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Commenti al Vangelo

La forza della Parola!

Pubblicato 2019/01/17
Autore : Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

Il mondo attuale è diventato una immensa Nazareth. Per salvarlo, è necessario presentare la Parola di Dio in tutta la sua forza e fargli sperimentare la felicità che solo la grazia può darci.

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Vangelo

1,1Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi , 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, 3 così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, 4 in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, 4,14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. 16 Venne a Nazaret, dove era cresciuto,e, secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: 18 “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, 19 a proclamare l’anno di grazia del Signore”. 20 Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Lc 1, 1-4; 4, 14-21).

João.jpgI – Il ruolo della parola nel rapporto degli uomini tra di loro e con Dio

Nel suo infinito amore per noi, Dio ha un enorme desiderio di entrare in contatto con noi e di renderci partecipi della sua gioia eterna. Per facilitare al massimo questo rapporto, Egli volle lasciare nella natura stessa i riflessi del suo desiderio di comunicare. Analizzando, ad esempio, le formiche, vediamo come, dopo aver scoperto del cibo, si organizzano rapidamente in una vera processione per portarlo al formicaio. Anche se non parlano tra loro, si trasmettono informazioni l’un l’altra “salutandosi” con le antenne, rendendo possibile il lavoro in gruppo.

Agli uomini, tuttavia, il Creatore riservò un mezzo più perfetto per comunicare tra di loro: la parola. Infatti, se non avessimo questa capacità di esprimerci, come trasmetteremmo agli altri i nostri pensieri, giudizi ed esperienze? La parola è un elemento essenziale nei rapporti umani, al punto che, in molte occasioni, costituisce un criterio per indicare con chi vogliamo relazionarci o meno. Togliere la parola a qualcuno significa una rottura, che a volte arriva a creare gravi difficoltà anche tra i membri di una famiglia. Allo stesso modo, negare all’altro l’uso della parola nell’ambiente sociale, può ferirlo profondamente. E non meno tragica è la situazione di chi ha bisogno di una parola che lo orienti, ma non riesce a trovare nessuno che la dica.

Ebbene, la parola umana, così importante per una buona convivenza, non è altro che una pallida immagine di una realtà molto più alta: la Parola di Dio manifestata agli uomini, tema centrale della Liturgia di questa terza Domenica del Tempo Ordinario.

Dio comunica con gli uomini attraverso la Parola

Nella prima lettura troviamo la figura di Neemia, uno degli israeliti esiliati tra i persiani, che presta servizio presso la corte del re Artaserse (465-424 a. C.). Lì riceve il racconto della triste situazione della Città Santa, praticamente ridotta in rovina. In lacrime, Neemia fa una bellissima preghiera chiedendo perdono per i peccati di Israele e pregando per il ristabilimento del popolo a Gerusalemme. Dio lo ascolta e lui ottiene il favore del monarca per ricostruire la città.

Nel brano raccolto nella lettura di questa domenica (Ne 8, 2-4.5-6.8-10), Neemia riunisce gli israeliti rimpatriati su una spianata vicino alla Porta delle Acque a Gerusalemme e chiede a Esdra, sacerdote e scriba, di leggere davanti a tutti il libro della Legge di Mosè.

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Gesù predica nella sinagoga - Sinagoga di Nazareth (Israele)
Ascoltando la lettura e la spiegazione di questi precetti, dall’alba fino a mezzogiorno, essi si rendono conto di quanto avessero tradito l’alleanza fatta con il Signore, seguendo le vie del peccato. Pentiti fino alle lacrime, si rendono conto che la felicità non è nella rottura della Legge, ma nel seguire la Parola di Dio.

Si vede in questa scena la saggezza divina nel lasciare per iscritto la Legge. Infatti, l’uomo crea sempre delle ragioni sbagliate per giustificare le sue deviazioni e facilmente si dimentica dei precetti che lo portano alla salvezza. In quel momento storico era necessario ricordarglieli, e il Signore usò la Parola scritta da Mosè per entrare in comunicazione con il suo popolo.

Ecco l’importanza della Parola di Dio che, una volta dettata e raccolta dagli agiografi, serve come elemento per ricordare la nostra alleanza con l’Altissimo.

Tuttavia, piacque al Padre di misericordia concedere ai suoi eletti ancora di più: dopo la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, abbiamo non solo la Legge messa in parole scritte, come gli ebrei al tempo di Neemia, ma lo stesso Creatore della Legge, la Parola Incarnata per la salvezza dell’umanità, la Legge in persona.

