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Spiritualità

Donna Lucilia Corrêa de Oliveira: Soave crepuscolo di una lunga e bella vita

Pubblicato 2019/04/16
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Donna Lucilia lanciò sul suo lungo passato uno sguardo fatto di dolcezza, calma e bontà. Visse, soffrì e lottò contro le avversità senza conservare risentimenti, né acidità. La sua morte segnò la fine e il culmine di una serena ascensione in linea retta.

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La prova più dura dell’esistenza di Donna Lucilia, la Provvidenza l’aveva riservata per i suoi ultimi mesi di vita. La vecchiaia aveva raffinato la sua carità, e la rassegnazione nella sua anima aveva raggiunto un apice sublime. Si trovava a cinque mesi dal suo giudizio personale.

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Donna Lucilia Corrêa de Oliveira negli anni Sessanta
In quell’epoca, Donna Lucilia ebbe una chiara nozione, grazie alla sua acuta intuizione materna, che qualcosa di grave stava succedendo al Dr. Plinio, il “figlio molto amato del suo cuore”, nonostante i suoi familiari cercassero di nasconderle la terribile crisi di diabete che lo aveva colpito alla fine del 1967.

Costretto a trascorrere un lungo periodo di convalescenza tra le mura del suo appartamento, ben presto il Dr. Plinio iniziò a ricevere un insolito numero di visite di discepoli e amici. Così, lo scossone fisico da lui sofferto diede l’occasione a che Donna Lucilia fosse conosciuta più da vicino e, perché non dirlo, ammirata.

Tratto mite e tutto fatto di bontà

Chi ebbe la fortuna di frequentare il suo appartamento, convivendo con Donna Lucilia negli ultimi mesi della sua esistenza terrena, può ben valutare l’alto grado di considerazione, gentilezza e stima inerenti al suo nobile tratto, anche nelle sue espressioni più semplici. Di indole rispettosa e affettuosa, era maestra nella difficile arte di rivolgersi agli altri con affabile dignità, in modo da renderli sempre a loro agio.

Per un soprannaturale senso di compassione, le causava una profonda sofferenza vedere qualcuno triste o ferito, anche se si trattava di uno sconosciuto. Ed era mirabile la cura con cui subito cercava di applicare il lenitivo della parola giusta, della formula adeguata, del buon consiglio per la difficile situazione, della lusinga per il dolore, dell’elemosina per la necessità.

Per Donna Lucilia, la felicità del prossimo era la sua… La sua anima era mossa dal desiderio di causare contentezza in ognuno, e da lì derivava la sua grande tristezza quando non poteva farlo. Era l’affetto di un cuore totalmente ed essenzialmente cattolico. La sua gioia consisteva nel voler bene agli altri per amore di Dio ed essere da loro amata. Tuttavia, quando la sua benevolenza non era corrisposta, non cedeva mai al più piccolo sentimento di rancore, poiché non mirava a ottenere nessun beneficio personale o vantaggio proprio in questa relazione.

Vista attraverso un “brisebise” mentre sfilava il Rosario

Nonostante l’età avanzata, Donna Lucilia non abbandonò mai l’abitudine di pregare il Rosario tutti i pomeriggi. Realizzava questo importante atto seduta nella sua sedia a rotelle, nella sala da pranzo, mentre contemplava la cima degli alberi della piazza Buenos Aires e approfittava degli ultimi raggi di sole che penetravano dalla finestra. Erano bellissimi crepuscoli, come difficilmente se ne vedono nella grigia megalopoli che è la San Paolo di oggi. Quei tramonti si armonizzavano mirabilmente con l’anima così brasiliana di Donna Lucilia.

Chi ebbe la fortuna di osservarla attraverso le fessure del brise-bise esistente nella porta della sala contigua,1 non poteva non riconoscere in lei un vero monumento! Non era possibile separare la nobiltà dalla religiosità in quella signora di novantun anni. Quando si parla delle sue virtù, si parla necessariamente di nobiltà, e viceversa. Anzi, c’era in lei qualcosa di più della nobiltà: Donna Lucilia possedeva un’anima augusta.

