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Commenti al Vangelo

“Quale l’utilità del mio Sangue?”

Pubblicato 2019/04/16
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Nel giorno in cui la Santa Chiesa contempla il perfetto olocausto offerto dal Divino Redentore al Padre, siamo invitati a meditare sul peso dei nostri peccati nelle sofferenze di Gesù.

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Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, secondo Giovanni

In quel tempo, 1Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi Si ritirava spesso con i suoi discepoli. 3Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. 4 Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?” 5 Gli risposero: “Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono Io!” Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse “Sono Io”, indietreggiarono e caddero a terra. 7 Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?” Risposero: “Gesù, il Nazareno”. 8Gesù replicò: “Vi ho detto che sono Io. Se dunque cercate Me, lasciate che questi se ne vadano”. 9Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che Mi hai dato”. 10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre Mi ha dato?”

12Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, Lo legarono. 13Lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno. 14Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: “È meglio che un uomo solo muoia per il popolo”.

15 Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: “Forse anche tu sei dei discepoli di quest’Uomo?” Egli rispose: “Non lo sono!” 18 Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19 Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20 Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel Tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21 Perché interroghi Me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto”. 22Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?” 23 Gli rispose Gesù: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché Mi percuoti?” 24Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.

25 Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu dei suoi discepoli?” Egli lo negò e disse: “Non lo sono!” 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con Lui nel giardino?” 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

28 Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: “Che accusa portate contro quest’Uomo?” 30 Gli risposero: “Se non fosse un malfattore, non te L’avremmo consegnato!” 31Allora Pilato disse loro: “PrendeteLo voi e giudicateLo secondo la vostra Legge!” Gli risposero i Giudei: “A noi non è consentito mettere a morte nessuno”. 32Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire.

33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e Gli disse: “Tu sei il Re dei Giudei?” 34 Gesù rispose: “Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul Mio conto?” 35Pilato rispose: “Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti Ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?” 36Rispose Gesù: “Il mio Regno non è di questo mondo; se il mio Regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio Regno non è di quaggiù”. 37 Allora Pilato Gli disse: “Dunque Tu sei Re?” Rispose Gesù: “Tu lo dici; Io sono Re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. 38Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?”

E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: “Io non trovo in Lui nessuna colpa. 39 Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il Re dei Giudei?” 40 Allora essi gridarono di nuovo: “Non costui, ma Barabba!” Barabba era un brigante.

19,1 Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e Gli misero addosso un mantello di porpora; quindi Gli venivano davanti e gli dicevano: 3 “Salve, Re dei Giudei!” E Gli davano schiaffi. 4Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve Lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in Lui nessuna colpa”. 5Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’Uomo!” 6 Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: “CrocifiggiLo, crocifiggiLo!” Disse loro Pilato: “PrendeteLo voi e crocifiggeteLo; io non trovo in Lui nessuna colpa”. 7 Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una Legge e secondo questa Legge deve morire, perché Si è fatto Figlio di Dio”.

8 All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. 9Entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: “Di dove sei?” Ma Gesù non gli diede risposta. 10Gli disse allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterTi in libertà e il potere di metterTi in croce?” 11Rispose Gesù: “Tu non avresti nessun potere su di Me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi Mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande”. 12 Da quel momento Pilato cercava di liberarLo; ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare”. 13 Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico ‘Gabbatà’”. 14Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!” 15Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggiLo!” Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro Re?” Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”. 16Allora Lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

17Essi allora presero Gesù ed egli, portando la Croce, Si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico ‘Gòlgota’, 18 dove Lo crocifissero e con Lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. 19 Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla Croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei”. 20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21 I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: ‘il Re dei Giudei’, ma che egli ha detto: ‘Io sono il re dei Giudei’”. 22 Rispose Pilato: “Ciò che ho scritto, ho scritto”.

23 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si adempiva la Scrittura: “Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte”. E i soldati fecero proprio così.

25 Stavano presso la Croce di Gesù sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26 Gesù allora, vedendo la Madre e lì accanto a Lei il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: “Donna, ecco il tuo figlio”. 27 Poi disse al discepolo: “Ecco la tua Madre!” E da quel momento il discepolo La prese nella sua casa. 28Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. 29Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30 E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!” E, chinato il capo, spirò.

31Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con Lui. 33Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non Gli spezzarono le gambe; 34ma uno dei soldati Gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì Sangue e acqua. 35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: “Non gli sarà spezzato alcun osso”. 37 E un altro passo della Scrittura dice ancora: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”.

38 Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il Corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il Corpo di Gesù. 39 Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da Lui di notte, e portò una mistura di mirra e di àloe di circa cento libbre. 40Essi presero allora il Corpo di Gesù, e Lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’ è usanza seppellire per i Giudei.

41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. 42Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino (Gv 18, 1–19, 42). 

joão.jpgI – “Ecco l’Uomo!”

Con eccellente cura e delicatezza la Santa Chiesa stabilisce la cerimonia del Venerdì Santo, fulcro della nostra devozione e religiosità. Nella sua sapienza divina, nella sua perfezione e nel suo spirito immacolato Essa sceglie il Vangelo della Passione secondo San Giovanni, con l’obiettivo di illuminare e rafforzare la fede in Nostro Signore Gesù Cristo come Messia, vero Figlio di Dio. Il testo di per sé è così chiaro ed eloquente che, nell’insieme della Liturgia, ci permette di meditare senza ulteriori spiegazioni. Inoltre, poiché è molto esteso, rende impossibile il commento di versetto in versetto. Perciò ci limiteremo a evidenziare alcuni passaggi che aiutano il nostro progresso nella vita spirituale e facciano comprendere meglio la grandezza della Passione, avvenimento centrale nella Storia dell’umanità.

Adamo nel suo splendore

“Ecco l’Uomo!” (Gv 19, 5), ha annunciato Pilato conducendo Gesù fuori del palazzo, dopo la flagellazione. Nostro Signore era insanguinato dalla testa ai piedi, coronato di spine, con una canna di scherno tra le mani legate, in un’umiltà piena, totale, poiché Egli è l’Umiltà. Il Re dell’universo, l’Uomo-Dio, era presentato al popolo come “l’Uomo”, nelle condizioni più degradanti possibili. Scena pungente, ma anche straordinariamente simbolica.

Consideriamo Adamo, creato da Dio come modello perfettissimo del genere umano. Tutti i privilegi soprannaturali, preternaturali e naturali gli sono stati dati in abbondanza, in una proporzione difficile da essere concepita da noi. Era un uomo magnifico, degno di ammirazione per essere stato plasmato direttamente dalle mani divine. Terminato di crearlo, Dio avrebbe potuto esclamare con giubilo: “Ecco l’uomo!”. Gli stessi Angeli, quando contemplavano Adamo nel Paradiso, s’incantavano vedendo la bellezza che Dio aveva in lui depositato, adornandolo di doni e qualità e facendolo partecipare in alto grado alla natura divina. Gli mancava solo un punto: che quella grazia sbocciasse in gloria. Da questa vita sarebbe passato all’eternità senza la morte, trasformandosi la fede in visione, la speranza in realtà e la carità si sarebbe compiuta per l’eternità.

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“Ecce Homo” - Scala Santa, Roma
La risata del demonio quando ha deformato l’uomo

Tuttavia, satana è riuscito, per mezzo del peccato, a fare di questa perfezione d’uomo un orrore. E poi, guardando Dio, forse ha voluto riferirsi ad Adamo scoppiando a ridere e dicendo: ecco l’uomo!… Adamo ed Eva sono diventati così ripugnanti che Dio li ha espulsi dal Paradiso ed ha posto dei Cherubini alla porta per sbarrare loro l’accesso, perché erano indegni di viverci (cfr. Gn 3, 23-24). Comincia, allora, la Storia di un’umanità infedele, ribelle ai dettami di Dio.

La vittima pura e innocente ha redento i nostri peccati

All’estremo opposto – che opposto e che estremo! –, in questa scena dell’ Ecce Homo incontriamo il vero primogenito dell’umanità, il Nuovo Adamo, questo di gran lunga più perfetto del primo. La sua Anima, unita ipostaticamente alla Seconda Persona della Santissima Trinità, non ha smesso un solo istante di essere in possesso della visione beatifica, di modo che non ci fosse un’anima superiore alla sua. Santa, mai si era allontanata dalla divinità. Dio agiva come lei e lei agiva come Dio stesso. Nemmeno poteva esserci un’intelligenza più brillante. La sua volontà super eccellente aderiva a tutto ciò che l’intendimento e la visione beatifica gli mostravano. La sua sensibilità purissima era di una delicatezza straordinaria. Qualsiasi elogio sarebbe insufficiente per Lui, poiché era l’Uomo più straordinario sulla faccia della Terra.