II – La Parola Eterna e Incarnata

La Chiesa sceglie per questa domenica l’apertura del Vangelo di San Luca, iniziando così il percorso nella vita pubblica di Nostro Signore secondo questo Evangelista, che sarà seguito durante la Liturgia domenicale dell’Anno C.

Scrivano della testimonianza di Maria Santissima

1,1 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi , 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, 3 così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, 4 in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Scrittore esimio, San Luca riunisce in sé qualità diverse che rivelano che lui fu un uomo molto colto. Come medico, si preoccupò di includere nei suoi rapporti aspetti molto precisi sulla vita di Nostro Signore. Questo, tuttavia, non gli tolse l’estro poetico, e sono opera sua alcuni dei passi più belli dei Vangeli.

Come afferma in questi primi versetti, già ai suoi tempi molti avevano cercato di scrivere la storia di Gesù Cristo. Ora chiunque si gettasse in questa impresa senza l’ispirazione dello Spirito Santo, basandosi solo su ciò che aveva visto senza capire o sentito dire, facilmente alterava la realtà. Per questo sorsero diversi Vangeli apocrifi che la Chiesa non accolse come parte della Rivelazione, tanto più che molti di essi contenevano eresie, specialmente di carattere gnostico. Con il tempo, queste false rappresentazioni della figura del Salvatore caddero nel discredito o nell’oblio, poiché Dio permette che permanga solo la Parola proveniente da Lui.

Ispirato dall’Alto, San Luca decise di raccontare anche la vita di Nostro Signore, basandosi su ciò che aveva sentito direttamente o gli avevano raccontato testimoni oculari. Chi furono questi suoi deponenti? Sicuramente gli stessi Apostoli e discepoli. C’è, tuttavia, un’altra informatrice poco citata, ma senza dubbio molto legata a Lui: Maria Santissima. Dalle descrizioni così minuziose, seppur sintetiche, di episodi sublimi come l’Annunciazione e l’Incarnazione del Verbo, la Visitazione o la Natività, si vede che San Luca abbia conversato a lungo con la Madonna e ascoltato da Lei meraviglie. 

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Sacerdote Esdra, di Pedro Berruguete Museo Nazionale, Parede de Nava (Spagna)
Nel contesto della Liturgia di questa domenica, l’introduzione del suo Vangelo sottolinea ancora una volta l’importanza della Parola e l’enorme impegno di Dio nell’entrare in contatto con noi per formarci e mostrare il suo amore. Questo desiderio divino si manifesterà in pienezza nella scena descritta nel capitolo quattro, in cui troviamo Nostro Signore Gesù Cristo a Nazareth.

Inizio della vita pubblica con la forza dello Spirito

In quel tempo, 4,14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Conclusa la sua vita nascosta, nel momento determinato dal Padre, Nostro Signore lasciò Nazareth, dove aveva trascorso più di vent’anni preparandoSi per la sua missione pubblica, e cominciò a percorrere diverse città di Israele.

Poco dopo l’inizio della predicazione della Buona novella, ritornò in Galilea “con la forza dello Spirito”. Questa Lo ha sempre accompagnato, ma qui l’espressione dell’Evangelista riguarda la sua manifestazione davanti all’opinione pubblica. Lo Spirito Santo aveva preparato le anime, in modo che la fama di Gesù si diffuse con impeto in tutta la regione, tanto più che Egli continuava il cammino aperto da San Giovanni Battista, moltiplicando gli effetti della sua predicazione.

Ogni sabato, Nostro Signore andava alla sinagoga del luogo dove Si trovava e là insegnava per mezzo di parole e segni. Le folle sempre più numerose Lo stimavano e Lo seguivano, poiché quella potente forza predisponeva i Suoi ascoltatori a comprendere la bellezza di ciò che Egli diceva. La Sua azione produceva una forte commozione e “tutti Lo elogiavano”. Il regno di Dio era iniziato!

Com’è naturale, i commenti su di lui gorgogliavano nelle piccole città di quel tempo e percorrevano grandi distanze, arrivando presto a Nazareth. Così, Gesù decise di visitare anche la sua città.

Le origini del Nazareno

16Venne a Nazaret, dove era cresciuto.

L’Evangelista scrive con precisione, poiché non afferma che Nostro Signore nacque a Nazareth, ma che lì è stato cresciuto. Ad eccezione del periodo della Sua nascita a Betlemme e della fuga in Egitto, la sua vita era trascorsa a Nazareth, dove era conosciutissimo. Ora, questa città assisteva al ritorno di Gesù già consacrato dalla fama di profeta e taumaturgo.

