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Spiritualità

Massime e riflessioni di San Raffaele Arnáiz: Il valore dell’intenzione

Pubblicato 2019/04/22
Autore : Suor Isabel Lays Gonçalves de Sousa, EP

Il merito di un’azione non sta nella difficoltà a eseguirla o nella sofferenza che essa produce, ma nell’intenzione con cui è realizzata. Quando sono fatti per amore a Dio, gli atti più semplici e comuni diventano di grande valore.

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“Dio può farmi Santo tanto sbucciando patate, quanto governando un impero”

Esterno dell’Abbazia di San Isidro de Dueñas, a Palencia (Spagna)

"Quando comprenderai che la virtù non sta nel mangiare cipolle, ma nel mangiare cipolle per amore di Dio?”1

Una così singolare considerazione suonerà, senza dubbio, strana alle nostre orecchie. Infatti, come si potrà ottenere la santità mangiando cipolla o, chissà, pelando rape? Tuttavia, chi ha affermato ciò è un giovane religioso venerato come Santo dalla Chiesa: Fra Raffaele Arnáiz Barón.

Con questa frase egli ci insegna che il merito di un atto sta, soprattutto, nell’intenzione con cui è realizzato.

La santità non sta negli atti esterni

“L’intenzione può modificare radicalmente la natura di un atto”,2 ci insegna la dottrina cattolica. In questo modo, aggiunge il santo trappista subito dopo la frase sopra citata: “La santità non sta negli atti esterni, ma nell’intenzione interna di qualsiasi atto”.3

Atti considerati neutri e comuni agli occhi umani, si rivestono di un immenso valore se diretti alla gloria dell’Altissimo. Per questo motivo, afferma San Raffaele: “Non sono necessarie grandi cose per essere grandi Santi, basta fare grandi le cose piccole. […] Dio può farmi Santo tanto pelando patate, quanto governando un impero”.4

A volte crediamo che il merito di un’azione presenti una proporzione diretta con la difficoltà che abbiamo a realizzarla o con la grandezza del sacrificio cui ci costringe, ma si sbaglia chi pensa così. La sofferenza, in se stessa, non è il termometro di santità.

Una persona potrà patire di un terribile e doloroso cancro, essendo obbligata a rimanere giorni o mesi in un ospedale, abbandonata da coloro che le sono più cari; ma se non sopporta questi tormenti per amore a Dio, essi a nulla varranno. Peggio ancora, se viene a ribellarsi di fronte alla situazione in cui si trova, tali sofferenze le saranno persino motivo di condanna.

Dio accetta le nostre debolezze come se fossero virtù

Il valore soprannaturale delle nostre azioni dipende, pertanto, dall’intenzione con cui le eseguiamo.

Il Creatore penetra nell’intimo di ogni anima e nulla Gli può sfuggire, perché “l’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore” (1 Sm 16, 7). E Lui Si rallegra quando nota che una delle sue creature approfitta dei piccoli dispiaceri della vita per ottenere, per mezzo loro, la beatitudine. “Dio resta soddisfatto di qualsiasi offerta, purché sia fatta con tutto il cuore”.5 Accetta con piacere persino il nulla stesso. Per questo proclama San Raffaele: “Ho offerto al Signore la mia povertà assoluta, la mia anima vuota. Ho cercato di cantarGli il canto di chi solo miserie può offrire. Ma non importa, perché le miserie e le debolezze offerte a Gesù da un cuore veramente pieno d’amore, sono accettate da Lui come se fossero virtù”.6

Quante occasioni ci sono così offerte per conquistare il Cielo!

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“Non sono necessarie grandi cose per essere grandi Santi”

San Raffaele Arnáiz, con abito da trappista

Ci è chiesto molto poco per ottenere il Cielo

Un giorno San Raffaele si trovava a lavorare nella cucina quando, repentinamente, una luce penetrò nella sua anima spingendolo a esclamare: “Che cosa faccio io, Vergine Santa? Pelare rape! Pelare rape… a che pro? E il cuore che gli pulsava nel petto gli rispose senza riflettere: Io pelo rape per amore a Cristo!”7

Gli venne allora una pace molto grande nel più profondo dell’anima, accompagnata dall’idea: “Il semplice fatto di pensare che nel mondo si possa fare delle più piccole azioni della vita, atti d’amore a Dio; che il chiudere o aprire un occhio in suo nome, ci può portare a ottenere il Cielo; che pelare rape per vero amore a Dio, può dare tanta gloria a Lui e a noi tanti meriti, come la conquista delle Indie; […] è qualcosa che riempie l’anima di gioia!”8

E concluse: “In realtà per guadagnare il Cielo ci è chiesto molto poco”,9 perché, come afferma Santa Teresa di Lisieux, Dio “guarda più all’intenzione che al valore dell’azione”.10

Piccoli atti accompagnati da grandi intenzioni

Pochi sono quelli che hanno per missione conquistare imperi per il Regno di Dio, rare sono le vocazioni destinate a guidare paesi o popoli. Ma non pensiamo che, per non essere chiamati a questo, ci sia impedito di ottenere un alto posto nel Cielo, molto vicino al Cuore Immacolato di Maria e del Sacro Cuore di Gesù.

“Non siamo nulla e non valiamo nulla; con la stessa facilità con cui affoghiamo nella tentazione, voliamo pieni di consolazione quando sentiamo il minimo tocco dell’amore divino”,11 osserva San Raffaele.

Offriamo a Nostro Signore, per le mani della Santissima Vergine, tutti i nostri atti, anche se piccoli, accompagnandoli da eccellenti e grandi intenzioni! Esse assomiglieranno all’obolo della vedova menzionata nella Sacra Scrittura (cfr. Mc 12, 41-44). Avendo gettato nella tesoro del Tempio soltanto due monetine, ella meritò di esser elogiata da Dio stesso e ricevuta in Paradiso. Aveva dato tutto quello che possedeva, per amore! (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2019, n. 191, p. 38-39)

1 SAN RAFFAELE ARNÁIZ BARÓN. Escritos, n.1170. In: Obras Completas. 6.ed. Burgos: Monte Carmelo, 2011, p.954. 2 BOULENGER, A. Doutrina católica. Manual de instrução religiosa. Moral. Rio de Janeiro: Francisco Alves, 1980, t.II, p.16. 3 SAN RAFFAELE ARNÁIZ BARÓN, op. cit., p.954. 4 Idem, n.790, p.712. 5 SAN RAFFAELE ARNÁIZ BARÓN. Escritos por temas. 2.ed. Burgos: Monte Carmelo, 2000, p.553. 6 Idem, ibidem. 7 SAN RAFFAELE ARNÁIZ BARÓN, Escritos, op. cit., n.787, p.710. 8 Idem, p.710-711. 9 Idem, n.789, p.711. 10 SANTA TERESA DI GESU BAMBINO E DEL SANTO VOLTO. História de uma alma. 27.ed. São Paulo: Paulus, 2010, p.268. 11 SAN RAFFAELE ARNÁIZ BARÓN, Escritos, op. cit., n.788, p.711. 

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