Quell’Uomo il Padre decide di collocarlo nello stato di umiliazione in cui Lo vediamo adesso, completamente sfigurato, “disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire” (Is 53, 3), come racconta Isaia nella prima lettura. Più tardi, lungo la Via Crucis Egli ha perso tanto Sangue che è stato necessario che qualcuno Lo aiutasse a portare la Croce fino al Calvario; essendo inchiodato in questa, potevano contargli le ossa (cfr. Sal 22, 18). Nostro Signore Gesù Cristo si presenta, pertanto, come una vittima pura e innocente per espiare la deformazione prodotta nell’uomo dal peccato.

La sua Passione ci dà una nozione della gravità del peccato, che è costata all’Uomo per eccellenza, modello di tutto l’ordine della Creazione, un così atroce olocausto: “Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?” (Lc 23, 31). Essendo stata così la giustizia di Dio sull’Innocente, che ha caricato sulle sue spalle il peso dei nostri crimini, cosa ci succederà se ci incamminiamo per le vie dell’inimicizia con Dio?

Nell’opera della Redenzione la giustizia e la misericordia si baciano

Quando gli angeli cattivi hanno peccato in Cielo, ribellandosi contro Dio – “Non serviam!” (Ger 2, 20) –, c’è stata una reazione immediata e fulminante di San Michele, senza alcun compromesso, che si è alzato con tutta la coorte celeste ed ha urlato “Quis ut Deus!” al fine di riparare una così grande offesa e gettare i demoni nell’inferno. Dio ha applicato la giustizia contro questi con il massimo rigore. “Scoppiò quindi una guerra in cielo: Michele e i suoi Angeli combattevano contro il Drago. […] Il grande Drago fu precipitato […] e con lui furono precipitati anche i suoi angeli” (Ap 12, 7.9). In modo analogo, da quando Adamo ed Eva peccano, una collera terribile si abbatte su di loro, di conseguenza, cominciano a vivere in questa valle di lacrime. È un tremendo cadere sotto le maglie della giustizia di Dio!

Allo stesso tempo, non possiamo dimenticarci che la giustizia e la misericordia si abbracciano e si baciano sull’altare in cui la Divina Vittima è offerta. In questo modo, la Croce non è soltanto un trono di giustizia, ma anche di misericordia e bontà. Dio avrebbe ben potuto privarci per sempre della partecipazione alla sua natura a causa del peccato, come ha fatto con gli angeli ribelli. Egli, però, ha invertito la situazione, inviando il proprio Figlio, la Seconda Persona della Santissima Trinità che, come dice Sant’Efrem, “ha rotto e trafitto la spada del Paradiso”.1 Pieno di compassione, Egli ha assunto un Corpo sofferente, in vista del martirio, per riparare i peccati dell’uomo e aprirgli le porte del Cielo, trasformandoSi Lui stesso in vittima della giustizia divina. Soltanto un Dio è capace di questo! Nessuna creatura avrebbe le forze per arrivare a tale estremo. Così, la vita divina è diventata alla nostra portata e oggi, noi, battezzati che viviamo nella grazia di Dio, abbiamo nell’anima il seme della visione beatifica e ci prepariamo alla felicità eterna.

II – La sconfitta del potere delle tenebre

I Vangeli lasciano trasparire con chiarezza che nella Passione tutto è accaduto secondo la volontà di Dio Padre e con il consenso pieno di Nostro Signore Gesù Cristo. A causa della sua scienza divina, della sua scienza beatifica e della sua scienza infusa, Egli conosceva perfettamente, e con dettagli, quello che Lo aspettava. Egli, onnipotente, dominava i venti, i mari e le tempeste, aveva potere sugli alimenti, moltiplicando il pane e il pesce, camminava sulle acque, resuscitava morti…, tuttavia, accetta tutto con la rassegnazione di un agnello, senza proferire un lamento.