Si metteva in un’attitudine così eretta, così composta, e pregava con tanta pietà e devozione che la scena era commovente.

Anche se indisposta, un tratto impregnato di bontà

Fino a dove le arrivarono le forze, Donna Lucilia esercitò alla perfezione le funzioni sociali di padrona di casa. Abbiamo potuto osservare questo in modo particolare quando lei faceva le sue preghiere vespertine.

Notando la presenza di un amico del Dr. Plinio nell’appartamento, si preoccupava di sapere dalla sua donna di servizio che stesse aspettando suo figlio.

— Mirene! Chi c’è di là? – chiedeva, già interamente disposta a ricevere l’inatteso visitatore.

Un bel fatto, legato a questo suo esimio modo di essere, fu raccontato da un giovane, ed è la prova dell’elevata virtù di questa insigne dama paulista:

“Donna Lucilia mi fece entrare nella sala da pranzo, non appena terminò la sua pietosa recitazione del Rosario, e dopo avermi dato le solite spiegazioni sul perché il Dott. Plino tardava a ricevermi, mi fece sedere per prendere il tè del pomeriggio in sua compagnia”.

Quasi tre ore di conversazione passarono come se fossero minuti. Tre decenni dopo, questo giovane ancora si ricordava con emozione dell’estrema gentilezza e dell’affetto coinvolgente di Donna Lucilia nei suoi confronti in quell’occasione.

Egli così raccontava:

“Per tutto il tempo lei cercò di intrattenermi, discorrendo sui temi che più mi piacevano, sempre in un clima di serenità e benevolenza. Ricordo di essere uscito così contento e felice da quella conversazione che mi sembrava di essere stato più con un angelo più che con una creatura umana. Ricevetti una tale comunicazione di benessere, che arrivai a pensare che la signora Lucilia fosse una signora che non aveva mai sofferto il più piccolo fastidio nella vita, poiché in nessun momento lasciò trasparire un solo segno di noia o di stanchezza, disposta a fare bene alla mia anima, fino ai limiti permessi da un orologio”.

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 l’Autore
E continuava il suo racconto, descrivendo i giochi della fisionomia di Donna Lucilia, i piccoli ed eleganti gesti, la voce, lo sguardo, le mani.

In quello stesso giorno, dopo questa conversazione, il Dr. Plinio lo chiamò nel suo ufficio perché stabilisse un collegamento telefonico con il medico di Donna Lucilia. Erano le 21,30 di sabato.

Il giovane rimase stupito nell’udire il Dr. Plinio dire al medico che Donna Lucilia aveva passato tutta la giornata indisposta, e con un tale malessere che questo certamente le avrebbe impedito di prendere sonno. Dopo avere spiegato al dottore tutti i sintomi, dettagliatamente, il Dr. Plinio chiese al suo aiutante che annotasse il nome dell’iniezione ordinata. Avendo il suddetto giovane una certa conoscenza della medicina in questione, si rese conto di qual era lo stato fisico reale di Donna Lucilia, che con tanta normalità lo aveva intrattenuto per un tempo così lungo. Egli ricorda: “In Donna Lucilia la bontà era una seconda natura. Diventava ancor più evidente per me, con questo fatto, che lei aveva passato la vita facendo del bene agli altri – ‘pertransivit benefaciendo’ (At 10, 38)”.

Non essendoci nessuno che potesse andare a comprare il medicinale, lo stesso giovane si offrì di farlo. Dopo, per via dell’assenza dell’infermiere di turno, fu lui stesso invitato dal Dr. Plinio a fare l’iniezione a Donna Lucilia, visto che aveva pratica in questo. Successe allora un altro episodio che marcò la storia di questo fortunato giovane. Nell’essere introdotto nella stanza di Donna Lucilia, fu preso dall’incanto e dall’emozione nel vederla così decorosamente sdraiata nel letto. Egli racconta:

“— Donna Lucilia, sono qui per farle un’iniezione ordinata dal suo medico” – disse nel salutarla.