Il detto recita che “la carità inizia a casa propria”. Lui, infatti, volle tornare a Nazareth per beneficiare coloro con cui aveva vissuto, perché li amava. Voleva dire loro una parola, ma questa volta “con la forza dello Spirito”. Prima il Consolatore non toccava le anime come avrebbe fatto in questa nuova visita, presentandoLo come Figlio di Dio e non più come un semplice Uomo.

Era il momento della grazia, il momento ideale. Se, riguardo alla nascita di Cristo, San Tommaso d’Aquino1 insegna che essa avvenne nel tempo preciso, perché Dio fa tutto alla perfezione, lo stesso si può asserire sull’opportunità di questa visita.

Nostro Signore aveva già convertito l’acqua in vino a Cana, manifestato un miracoloso discernimento degli spiriti in relazione a Natanaele e convertito la Samaritana, tra altre opere mirabili. Ora, a Nazaret tutti lo conoscevano come il Figlio del falegname, e quindi erano molto curiosi di sapere, sempre da una prospettiva umana, dove avesse imparato ciò che insegnava e come operasse quei miracoli. In fondo, desideravano provare la veracità di ciò che sentivano e, pragmatici e interessati com’erano, speravano di approfittare di Lui per elevare il concetto della città in tutta la nazione ebraica.

A dispetto di questa visione errata, possiamo supporre che Nostro Signore si sia trovato in familiarità con quella gente, in particolare con i suoi amici d’infanzia, trattandoli con indicibile affetto e ricordando episodi antichi. Quando Gli fu chiesto di prolungare la conversazione, può darsi che Egli abbia annunciato che il sabato si sarebbe trovato nella sinagoga e l’informazione corse come la miccia della polvere da sparo...

Suspense nella sinagoga di Nazareth

16bSecondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

Non è difficile immaginare la piccola sinagoga piena e crepitante di aspettativa. Persino alcuni che, per ragioni di forza maggiore, erano soliti mancare, non rinunciarono ad apparire quel giorno... Tutti erano in punta di piedi! 

Probabilmente i presenti insistettero con il ministro della sinagoga affinché Gesù fosse l’assistente chiamato a fare la lettura, secondo l’usanza nel culto sabbatico. Siccome Egli aveva predicato in vari luoghi, si aspettavano che commentasse ampiamente il brano scelto dalla Scrittura.

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San Luca, di Pedro Berruguete Museo Nazionale, Parede de Nava (Spagna)
La lettura era fatta sopra una pedana. Quando Lo videro salire, i nazareni cominciarono ad analizzarLo, confrontandoLo con il giovane che avevano conosciuto. Lo Spirito lavorava quelle anime, portandole a percepire che, in effetti, qualcosa era cambiato. La Sua eleganza e distinzione li affascinavano. Perfino i minimi gesti, come un volgere il capo da una parte o un sollevare la mano, apparivano rivestiti di qualcosa di completamente diverso e superiore.

In quel tempo in cui non esistevano opere a stampa, la Scrittura era conservata in rotoli di pergamena manoscritti, ciascuno contenente uno dei Libri Sacri o parte di esso. Si era soliti custodirli in un armadio a parte, che costituiva un pezzo fondamentale in ogni sinagoga. La lettura non era combinata prima con la persona prescelta, ma separata al momento dal ministro della sinagoga. In questa occasione, tuttavia, probabilmente diedero a Nostro Signore il rotolo del profeta Isaia perché lo consideravano uno dei più difficili da commentare. Così, esponevano Gesù a una prova, per verificare se la sua fama corrispondesse alla realtà.

Nella suspense generale, il Divino Maestro srotolò un po’ il libro. Già in questo atto di schiudere, tutti i presenti devono aver rabbrividito. Come Seconda Persona della Santissima Trinità, Egli aveva ispirato Isaia a scrivere quelle parole e ora, come Uomo, le avrebbe proclamate. In un modo apparentemente casuale, Egli aprì il rotolo in versetti molto ben scelti e cominciò a leggere.

Una profezia letta dal profetizzato

18 “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, 19 a proclamare l’anno di grazia del Signore”.

Si potrebbe pensare che il fatto che gli occhi di Nostro Signore cadessero esattamente su un passo della profezia che Lo riguardava sia stato occasionale: una coincidenza, un colpo di fortuna! Ma ciò che molte volte giudichiamo essere una mera coincidenza costituisce in realtà un disegno di Dio. Con la sua scienza divina, Gesù conosceva le Scritture dall’eternità, e questo “caso” era stato preparato dalla Provvidenza.