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Adamo ed Eva vengono scacciati dal Paradiso (particolare dell’Annunciazione), del Beato Angelico - Museo del Prado, Madrid
Manifestazione grandiosa del potere di Gesù

Quando Lo hanno cercato nell’Orto degli Ulivi, risponde: “Sono Io” (Gv 18, 5). Allora i soldati indietreggiano e cadono per terra. Che significato ha questo fatto? Il Signore desiderava provare, anche ai suoi nemici, che si consegnava perché voleva. Già aveva sudato sangue (cfr. Lc 22, 44) e Si era prostrato a terra con timore e paura (cfr. Mc 14, 33); già aveva pregato il Padre supplicando: “Padre, se vuoi, allontana da Me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22, 42); già aveva mostrato la sua debolezza agli Apostoli spaventati. Ma, dichiarando “Sono Io”, il Divino Maestro ha voluto mostrare che se avesse voluto poteva sospendere la Passione in quell’atto, facendo tornare al nulla i soldati, insieme a Pilato, Erode e al Sinedrio. Per accentuare ancor più questa nota di onnipotenza, Egli stesso dice a San Pietro: “Pensi forse che Io non possa pregare il Padre mio, che Mi darebbe subito più di dodici legioni di Angeli?” (Mt 26, 53). La Passione inizia, dunque, con una manifestazione grandiosa della divinità di Gesù Cristo.

Alla presenza di Anna

Una volta preso, è condotto con brutalità alla presenza di Anna per essere interrogato. In quest’occasione, dà testimonianza: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel Tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi Me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto” (Gv 18, 20-21). E riceve come replica uno schiaffo… Essi conoscevano molto bene tutta la sua dottrina, perché Lo seguivano passo a passo, con più attenzione e impegno di nessun altro.

A questo riguardo, commenta Sant’Agostino: “Quanto avevano udito, ma non inteso, era tale che non poteva esser accusato giustamente e veracemente, e tutte le volte che Lo hanno messo alla prova interrogandoLo per trovare un motivo per accusarLo, Egli ha risposto loro in modo da attenuare tutte le loro frodi e frustrare tutti i loro intrighi”.2

Dinamismo incalcolabile del male

Nella misura in cui le scene della Passione si succedono e si moltiplicano le umiliazioni e le offese contro Nostro Signore, una profonda indignazione si impossessa di noi. Intravediamo una realtà nel Vangelo di San Giovanni che ci porta a chiedere se lui non abbia avuto l’intenzione di rivelare qual è il dinamismo del male che sarebbe giunto a trionfare sulla Chiesa, se non fosse stata la promessa del Divino Maestro: “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18). Senza la grazia di Dio e il suo intervento diretto, nessuno avrebbe avuto la forza per resistere alla furia del demonio, poiché, come dice San Pietro Crisologo, la sua insaziabile crudeltà “non si accontenta che gli uomini diventino indegni, ma fa in modo che siano anche promotori di vizi e maestri di delinquenza”.3 Ecco l’Autore della grazia, colui che è il Salvatore, Dio Incarnato! Ciò che il male fa contro di Lui è incalcolabile. Di fronte a questo si comprende la reazione di Clodoveo, re dei Franchi, che sentendo da San Remigio la narrazione della Passione ha esclamato incollerito: “Ah, se io fossi stato là con i miei franchi!”.4 Clodoveo, però, senza l’ausilio della grazia, starebbe anche lui gridando: “CrocifiggiLo! CrocifiggiLo!”. Perché l’uomo, dopo il peccato originale, è capace di tutti i crimini, persino del maggiore dei crimini: il deicidio. Tuttavia, Nostro Signore Gesù Cristo, con la sua morte in Croce, ha sconfitto il potere delle tenebre e ha spezzato loro il vigore e la capacità di diffusione.

III – Abbiamo parte nelle sofferenze di Gesù?

