandi, salite al vostro faro consapevoli che la vostra sacra vocazione non consiste nel richiamare l’attenzione su di voi stessi. Non ci si aspetta da voi che inventiate qualcosa di nuovo per salvare la Chiesa, ma che mostriate Gesù Cristo. Questo richiede umiltà e non meno coraggio.

Rimanere sulla roccia e proclamare la Parola di Dio richiede un’enorme forza, nonché una sana e robusta convinzione della vostra missione. Che si tratti di parole di elogio o di sfida, ditele con orgoglio, più che quando parlate a vostro nome. Siate consapevoli di avere una dignità che vi distingue da tutti coloro che non sono sacerdoti. Tuttavia, non avete acquisito questa dignità da soli. Siate convinti che possedete qualcosa di grandioso ed eterno.

Vi auguro che assumiate questa vocazione con tutto il cuore. Vi auguro, allo stesso tempo, il coraggio e l’umiltà di dire e fare soltanto ciò che deve essere detto e fatto nel nome di Gesù Cristo, di non confidare nelle vostre qualità, ma nella Parola che vi è stata data e nella certezza di avere qualcosa da proclamare che va oltre l’umano, perché tocca il divino.

Il sacerdozio non è semplicemente un ufficio, ma un Sacramento. Dio Si serve di un semplice uomo per farsi presente tra gli uomini attraverso di lui e per agire in essi.

Stimati ordinandi, se vivete con queste convinzioni e agite in funzione loro, non perderete mai il coraggio e non sarete presuntuosi, ma sarete grati con tutto il cuore per l’esperienza – di cui già beneficiate – di essere sostenuti e diretti da Colui che vi ha chiamati al suo santo servizio: Gesù Cristo, il Figlio risorto del Dio vivente! (Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2019, n. 193, p. 22-23) 

Omelia durante l’ordinazione di quattro nuovi presbiteri nell’Abbazia di Heiligenkreuz, Austria, il 27/4/2019 – traduzione con piccoli adattamenti 

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