La profezia indicava caratteristiche essenziali del Messia. Ora, era lo stesso Messia, il Salvatore, la Seconda Persona della Santissima Trinità, che apriva quel rotolo. Si trattava, pertanto, di una proclamazione la cui eco sarebbe risuonata non solo nella minuscola sinagoga di Nazareth, ma avrebbe attraversato l’universo intero e i secoli futuri. Le stelle, per così dire, si piegarono in ginocchio per sentire Colui che è, dichiarare: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione…”

Infatti, essendo battezzato nel Giordano dal Precursore e già scelto da tutta l’eternità per la missione di Redentore, Gesù fu consacrato dallo Spirito Santo nella sua santissima umanità e divenne l’Unto per eccellenza. A partire da quel momento, Egli era pronto a proclamare la Buona novella ai poveri.

Questi poveri non erano semplicemente quelli privi di risorse finanziarie, come si sente in alcune prediche superficiali. Nostro Signore evangelizzò anche famiglie ricchissime come quella di Lazzaro, Marta e Maria Maddalena, che fu elogiata dal Signore quando versò su di Lui un profumo costosissimo. Poveri in questo contesto erano quelli che non riponevano la loro speranza nei beni di questo mondo, ma erano desiderosi di fede e del soprannaturale. Interamente distaccati, specialmente da loro stessi, desideravano conoscere la finalità per la quale erano stati creati; ma nessuno li assisteva, perché i sacerdoti dell’epoca negavano loro l’insegnamento che dovevano dare. Erano privi – e lo sono ancora ai nostri giorni – di una parola di verità.

I prigionieri e gli oppressi da liberare non erano, come alcuni dicono, i tirannizzati dal potere politico, ma quelli che vivevano sotto la tremenda pressione preternaturale promossa nella società dal peccato. Essi avrebbero voluto praticare la virtù in tutta libertà, e non ci riuscivano, perché erano sopraffatti dal peso della coscienza derivante dalle colpe passate. Concepiti nel peccato originale e prostrati dalle colpe attuali, erano schiavi del demonio, poiché “chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8, 34). Ma Nostro Signore veniva a liberarli, conferendo loro la forza per mantenere lo stato di grazia. Il potere dei demoni stava per essere spezzato!

 A loro volta, quei giudei sapevano che a Cafarnao Nostro Signore aveva operato diverse guarigioni, anche di ciechi. Era il segno che Egli portava la luce anche a tutti coloro che non erano capaci di vedere Dio. Sì, perché nel Paradiso Terrestre l’uomo poteva facilmente vedere le meraviglie divine, ma divenne cieco dopo il peccato. Gesù veniva a ripristinare l’antica visione.

Se questo non bastasse, Egli doveva anche “predicare un anno di grazia del Signore”. Questo, a differenza degli anni giubilari istituiti da Mosè (cfr. Lv 25, 10), non avrebbe mai avuto fine. All’uscita dal Paradiso, era stato istituito il regime della legge naturale, succeduto dal regime della legge mosaica; si trattava ora dell’apertura dell’era della grazia.

Aspettativa tutta soprannaturale, creata dalla grazia

20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.

Richiuso il rotolo, Gesù lo legò col nastro e lo consegnò all’aiutante. Poi Si sedette poiché, a differenza dei nostri giorni, a quel tempo il predicatore assumeva questa posizione, mentre i fedeli assistevano alla predicazione in piedi. In questo intervallo, il Salvatore concedeva più grazie a quelle anime e lo Spirito Santo le lavorava affinché comprendessero bene chi avevano davanti a loro.

Un fremito percorse l’assemblea. Conoscendo le ripercussioni del passaggio di Nostro Signore per altre città, i nazareni si rendevano conto di quanto esse si adeguassero al vaticinio di Isaia. Inoltre, era loro sufficiente vedere i riflessi della personalità divina che trasparivano nella sua umanità santissima... Era evidente che si trattava di Qualcuno completamente fuori dal comune. Chi, contemplando Nostro Signore, scorgendo la sua fisionomia, analizzando il suo modo di essere, i suoi gesti, i suoi capelli, insomma, la magnificenza che emanava da Lui da tutti i pori, sarebbe stato capace di negare che Dio fosse lì se questo gli fosse stato rivelato?

Profezia compiuta davanti ai loro occhi

21Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

Nell’usare l’espressione “cominciò a dire”, San Luca indica che Nostro Signore fece un lungo sermone, di cui registrò solo l’inizio nel suo manoscritto. Tanto più che nel versetto seguente, non incluso in questa Liturgia, aggiunge che “Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca” (Lc 4, 22).