Forse senza accorgercene, incorriamo anche noi in questa immensa ingiustizia tutte le volte che pecchiamo. Quanto dovremmo tenere questo presente nel momento in cui il demonio ci tenta o le nostre inclinazioni ci inducono al male! In fondo, schiaffeggiamo Gesù, come hanno fatto i suoi crudeli carnefici: il peccato è, in una certa misura, una partecipazione al deicidio. Se tutti gli uomini, da Adamo ed Eva fino all’ultimo, avessero perseverato, e chiunque di noi fosse l’unico a commettere una sola colpa, sarebbe il colpevole di questi tormenti, perché Gesù Si sarebbe incarnato e avrebbe sofferto, seppur soltanto a causa di questo.

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Gesù di fronte a Caifa, dall’atelier di Martin Schongauer
Museo Unterlinden, Colmar (Francia)
Modello di castità, povertà e obbedienza

Percorriamo alcuni episodi della sua terribile Passione. Cosa Gli fanno? Gli strappano le vesti. Essendo Nostro Signore Gesù Cristo l’archetipo di tutta l’umanità, il suo senso di pudore è il più eccellente possibile. Che cosa deve aver provato Lui nel suo intimo quando è passato per questo così orrendo estremo?! Egli ha permesso tale umiliazione per riparare i peccati di sensualità. Quanti traviamenti ci sono a causa della vanità, dell’ostentazione nel vestiario, della stravaganza delle mode! A causa di ciò, quanta perdita del senso morale e del pudore! E noi, come controlliamo la nostra sensualità? Ci sforziamo di evitare le occasioni prossime al peccato?

Spogliato delle sue vesti, Egli, il Re dell’universo, è rimasto senza possedere nulla. Gli hanno lasciato soltanto un simbolo oltraggioso della sua regalità: la corona di spine. Com’è il nostro attaccamento ai beni terreni?

Nella Passione, il Salvatore ha anche voluto essere per noi un modello di obbedienza. Nonostante la violenza esercitata contro di Lui, Si è sottoposto a tutto, senza la più lieve manifestazione di discordanza o rivolta, per riparare le nostre disobbedienze alla Legge di Dio e alle autorità legittimamente costituite.

A Nostro Signore si potrebbe a ragione applicare la frase del salmista: “Quæ utilitas in sanguine meo? – Quale vantaggio dalla mia morte?” (Sal 30, 10). Questa domanda echeggia non solamente nella Passione, ma nei nostri giorni: che utilità ha il Sangue del Signore Gesù per noi, nel XXI secolo? Che utilità ha questo Sangue per me? Questo Sangue preziosissimo versato, fino a esaurirsi, per me!

Pilato, la tipica figura del tiepido

Causa stupore, per esempio, la reazione di Pilato nell’udire dalle labbra di Gesù la seguente affermazione: “Il mio Regno non è di questo mondo. […] Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 36-37). Il governatore, uomo meschino, mediocre, volgare e arrivista, ha rifiutato in quell’ora un invito ad appartenere a quest’altro Regno… “Che cos’è la verità?” (Gv 18, 38), ha chiesto e, in seguito, se ne è andato. È probabile che sperimentasse in fondo all’anima il desiderio di conoscere la verità con chiarezza, ma ha capito che la risposta di Nostro Signore lo avrebbe obbligato a essere interamente retto e abbandonare i sofismi che creava per coprire la sua colpa con questi o quegli indumenti spuri. Pilato sapeva che non poteva condannare Nostro Signore e cercava di trovare una via d’uscita per stare in pace con la sua coscienza.

La giustificazione del male ci porterà ai peggiori peccati

Egli è l’immagine perfetta di coloro che elaborano ragionamenti sempre più confusi per intorpidire la propria coscienza e degenerano fino a commettere il peccato. Poiché l’uomo è logico come un monolite e non pratica mai il male per il male, cerca sempre una scusa per giustificare il suo crimine. Quante volte noi pecchiamo, certi che non avremmo dovuto intraprendere questo cammino! Quante coscienze diventano deformate, alla maniera di un Pilato, per non voler accettare la verità come essa è!

