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Catechismo

“Amatevi nella verità…”

Pubblicato 2019/04/16
Autore : Don Francisco Teixeira de Araújo, EP

Nelle loro lettere e predicazioni, gli Apostoli non smisero mai di combattere le false dottrine che imperversavano tra i cristiani dei primi tempi, perché non può esserci un genuino amore verso Dio e il prossimo dissociato dalla verità.

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Particolare della vetrata dell’
“Ultima Cena” - Cattedrale di
Hamilton (Canada)
"Apostolo dell’Amore” è uno dei numerosi soprannomi dati a San Giovanni Evangelista, ed è sufficiente leggere i suoi scritti per intenderne il motivo.

Nella prima delle sue epistole troviamo la famosa affermazione che “Dio è amore” (1 Gv 4, 8) e, se percorriamo con attenzione il quarto Vangelo, noteremo quanto egli sia impregnato dell’indicibile affetto per un Dio che Si è fatto Uomo per salvarci.

Amiamo perché Dio ci ha amato per primo

A differenza dei sinottici, molto più sintetici nel raccontare ciò che accadde durante l’Ultima Cena, San Giovanni dedica cinque capitoli a questo episodio fondamentale della vita di Cristo. Essendo il suo Vangelo incentrato sugli aspetti teologici e spirituali della Redenzione, in esso sono riprodotte le parole di commiato proferite da Gesù ai suoi discepoli, tra le quali acquista un rilievo tutto speciale il celebre nuovo comandamento.

“Che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13, 34), esorta poco dopo che Giuda uscì dal Cenacolo. E più avanti il Divino Maestro aggiunge: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

La relazione tra l’amore divino che discende fino a noi e ciò che dobbiamo avere nei confronti del prossimo è sviluppata con chiarezza dall’Evangelista nella prima delle sue epistole. In essa afferma: “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.” (1 Gv 4, 7-10).

In considerazione di ciò, San Giovanni acclama: “Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (1 Gv 4, 11). Noi, uomini, amiamo “perché Dio ci ha amati per primo” (1 Gv 4, 19).

E ancora insiste: “Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello” (1 Gv 4, 20-21).

“Chi commette il peccato viene dal diavolo”

Di sicuro, l’Apostolo Vergine praticava in modo esimio il comandamento della carità verso Dio e il prossimo.

Con una tenerezza quasi materna, si rivolge ai suoi discepoli in questa stessa lettera cercando di allontanarli dal più grande dei mali, il peccato: “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate” (1 Gv 2, 1); “Non amate né il mondo, né le cose del mondo” (1 Gv 2, 15).

Tale radicato affetto non gli impedisce, tuttavia, di dare loro un severo monito: “Chi commette il peccato viene dal diavolo” (1 Gv 3, 8). Poco più avanti aggiunge: “Da questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, né lo è chi non ama il suo fratello” (1 Gv 3, 10). E dopo ancora insiste: “Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?” (1 Gv 3, 17).

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Scene della vita di San Giovanni di Pedro Sierra
“Dio è luce e in lui non ci sono tenebre”

Un’altra caratteristica emana dagli scritti di Giovanni: la necessità di proclamare la verità di fronte alle eresie che cominciavano ad apparire nella Chiesa nascente, principalmente lo gnosticismo.

“Dio è luce e in lui non ci sono tenebre” (1 Gv 1, 5). Per questo, l’Evangelista si preoccupa di mettere in rilievo nelle sue epistole un aspetto essenziale dell’amore autentico: deve basarsi sulla verità. La seconda epistola si apre con le seguenti parole: “Io, il presbitero, alla Signora eletta e ai suoi figli che amo nella verità, e non io soltanto, ma tutti quelli che hanno conosciuto la verità, a causa della verità che dimora in noi e dimorerà con noi in eterno” (2 Gv 1-2).