Era straordinaria l’istintiva preoccupazione della signora Lucilia per gli altri, anche se si sentiva indisposta, come in quella circostanza. Nonostante il momentaneo disturbo per cui passava, lei si trovava a soli pochi mesi dalla morte e, malgrado tutto, la sua attenzione era rivolta verso gli altri.

“In quell’ambiente di compostezza e modestia, alla luce di un “abatjour”, la sua prima reazione fu di guardarmi attentamente e dire:

“— Guarda un po’, proprio questa sera di sabato, le sto dando questo fastidio! Mi scusi se le scombino i suoi programmi”.

Senza mostrare il minimo fastidio mentre le veniva fatta l’iniezione, che provocò un certo dolore, Donna Lucilia disse subito dopo:

“— Mi ha rattristato molto il fatto di averle causato questo disturbo”.

“— Niente affatto, Donna Lucilia. Al contrario, sono io che mi rattristo nel vederla soffrire per questa iniezione”. 

“—Ma guarda! Allora la ringrazio molto” – concluse la signora Lucilia, con la sua insuperabile dolcezza di tratto.

Questo episodio ancora una volta rievoca nella memoria il suo limpido sguardo. E anche il suo sorriso…

L’ultimo giorno di vita, passato nella calma e nella tranquillità

Nonostante l’età avanzata, lei dava l’impressione, osservando la sua fisionomia, che avrebbe potuto vivere ancora per molto tempo, essendo tra l’altro molto frequente nella sua famiglia la longevità. Nessuno immaginava che, in poco tempo, lei sarebbe partita da questo mondo in direzione dell’eternità.

Circa un mese dopo rispetto a quando le fotografie erano state fatte, si constatò un improvviso aggravamento della sua salute. Era arrivata ai suoi ultimi giorni. Racconta il Dr. Plinio:

“Mi ricordo che il giorno 20 aprile, la vigilia della morte della mamma, vidi che lei era molto peggiorata di cuore, e passai, letteralmente, l’intera giornata nella sua stanza. Se dovevo uscire, tornavo subito dopo. Lei era così oppressa dalla mancanza di respiro che non poteva conversare, e sentiva l’agonia, il malessere che la mancanza di aria naturalmente porta con sé. Ma rimaneva calma, tranquilla, serena”.

Richieste di un figlio diletto

Continua il Dr. Plinio:

“Poco prima io avevo chiesto alla Madonna che avesse la bontà materna di far avvenire la morte della mamma in un momento che fosse meno doloroso per lei e per me. Mi sembrava una richiesta ragionevole, che la Madonna avrebbe preso bene.

“Mi chiesi quali sarebbero state le condizioni più favorevoli a questo. Evidentemente, il mio desiderio era che la sua morte fosse tranquilla, serena, con quella grandezza che in mezzo a tanta bontà non l’abbandonò in nessun momento; e con tutti i segnali che lei moriva interamente unita al Sacro Cuore di Gesù, al Cuore Immacolato di Maria e alla Santa Chiesa Cattolica”.

“Chiesi anche che durante la notte io non fossi sorpreso dalla notizia della sua morte, ma che succedesse durante il giorno, in modo da non dover sopportare il terribile choc di essere svegliato in piena notte da qualcuno che mi dicesse:

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Donna Lucilia Corrêa de Oliveira fotografata da Mons. João Scognamiglio Clá Dias, pochi giorni prima della sua morte 
“— Donna Lucilia sta morendo…”

“Sarebbe orribile. Mi piacerebbe che mi fosse risparmiato”.

“Arrivai a esprimere alla Madonna ancora un desiderio: nel caso in cui la mamma muoia di mattina, mi piacerebbe che avvenisse in un’ora in cui io abbia già letto il giornale, perché dopo la sua morte non avrei forza per farlo, e potrebbe sfuggirmi qualche notizia importante per la Causa Cattolica”.

Fu esattamente in questo modo che tutto accadde. Quando terminai la lettura del giornale, entrò l’infermiere nella mia stanza e disse:

“— Donna Lucilia sta morendo, venga in fretta”.