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Cerimonia del Venerdì Santo, presieduta da Mons. João Scognamiglio Clá Dias - Basilica della Madonna del Rosario, Caieiras (Brasile), 14/4/2014
Più avanti, punto nella coscienza sentendo che Nostro Signore si diceva Figlio di Dio, Pilato Gli ha chiesto: “Di dove sei?” (Gv 19, 9). Però, Gesù non gli risponde, perché quando le coscienze si rilassano il Signore non gli parla più. Solo alla fine Lui dà un’ultima chance, ricordandogli: “Tu non avresti nessun potere su di Me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi Mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande” (Gv 19, 11). E San Giovanni aggiunge: “Da quel momento Pilato cercava di liberarlo” (Gv 19, 12). Ma… la coscienza che non è integra, è trascinata dall’opinione pubblica cattiva, dalle cattive compagnie, dal demonio, e scivola fino a cadere nel precipizio. È quello che accade a Pilato per la sua freddezza: lava le mani e finisce per condannare Gesù senza, tuttavia, voler assumere la responsabilità della sua morte. “Non sono responsabile di questo Sangue; vedetevela voi” (Mt 27, 24). Quest’atteggiamento incoerente, fino alla fine del mondo sarà ricordato nel Credo: “patì sotto Ponzio Pilato”.

Incoerente all’estremo, l’energia che non ha avuto per affrontare il Sinedrio e salvare la vita di Nostro Signore che stava nelle sue mani – malgrado fosse ammonito dalla moglie (cfr. Mt 27, 19), dalla voce della grazia e anche dalla stessa presenza di Gesù –, egli l’ha avuta quando i giudei hanno protestato a causa delle parole poste sulla Croce: “Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei” (Gv 19, 19). In quest’aspetto minimo e secondario egli è di una fermezza di pietra e fa prevalere la sua autorità. E noi, siamo esigenti in relazione alle piccole cose e incuranti in quelle gravi e importanti?

Il giorno adeguato per un buon esame di coscienza

Così, noi potremmo percorrere tutti gli episodi di questo racconto sublime della Passione e da loro trarre più conclusioni per un esame di coscienza… in un articolo che non finirebbe mai. Accontentiamoci di quanto è stato fin qui commentato e approfittiamo per chiedere con ardore la grazia di riparare tutto questo con le nostre buone opere e, soprattutto, con l’orrore del peccato. Non è questo il momento, ricordando la Passione e Morte di Nostro Signore, per fare un proposito serio di correzione di vita, lasciando tutti i capricci, tutte le deviazioni, per trasformare la nostra esistenza in un atto di riparazione per tutto quello che Gesù ha sofferto? Abbiamo dunque un vero pentimento delle nostre colpe, tutto fatto con spirito soprannaturale, al punto da chiedere con cuore sincero la santità, che non è tanto il frutto del nostro sforzo, ma della grazia di Dio. E noi dobbiamo implorarla col massimo impegno, poiché, il Salvatore ce l’ha conquistata in questo giorno, nell’alto del Calvario. “Con l’albero della Croce, ti sono stati restituiti beni più grandi di quelli che lamentavi di aver perduto con l’albero del Paradiso”.5

Possa io offrirmi interamente per abbracciare una vita di virtù, di purezza, di umiltà, di obbedienza, in una parola, di santità, e far compagnia alla Madre di Gesù, ai piedi della Croce. (Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2019, n. 191, p. 08-17)

1 SANTO EFRÉM DE NÍSIBE. Himnos sobre el Paraiso, 2, 1, apud ODEN, Thomas C.; LOUTH, Andrew; CONTI, Marco. La Biblia comentada por los Padres de la Iglesia. Génesis 1-11. Madrid: Ciudad Nueva, 2001, vol.I, p.163. 2 SANT’AGOSTINO. In Ioannis Evangelium. Tractatus CXIII, n.3. In: Obras. 3.ed. Madrid: BAC, 2009, vol.XIV, p.845. 3 SAN PIETRO CRISOLOGO. Omelia II: Sopra il padre e suoi due figli, om.II, n.5. In: Homilías Escogidas. Madrid: Ciudad Nueva, 1998, p.50. 4 FRÉDÉGAIRE, III, 21, apud KURTH, Godefroid. Clovis. Paris: Jules Taillandier, 1978, p.297. 5 SAN PIETRO CRISOLOGO. Omelia LX: Sopra il Simbolo, om.V, n.8. In: Homilías Escogidas, op. cit., p.186.

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