Forse solo nel giorno del Giudizio conosceremo queste meraviglie che, sfortunatamente, non sono presenti nelle Scritture. Tuttavia, alla maniera di un’ipotesi, possiamo supporre che il Divino Maestro abbia trasmesso il significato di questo passo dando una nozione storica sulle circostanze nelle quali il profeta Isaia lo scrisse, e mostrando il suo legame con i fatti passati e con ciò che prevedeva per il futuro, dalla sua epoca fino alla fine del mondo.

A ogni spiegazione, diventava più chiara la conclusione registrata in forma di sintesi dall’Evangelista: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi”. Si apriva una nuova era, dal momento che si ufficializzava, in un certo modo, il regime di grazie del Nuovo Testamento.

III – Nostro Signore ci invita a far parte del suo Corpo

Questa bellissima Liturgia ci mostra l’importanza della parola, tanto nella prima lettura quanto nell’introduzione del Vangelo di San Luca, per presentare a seguire la stessa Parola Incarnata.

Così forte e sostanzioso è il desiderio del Padre di entrare in contatto con noi, che il Verbo Si è fatto carne e Si è manifestato agli uomini in modo che potessimo contemplare in Lui la divinità, come dichiarò all’Apostolo Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14, 9). Essendo identiche le Tre Persone Divine, chi vedesse Nostro Signore avrebbe visto non solo il Figlio, ma anche il Padre e lo Spirito Santo.

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Statua del Sacro Cuore di Gesù, Casa Monte Carmelo, Caieiras (Brasile)
Invitati a integrare il Corpo Mistico di Cristo

Dunque, come conseguenza di questo impegno del Redentore, siamo invitati a far parte della famiglia divina. E questo è ciò che San Paolo ci dice nella seconda lettura di questa domenica (I Cor 12, 12-30). Tutti noi, battezzati, diventiamo membri del Corpo Mistico di Cristo, apparteniamo a Lui e in tutto dipendiamo da Lui.

Da dove ci viene la forza per essere membri sani di questo Corpo e non membra putrefatte dal peccato? Viene dalla grazia, che costituisce il sesto piano di creazione, al di sopra dei minerali, vegetali, animali, uomini e Angeli. Essa ci dà la possibilità di partecipare alla natura divina, di essere figli di Dio (cfr. I Gv 3, 1). A partire dal Battesimo, la Santissima Trinità inizia a inabitare le nostre anime e si stabilisce una relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo con noi. Questo commercio soprannaturale vale più che tutto l’universo creato!

Ora, per vivere sempre della grazia, è una condizione indispensabile avere una vita interiore fervente. Dio concede a tutti grazie sufficienti, ma quasi sempre esse risultano insufficienti a causa dell’imperfezione della nostra natura. Per ottenere le grazie di cui abbiamo bisogno, dobbiamo pregare con costanza: preghiera, se possibile in famiglia, perché la preghiera insieme è molto più efficace della preghiera personale. Inoltre, dobbiamo avvicinarci ai Sacramenti, poiché essi sono la fonte infallibile della grazia, evitare le occasioni prossime di peccato, e crescere costantemente nella pratica delle virtù.

Viviamo in una immensa Nazareth

Il mondo di oggi è diventato una immensa Nazareth, perché ha smesso di credere come in altri tempi. Non c’è fede nella Presenza Reale di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento; non si venera Maria Santissima come protettrice nostra e Mediatrice di tutte le grazie; non si pratica più la legge di Dio. La società si sta costituendo sulla base di nuove leggi e di una nuova morale, sempre più aggressive.

Proprio come Nostro Signore ha fatto a Nazareth, dobbiamo presentare ai nostri contemporanei la Parola di Dio con tutta la sua forza, per condurli a sperimentare la felicità che solo la vita della grazia ci dà. L’umanità ha un solo modo per salvarsi: la fede manifestata dalle opere (cfr. Gc 2, 17-18), ossia, la pratica dei Comandamenti della Legge di Dio.

Che ognuno di noi comprenda la grandezza della chiamata che gli è stata affidata e, interamente fedele alle ispirazioni dell’Alto, attento alla Parola di Dio e unto con la forza della grazia, annunci la Buona novella ai poveri di spirito, verso la vittoria di Maria Santissima profetizzata a Fatima: “Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà!” (Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2019, n. 188, p. 08-15) 

1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.35, a.8. 

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