“Meticolosamente, tutto quello che avevo chiesto si realizzò, tranne in un punto: mi sarebbe piaciuto assistere agli ultimi istanti della sua vita. Ma la Madonna anche in questo fu generosa, risparmiandomi qualcosa che sarebbe stato per me estremamente doloroso. Alla mamma, la Provvidenza chiese un’ultima prova: l’assenza di suo figlio in quel momento supremo della sua vita”.

Anche nell’ora estrema, sostenuta dalla fiducia in Dio

Concluse il Dr. Plinio:

“Lei conservò, nell’estremo della debolezza, la sicurezza dell’ordine dello spirito, dell’intelligenza, della buona coscienza. Lei camminò dentro le ombre della morte con tutta la serenità…”

“Perfino i suoi ultimi istanti, fu sostenuta dalla fiducia, che le permise di non perdere la certezza di ottenere quello verso cui la sua vita intera sembrava essere rivolta: che si aprissero per lei e si lasciassero avvolgere totalmente dalla sua bontà”.

“Un po’ di questa luce si alzò per la mamma ormai vicino alla fine, quando lei prese contatto con i giovani così numerosi che venivano a casa mia un po’ per farmi visita, e ancora di più per vederla e parlare con lei, specialmente alcuni che più convissero con lei. Fu anche in quest’occasione che lei irradiò, ancora più che in tutto il suo passato, quella dolcezza e bontà cristiane, di cui il suo cuore trasboccava. Fu l’apice”.

“Durante quei giorni, avevo un’idea confusa del tenore delle sue conversazioni con le persone che aspettavano per parlare con me. Io non immaginavo, comunque, che fosse così grande l’intesa tra lei e loro. Io la vedevo entrare nello studio o nella mia stanza, con l’espressione animata e gioiosa, e mi chiedevo: “Perché sarà così?” Solo dopo la sua morte, parlando con uno o l’altro, ho saputo che parlavano con lei, la interrogavano, le facevano fotografie…

“Allora ringraziai la Madonna, perché gli ultimi giorni della sua vita furono circondati da un affetto speciale, segno iniziale di una relazione che continuò, dopo, presso la sua sepoltura…”

Gloria, luce e gioia

Di sicuro, in quel 21 aprile 1968, soave crepuscolo di una lunga e bella vita, la signora Lucilia, lanciò sul suo esteso passato uno sguardo fatto di dolcezza, calma, bontà, senso di osservazione e una punta di tristezza.

Lei affrontò tutto. Visse, soffrì, lottò contro le avversità della vita, senza conservare risentimenti, né acidità, né recriminazione, ma senza transigere né cedere. Era la fine, l’apice di una serena ascensione in linea retta.

Chi l’avesse osservata nel suo letto di morte, avrebbe avuto l’impressione che, a un livello consono alla padrona di casa che era lei, un po’ di gloria celestiale già illuminava la sua espressione così affabile, così amabile e pacifica fino alla fine.

Era la tranquillità di chi si sentiva protetta dalla Provvidenza, e sapeva che le restava solo da consegnare l’anima a Dio, presso il Quale le sarebbe stata riservata questa triplice felicità: gloria, luce e gioia.

Così, la mattina del 21 aprile, con gli occhi bene aperti, rendendosi perfettamente conto del solenne momento che si avvicinava, si alzò un po’, fece un grande segno della croce e, con intera pace dell’animo e fiducia nella misericordia divina, si addormentò nel Signore…

“Beati mortui qui in Domino moriuntur – Beati i morti che muoiono nel Signore” (Ap 14, 13). (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2019, n. 191, p. 18-21)

Estratto, con leggeri adattamenti, da “Donna Lucilia”. Città del VaticanoSão Paulo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2013, p.617-654

1 Con la convalescenza del Dr. Plinio dopo la forte crisi di diabete nel 1967, l’Autore di queste righe iniziò a stare di guardia nel suo appartamento per aiutarlo negli eventuali problemi che dovessero sorgere. Con questo, ha avuto l’opportunità di conoscere Donna Lucilia da vicino, così come la sua routine. 

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