“Dio è luce e in lui non ci sono tenebre” (1 Gv 1, 5). Per questo, l’Evangelista si preoccupa di mettere in rilievo nelle sue epistole un aspetto essenziale dell’amore autentico: deve basarsi sulla verità. La seconda epistola si apre con le seguenti parole: “Io, il presbitero, alla Signora eletta e ai suoi figli che amo nella verità, e non io soltanto, ma tutti quelli che hanno conosciuto la verità, a causa della verità che dimora in noi e dimorerà con noi in eterno” (2 Gv 1-2).

Ora, in cosa consiste questa verità?

Nell’osservanza dei comandamenti, come insegna il Divino Maestro nel Vangelo di Giovanni: Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14, 15); “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” (Gv 14, 21).

E se ancora restasse qualche dubbio, San Giovanni chiarisce: “Chi dice: “Lo conosco” e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (1 Gv 2, 4-6).

“Esaminate se gli spiriti sono di Dio”

Tuttavia, non tutti quelli che si definiscono seguaci di Cristo cercano di vivere nella verità, come Egli ha vissuto. Alcuni, presentandosi come pecore dello stesso gregge, osano contestare velatamente o dichiaratamente la dottrina insegnata dal Divino Maestro. Costoro, il Discepolo Amato non ha dubbi a qualificarli come anticristi.

Nella sua prima epistola, egli denuncia: “Di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri” (1 Gv 2, 18-19). E continua: “Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di traviarvi” (1 Gv 2, 26).

Più avanti, ammonisce: “Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo” (1 Gv 4, 1-3).

Lo stesso ammonimento si ripete nella seconda epistola: “Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo! Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena” (2 Gv 7-8).

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Mentre predica alla vigilia della sua morte - Chiesa di San Lorenzo, San Lorenzo de Morunys (Spagna)
Dobbiamo evitare chi fomenta divisioni

Perché ciò non accada, l’Apostolo dell’amore raccomanda di assumere un atteggiamento radicale che potrebbe a prima vista sembrare contrario alla legge della carità da lui propugnata: “Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse” (2 Gv 9-11).

Come buon ministro di Dio, San Giovanni predicava non solo con la parola, ma soprattutto con l’esempio personale. Il suo discepolo San Policarpo narra a questo proposito un episodio eloquente. Un giorno San Giovanni entrò nelle terme di Efeso, con l’intenzione di fare il bagno, ma si affrettò subito dopo ad uscire, per paura che l’edificio crollasse, quando si rese conto che là dentro c’era Cerinto, uno gnostico dotato di un grande talento speculativo, di cui si avvaleva per diffondere la falsa dottrina.1

Non è meno categorico, in questa questione, l’Apostolo per antonomasia. Nella lettera diretta al suo discepolo Tito, ordina: “Dopo una o due ammonizioni sta lontano da chi è fazioso” (Tt 3, 10-11). E in un’altra epistola previene i Galati: “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!” (Gal 1, 8-9).

Combattere l’errore è un atto di amore a Dio

Già ai primi albori della Santa Chiesa, le porte dell’inferno suscitarono contro di Essa due feroci nemici: la persecuzione e l’eresia. Ora, se la prima ha popolato di martiri i Cieli e ha seminato cristiani nell’immenso territorio dell’Impero Romano, chi potrà contare il numero di anime che la seconda gettò all’inferno?

Nell’adempimento del loro sacro ministero, gli Apostoli, formati personalmente dal Divino Maestro, non smisero di combattere le false dottrine che imperversavano tra i cristiani dei primi tempi. Ciò è dimostrato dalle epistole di San Giovanni, così come da quelle di San Pietro, San Paolo, San Giuda e San Giacomo. Tutte danno un magnifico esempio di zelo per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime, nel tempo stesso in cui affrontano l’errore.

Non può esistere un amore genuino lontano dalla Luce che risplende nelle tenebre, né amore per il prossimo dissociato da Colui che Si è incarnato, ha patito ed è morto per noi. (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2019, n. 191, p. 31-33)

1 Cfr. SANT’IRENEO DI LIONE. Contro le eresie. L.III, c.3, n.4.

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